Era seduto davanti alla grande vetrata della terrazza di casa sua, da cui si poteva contemplare l’ intera valle. Rimaneva immobile, con lo sguardo fisso in un punto dell’ orizzonte. Chiunque si fosse fermato a osservarlo avrebbe potuto pensare che stesse ammirando il paesaggio; eppure i suoi occhi erano assenti, senza luce, attraversati da una tristezza silenziosa.
Fin dal mattino cadeva una pioggia torrenziale che aveva fatto crescere il piccolo lago nel vasto giardino che circondava la proprietà. Ma lui si sentiva troppo stanco, troppo scoraggiato per abbandonarsi allo spettacolo offerto dalla natura.
Vagava nei ricordi.
La vita scorreva davanti ai suoi occhi senza soffermarsi su ciò che un tempo lo aveva fatto sognare. Tutto gli appariva ormai distante, quasi inutile. I volti che avevano attraversato la sua esistenza non riuscivano a sostenerlo. Cercava qualcosa -non sapeva bene cosa- che rendesse sopportabile l’ angoscia che lo abitava da sempre.
Sentiva un dolore profondo, ma lo nascondeva. Non gli era mai piaciuto mostrarsi debole agli occhi degli altri. Sapeva, o credeva di sapere, che a nessuno importasse davvero ciò che provava. Lo aveva sperimentato: molti si allontanavano quando tentava di parlare delle sue inquietudini, delle sue paure, di quella oppressione silenziosa che lo accompagnava. E coloro che restavano, se restavano, rispondevano con consigli che lui non aveva mai cercato.
Ora, nella solitudine della sua vita, gridava in silenzio.
Nessuno ascoltava.
Si ritrasse leggermente, come a difendersi da un pensiero insistente. Poi udì un colpo alla porta. Si alzò e andò ad aprire.
Non c’ era nessuno.
Forse il vento.
Tornò a sedersi accanto alla vetrata. La pioggia si era attenuata e un sole pallido cominciava a farsi strada tra le nuvole. Un lieve sorriso affiorò sul suo volto, ancora giovane in alcuni tratti. Forse il sole, con il suo tepore, era stato l’ unico a fargli compagnia nei lunghi giorni di inquietudine.
Ricordò l’ infanzia: i giochi con i fratelli, le risate con gli amici di scuola, la presenza calda dei nonni e dei genitori. Allora il mondo sembrava sostenerlo con promesse di gioia. Ma crescendo, la realtà si era mostrata senza veli. Aveva imparato, sulla propria pelle. che molti sogni erano soltanto questo: forme fragili destinate a svanire.
Mentre si lasciava attraversare da quei ricordi, ebbe la certezza di non essere solo.
Girò il capo.
Un’ anziana lo osservava in silenzio, come se lo avesse atteso da sempre. Non era bella, ma non incuteva timore. Lui, senza sorpresa, le fu grato per il tempo concesso, per quell’ ultimo spazio in cui ricordare.
Si alzò.
Guardò il sole per l’ ultima volta
e, senza resistenza, la seguì.
Il cammino gli era sconosciuto,
ma per la prima volta dopo molto tempo,
il suo cuore era in pace.
Lasciami, anziana,
congedare i ricordi.
Seguo il sentiero.