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 Questo tempo mio
lasciò il suo futuro
all'impensabile pensare
mentre io,
"accartocciai" il mio cuore
pur d'occupare in te, meno spazio
del tuo esistere.
Era la fine allora
oppure,
era solo l'inizio...
Adesso,
continuo a scriver anche se male
e dentro me, i sentimenti
son sempre quelli:
lacrime, a disegnar le notti
e gola che si chiude uguale...
La differenza oggi
è nel "numero d'iscritti"
solo poche decine,
ma son quelli più veri
quelli,
che nella vita chiami "rari"...
Io,
specchio appannato d'uomo
di leggera vita...
scivolai incolpevole
e poi mi autocondannai
alla mia pena,
forse irragionevole...
Io,
occhi come fontana aperta
per un cane abbandonato
o
per frazione di un intero
che a casa più non torna.
E' per lui, anche per lui
che l'ho vomitò nel mare un vecchio veliero
diretto all'isola del tesoro,
che il cuore non ha pace mai...
è per lui che scendono gocce d'oro.
Sai a te devo dirlo,
quest'occhi miei son gocce di rugiada,
essi
tentarono di leggere il tuo dolore
e insieme a te fecero un po' di strada... | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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«A leggere quel che scrivi, son pochi ormai ma è sempre una cosa importante per il vivere, la vita con tutti i suoi perché va avanti e tu, forse scriverai ancora...» |
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