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♦ Michele Serri | |
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Un’impiegata andò dal direttore
a chiedere un permesso per uscire,
aveva mal di denti e dal dolore,
rischiava veramente
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Sono quella bambina timida ed invisibile
che non conosce desideri e parole,
quella che sorride al mondo
e che scioglie il
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I colli Euganei fanno cornice
ti ergi tra il verde,
brezza amica ti accarezza
aria boschiva si respira,
scritte luminose
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Ti invierò una carezza in un alito di vento
e so che l’accetterai,
ne sentirai la dolcezza
e saprai
senza vedermi
che io sono lì
accanto a te, dentro di te
Ci sarò ogni qualvolta lo vorrai
sarò nel tuo cuore
nella tua anima
Mi sentirai nel
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nel gioco d’estro serico
tolte le tare al peso
delle carezze tracima
detrito al desiderio
ma tu riaccendi nuvole
come
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Son bui
i giorni d’autunno
d’un pulsare diverso
a far scorrere nelle vene
la noia mista al piacere
nell’attesa di
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Tra le pagine ingiallite
d’un romanzo d’avventura
ricordi ormai sbiaditi
si conservano con cura,
le foglie del castagno
d’una vecchia scampagnata,
tangibili memorie
d’una splendida giornata
Il trillo d’una sveglia
all’ombra del mattino
fu la
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Hai mai taliatu a matina
appena spunta u suli,
ugghi l’aria pulita e liggera acchiana
filu di ventu ti pizzica a
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 | Scrivo,
del silenzio e delle sue innumerevoli amanti.
Mentre un’altra alba volge al giorno
e mi sorprende scarmigliata e scalza.
Non c’è più tempo per pensare,
quando il sole si sta già avviando,
sul suo bizzarro carretto,
non basta tirare le
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| È l’amore fugace,
penetrante,
che trafigge il mio corpo
contro il tuo
quello che ci intossica
l’uno dell’altro
in una
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Quali parole avrei tirato fuori dallo scrigno dei silenzi
per l’istante di euforia sognata o il dubbio
che si avvitava nella mente ed ogni ombra
spalmata sopra il muro
Quali parole se di quiete assaporata ad ogni goccia
se di un ritorno amaro nel
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C’est le cœur qui saigne
dans les rigoles de l’automne
au diapason avec la nuit
Les pas feutrés s’éternisent
dans les plumes de l’Aube
Le dernier essor
dans la coulée de tes yeux
Un chant de grâce
sous la chape de plomb
et la nature implose
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 | Sai non è cambiato nulla ... o quasi,
il freddo, il vento, il muoversi degli astri,
immutevoli e chiassosi, restano i silenzi,
e l’ amore che conservo da due lustri.
In questa notte che conduce nell’ignoto,
non trovo quell’approdo in cui
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Un’avventura strana è questa forma nuova
incolore, tre secondi. M’infilo cappotto e cappello
e tutto cambia la bilancia del bello.
Ti prego dimmi: ti piace questo mio vestito
(l’angoscia)
è l’unica cosa sana che io possa mostrare.
Amo i fiori densi
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 | Piove, l’oro dell’autunno
piove di toni sommessi
e lievi il cielo
piove di rossi ardenti
in queste foglie alle mani
in intrecci d’ambra
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 | C’è un potere che stilla
dal verde scialbo. Prima una
e due, e tre foglie:
lo sciame è un esodo di senza terra
disperata
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| Tutto è un gioco, nel gioco della vita
come se la virtù fosse solo
il desiderio di te, piccolo fanciullo
che capriccioso punti i piedi alla realtà,
eppure per molti tutto è solo un gioco
in fondo dalla vita non si può che morire.
Ogni giorno,
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Siete l’immensità
dell’oceano racchiuso
nel palmo della mia mano.
Il sorriso
della stella polare
che illumina di gioia
anche i giorni più uggiosi
della mia
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Ricordati delle mie mani
delle mie carezze
dei miei baci
del cielo in una stanza
del vento nel vento
della Mediterranea passione
della costruzione di un amore.
Ricordati degli occhi chiusi
dentro quella pensione
dei miei passi
dei chilometri
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Trovo uno scrigno
e metto dentro,
una miriade di note.
Sull’altra riva,
lo schiumoso mare
mi conta su di te.
Ed ogni serica onda,
che s’infrange sulla mia sponda,
mi rilascia il tuo affiatamento.
Non c’è bisogno di chiave
per
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Io come un passero
travolto dalla tempesta
portato nel cielo
d’infinite ombre.
Sono ancora lontano
da chi vive
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 | Nell’indefinito spazio
quando lontano dall’oceano, io mi chiedo
in quale forma o poesia stai posando i tuoi occhi.
In quale istante senti battere il cuore.
Non penso ad un giorno.
Alle ore spogliate da notti, alla pelle che urla il tuo nome;
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| Ancor trema
l’urlo che mi vive dentro...
non recita
ma è una spina nel petto
a volte ignorato
non muore e galleggia
quel grido che squarcia il silenzio
e non trova mai un giusto compromesso...
si nasconde e attende
e mentre il dolore
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| Di quel poco tempo
del tuo sorriso malinconico
e degli anni che la vita ha dato alla morte
di tutto questo padre io chiedo il senso.
E quella porta che si apriva
e nonno che parlava di disgrazia
io serbo una cicatrice sul mio volto.
Non avevi
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| E viene voglia di bagnarsi i piedi
di scartare una caramella e giocare con la carta, parlarti
dopocena, del poeta che mi è tanto caro,
farti sentire la sua voce d’acqua e polvere sui fili d’erba
spostarla nella mia come si sposta un aereoplano in
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| "Pi Te ca si’ lu Santu Puvirieddu
t’Assisi e ti l’Itaglia lu Patrunu
osci è la feshta e Ti purtamu ncueddu,
cá Santu com’a Te no’ nc’è nisciunu!
Pi Te lu Frati Soli è lu cchiù beddu,
cá dà calori e luci pi ognitunu
e Tu ha’ vulutu puru fa’
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Cosi indifeso, il mio gelsomino
assorbe in se l’autunno
cosi fragile sarà il suo sonno
cosi vivo il ricordo del suo odore
un’estate, in fin di vita
s’adagia stanca
vicino alla fontana,
l’accompagno, come una donna matura
ripetendo insieme a
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Orlando lo san tutti
si innamorò di botto
della pulzella vergine
con il suo terno a lotto
che il prode Carlo Magno
signore di Firenze
giocava a tarda sera
con varie flatulenze
appena che mangiava
fagioli in quantità
facendo aria sfatta
in
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 | Tu che segugio segui
dell’oggi la scia,
stretto nella morsa
fra la pagnotta e l’ingiustizia
vorresti un riflesso di sole,
e non la burrasca irrequieta
che senza pudore
tutti ci inonda.
Vorresti sentir belle parole
di pace, di giubilo e
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 | Vorrei il tocco fatato
non certo per l’oro
ma per sperimentare
mille forme d’esistere
e altrettante d’amore.
Vorrei il tocco d’amore
e diventare mare
per accogliere il cielo
con tempesta e sereno
casa buona pei pesci.
Vorrei il tocco
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| Che male fa
proprio lì un colpo
leggero nel cuore
isolato, sperduto
fumo di cenere
irriconoscibile in volto.
E’ ancor più doloroso
vedere e ascoltare
risate sempre sperate
come il sole in estate
quando sei al mare.
Domenica al limite
in un
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Quel mondo al contrario
appoggiato e statico
due abeti macchiati
la mia casa in attesa
agitavo la presa!
Perso nel mio mondo al contrario
la neve nel
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Nell’uomo, sai, che due son le nature,
quella spirituale e l’altra materiale...
Collidono da sempre il Bene e il Male,
mentre il più arduo problema nella vita
sembra sia di scegliere la via migliore.
Con l’Angelo di Dio o col Demonio,
che
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 | E il fuoco
scorreva limpido
nella giovine pianta
avvinta in radici
tempo or sono seminate,
correva come lava
nell’acqua azzurra
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Padre, perduto, rubato dal vento,
un vento che soffiava, stridente ed impetuoso
fra le ginestre di maggio.
Addio, padre, dove il tempo segnò
il tuo traguardo, perplessa e sconsolata
sprofondai nell’abisso delle tenebre,
dove realtà e mistero
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Il tempo
consuma l’attesa
negli occhi di chi vede la speranza
navigare acque lontane
trova parole nuove
mai udite né pensate prima
per raccontarsi a chi l’ascolterà
giace solitario
sulla terra spoglia che l’accoglie
come se non fosse
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Lacrime di madre
gioielli per i figli
e lo spirito nasce
avvolto nelle fasce
della preghiera
e la sera si
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Ormai so che l’origine delle mie sillabe
è aria mutilata.
Non insistere a farmi ascoltare
la tua passione singhiozzante.
Non si può essere timonieri di scalette senza cuore.
Non ho visto nei tuoi occhi quelle voci ormeggiate
nei monti lontani.
Il
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 | ”Ti vedo bene”, dici ...
e quei trasale!
magari vesti scuro, e nuoce il sole.
Attento a come esprimi i tuoi pensieri
abbonda in pregiudizi quasi ognuno.
Scongiuri e sortilegi, selva arcana
io solo par contesti, e non mi curo,
e mai che
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| Hai dipinto la mia vita con i colori dell’autunno
hai scolpito il mio cuore come foglie leggere
sei arrivata con il vento ottobrino che di minuscole gocce ti bagna i capelli
per asciugarmi con le tue labbra, per abbracciarmi all’infinito
...e ancora
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| Lesta va’ la festa
inusitata e stesa
sulla cima dalla cui cresta
così in basso è poi discesa
Ma nella sua testa
quel dì rimase offesa
e il poco che gli resta
di quella folle impresa
La tenne viva e desta
nè le scalfì la presa
per questo ora
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Ramo spezzato,
sfiorato dal vento
per mani nuvole chiare
hanno tenuto
il tuo stelo;
Rosa
figlia d’amore
mai sarai cenere;
i fogli del libro
dove
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Resina di pino cola odori autunnali
d’umide percezioni si serenità,
nei silenzi di tremulo fogliame
e delicati battiti d’ali di falene,
nel tenuo bagliore d’un crepuscolo
che scivola docile verso la notte.
Cola vischiosa sul tappeto di
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 | Avanzano i pastori
prima dell’alba nascente,
forse il lento cammino
dei sonnolenti armenti
li accompagna verso
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 | L’ho visto sai, il rosso,
camminava,
si è alzato piano, piano,
scappando da un tulipano,
ha colmato il cuore.
Si è fermato qui, proprio qui,
dove il blu cielo,
ha abbandonato le invernali maree,
riparandosi nel profondo degli occhi.
C’era la
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| “Non mi chiedere perché ...,
ho sbagliato e son pentito,
non lo so neppure io
perché mai ti ho tradito!
E’ successo quando tu
quella sera m’hai piantato
e mi son lasciato andare ...,
mi sentivo abbandonato!
Non mi chiedere perché ...,
ero
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| andare via
da dove non riesci più a stare,
cercare appigli nuovi in una mente
che ti è diventata stretta,
amare per finta
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Il sangue d’innocenza
scorre a fiumi,
nei silenzi ovattati della Terra,
orchi sacrileghi,
all’ira del Tuo volto
perpetrano misfatti inenarrabili...
Sangue benedetto nel Sangue della Gloria
a lavar turbine di Male
abisso senza fine
che
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Trattengo a fatica
l’attimo dei tuoi occhi
incontrati tra le labbra
socchiuse del tempo
in un semplice bacio
rubato al silenzio
di un addio non voluto
ma vissuto nella canicola
di quella sera di Luglio
perché ogni sguardo
era tra amici un po’
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Non farei nulla
per fermare questo giorno
se non fosse per le strade
che piangono morte
Per l’aria troppo gelida
di ottobre
scesa ad accarezzare
i lividi della terra
Non terrei nulla per me
il dolore previsto
e le voci che si fermano
per
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 | Epiloghi di fiumi i giorni.
Negli occhi gli aquiloni.
Fa appello il cielo.
I sensi.
Le parole non dette
abitano la pelle.
La luna doviziosa.
È nel mattino
che ritrovo la tua notte.
Le mie parole; sulle tue labbra
germoglia il mio
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Un gelido abbraccio
permea labirintici distretti
di vita
l’aria stessa è intrisa
ammantata di tenera
amarezza
e
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Fantasmi danzano, nude memorie,
i cimiteri sono nei nostri cuori
prima che nelle vie oscure,
nei viali tristi della sera,
malinconie imperscrutabili
dall’eterno sapore d’autunno...
Devi credermi, è lì che trovi
fredde lapidi e lacrime di
leggi

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| Sabyr |
03/10/2017 12:27 | 715 |
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ascolta il silenzio
che borbotta ancora
e togli la nebbia
che ti avvolge
lo senti il freddo?
penetra nelle ossa
eppure il sole accende il giorno
ma non luccica
lo sguardo vaga
tra mille parole dette
si perde la sostanza
in quella fiamma
leggi

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Lungo il viaggio radioso dell’amore
chiedo un posto vicino al conducente,
di ogni palpito sa l’arcano segno,
di ogni
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Poltrivo deliziosamente
ascoltando una canzone
quando si spalancò la porta all’improvviso
e, avvolta da
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Scenderà la sera
anche nei tuoi occhi
e sarà come un lento giorno
una lunga fila di ore
incapace, di morire
si allontanerà la luce
anche dal tuo sguardo
ora che lo rivolgi altrove
stretta, in un nodo che scompare
io e te navigammo, lungo fredde
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 | Ritrovo grandi emozioni
dentro i rossi colori d’autunno.
Foglie che arrossiscono al tempo,
al paesaggio che cambia il suo aspetto
al tempo che poggia il suo alito
che porta rugiada la sera
e asseconda la pioggia che fitta discende
quando
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In me sento il conteggio dei giorni
il proclama del vento che accende
i miei sogni, lentamente richiamo
alla mente gli istanti donati, le carezze
non date.
Ti sento e il bisogno ritorna costante,
nella mente ancora usignoli volano tra
il passato
leggi

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Mi adagiai in un campo di grano
chiusi gli occhi e provai a volare...
mi compiacque il rumore del vento
che spettinava le chiome delle spighe...
spogliandole dei granelli d’oro
cadevano nel seno di papaveri dormienti
tra le erbe
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338178 poesie trovate. In questa pagina dal n° 51541 al n° 51600.
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