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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
Poesie pubblicate: 364’918Autori attivi: 7’451
Gli ultimi 5 iscritti: Donato Caione - Benedetto - Petorto loca - Leonardo Latini - alberello95 |
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Rampollo sono
nella rosa dei venti,
col mio pietoso suono
tra sogni marciscenti.
Mi sento uno straniero
dal tremulo
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Eravamo vicini,
noi che della distanza viviamo,
noi che dell’assenza ci nutriamo.
Avresti potuto fissare i miei
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 | Fugge il tempo
dell’incognita,
e immacolata tela
dell’anno che viene,
alzando i calici,
nella speranza di giorni migliori.
Insegue fuggevoli chimere
e riga i volti invecchiati
che appaiono più stanchi.
Sgrana i giorni
di un rosario
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Che fu,
senza i lumi tuoi,
il peregrinar ozioso
del tuo amato sposo;
su tante prue
lasciavo il mio cuore
ad asciugare,
dai patimenti condannato
di un amore mai ricambiato.
Tra i volti dei tanti
che ho incontrato
un dì il tuo scorsi
e non
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Ho combattuto!
Sto combattendo!
Con tutte quante
le mie forze nel vento.
Ho resistito!
Sto resistendo!
Contro la
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Un palazzo patrizio bifore
una finestra illuminata
lì ride gioiosa una bimba
bionda quell’albero i regali
dirimpetto per la demolizione
pronto un vecchio caseggiato
una finesra un vetro rotto
rischiara la stanza una candela
e da lì a guardar
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E’ probabile
un giorno parlerò
sarò il vento caldo che libera lo spazio
Un giorno, aprirò le porte al sole
cantando in controluce, l’aspro e il dolce del mio sonno
sulle amabili colline.
Ascolterete il Sud di quello che io so
intravedendo il cielo
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Avrà una forma il respiro,
si accende e si spegne in un battito
quale inno alla vita, la sua musica,
l’urgenza nel desiderio d’essere.
Sarà visibile il pensiero,
l’adorazione del volare, sia fuga,
eppure legano queste inutili radici,
la nemica
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| Pagu |
04/01/2018 14:26 | 1435 |
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Era deciso e sicuro
dopo aver ponderato
sul complicato contesto:
con molta discrezione
si diresse nel punto
da prima
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Mi vennero incontro effluvi di mosti
e del vino novello i sentori briosi;
disteso un tappeto di rame e di bronzo
con foglie stordite dal vento
e sul viscido lucido asfalto
i ricci ancor pregni di frutti carnosi.
Di fascino arcano e silente
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Solo il caldo del tuo corpo
a scaldare la notte,
miccia di passione
che accendeva la vita;
il sapore amaro dell’ultima
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Stiamo arrivando dunque alla Befana
che ora solo feste porta via
e non c’è più quella vecchietta strana
che costellò di sogni e fantasia
la mia vita di bimbo e fu non vana
essenza di sorpresa e d’allegria,
primeggiò sempre in me come sovrana
e
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coltri di neve
attendono le fosse-
poi l’anno muore
ore deserte-
danze d’angeli soli
arresi al gelo
notte di
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Occhi complici e accattivanti,
labbra carnose e seducenti;
nuda t’immergi nei miei pensieri
con sguardo famelico colmo di desideri.
Luce vermiglia nei tuoi occhi
come lampi di fuoco in piena notte.
Bocca stregata, rossa e voluttuosa
con
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Quando bello era d’intorno ancor di più
lo scroscio d’acqua che insisteva tra due sassi,
dolce e cara che scendeva e il canto dei piumati
si espandeva nel mattino.
Ecco che all’imbrunire ogni suono si elargiva
e le orecchie già in ascolto che bel
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La morte improvvisa i suoi copioni
nessuna scena da recitare
tutto è (era) rigorosamente dal vivo;
in atto unico
(unica data non si replica)
Spettatori ad inviti;
recita a soggetto
l’aristocratica signora della fine dei giorni
altezzosa e
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È di un solo uomo
che trafigge il canto
squarciando lo sbaglio
la colpa
dello sbarco a prora dell’idea
della vista da lenti frapposta
ultimo grido di un rigo
tra ostacoli a pezzi di marmo
tra notti di luna caduta
il vero senso dei miei pensieri
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Non ha soluzione
questo teorema interiore
gioco di carne, anima e stupore
sulle scalinate degli inferi
dove io non ho nome.
Non ha risposta
questo oscillare del cuore
che si frastaglia come una rosa
in un campo da arare
nell’unica pietra
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Troppi autunni d’uva marcia,
ed estati di stelle sopite,
tra le mie dita si sono scalfite.
Inverni di neve nera,
e primavere di fiori finti
erano i miei giorni succinti.
Era Saturno contro
e tutti i corpi celesti,
quando piangevo giorni
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 | Scorgi nel muto parlare
stelle di un cielo rarefatto e candido.
Odoroso di essenza di olii preziosi
sui suoi campanelli elfi d’Irlanda
fra foglie di edera
là ove il muschio germina a sud
il mite silenzio dell’anima
che cosa non ha visto prima
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| In lei c’era quel tempo,
che aveva
lasciato un segno,
ed ogni volta
che ascoltava
il vento,
il cuore
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| Occhi scavati
adorni di doveri
coscienziosamente adempiuti
a cercar risposte dentro ogni parola
e sentirsi in luna di
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| Io vivo ascoltando il vento,
mentre nuvole ostacolano i pensieri,
la mia anima mi racconta solo del presente
e di niente altro.
Io vivo, seguendo i profumi del cuore,
quelli che sanno di amore,
quelli che ti riscaldano con parole,
che ti avvolgono
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 | Vivi quando vivi
e ti presenti
nell’attimo che sei.
Io ti so sbagliare, ma se sorridi
ti so presenza nella tua assenza.
Vivi quando vivo
io ti
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Traballanti trampoli su cui andar per vicoli
oscillando pensieri tra la notte e il giorno
nell’incerto percorso di speranza e rimorso
sotto un cielo di nuvole che si rincorrono.
Da lassù scorgi i soliti paesaggi ridicoli
avvicinandoti un po’
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confondersi del sangue col colore
dei papaveri nel sole
ampie distese a perdersi
mentre all’orecchio del cuore
a far capolino una
melodia nel tempo andata
ricordi
ci si appiattiva scalzi col fiatone
nell’erba alta
dopo una volata e
in
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E se, nella poesia
ti nascondessi, un’altra
poesia
e se nell’alba, cosi rosa
si nascondesse l’impeto
della tempesta
o dell’invisibile che son io
ti mostrassi solo l’ombra,
l’odore
mi ameresti, ancora, dimmi
ameresti un’idea, un
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 | Sui tavoli le sedie, e lavò il suolo
la moglie del trattore
e poi di fretta,
sul non ancora asciutto
cadeva lunga stesa!
In suo soccorso corse un suo compare
suo dipendente, che, pur scivolava:
le cadde addosso, e lei si sbellicava ...
Ma
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Nasce e muore un’emozione
vissuta senza apparente ragione
fra la sabbia e le macerie
tra il dolore e il dovere.
Nasce e muore all’orizzonte
di un fronte creduto perso
fra un attimo lasciato cadere
e un momento creduto vano
poi ritrovato in un
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 | Ti guardo,
volgi il sorriso a tuo fratello
mentre poni le mani nel cuore,
risacca di luce di ogni tuo retaggio.
Vibrano fino allo spasimo
i colori della mia livrea
insieme alla grazia della tua bellezza.
Che sia d’oro la parola,
d’argento il
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La tua vicinanza
trasmette emozioni,
io ostaggio del destino,
oscillo nell’estasi
stordita da un senso di vertigine
sotto una volta
punteggiata da infiniti palpiti.
Vibrazioni intense
distolgono dalla paura
d’un capriccio che umilia
sogni e
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Vorrei
abbracciare il tuo io,
a piedi nudi
stretti assieme ai tuoi
scaldare la mia anima,
addormentarmi
adesso cullato nel tuo odore,
perché nulla è impossibile
se riesci ad ascoltare,
non sai quanto mi manchi,
nell’oscurità
nella nostra
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Non immagini
quanto sia vitale
vederti ogni giorno
e sfiorare col pensiero
le tue mani di cielo...
Alle volte non basta:
mi perdo
a contemplare il tuo sorriso,
i tuoi sguardi innocenti,
pieni di sole
e nuvole,
sacrario delle mie
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L’amore vero nasce dagli sguardi,
perché sospinti dalla simpatia
reciproca che innesca dentro al cuore
un senso di curiosa frenesia.
Son gli occhi che trasmettono l’invito,
se poi c’è qualche debole sorriso
allora sta per nascere quel sogno
che
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Lontano
un suono afono
chiama
è giunta alla foce
la via
pesante il fardello,
ombre danzanti
come spettri,
nel
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 | Un maledetto anno è andato via
spazzando altrove angoscia e malattia.
Il nuovo aitante donerà colore
speranza e gioia
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| Io, Luana la prostituta
confessai tutti i mariti del paese
il prete tutte le mogli
entrambi col proprio vangelo
lui
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Così moriremo e risorgeremo,
per noi non ci sarà tempo per riconoscerci,
perché abbiamo vissuto.
Non ci sarà tempo infinito
o perduto a delineare rughe
o a colorare un volto effimero
che risplende di cristalli inerti.
Così moriremo,
deposti
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| Eolo |
04/01/2018 01:43 | 1687 |
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Auguri a chistu tiempo
ca corre appriesso ‘o niente
cercanno int’e strumiente
’a forza ‘e squaquiglia’.
Auguri a
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Chiudi gli occhi, Amore mio.
Ho piegato la mia anima come una lastra d’acciaio,
dal peso dei nostri destini,
su di me.
Rotolando sui fianchi verdi
delle ombrose montagne.
Sbattendo i piedi nei rigogliosi ruscelli
del mio sangue, raggrumato tra
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Tra le intercapedini di certe domande
percorro il tunnel
che conduce all’altra riva
dove per approdare
occorre
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Quando noi alla sera
aspettavamo la luna
per non ritornare mai
a casa prima di notte
E giocavamo col vento
con il suo alito scuro
che accarezzava il cielo
fino al gelo del mattino
Quando poi all’alba
sentivamo poche stelle
sussurrare
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Ho visto invecchiare
donne amate,
mutare
volti
corpi
modi.
Ho salutato amici
partiti per luoghi sconosciuti.
Lasciar
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Era una farsa?
Catastrofe o silenzio senza forma
che volti muti nel melodramma
interpretavano in corteo?
Erano fantasmi
quei nomi su volti di pietà?
No!
Era la vita
che dirigeva un’orchestra
di pianti e nenie tristi.
Era la vita
che
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Vorrei cingere di fiori
il tuo desco
padre
e chiederti perdono
che il nostro campo brucia
ed è sparso di sale
E tu
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Lontana e ferma
come un grido di gabbiano
che si perde tra le rocce
ma rimane dritto e in piedi
sopravvivendo alle parole
che mi colano in petto
randagia
come solo una rosa
senza orma e radici
tra i campi di grano –innevati,
sa
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Lunghe giornate uguali.
si spegne il sole
e la nebbia sale.
Tu hai ali piegate.
Il tuo respiro lieve
non ama il chiasso
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noi splendenti angeli
che trasmigrarono da anni colmi di tenebre
noi amanti dell’amorr di quando
ti vidi assorta fra le braccia
distesa sulla sabbia
incuranti di occhi indiscreti
Noi occhi e pelle che non invecchiano mai
gioia e
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Tu come mare
infondi la dolce musica degli sguardi,
piena sinfonia
che contorna la bellezza dell’essere.
Sei principio di eterno
in ogni comparsa che moltiplica il senso di tutto.
Illumini la gioia di vivere,
presenziando con semplicità
il
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spazio è inconscio
tempo è r e m:
da questa porta
partono i sogni
di cose impastati e simboli
spazio non inconoscibile
se d’esperienza è tramata
derogante sue leggi
per un caos insolito
dorme la ragione
profondamente
ignorando categorie e
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Si fa lunga l’ora
nella sera mia scura
e solo scendo e mi siedo
vicino alla porta
sogno il tuo ritorno
lo vivo e conto le parole
che tu aspetti da me
e le addolcisco
e si fa tardi e ancora
conto, canto e riconto
e mi cigola nella mente
e
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Il sole non lo coglie insonnolito
o stiracchiando le membra:
si desta di buonora
sullo sbocciar dell’alba
l’ardimentoso
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Di ginepro
la mano forgiata
ammantata di polvere,
con le sensazioni
dell’ultima luce
sbiadita dal tempo,
fiore reciso
sulla gelida fronte,
poi il silenzio
dopo l’ultima frase:
è stato bellissimo
fare quello
che abbiamo voluto...
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Va burlando i passanti
un clown su un monociclo
che trottola, sgattaiola
senza mai cadere
o prendere affanno.
Acceca coi raggi colorati
del suo buffo veicolo
fatto di festoni sgargianti
nascondendo nastri neri.
Pedalando fa scorrere
i
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Un po’ guardingo si è affacciato
l’anno nuovo,
ed ha preteso di diritto
come re nel trono,
il suo posto
poi di colpo a quello vecchio
ha dato un calcio a tradimento
e l’ha fatto ruzzolare dal pendio
l’anno vecchio mogio mogio
ha messo in
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t’ accorgerai un giorno...
appena dopo il Natale
che cene e cenoni
sono inutili trovate
sono sprechi di regali
ipocrite sceneggiate
amor verso i parenti
che vedestre impiccati
Patetica sfilata
di collane e monili
di una falsa
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Due margini
tra di loro bianco
splende l’oro sul banco
acciaio da forgiare
quanto tempo per pensare
alle gioie di gioielli
ormai non frequenti
setacciati
presi al luccicare
venduti per non star male
per non sporcare invano
la mano che
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Guardo nei miei pensieri,
mentre in questo primo giorno dell’anno
il sole sta nascendo,
un silenzio l’alba
che risveglia in me ricordi.
Ho passato giorni ad amare,
a vivere,
a gioire,
a soffrire per chi ha lasciato questa terra,
donandomi
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Vorrei tornare lì, come una volta,
seduto accanto a te, col capo chino,
magari a questionare di latino,
la cara odiata lingua ormai sepolta.
Sentirti concionare, a briglia sciolta,
sui platonismi arcaici di Plotino
nel mentre il sottoscritto, al
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L’effimero canto del tramonto,
languido sussurro
stemperando ocra e carminio
sui fianchi della sera
mentre le prime ombre
già invadono il cuore,
cerco il bagliore
della stella pioniera
che mostri ai miei occhi
il fulgore di un
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| Sabyr |
03/01/2018 15:24 | 846 |
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338074 poesie trovate. In questa pagina dal n° 47941 al n° 48000.
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