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Ieri pubblicate 23 poesie e scritti 35 commenti.
Poesie pubblicate: 365’201Autori attivi: 7’451
Gli ultimi 5 iscritti: Donato Caione - Benedetto - Petorto loca - Leonardo Latini - alberello95 |
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Jucanno cu ‘e parole
’a penna torna a scola
’a capa fummechea
’a vocca s’acchiuppea
’a gente è fumarola
e ‘o core se cunzola.
Jucanno cu ‘e parole
song’ommo cu ‘e mignole
‘a vita sciacquarea
‘a morte zuppechea
‘o juorno è chino ‘e sole
‘a
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Sto coltivando un piccolo orto in un angolo del mio cielo
lo tengo nascosto dietro una nube
in un soffice cumulo all’ombra del sole
e ogni mattina lo annaffio con cura e lacrime mute
stamani ho piantato lattuga in doppia fila
mentre al centro ho
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Metafora
di rugiada preziosa,
che irrora il corpo
e la mente
quarzo e cristallo,
scintilla,
nello sguardo che incanta,
sentire infinito,
bene amato che fluisce
dentro di me
e mi purifica.
Sconfinato amore,
che dai dimensione
alla mia
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| Eolo |
22/02/2018 00:00 | 1496 |
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Col naso in su
è gioia d’allegrezza ritrovarti,
bagnarmi dei tuoi fiocchi
nella notte
inaspettata neve peregrina,
dimentica del mondo
per un
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Se durasse una notte in più l’inverno
comparirei fra i morti
di un armistizio tardo.
A confondere la neve
non più lo
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Dove sono i sogni
di una famiglia?
Ci si sposa
e ci si lascia per via,
con figli o senza figli.
Che tristezza!
l’umanità è tutta
su una scura scia.
E la magia di figli
e di un futuro
vola lontano in massa
oltre il mare,
si ferma il
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Serpeggiando se ne viene
come allora giù dai tetti
con milioni
di farfalle.
Era il tempo dei pagliai.
La natura
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Omertoso silenzio
in aperto dissenso.
divieto alla bocca,
occlusa per forza.
Inespressiva voragine.
in cui ricade il marcio sommerso
dal malcelato cinismo di convenienza.
E poi, non muove un ciglio,
né si scompone una ruga sul viso.
Ampio
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 | Nel vento del mattino
i pensieri risalgono fulminei
nella mia mente,
intorno a me c’è silenzio
che sa di rimpianto.
Molti alberi sono già spogli
altri donano gli ultimi frutti.
Parole
che vorrei pronunciare
ma non dico
premono con amarezza
nel
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 | Nei sommessi uragani
mi culla un silenzio antico
tra le pieghe della notte.
M’appare nitido il richiamo
suadente l’eco della solitudine,
ai bordi di marciapiedi interrati,
dove immergo i miei passi
confusi del giorno.
E nel vuoto che
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Se ti nasconderai
al sorgere dell’aurora
la luce non ti ferirà
e potremo partire
Prima che sia tardi
per pronunciare parole
sconosciute alla sera
che ci attende ancora
Raccoglierai gocce
e preparerai il silenzio
per le prime piogge
del
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Si tempra il cuore
a questo freddo che non ha confini
che mette a nudo tutte le paure...
di un mondo a pezzi, orfano d’amore.
Si aspetta un cenno dietro le finestre
guardando stelle sbriciolarsi in volo
che scopri il velo, a questa notte sola
e
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 | Er cavallo imbizzarito
andava giu ner paese
lo chiamavano granito
ma col tempo sè n’po arruginito
Coreva avoja se coreva
pure in tondo se non bastava
poi beveva
poi amava
Granito sapeva fasse volè bene
te leccava come un bambinello
quanno
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 | Dalle onde e distese del mare,
monte Pellegrino ci appare.
Proteso come una nave a prua,
hai in cima una croce che è solo tua.
Ai tuoi piedi hai la bella Palermo,
città d’arte, preziosa e confermo.
Come una madre tu la ripari
perché da un
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Guarda che spirito libero
ha il gabbiano!
Proprio nei giorni gelidi e piovosi,
quando pennuti e umani
riparano al sicuro delle proprie certezze
ecco, si leva sulla scia del vento,
s’invola sicuro contro ogni soffio avverso,
contro ogni buon
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Ricordati di vivere, anima mia,
prima che buia arrivi la sera
e le radici della tua esistenza
si perdano nel nulla.
Ricordati di vivere,
anima mia.
non perderti nell’oblio
dentro un sibilo fastidioso che non ti da pace.
C’è luce oltre
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Non so mai,
se gli alberi che si piegano sotto il vento,
soffrono o godono.
Non so mai,
se questo loro ondulare
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Se è fosco l’orizzonte
denso di nuvole oscure
fin sulla cima del monte
incute strane paure
e lascia squallide
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Le tue parole d’amore non mi stupirono,
il tuo cuore le disse al mio,
prima che le tue labbra si aprissero.
Alzai gli
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Se
mi stai ascoltando, allora sappi
ch’io ho
un cuore sensibile.
Se
mi chiedi quante volte
ho pianto, allora
sappi che piango ancora, ché
piaghe e ingratitudine di figlia
mi affliggon
il cuore.
Se poesia m’ è rifugio,
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Ora ci si appella al color della pelle
Dimentichi di quello del cuore e delle stelle
Ignaro della Misericordia
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Anche se avrei voluto
salire in cima,
nonostante le mie mani piccole,
sono davanti a un mare
che mi volta le spalle.
Anche se avrei bisogno
di un bacio di consolazione,
nonostante mi cibi di ego in scatola,
sono la radice
di un albero poco
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Segni.
Velatamente appaiono sul tuo viso.
Moltiplicati dal tempo modificano la loro forma,
si allungano,
divengono più profondi.
Nello specchio della vita li osservi e ti danno memoria di ciò che è stato.
A volte,
riflettono gioia
spesso,
sono
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Distanze,
percorrendo sentieri di salvezza,
oltre orizzonti senza fine.
Dimenticando di esser viva,
affondo le mani
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Setaccio le parole e rimo i versi
ai quali do la tinta che mi piace
così assaporo gli empiti sommersi,
la carsica tempesta e poi la pace.
Ripasso vecchie musiche a memoria
sul pentagramma che non ho studiato
e invento un cielo terso e poi
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E allora forse troverò la salvezza
quando la mia bocca riarsa
dal gelo dell’amarezza
e dallo sconcerto
davanti all’urlo
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È rigoglioso questo piovere
che insieme al vento
ogni labbro di terra invade .
Più in alto di una nuvola
mi riparo e
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 | Ho sognato di volare...
di tuffarmi nel tuo mare.
Non avevo paura...
mi sentivo protetta e sicura
che non mi avresti fatta affogare.
Ero certa
che il nettare che nascondi
avrebbe addolcito anche il mare
e l’ambrosia del tuo cuore
avrebbe
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 | Così a parlar de ‘l cuore m’ incantai de ‘l viso
e come uno sguardo arreso al tempo andai,
l’orizzonte dietro il monte andava deciso,
e de’ passi frettolosi, con andar lento,
oltre il senso dei pensieri m’ incamminai.
Grigio ‘l ciel di nuvole
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Nè luna né stelle a dipingere la notte,
luci di lampioni a violare le strade
sento una musica che dall’alto cade
da una finestra con le persiane rotte.
E il mio pensiero vola a quella sera
la pelle nuda e la mano sua leggera
che m’accarezza il
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Che giorno è di Primavera! Il meriggio
mi vièn baciato di splendente Sole,
e sulle ripe un primo pìccol fiore
nàscer contemplo.
L’onde cèrule e belle delle nùvole
di grazia còprono i campi e le paglie
’ve l’aratòr princìpia a solcàr fanghi,
e terre
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i suoni del silenzio sulla riva del giorno
vegliarono le chimere in lontananza
come fosse un soldato pronto a guerreggiare
al primo bagliore di liriche accattivanti
vegliai le stelle vivide del cielo eburneo
trasognando con l’impeto
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O scrivo o muoio
e nell’attesa improvviso universi di domani
una pietra, una stella, un corpo liscio
un immobilizzare di niente
come
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Sull’uscio del cuore
a volte, ti sogno
poi seguo, con lo sguardo
un pensiero, una rondine
che torna al suo nido
forse
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Intorno alla Tua Divina follia
al tuo Zero
ruotano tutte le numerazioni
Dei emergono dai Tuoi raggi
e operano nel vuoto la Tua volontà
Tu Specchio delle tue brame di conoscerti
rivelato in ogni cosa
in ogni gesto o parola
in ogni fiorire e
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Altra volta ancora,
un’ ultimo granello di momento di tempo.
Voglio restare nella tua bocca
tra le onde di saliva
che bagnano le nostre lingue.
Non anneghiamo nel tempo che scappa,
che ci spoglia dei desideri,
che scaccia l’amore e ci
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 | Finiranno tutti gli inverni
finiranno le distanze...
Ancestrali, come le paure
ed i pensieri smarriti.
Fluttuanti come mari infiniti
che entrano interamente
da fessure nascoste
e ingoiano tutto senza fatica.
Finiranno le avversità
e il
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Forse perché il tuo sollazzo sta nel parlare alle spalle della gente,
A me per nulla cara è l’immagine tua, pur se,
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non violentate più la primavera
del suo giovane sangue
non pugnalate la colomba
del suo cuore aperto alla
compassione
non schernite più la disarmante
verità che proclama
aizzandole contro
i mastini della notte
dal suo sangue si leva alto
il
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Così a passi lenti raggiunsi il mare
la luna sulle onde fornicava
mentre quel rumore lascivo
leniva il tremore delle ossa.
Non avrei pregato quella notte
mi sedetti sulla sabbia
per morire bastava poco
la sabbia umida tra le mie mani.
Nessun
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un passo dopo l’altro ti seguo
un passo dentro l’altro
ti prendo:
e tu, considera il viaggio: le curve accidenti
e le immense distese del corpo
dove ti nasco e ti muoio ogni giorno.
Essere risucchiati è questo
non esser mai esistiti,
farsi
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Gentilezze nella vita affascinano
Impensate gustosissime caramelle
Uniscono in un magico bouquet
Saltuariamente avvertono falsità
Esplorando quello che nel cuore pulsa
Particolari si estendono senza requie
Personaggi di pura fantasia
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Ah gente stolta che ‘l Ver non riconosce,
Che cerca segni ad ogni piè sospinto!
Null’altro avrà, se non tutte le
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Sto
in certi silenzi
declinando ore,
aspettando un cenno...
I tuoi occhi
risplendono d’infinito,
le mie attese
di speranza
Odo
voci lontane
che gridano:
tremano le foglie
in un vento gelido...
Come un albero
con i rami protesi al
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Mi son recato al parco comunale
per leggere il mio solito giornale,
ma mentre stavo lì sulla panchina
ho visto una figura
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Divisa come pane
sono assenza di niente fra l’oggi e il domani
sono svanita memoria di sorrisi nel bianco
e la mente è assenza di ceruleo cielo.
Sordo si sente il richiamo della polvere
e resta pallido quel viso senza luce.
Mi sono scordata di
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Eterni
quanto la vita di una emozione
profondi
quanto gli abissi del cuore
cristallini
quanto la limpidezza
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Il Silenzio insegna a tacere.
Come le bianche ninfee
che crescono sul mio corpo.
Delle mute parole dei loro petali
ho coperto le pagine della mia vita...
Incantesimi e lacrime di luna.
Delle perle degli oceani
non ho avuto più sentore.
E le
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Colori sfolgoranti ti compongono,
tra i raggi ruoti in abito di luce;
il tuo calore a noi l’aria conduce,
attizzando
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Sènto persone sérimo ‘n contrà,
’n coatro stale se faséa ‘l filò.
Ne la Staléta picola,
gh’éra le done che latàa i butìni,
e le diséa i rosari ‘n latin
e po’ senpre le ‘nsegnàa
le cante a la Madona.
Ne la Stala de la corte a streta,
buteléti e
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 | Al Ciel non contestar la sua giustizia:
quell’uomo, per avere ha tribolato,
sei volte nei governi s’è imbarcato
con cambi di casacca a non finire!
Colleghi assai pacchiani ha contrastato
a sgomitar con lui nel farsi avanti,
pretese debellate in
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| Amore
Dona
Amore
Ada... amore dona amore
Quale tu eri e ancora stilli
Celando ogni dolore
Quei cenni che mi davi
Tra
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 | Cosa resta d’una cattiva azione
un’impronta né chiara né scura
a metà tra l’alba e la sera
che vorresti ignorare ma non puoi sottacere
E il pensiero cade come per caso sul bene
un concetto che evolve. Inafferrabile...
Si spera. E si muore
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Lo so mi mancherai
ogni momento,
come sempre,
mio angelo consolatore.
La tua immagine si aggrappa
alle mie pupille,
non sento più l’angoscia
che toglie il
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 | Una canzone
e il passato ritorna
con passo d’alfiere,
anche se più non sussiste.
Una canzone
e prende nitida forma
il
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Era mattino
lo sguardo stupefatto si posò
Fu pomeriggio
caldo ed entusiasmante
Gli sguardi dolci
la mano
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Con il tuo estro,
con il tuo fare
tagli, sfilzi, accorci, spunti
i nostri capelli fili di seta.
Biondi, bruni li
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Le rose
nascono e muoiono
non chiedono,
né sole né ombra.
Dall’aurora al tramonto
il loro vita
è segnato dai petali
imperlati di brina,
cullate dal vento
ascoltano il brusio delle api,
da morti non servono
né profumo né spine
la rosa è un
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Sia schiuso d’infinito un chiarore,
all’alba c’avanza, la notte.
È fremito tutt’intorno,
dal cinguettar di fronde nell’occhi e nei cuori,
all’esondar d’amori
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Me ne sto in silenzio tra il boato dell’indifferenza
nel mio mantello azzurro ed intenso come l’oceano
e il copricapo bruno
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338358 poesie trovate. In questa pagina dal n° 46141 al n° 46200.
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