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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Nel buio di una notte senza stelle,
la notte del non senso, un vento,
è una parola, batte l’uscio del niente.
”Apri! ” chiede il vento
e scuote la stanchezza dei giorni,
entra nell’anima e guarda dentro.
È la pietà che manca
e sento cigolare nei cardini i limiti,
la fragilità dell’essere e dell’esistenza.
Parole dolci invadono la mente
ma il vento insiste e scuote,
ora leggero, membra stanche, ormai vinte.
Guardo l’Immenso nell’inutile difesa.
Che vuoi da me? chiedo
...dammi pace... Vento
non vedi!
non reggo il tempo... ed è già sera;
un domani che cade addosso sui giorni
che si succedono.
E scompare!
Dovrò lasciare per non risorgere?
Sento il peso insostenibile di scelte
che pensavo leggere e sono qui,
davanti al mistero della vita,
in questa notte senza stelle.
Che vuoi da me?
Porto la gioia dell’amore donato, vissuto,
e amare è stato come un sogno;
ricordo dell’innocente bambino
che giocava con le farfalle.
Porto il dolore dei lutti e di me
che lotto per raggiungere i limiti
del tanto che credevo
per poi scoprire la fragilità e l’inquietudine
dell’anima che preme
e cerca la luce.
Che vuoi da me, infine,
Vento che batti le stanze...
di più non potevo fare,
di più non di certo!
Resta un ultimo traguardo :
accendere le stelle e tornare ad amare!
Amare i giorni che restano
come un dono prezioso
Amare le salite e le discese,
le tranquille ombrose pianure e,
nel tempo che resta,
il volo di una farfalla. | |
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