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E se fosse che tutto ciò che il desio ti grava
non vive di deserto?
e che della sorte alquanto brava,
mai t’aspetta e spende?
o che di quel che mai sazio, se mal coltivato,
al dí si arrende?
Volgendo le spalle nude e quel che resta,
mesto si riprende e cagiona senza indugio,
la parte tua, che non stona
e che aspetta giorno dopo giorno,
istante dopo istante,
carezze tante, a lenire giovani dolori,
per donare parte di quel che deve,
chi ama, chi spera
e piano piano quel che non ha,
si avvera.
Tu sai quel che abbiamo a raccontare,
io e te, in questi giorni eterni
fatti di passi alterni e di passioni fortemente rare,
quelle che non sappiamo narrare.
Tu sai, perché carezzi i tuoi amati fiori
e la mia stessa sorte
e ho veduto i tuoi occhi bagnar le gote
e far di nuvola su me
ed io a stringerti ancor più forte.
Oggi come ieri,
di quel che il sol salendo non sa asciugare
e penetra la pelle senza farne offesa,
che dir "Ti amo", non son parole,
facendo mie le stelle e tuo il mio cuore.
Oh, quanto é muta la tua terra,
come fosse il mio pensiero,
del deserto che il tuo amore rende fertile davvero,
come donna, ridente frutto della vita
e amor reclama e dona
a quel che per passione si abbandona.
Sia così allora, come un fior al giunto sol che abbaglia,
ad aprir i petali odorosi allarga, coglie e staglia,
come un bimbo, io
ad alzar le mani al cielo e tu la vita,
stretta al cuore di un bel sogno e cinque dita. | |
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