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Tra il respìr dei capretti e delle greggi,
ricordi, oh fanciulla?
Il cielo dell'Estate quasi in una
Tempesta, piovve indefinite cere
di ìri, e ruggì con i tuoni söàvi
sui quieti campi
dove correvi scalza, saltando
di fango in fango, e sulle terree ripe.
E tu sentivi cantàr di lontano
le madri e i padri, che là, per le spighe,
recitàvano i vespri,
e poi i rosari
alla Madonna, chiedendo essi buòn
raccolto, e Vita eterna, eterne speni,
e sacra Patria.
Ricordi, oh fanciulla?
Da lungi venìvano i fumi dei roghi,
le trombe squillanti all'eco del Sole;
ed èran segni di massacri e stragi,
donde più volte vedesti villaggi
in muto cènere,
la guerra oscura
che fa päùra.
Sognavi, allora, e nell'immenso cuore:
che davi tu bei abbracciamenti a' i mìseri,
e dolcemente davi a' i poverelli
due denàri, e agli òrfani un viso amico
di pìccola sorella.
Così tu un giorno
dèsti i calzari a un pòvero eremìta,
e il velo tuo a una madre. E poi pregavi...
pregavi tanto;
e quando andavi al fiume, la Lòïra specchio
ti era dei nembi del Cielo ridente:
scrutavi co' il suo occhio altri occhi suoi eterni.
Ti ricordi, oh fanciulla?
Quel Cielo ti chiamò.
E vedesti tra lumi sante Donne,
e uno Spìrito d'Àngiolo, Michele,
e in Sogno un volto solcato di spine...
un volto che ti amò. | 
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