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 Brulicanti parole malate e macchiate
cercavano suoni dal lungo supplizio,
non era gioia la sponda agognata,
aria pulita negli ambienti infestati
ricordi risorti dalla sabbia del tempo.
Scrivevi e cantavi il silenzioso passato,
l'oscurità fu culla dell'esordio alla vita,
nessun sguardo ti concesse il bene più puro,
rabbia e dolore in terre arse e nemiche
che nulla davano se non angoscia e tormento.
Come poteva l'immensa folla
adorar canzoni nate dal male,
potevano uomini applaudire ammirati
un sacerdote dell'astiosa esistenza,
cuor lacerato e irrisolte speranze.
Nessuna droga del buio fu risposta,
sentir l'aspro era per te fine e dovere,
forse la morte del labirinto l'uscita
ma troppo era l'odio e non poteva restare
chiuso in recinti di un mutismo mortale.
Eppur non sentivi la devozione infinita
di chi applaudiva l'esser tuo onesto e sincero,
in te vedevano l'atteso riscatto,
amico cantore del comune vivere angusto.
Apri il tuo cuore e guarda sereno
questo è l'amor che bendato vai cercando,
in mezzo a nebbie per nulla fatate
che folate sonore consegnano a inferni lontani. | 
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Pagu |
25/10/2015 12:01 | 1923 |
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«"La musica esprime ciò che è impossibile da dire e su cui è impossibile tacere".
(Victor Hugo)» |
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