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Questa è una poesia erotica: se può turbare la tua sensibilita o se non hai più di 18 anni dovresti evitare di leggerla.
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Vaneggiando violai
Il comune senso del pudore
Quando tastai il posteriore
All’infermiera bella
Che gentilmente
Mi porgeva la padella.
Con la destra l’ho toccata
E superbo lui si alzava,
Non sentiva la fatica
Della mia fresca ferita.
Non badava al dolore
Per quel magico posteriore,
Che passione suscitava
Alla fava scostumata
Che non sentiva la ragione
Di tornare cheta, cheta
Dopo che è entrata l’infermiera.
Incomincio a preoccuparmi
Del dolore al basso ventre
Che mi opprime e non si arrende.
Solo quando se n’è andata
Incomincio a respirare
Ma al pensiero
Di quel sedere
Si riaccendono le pene.
Infernali e tormentate,
Non rimane che la mano
Per placare quel tormento
Che mi ha preso in un momento.
Non mi pento,
Tanto meno mi vergogno
Perché quando fui guarito
E dimesso dall’ospedale
Aspettai l’infermiera
Per poterglielo toccare.
La congiunzione ci sta tutta
La ferita non fa più male
Finalmente l'appuntamento
Fuori dal letto dello spedale
Ora son io
Che la faccio urlare. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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