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Sei città di miracoli e di storia,
sei colei che del fiume ha fatto il mare:
la tua fortuna vien dal navigare,
ma un dì oscurata fu dalla Meloria.
Eppur quel che a te Pisa dà più gloria
è un prato da cui sembrano affiorare
visioni come sogni, nìvee e chiare:
sei dolce, metafisica, illusoria...
Altro prodigio sorge in riva all’Arno:
è la piccola chiesa della Spina.
Del fiume sfida impavida ogni piena,
e l’impeto che la minaccia indarno.
Di Toscana sei tu città divina,
di tesori, valori e virtù piena. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
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«Questa poesia fa parte di una serie dedicata ad alcune splendide città d'Italia. In realtà è un sonetto in endecasillabi con rime incrociate e ripetute e intende esaltare Pisa, che è riuscita a compiere il miracolo di diventare una forte repubblica marinara pur alla foce di un fiume, anche se poi la sua storia è stata adombrata dalla sconfitta presso gli scogli della Meloria da parte di Genova nel 1284. Al miracolo di repubblica marinara poi si aggiungono i miracoli architettonici di Piazza del Duomo e di S. Maria della Spina sulla riva insidiosa dell'Arno.» |
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