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In quelle notti
sempre furiosi eran i suoi occhi
falci affilate e lucenti
il metallo e le nuvole grige
riflettevan
Felice nell'età
la Circe di turno
il poeta ammaliava
nei prati e nei sogni
della sua terra incolta
Acerbi e vermigli
i frutti che come doni estivi
dal corpo suo coglieva
annebbiato, invaso
dal perfido suo bacio
Ah!
Come t'amava
nelle sue notti e nei suoi silenzi
quello sprovveduto amante,
come poteva sapere?
Conoscere,
cieco e meschino com'era
potea forse
il greve destino?
E tu, o Maga
tu che indomita sempre
nell'amore giocavi,
perché da presto non l'hai abbandonato?
Andava, così,
nel cieco tormento
privo d'ogni sorriso e d'ogni certezza
il poeta dunque
col suoi fardello
Riprovevoli e infranti
i suoi pensieri
furiose onde che dentro s'agitano
come fiamme crescenti d'un fuoco
...
Misero
l'amante sua che tacere volle
il tradimento sublime dei suoi occhi
di luce e di vita infettati
Oh, come gli è cara
quella giovane rosa spinosa e ruvida
come dardi velenosi
che dal corpo schizzan passione
Passi leggeri e vellutati
dai caldi letti fino all'oblio
che pazzo lo facea
durante le notti dell'inganno amorevole
...
Ora abbraccia, ora delira
con i profumi e gli amplessi
giocosi e perversi
nell'alcova sua di piacere
che schiavo e inerme lo rendevan
Lei, in quei bruni silenzi
sotto i mistici cieli
tutto d'un fiato,
l'amava!
Venere, dipinta o scolpita
sempre sei bella e attraente
per lui, per quegl'occhi ormai spenti
come i vitrei globi d'un mendicante
...
Vigliacca, e perfida
gli hai dato la morte
con piaceri vividi e nei verdi veleni
che nella sua bocca hai soffiato
Alito folle
bacio divino,
tu, scaltra e irresistibile
hai scoccato spietata!
E tempo non gli avanza
nelle ultime note
del tuo ammaliatore canto
o assassina
guarda che misero uomo l'hai reso! | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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