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Sognai sorrisi per morbido sonno,
danze serene d’impavido Amor.
Sognai contenta concenti che ponno
schiudere’l Cielo pel sangue d’un cor.
Sognai contrade che senza confino
mostravan monti, e poscia i monti’l mar;
e nell’Oceàno correva’l Destino,
dolce sponsale dappresso all’altar.
Sognai i bei lussi d’asburgica corte,
cara membranza de’ soffici dì.
Sognai finita la zingara sorte,
giovin messere parlarmi così:
«T’amo, fanciulla; e sempre… sempre bramo
la lieta mano del libero cor,
perché, diletta, io t’amo… io t’amo
dal dolce Spirito del santo Amor!».
Sognai, compresi nel fosco di Notte
l’etere caldo del nobile Empir.
Sognai la vite dell’acque più ghiotte,
la dolce brezza d’un caro desir.
Sognai deserti baciati da palme,
aride dune che vanno a volar;
ed eran labbra, le labbra più calme
nel cheto morso d’un gaudio baciar.
Sognai ne’ fasti d’antico castello
le nozze soavi che’l core bramò.
Sognai cantare dal verde arboscello
l’estate soave, poi tutto cangiò;
e desta allora dal sogno mendace
qui seggo mesta, più mesta nel cor,
perché, miseria! La pace… mia pace
non trovo più… non un soffio d’Amor. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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«Ispirata alla romanza lirica I dreamt I dwelt in marble halls, questa composizione è dedicata a M. W. Balfe, compositore irlandese.» |
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