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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Din din din a sfiorar
co le man la to pel,
e la not... po la not...
se là mur de l'amor.
Va a la daga la ment
a le strazhe strazhae
tel castel del Peron,
sboà do e ti partia,
par la dent, pora dent,
su na storia finia.
Traduzione
Giorni giorni giorni a sfiorare
con le mani la tua pelle,
e la notte... poi la notte...
siete là mura dell'amore.
Va al giaciglio la mente
ai vestiti spiegazzati
nel castel del Peron,
crollato e tu andata via,
per la gente, povera gente,
su una storia finita. | 

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«Finale della silloge Al castel del Peron tratta da "oltre quel cielo". Dopo sol, neo, os e not già pubblicate tocca a din (giorni) In "Din" il ritmo è diverso, nei testi precedenti i versi erano senari ora sono settenari. La musicalità del dialetto consente degli accostamenti molto belli, come: "se là mur de l'amor", le strazhe strazhae, o altri passaggi.
Lo stesso inizio "din, din, din" pare un lieve suono di campana,
Nel finale la "pora dent" è povera gente non perché povera, ma perché non ha capito che la storia non può finire così.» |
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