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Lido citereo del miceneo istante,
arena calda dell'acque dell'Egeo
che l'orme mostri e pur l'essenze sante
dell'alta Diva onde ardente mi beo,
se quel corpo d'ambrosia, al Sole ignudo,
e quel volto biondo, labbro dorato,
son di lei che canto; se non m'illudo
là, nella traccia di quel ciglio beato,
fa' che fluisca nell'amoroso carme
il nettare di quel giovine seno
che un dì a Marte tosto strappò l'arme,
che d'Ilio fu Fato, e fatal veleno.
Fa', o pallente spiaggia, ch'a me volga
l'aspetto; fa' che pell'ode mia tolga
dal fianco ameno il peplo di cristallo,
le calige dai bei piedi sottili,
e dal ventre le ciglia del corallo
raccolte un dì dai fondali ostili,
perché io possa dipinger colla Poesia
la grazia del seno suo, l'oro acceso
dell'inguine fecondo. La canto, è mia!
Quel femminino Nume or s'è arreso,
e seducendo rapido si spoglia.
Ah, l'Amor di pura essenza, l'Amore
acceca... L'Amor una cruda doglia
che reca ascosto nel candido fiore
un baglior fatale a palato e a vista,
che rende fragil, vana ogni conquista.
L'Amore è un dubbio, il suo corpo un Mistero;
soffia colla brezza, giammai si vede,
né a Citera, suolo còcente e nero,
ignudo si palesa ove si siede.
Doridi! Sirene! Satiri! Gente
de' boschi sacri e de' profondi mari,
naiadi pie che dal labbro sorridente
di Venere pregate i sommi altari,
l'Amor fugge al guardo, alla prece, al canto,
inafferrabile soffio d'Eliso,
e voi ancor vederlo bramate tanto
ne' recessi del vostro cor conquiso!
Folli! Voi volete baciare il vento,
gustar dolce vino nell'acqua sola.
Io non più! Seppur piangente e sgomento,
so che non si bacia l'aër che vola.
L'Amore è un Genio... l'Amore sospiro,
l'Amore è un Nume, un leggero desiro. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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