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La notte dormìa inquieta nell'immenso
di quest'ermo perduto
quand'ecco pell'aër, manto d'incenso,
cantò flebile un liuto.
Sòno d'Amor fu questo che l'intero
dolcemente conquise
allorché errando il baldo cavaliero
guardò ella e le sorrise.
Gli astri del cielo luceano di speme
e baciavan la Luna.
Tu dolce mormoravi a loro insieme,
o placida laguna
che irradiavi la delicata brezza
all'ignoto verone.
Quella fu allor la primiera carezza
d'una casta passione.
Ascosto tra le siepi del castello
piangeva il Trovatore.
Misero bardo! Pover menestrello!
Indarno chiedea Amore.
Lì celato, un occhio dall'Infinito...
il suo ciglio piangente.
Tacea la pietade. Tacea ogni lito.
Il Tempo era fuggente.
La bruna selva riposava in quiete
tra i lamenti de' lupi
quand'ecco i nembi per insana sete
buj divennero e cupi.
Rintoccò d'estrema ora la campana,
urlo acuto e spettrale.
Or l'ombra appariva, l'ombra lontana
d'un mesto funerale.
I druidi marciavano senza requie
pelle frondose piante
ove attendevano le meste esequie
dell'alme colà affrante.
Intero! Se' tu Vita, e Amore e Morte,
Spirto d'eterno corso
che dovunque versi d'iniqua sorte
il caldo e vivo sorso.
Vivere, amare, sperare e morire,
percorso di beltà!
Assoluto d'eterno divenire,
ciò che fu ora sarà! | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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