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Chi sei tu
non giudicarmi,
non affliggermi
con i tuoi passi,
sai io non ti vedo
sento quel fruscio,
che solo tu puoi
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 | Talora, par che sospirino i crinali
aggrediti dal poderoso maestrale
nell’infinito e immenso spazio
con l’aria carica
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| Vita di ricordi la notte
che il giorno nascondo,
vita di ricordi cui rispondo
nel silenzio solitario della via
dove cheto
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 | Nelle periferie rugginose
smaltiscono, i bambini,
ruvide carcasse
di creta
e i mal ricordi
oscurati e burleschi.
Fra l’erba alta, sognano.
I bambini sognano.
Ruvidi sogni e mani.
Non vincono medaglie,
ma lottano.
I bambini
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Vola basso il pensiero
sfiora l’arida terra
non v’è fiore
non v’è colore
non v’è musica, ne risate d’allegria
Tra sbarre invisibili
e tetri silenzi
l’amica solitudine
s’è vestita a festa
con l’abito suo più bello ... malinconia
E
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l’incostante notte fredda si tingeva di stelle
assomiglianti a bottoni di madreperla
le fronde oscillavano al rintocco
dei mansueti silenzi
una tenue luce di verde e smeraldo
ornava il volto curioso della notte
fra le siepi odorose tagliate
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Imperversa il vento
con frustate ghiacciate sbatte ai rami,
s’infiltra quale gemito,
lamento di anime dannate che raggirano il senno
Su tutto guarda e tace imperterrito il cielo più azzurro che mai,
il suo infinito occhio glauco irride la pochezza
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Candida neve
Come panna montata
scende dal cielo
Verrà la
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Si possono chiamare vita
gli anni passati
nell’attesa infinita
di un Tuo segno?
E continuo a pregare
senza dormire
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Uniforme,
indossata, uguale per tutti, un solo colore nessuna vivacità
importante sia pulita, ordinata,
luccicano le mostrine, le insegne di guerra e poi il cappello
la sua penna nera nera nera...
ma la neve è bianca, il Don è bianco
i bagliori
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Mi sforzo di trovare un argomento
per un sonetto o altro da inviare
ma dentro al petto sento sol tormento
perché nessun motivo so trovare.
E allora mi rivolgo al sentimento
che sempre qualche idea ti può portare
e ne approfitto proprio sul
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 | Noi poeti
un nastro bianco intermittente sull’asfalto
silenzio e tre di notte
serrande chiuse nel borgo di Nettuno.
Noi
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| chiedere ancora
di provare una seconda chance -
amore ferito che accetta-
giorni non più spensierati,
trincerati in parole spezzate,
in sguardi sparuti...
amore ferito, lunga
sarà la convalescenza-
chiedere ancora la magia
di prima... forse una
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| fa sorridere una poesia tipo quella
di Neruda "ode alla cipolla"?
se ne cogli la vera profondità
penetrando fin nella radice
della terra da cui è nata
sentirai l’ebbrezza del sangue
che canta alla luce gemmante
come una celeste
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Una tenue luce,
una fiammella a disegnare ombre
a colorare la notte pregna di pensieri,
s’accompagna tra le spire del tempo
a recitare la parte sua più bella.
Il gioco della vita scuote,
circuisce col suo andare lo scorrere,
coi profumi di rose
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Avrei voluto zoppicar con te su questa valle
assaporare ogni quisquilia che la vita elargisce
mostrandomi sempre presente
assicurando amore ad oltranza
ma questo avviene già
seppure lo stesso abbia un gusto diverso
quindi un pizzico di verità
è
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Era un abbraccio pensato,
creò mille nuvole apparenti
dove disegnare il ricordo,
il calore disperso, la presenza,
in ogni attimo, morte e resurrezione,
nell’indomabile ciclo della vita
si disperdono ceneri e fatti,
si raccolgono illusioni
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| Pagu |
22/02/2018 08:21 | 1632 |
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Un libro dimenticato,
dalle pagine ingiallite,
parole quasi sbiadite
che, ormai, non suscitano interesse...
Lì,
riposto in un angolo,
consumato dal tempo,
ricoperto da una patina polverosa
perché già da tanto
nessuno lo sfoglia...
Sembra un
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Morire? Ma perché dobbiam morire
e dopo che nel corso della vita
abbiamo fatto tanti sacrifici?
E’ questa una sentenza assai sgradita!
La decisione non mi sembra giusta,
perché se una persona ha lavorato
per quarant’anni merita il
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Urla scimmiesche
e tempeste narcolettiche
seminano sorrisi ebeti,
o cigli corrucciati;
e a mazze e bastoni
degenerano le quisquilie.
Siamo nell’epoca
del grido più stupido
della storia. L’Angelo
volge le spalle inorridito,
il vento soffia
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Jucanno cu ‘e parole
’a penna torna a scola
’a capa fummechea
’a vocca s’acchiuppea
’a gente è fumarola
e ‘o core se cunzola.
Jucanno cu ‘e parole
song’ommo cu ‘e mignole
‘a vita sciacquarea
‘a morte zuppechea
‘o juorno è chino ‘e sole
‘a
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Sto coltivando un piccolo orto in un angolo del mio cielo
lo tengo nascosto dietro una nube
in un soffice cumulo all’ombra del sole
e ogni mattina lo annaffio con cura e lacrime mute
stamani ho piantato lattuga in doppia fila
mentre al centro ho
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Metafora
di rugiada preziosa,
che irrora il corpo
e la mente
quarzo e cristallo,
scintilla,
nello sguardo che incanta,
sentire infinito,
bene amato che fluisce
dentro di me
e mi purifica.
Sconfinato amore,
che dai dimensione
alla mia
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| Eolo |
22/02/2018 00:00 | 1509 |
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Col naso in su
è gioia d’allegrezza ritrovarti,
bagnarmi dei tuoi fiocchi
nella notte
inaspettata neve peregrina,
dimentica del mondo
per un
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Se durasse una notte in più l’inverno
comparirei fra i morti
di un armistizio tardo.
A confondere la neve
non più lo
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Dove sono i sogni
di una famiglia?
Ci si sposa
e ci si lascia per via,
con figli o senza figli.
Che tristezza!
l’umanità è tutta
su una scura scia.
E la magia di figli
e di un futuro
vola lontano in massa
oltre il mare,
si ferma il
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Serpeggiando se ne viene
come allora giù dai tetti
con milioni
di farfalle.
Era il tempo dei pagliai.
La natura
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Omertoso silenzio
in aperto dissenso.
divieto alla bocca,
occlusa per forza.
Inespressiva voragine.
in cui ricade il marcio sommerso
dal malcelato cinismo di convenienza.
E poi, non muove un ciglio,
né si scompone una ruga sul viso.
Ampio
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 | Nel vento del mattino
i pensieri risalgono fulminei
nella mia mente,
intorno a me c’è silenzio
che sa di rimpianto.
Molti alberi sono già spogli
altri donano gli ultimi frutti.
Parole
che vorrei pronunciare
ma non dico
premono con amarezza
nel
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 | Nei sommessi uragani
mi culla un silenzio antico
tra le pieghe della notte.
M’appare nitido il richiamo
suadente l’eco della solitudine,
ai bordi di marciapiedi interrati,
dove immergo i miei passi
confusi del giorno.
E nel vuoto che
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Se ti nasconderai
al sorgere dell’aurora
la luce non ti ferirà
e potremo partire
Prima che sia tardi
per pronunciare parole
sconosciute alla sera
che ci attende ancora
Raccoglierai gocce
e preparerai il silenzio
per le prime piogge
del
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Si tempra il cuore
a questo freddo che non ha confini
che mette a nudo tutte le paure...
di un mondo a pezzi, orfano d’amore.
Si aspetta un cenno dietro le finestre
guardando stelle sbriciolarsi in volo
che scopri il velo, a questa notte sola
e
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 | Er cavallo imbizzarito
andava giu ner paese
lo chiamavano granito
ma col tempo sè n’po arruginito
Coreva avoja se coreva
pure in tondo se non bastava
poi beveva
poi amava
Granito sapeva fasse volè bene
te leccava come un bambinello
quanno
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 | Dalle onde e distese del mare,
monte Pellegrino ci appare.
Proteso come una nave a prua,
hai in cima una croce che è solo tua.
Ai tuoi piedi hai la bella Palermo,
città d’arte, preziosa e confermo.
Come una madre tu la ripari
perché da un
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Guarda che spirito libero
ha il gabbiano!
Proprio nei giorni gelidi e piovosi,
quando pennuti e umani
riparano al sicuro delle proprie certezze
ecco, si leva sulla scia del vento,
s’invola sicuro contro ogni soffio avverso,
contro ogni buon
leggi

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Ricordati di vivere, anima mia,
prima che buia arrivi la sera
e le radici della tua esistenza
si perdano nel nulla.
Ricordati di vivere,
anima mia.
non perderti nell’oblio
dentro un sibilo fastidioso che non ti da pace.
C’è luce oltre
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Non so mai,
se gli alberi che si piegano sotto il vento,
soffrono o godono.
Non so mai,
se questo loro ondulare
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Se è fosco l’orizzonte
denso di nuvole oscure
fin sulla cima del monte
incute strane paure
e lascia squallide
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Le tue parole d’amore non mi stupirono,
il tuo cuore le disse al mio,
prima che le tue labbra si aprissero.
Alzai gli
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Se
mi stai ascoltando, allora sappi
ch’io ho
un cuore sensibile.
Se
mi chiedi quante volte
ho pianto, allora
sappi che piango ancora, ché
piaghe e ingratitudine di figlia
mi affliggon
il cuore.
Se poesia m’ è rifugio,
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Ora ci si appella al color della pelle
Dimentichi di quello del cuore e delle stelle
Ignaro della Misericordia
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Anche se avrei voluto
salire in cima,
nonostante le mie mani piccole,
sono davanti a un mare
che mi volta le spalle.
Anche se avrei bisogno
di un bacio di consolazione,
nonostante mi cibi di ego in scatola,
sono la radice
di un albero poco
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Segni.
Velatamente appaiono sul tuo viso.
Moltiplicati dal tempo modificano la loro forma,
si allungano,
divengono più profondi.
Nello specchio della vita li osservi e ti danno memoria di ciò che è stato.
A volte,
riflettono gioia
spesso,
sono
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Distanze,
percorrendo sentieri di salvezza,
oltre orizzonti senza fine.
Dimenticando di esser viva,
affondo le mani
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Setaccio le parole e rimo i versi
ai quali do la tinta che mi piace
così assaporo gli empiti sommersi,
la carsica tempesta e poi la pace.
Ripasso vecchie musiche a memoria
sul pentagramma che non ho studiato
e invento un cielo terso e poi
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E allora forse troverò la salvezza
quando la mia bocca riarsa
dal gelo dell’amarezza
e dallo sconcerto
davanti all’urlo
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È rigoglioso questo piovere
che insieme al vento
ogni labbro di terra invade .
Più in alto di una nuvola
mi riparo e
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 | Ho sognato di volare...
di tuffarmi nel tuo mare.
Non avevo paura...
mi sentivo protetta e sicura
che non mi avresti fatta affogare.
Ero certa
che il nettare che nascondi
avrebbe addolcito anche il mare
e l’ambrosia del tuo cuore
avrebbe
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 | Così a parlar de ‘l cuore m’ incantai de ‘l viso
e come uno sguardo arreso al tempo andai,
l’orizzonte dietro il monte andava deciso,
e de’ passi frettolosi, con andar lento,
oltre il senso dei pensieri m’ incamminai.
Grigio ‘l ciel di nuvole
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Nè luna né stelle a dipingere la notte,
luci di lampioni a violare le strade
sento una musica che dall’alto cade
da una finestra con le persiane rotte.
E il mio pensiero vola a quella sera
la pelle nuda e la mano sua leggera
che m’accarezza il
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Che giorno è di Primavera! Il meriggio
mi vièn baciato di splendente Sole,
e sulle ripe un primo pìccol fiore
nàscer contemplo.
L’onde cèrule e belle delle nùvole
di grazia còprono i campi e le paglie
’ve l’aratòr princìpia a solcàr fanghi,
e terre
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i suoni del silenzio sulla riva del giorno
vegliarono le chimere in lontananza
come fosse un soldato pronto a guerreggiare
al primo bagliore di liriche accattivanti
vegliai le stelle vivide del cielo eburneo
trasognando con l’impeto
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O scrivo o muoio
e nell’attesa improvviso universi di domani
una pietra, una stella, un corpo liscio
un immobilizzare di niente
come
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Sull’uscio del cuore
a volte, ti sogno
poi seguo, con lo sguardo
un pensiero, una rondine
che torna al suo nido
forse
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Intorno alla Tua Divina follia
al tuo Zero
ruotano tutte le numerazioni
Dei emergono dai Tuoi raggi
e operano nel vuoto la Tua volontà
Tu Specchio delle tue brame di conoscerti
rivelato in ogni cosa
in ogni gesto o parola
in ogni fiorire e
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Altra volta ancora,
un’ ultimo granello di momento di tempo.
Voglio restare nella tua bocca
tra le onde di saliva
che bagnano le nostre lingue.
Non anneghiamo nel tempo che scappa,
che ci spoglia dei desideri,
che scaccia l’amore e ci
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 | Finiranno tutti gli inverni
finiranno le distanze...
Ancestrali, come le paure
ed i pensieri smarriti.
Fluttuanti come mari infiniti
che entrano interamente
da fessure nascoste
e ingoiano tutto senza fatica.
Finiranno le avversità
e il
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Forse perché il tuo sollazzo sta nel parlare alle spalle della gente,
A me per nulla cara è l’immagine tua, pur se,
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non violentate più la primavera
del suo giovane sangue
non pugnalate la colomba
del suo cuore aperto alla
compassione
non schernite più la disarmante
verità che proclama
aizzandole contro
i mastini della notte
dal suo sangue si leva alto
il
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Così a passi lenti raggiunsi il mare
la luna sulle onde fornicava
mentre quel rumore lascivo
leniva il tremore delle ossa.
Non avrei pregato quella notte
mi sedetti sulla sabbia
per morire bastava poco
la sabbia umida tra le mie mani.
Nessun
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338284 poesie trovate. In questa pagina dal n° 46051 al n° 46110.
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