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Gli ultimi 5 iscritti: Massimo Masteri - Patrizia1973 - Donato Caione - Benedetto - Petorto loca
♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Dal muto petto un soffio si sprigiona
che d’immortale luce il mondo ammanta
non è soltanto suono che risuona
ma forza sacra che distrugge e incanta.
È il gran martello che la pietra spezza
o dardo d’oro che trafigge il core
è il canto arcano
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L’indifferenza antropica degli italiani
di fronte alle tragedie del mare
assomiglia molto allo sguardo torvo
dei trafficanti di esseri umani
che contano febbrilmente il denaro
che gli sfortunati migranti
gli hanno elargito per sbarcare
nel Paese
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 | C’è una storia che vive di strappi e respiro,
di attimi rubati al tempo e al destino,
di fughe improvvise, di porte socchiuse,
di mani che tremano, mai davvero deluse.
Si accende in litigi, graffia e poi cura,
si perde e ritorna, fragile e
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| Le radici del cielo
scorticano l’anima,
fanno abisso
di tremori e pietre
sull’angolo di scelte
senza ritorno.
Cercano crepe,
affondano,
marcano il confine
del ricordo
per farsi albero di frutti
da raccogliere
quando il palpito
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 | Sei rimasto per un anno intero
accanto al mio pensiero,
abbiamo fatto tanto insieme.
Oggi hai ripreso il tuo cammino
lasciandomi ancora una volta
nell’attesa di una prossima Alba.
Ma tu sei il tempo che non ha sonno,
che non sogna, ma che
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| Infatuo un mite pungolo dormiente
nascosto dietro un pavido pudore...
perlustro e provo e tento inutilmente
di dare un senso a un fine adulatore
ma non insorge e manco si rivela
e volge verso un’arrendevolezza
di sentimento che in cuor suo si
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Riposo nell’ombra
il respiro è l’attesa
nel nulla ricordo
la Venere in fiore
il cielo già acceso
di alba perenne
e le mille carezze
vendute all’oblio
dei giovani cuori.
Tremo nel buio
il dono è la bocca
le labbra di vento
macchiate di
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Trilli e garriti briosi
voli, gorgheggi e stridi,
vibrare giocondo di corse e svolazzi,
elevarsi in volo e planare dai nidi
e leggiadre virate
sui cangianti prati festosi
nell’aria graziosa d’Aprile.
Lieto vento giocoso e sottile
tra i
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 | Amici,
ora vecchi,
abbiamo un codice
tutto nostro
e ricordi
anch’essi solo nostri;
niente di che,
ma identitari
e risate,
insensate.
Un giro complice
di sguardi
e siamo ancora ragazzi,
Ammicchi
e ti specchi in quegli occhi,
tutti come
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 | Brillava così forte il sole
e il gentil vento
mi vestiva col profumo di fiori innamorati
e come sorridevano le ore
quando, il sapore dei tuoi baci
cullava il mio respiro...
Ora, che tu, più non ci sei,
mi siedo qui, nella panchina dei ricordi
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| L’aria profumata
della sera colorata
mi dona aprile,
come una buona notte.
Le parole mie
sono passi della vita,
sentieri deformi,
sorgenti da scoprire.
Guardo il cielo
si riempie di stelle,
mi accosta un raggio
che scende vicino a
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| La bellezza malinconica del crepuscolo
mi trasmette un’imperscrutabile
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| Non chiedo al cielo un sentiero di seta
né che l’onda si plachi prima del mio passaggio
non cerco il riparo di un’ombra segreta
ma il fuoco che arde nel nome del coraggio.
Se il vento percuote la roccia del giorno
non prego che il nembo si perda
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| Delicatezza del fiore lungimirante d’ un profumo
guardo il tramonto esploso tra le tue mani.
Piango la scia dolorosa delle stelle
bacio il silenzio di un vento rubato dal tuo boulevard.
Ho inventato le emozioni delicate dei quadri
carezze della tua
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| Ho bisogno di te
e delle tue carezze
ogni volta che vado a fondo
o delle tue parole
quando resto all’ombra
al riparo dell’incanto,
a niente c’è più posto
ora che il vento sbuffa polvere
sui miei ricordi impilati
a dovere in un sé.
Nulla
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S’apre la porta di un antico regno
quando la luce muore nel giardino
e il sonno incide, con sottile segno,
il volto del pensiero più vicino.
È uno specchio di nebbia e d’argento
dove l’immagine si fa memoria,
vola il ricordo come foglia al
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Entra pure, ti aspettavo
non ho paura
delle tue vesti
nere come la notte
cupe come il buio
che da sempre
io indosso come fossero
una seconda pelle.
Vieni pure, danza con me
la tenebra sarà
il nostro rifugio nero
e il dolore se ne
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andando avanti
tra le strade brulle
ho incontrato ostacoli
e nel ricordo ho colpito forte
bussando agli angoli nascosti
soffiando in vicoli chiusi
piangendo in notti buie e silenziose
ho plasmato il dolore,
ad ogni rifiuto ho piegato la
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Quand’un tratta del se e del ma
e mente divien insana
in tal questio che si frappone
fra ben o mal nel far,
allor pur ci s’indispone,
ché via retta non si trova
e si percorre in mal cagione
L’autorevole responso
si pensa nel Dio di
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Nel tempo si è perduto
quel senso dell’onore
che fin da piccoli
ci è stato insegnato
alla pari del rispetto
lo so, anche tu l’hai detto
e forse ti riconosci
in quell’antico credo
dove ogni cosa aveva un senso
e il senso era il dovere
di porre
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Francesco
Tra le vene azzurre del silenzio
il mare respira al posto tuo
e tu sei soltanto una conchiglia aperta
che dimentica il nome della riva.
Le onde non tornano
scrivono e cancellano nello stesso gesto
come dita d’acqua
sulla fronte fragile
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Bacio la natura terra del silenzio
vibrante passione nella spuma delle nuvole
chiodo di un pensiero pendolo dello squilibrio.
I poeti lavorano di notte nella pallida luna del silenzio
stilla l’amore che passa un mare di lacrime ai tuoi occhi
verso
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Tornavano e scacciavano la noia
sfrecciando in basso in alto in ogni dove
giulive nel portare sole e gioia
bandiere e testimoni delle prove
che prospettava lady primavera
intenta a far trionfare la sua era.
Tornavano al caldo sotto il tetto
a
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Che c’è nell’aria che rende
il cielo azzurro?
Atomi invisibili agli occhi
che ammassati creano per me
il colore che dà pace
e mai diverrà peso alla mia vista?
Che c’è nella distesa d’acqua
che ammiro verde, azzurra
e blu profondo?
E’ l’ossigeno
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Cade una lacrima
cade su di un fiore appassito
si svegliano api morenti
s’innalzano steli,
tu no è il tuo sepolcro
che
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I bei dì di Primavera
son da tempo già arrivati,
e fioriti sono i prati
di papaveri e violette.
Pur le rondini son giunte
da paesi assai lontani,
per pianure ed altipiani
della nostra bella Italia.
Volano anche le farfalle
dentrro ville e nei
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S’immerge il giorno in un bacino d’oro
mentre il silenzio stende il suo mantello
e ogni pensiero svela un suo tesoro
dentro il rintocco di un antico appello.
È una marea che sale piano piano
lungo le rive di una mente stanca,
ci prende dolcemente
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I sogni della morte
sono nel vento
lei non sa
lei non conosce
altro che il buio
e le notti infinite
la portano al mattino
quando recide
i respiri del mondo.
I colori della morte
sono nella terra
e lei toglie il dolore
quasi fosse un
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Vaghi castelli incantati
senza re né regine né fate,
son i discorsi di chi al vero è negato
e infondatezza e presunzione respira.
Come sterili piante dal cavo fusto
e riarso fogliame son le loro convinzioni,
carenti di linfa di sacro
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rivoluzione di parole
colombaie lunari
cammino sulla strada della polvere
ultimo faro di una poesia sbandata di silenzi
generazione sconvolta di disegni
tremito di una sporcizia arrugginita di carezze
marcia della solitudine tra i piedi della
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Sospesi sono i miei pensieri
in quell’arcano che è confuso
fra i ricordi passati
e l’odierno vivere in continuità
pur avendo la paura del vuoto.
Appesi a un filo che ci fluttua
nel tempo che cola, noi siamo...
inevitabilmente il tutto scorre
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Sfilano maschere di seta e di decoro
su marciapiedi lucidi d’orgoglio
custodi di un antico e finto oro
seduti sul palchetto del germoglio.
Hanno lo sguardo stretto nel mirino
misurano la colpa col righello
disegnano il destino del vicino
mentre
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Note soavi, dolci
di un quintetto di fiati
invadono la platea,
catturano l’animo.
Il mio io,
sorpreso,
si immerge
in un’estasi di quiete,
in note di arie più
volte sentite,
di momenti passati,
dolci al solo ricordo.
Arie sonore
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Nel cavo delle mani un’eco antica,
un carillon di seta che si accende,
con dita di rugiada ci solletica,
mentre l’anima, docile, s’arrende.
È un raggio d’ambra che piano carezza,
come un amante che non vuol finire,
mentre la notte, con la sua
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Sin base el muro alzándose se quiebra,
si falta el fiel respeto en su cimiento;
ley sin razón es hueco cumplimiento
y forma vana que en el aire medra.
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Quien honra, mas su obrar jamás se integra,
es brisa sin raíz ni fundamento;
promesa leve,
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Quando l’ardente sole
gradevolmente perverrà
all’apice del monte,
di armonia brillerà
l’azzurro del cielo.
La quiete m’invaderà
nel profondo,
e in me dissiperà
afflizioni e rancori
in un istante.
L’animo mio berrà
l’energia dell’astro
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Meravigliosi cesti di fiori variopinti,
covone d’oro di virtù nascoste invano,
il suo ridente sorriso mi trasfonde.
Teneri sapori di malizia e ingenui,
vibrar di domande non fatte.
calore d’amore,
desideri di nuovi incontri.
Lo sai però, il tempo è
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Non serve bussola in questo andare
se il baricentro è un battito che svela
non esiste mare da non solcare
quando l’anima si fa distesa vela.
Siamo mattoni e insieme architetti
costruttori di ponti sopra il vuoto
scrivendo sogni sopra i muri
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i tuoi occhi di un sogno tolgono dalla tavola il silenzio
la tua anima naufraga nei chiodi bullonati del buio
tu che scrivi il coraggio di sgocciolare il suicidio
tu che passi le parole colpevoli di sogno
figura di donna rivoluzione di secolo
ha dato
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C’erano stanze accese dentro il petto,
piccoli soli al riparo del vento,
e un bene quieto, semplice e perfetto,
che respirava piano nel presente, lento.
Ma io guardavo oltre la collina,
dove il domani luccicava d’oro,
una promessa magra e
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Distorto, il suono mi buca
lasciandomi vuoti ingordi
che al tatto pesano
e in punta sparano.
Risalirli mi ghiaccia
in
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E torni, come un respiro trattenuto
che nel silenzio trova la sua voce,
un passo lieve che non fa rumore
ma scioglie il gelo e riaccende la luce.
Come le primavere, senza chiedere,
entri leggera e cambi la stagione
con quella forza
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Dopo una lunga agonia
il nostro (eterno) amore
si è infranto come una stella cadente
contro il muro delle nostre divergenze.
I suoi frammenti ormai
sono sparsi nel vento
come i fogli di un diario
mai completamente letto.
Anche se l’ultima
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Mi lasciavi spesso
come il sole
lascia il giorno
per divenire tramonto
e poi tornavi da me
come un’alba ribelle
che ancora accarezza
le stelle notturne
in una culla di buio.
Mi amavi spesso
e poi smettevi
vento di primavera
che uccideva
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Nella notte confido
affinché i miei passi
si disperdano nel vuoto
e le voci si discostano da me
per poi annullarsi
nel caos della via
seduto sul balcone aspiro a quel nulla
che si completa nell’orizzonte
in quella linea che pare una ruga
e nel
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Era presto per dirti ti amo
ma tardi per chi
come me
non aveva mai conosciuto l’amore.
Lo conobbi con te
affacciata a quel balcone.
Mi bastò un tuo sguardo
per gustare la vita,
riempirmi il respiro
e lasciare l’anima in trabocco.
Alzerei mille
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Destati anima mia
dal rischiar incauta fallacia
come chi affida i suoi progetti
al vento,
più che vegliar sulle sensazioni
e modular il corso delle emozioni.
Integrità e imperizia
rendono lo spirito inconsapevole
delle imprevedibili cadute
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Anime compite ed arrese, piccoli fuochi e vegetazione,
caldi cuori e tenero amore, nucleo primordiale figli
ad unione famigliare, amor e vitalità ambientale.
Cavalcar colline e cavalli a brucar fresca erba mattutina,
scoiattoli e farfalle, ramoscelli
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Stu silenzio ca nun dice na parola
guarda sulo chesta notte luna e stelle
e se mette a ricurda’ ddoje guagliuncelle
ca me stanno a cantaria’ facenno scola.
Stu silenzio s’annasconne areto ‘o muro
zittu zitto comme a fronna surda e muta
ca nun
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Vorrei passar oltre e non guardarti.
Immobile sei qui fiore selvaggio
abbarbicato a terra ferrosa.
Indugio, l’immagine si fa vita:
su sfondo incerto, scuro, esplode
luce che non sfoca e mi trasmette
gioia che tratterrò come tuo premio.
Ondeggiano
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Passaggio di un mare di lacrime al silenzio dei miei occhi.
ultimo faro che illumina gli sbandati dell’ultima particella di vita
poeta crocefisso dai chiodi arrugginiti della mia fragilità.
Guardo la bianca spuma che silenzia le onde di tempesta
apro
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E torni come soffio che non si annuncia,
primavera che scivola nell’aria lieve,
sciogli il gelo con un dito di luce calda
e ridoni al silenzio il suo respiro breve.
Torni senza clamore, petalo che osa
sfidare il vento ancora tagliente e crudo
e il
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Non sono solo
mi tiene compagnia il silenzio
come un’isola ascolto il mare
come un albero le foglie
sulle mani mi accarezza il vento
il mio corpo mi tradisce
cosi’ vicino eppure io cosi’ distante
ho messo al confino tutte le voci intorno
non sono
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Le costole sono rami di buganvillea
il cuore un bulbo che spacca la pietra
per nutrire di rosso il fango.
Non è aprile: è un’emorragia
che sgorga dalle cicatrici del suolo.
Le radici entrano nei piedi come chiodi
ancorano le madri, alla
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 | Io non cammino più sulla terra,
ma salto tra una nuvola e l’altra
per non sporcarmi i piedi di cenere.
Dall’infinito guardo questo mondo
che trema di freddo e odio,
che vomita guerre e prende a schiaffi
l’innocenza rapita, quella grazia nuda
che
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 | Stanotte alle due
dicono che il tempo avrà un padrone,
che un dito sospeso sull’abisso
deciderà il respiro del mondo.
Ma il mondo non è un bottone.
Non è un ordine sussurrato tra denti serrati,
non è una mappa da piegare
dentro il taschino di un
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La magia
era sentire la notte
attraverso la pelle
e respirare le ombre
fino alla fine del cielo
quando il buio sfumava
in un alone di nero
con un cerchio di luce
che avvolgeva le labbra.
Il prodigio
era finire con le stelle
mentre l’alba
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Come file di colore
ora bianche, ora purpuree
vanno le rose nel cammino
fra i roseti delle chiese.
Sulle linee della mano
vanno i sogni a ricercar intrecci
laddove le tracce sono solo
segni da interpretare.
Siamo anime in
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Nell’animo acceso di ogni uomo
vive un universo di circostanze
con ritmo di lunghe percorrenze,
per conquistar l’ambito d’oro pomo.
Sembra l’uomo scrivere il proprio tomo,
sempre ardito e pronto ad oltranze,
con costanza e senza
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Buon compleanno, sorella mia
cinquantadue primavere
e non sei mai stata così viva.
Hai attraversato inverni lunghi
giorni senza voce
notti cucite addosso al cuore
ma non ti sei spezzata
ti sei trasformata.
Ora la primavera ti somiglia
timida,
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338154 poesie trovate. In questa pagina dal n° 21 al n° 80.
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