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♦ Patrizia1973 | |
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Il vento scuote il velo dell’inverno
e il sole ricama l’erba di smeraldo,
mentre il ruscello, fuggito dall’eterno
gelo, sussurra un canto mite e caldo.
L’aria diviene un calice di seta
dove ogni gemma esplode in un sospiro;
la terra par che sogni
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La ferita nello sguardo
era sempre più rossa
e fingevo di temere
le tenebre, non il cuore
stanco di battere
tutti i dolori del mondo
in un cielo di cenere
troppo scuro per dare luce
alla tua pelle morta.
L’ombra nello sguardo
cresceva ogni
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Ho intravisto un cucciol di cagnolino
smarrito chissà dal suo umano distratto,
nell’erba sottile del Parco giardino,
o forse deciso gli ha imposto lo sfratto.
Un batuffolo d’oro sguardo piangente,
d’amor son presa e in giacca l’avvolgo,
riccioli
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Sorge il giorno, e nella lotta costante
contro ombre antiche dal volto inquietante,
attraversiamo il fuoco, la ferita e il timore,
finché la notte ci chiama nel suo ardore.
Caduti restano in polvere e memoria,
noi ancora respiriamo la storia;
e
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 | Vengo da un luogo,
dalla sua storia.
Porto con me
le sue persone
la lingua
Il modo
e poi,
improvvisi e lancinanti,
i ricordi.
Sono di lì,
vi
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| Nel grembo bianco, prima del respiro
giaceva il Verbo come un seme inerte
fra le costole azzurre del ritiro.
Poi s’aprirono porte mai scoperte
e il Silenzio esplose in un rintocco
tracciando rotte su terre deserte.
Non era voce, né carne, né
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Unico in ogni senso e in ogni modo
capace di attrezzare il sentimento
dell’ego caldeggiato dal momento
che amalgama la carne con il brodo.
Unico dove batte intanto il chiodo
adatto a seminare contro vento
della qual cosa amici non mi
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Si attorcigliano i ricordi che hanno smesso di esserci,
e quel non essere più -frammenti di vita -
lascia l’amaro in bocca e tanti dubbi.
Domande ed i perché ed i per come,
i sensi di colpa scavano tunnel profondi
e in un attimo accelerano i
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“ricco è colui che non dona di suo
ma che da tutto se stesso agli altri”
non serve molto altro per capire
se non comprendere quella voce
che dentro ti spinge verso l’altro
non per privarlo della parola
né della sua terra
tantomeno della sua
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Dolce Enrico,
dirittura morale di un uomo giusto,
forza muta del popolo.
Erede del sogno vivo dei comunisti,
italiano fiero di lotte,
per sempre dalla parte dei lavoratori,
fiere parole di un uomo di progresso.
Decisa opposizione di un potere senza
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Difficile ricominciare quanto interrotto
istanti minuti appaiono giganti da combattere
seppure volontà non demorda
importante il traguardo avvistato pare fare a nascondino
birbantello affascina nel suo andare inutilmente
ovunque espande il suo modo
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Vezzo d’un bimbo o sollazzo del fato
la traccia marcata che segna l’abisso
fra ciò che era prima d’un solo momento
e quanto ne venne cambiando ogni istante
Sguardo smarrito, perduto alle foglie
raccontami allora di ciò che era il mondo
nei giorni
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Nel grigio fumo della stanca valle,
dove il carbone ammanta ogni sentiero,
piegano i vinti le ricurve spalle
sotto il dominio d’un padrone austero.
L’ingranaggio vorace mai non tace,
macina vite tra le ferree ruote;
mentre il potente dorme nella
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Ho chiuso con l’amore
e se mi ricorderò
d’amare sarà per gioco
per tutte le volte
che ho giurato
per poi sputare sangue
sui tramonti e sulle albe
per poi respirare
polvere sui miei dolori.
Ho chiuso con i cuori
e se mi ricorderò
di vivere
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Mi sorge da Est di questi ameni colli
la luminosa chioma dell’aurora
nell’incanto della luce evanescente,
come virgulto del giorno nascente.
L’ovattato blu con l’indaco
mi regalano sensazioni di riposo,
e lo sfumar del felpato rosa
mi evoca
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Dal soffio l’aria estrae l’etereo incanto
la vista scaglia dardi all’apparenza
l’udito beve il chiasso e il muto pianto
il tatto è della terra l’aderenza.
L’olfatto è polline in una danza santa
il gusto è il bacio d’oro dell’essenza
il nascere è
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L’alba si è fatta luminosa,
la luce che cerca lo spirito
scende dai colli
alla città della storia,
per la mia memoria
subito è festa,
ecco il bello della
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Girano tuoni che singhiozzano lacrime,
verità di una donna che ride pietre di scandalo,
bellissimo corpo che risuona l’asciutta intensità di un cuore.
Sorriso che splende nell’alba che balla per le strade,
prendiamo la stella quella del tuo
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C’è un orizzonte chiuso tra le mura,
dove il respiro si fa canto e rima,
un’oasi antica, limpida e sicura,
che non conobbe alcun rigore prima.
Svanisce fuori il mormorio del fango,
l’obbligo vano di restare in ombra;
qui la parola danza nel suo
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Mi avvertivan, da bambina,
di non contare le stelle del cielo,
ma io sempre una dopo l’altra le quantificavo.
Le calcolavo ed esaminavo
e poi riprendevo a valutare,
anche se gli altri mi ammonivano.
Gli adulti stessi timore s’incutevamo
nello
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Campeggia la nostra bandiera
verde bianco rosso
e la gente infervora
Le tombe dei caduti già rivivono
come vissuti
s’elevano ardite
Già nello scosso aere
trasvola e risuona
l’inno irredento
Attoniti sguardi
si recano
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Trovami nel bianco del disincanto
se avrò perso la traccia
di un antico cammino
o se il pianto sarà
solo polvere sulla faccia.
Amami oltre il confine del giorno
dove il buio si fa preghiera
e il respiro rallenta
per non svegliare il destino
che
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 | Ad uno ad uno
li chiamo’ il bisogno
di reagire,
resistere
rivendicare
il proprio posto nel mondo.
Fu come un urlo
a lungo rattenuto
che li spinse allora
a misurarsi con la morte
ricercando la vita
a se’
agli amici
ai figli
a chi venisse
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Non è da molto
che respiro rovine
e in questo vento
sento solo il freddo
che sussurra piano
il mio nome acceso
da un tramonto
finito a tarda sera
con le ombre morte.
Non è da molto
che piango polvere
vivo in una lacrima
nera e opaca
i
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dalla parte giusta della storia,
ruggisce la libertà,
giovani vite cadute lassù
questo è il cuore del partigiano,
tremito di un vento che soffia fiero,
morti nel silenzio della neve fioca,
risorgi giustizia di un paese sfruttato,
è nato il giorno
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Custodi ciechi di un’antica aurora,
i semi sono nodi nel silenzio;
mentre la sabbia il tempo suo divora,
essi filtrano il sole come incenso.
Sono piccole navi senza vela,
ferme nel porto d’una duna scura;
ogni guscio è un segreto che si
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E canto bella ciao mattina e sera
estate autunno inverno e primavera
ed anche se non è una mongolfiera
vulesse fa’ cchiù granne sta bannera.
E canta bella ciao la mia signora
immersa nel suo vaso di Pandora
ed anche se da sola si rincuora
vulesse
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Ricerchero’ nel mio essere le gocce delicate del nostro amore
che come raggio gentile di rugiada e vita imperlano di luce il nostro viso.
Ricerchero’ nel mio essere la dolcezza per camminare al tuo fianco
con determinazione e tenerezza.
Ricerchero’
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 | Mi aggrappo alla follia
del tuo corpo
come un naufrago
a una scogliera di sale,
e graffio quel velo sottile
che scivola via dai fianchi
lasciandoti esposto al
nudo della tua bellezza.
Non c’è tempo, amore mio,
per contemplare il divino
che
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Non ti ho
mai chiesto perdono
per avere amato
il tuo profumo
per avere accarezzato
il tuo sorriso triste
quando ogni cosa
sembrava finire
in una culla di morte.
Non ti ho
mai detto che amavo
ogni momento
del tuo respiro
e le ciglia
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Danza leggera di driadi nel vento
ricordi che sfiorano flebili il volto
portando alla mente quei giorni trascorsi
la ferma certezza guidava i tuoi passi
Le scelte il percorso, l’assenza di dubbio
lontano e sbiadito il motivo e la voglia
ritorna
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È Generazione dell’Amore
l’uomo che la parola di Dio
come mirabile Grazia accoglie
e la rende Vita nella contingenza.
È colui che si rende acqua e pane
per nutrire il cuore delle genti
e d’amore dissetarne l’arsura.
È generazione
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Non è coraggio, è fame
un’urgenza di sangue e di stelle
che preme contro la scorza
di questo esistere calmo.
Voglio la mia vita non come un dono
ma come una preda
strappata all’inerzia del tempo
che tutto leviga e uccide.
Mi offro al vuoto come
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Deboli pensieri si accumulano
negli angoli bui della stanza
nascondendo le ombre alla luce
che avanza senza trovare
quell’appiglio
nel canto della parete
Invano cerco di scacciarli
ma alta è la pila
delle riflessioni fin qui fatte
senza
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Tra queste mura il tempo si fa lento,
un porto chiuso al vento dell’inganno;
qui non arriva il gelido lamento
di chi ai pensieri miei donava affanno.
Sulla carta si srotola il sentiero,
libero finalmente dal timore;
ritrova luce il
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Eccoti silenzio accendi l’infinito,
attore della vita che infiammi,
la quiete delle nuvole,
ubriaco dolore,
che spezzi il pane del sacrificio.
Tu che succhi
le primavere asciugate delle stelle,
Figlio di Dio che preghi
la beata poesia del
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Permettimi di restare
il mio sguardo
è troppo scuro
per soffrire d’amore
e la nostalgia del cuore
fermerà i battiti
non appena il buio
scenderà di sera
a sussurrare il tramonto.
Consentimi di andare
l’addio sarà dolore
ma le nostre
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Il vento di Primavera
è diverso da ogni vento
anche se intenso, anche se freddo,
ti dice che puoi aspettare,
che puoi sperare
e ti riempie d’amore
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se soltanto fossi un’onda anch’io
dove mi porterebbe il vento
avrei paura o sarei felice
la libertà l’ultima prigione
se soltanto fossi un’onda anch’io
mi mancherebbe la terra
lacrime e mare un unico oceano
perdere la rotta
per vincere se
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Stendere un velo sui miei ricordi
è chiuder il cuore a mute speranze,
eludendo gioie e ricordanze,
tagliar il respir a residui raccordi.
Quando mente e cuore son disaccordi
si crean nell’anima le dissonanze
sorte da dissidi e
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L’io fragile prende voce nel verso
tra terra e cielo bacia la fiamma della strofa.
compagna della vita
accesa dai sogni ubriachi,
poesia che da la voce alle rondini striate,
dalle primavere che urlano,
amore vero cuore autentico,
l’io che si
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Un varco s’apre dove il tempo tace,
tra fogli bianchi e polvere di stelle,
cerca l’ingegno la sua vera pace
nello spazio segreto della pelle.
Non serve reggia o trono di velluto,
ma un breve regno fatto di silenzio,
dove il
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Svestirò questa forma, lascerò la pelle
sarò luce che vibra nel coro di stelle.
Non avrò più confini, né soglie né veli
ma respiro disteso negli spazi dei cieli.
Deporrò questo abito, ormai troppo stretto
con la quiete profonda che tengo nel
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Deponi l’arma contro te stessa,
a poco a poco,
come si posa la sera
sulle cose che hanno resistito al giorno.
Hai abitato il dolore
come una lingua straniera
ne conosci i verbi storti,
le sillabe d’ombra,
le pause di cenere.
Hai camminato sul
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Candida linea ingiallita nel tempo
riporti all’anima una carezza d’amore
che incanta e sorregge.
Dura legge diventa
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Mia candida madre, così prematura,
te ne sei andata lasciando la cura
di un mondo che adesso non riconosci più,
mentre io resto qui, e dentro ci sei tu.
Eri leggera, un passo di piuma,
un’ombra silente che il tempo consuma,
ma dentro il mio
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Non so tacere più
il disgusto che mi lecca,
avido e purulento
mi sa convincere bene
della stizza che mi sale
dai piedi
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 | Ci andavo in treno io
al liceo,
quel nostro “mondo a parte”,
ed era sempre un vociare,
col freddo e col sole,
fremendo.
E incolonnati
come le formiche
entravamo,
coinvolti nell’esperimento,
come catalizzati ad un’impresa.
Per poi dopo
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Sceglimi se avrò peccato
se sarò malato
di qualche nostalgia
e se avrò profumo di fiori
colti di sera
quando il vento ancora spera
di non cedere più
ai desideri del silenzio.
Amami se avrò sbagliato
e pronunciato parole
senza barare
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Dice la fisica mia sostanza
alla sbigottita anima mia:
<< Ancor per poco
e ci sarà tra noi secessione. >>
<< Non è lecito interpretar
che per pulsazion d’amore sofferente
ci sia tra noi amaro scioglimento. >>
Ribatte l’anima mia in
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Graffi sull’uscio, parole mai dette
fisso lo specchio cercandomi ancora
mischio stupore alle risa ed al pianto
non vedo chi ero né cerco chi sono
Parole, silenzi, rancore e condanna
mutando l’istante in pensieri di ore
perduta la rotta che al
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Non voltarti quando ti chiamerò.
Non tornare indietro
dopo che avrai oltrepassato il ponte
che ti condurrà negli splendidi
colori dell’iride.
Alza gli occhi al cielo
e prega in silenzio
nell’attesa che io ti raggiunga
nelle immense praterie
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Cade la brocca, s’infrange il destino
in mille schegge di terra e di pianto
ciò che era intero si fa pellegrino
perso nel buio, privo del suo incanto.
Ma non si getta il cuore spezzato
non si oscura la ferita aperta
la cura è un filo di nobile
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’A vita c’haje cantato juorne e notte
se mette tutt’assieme a ‘mpacchettia’
e sape puntualmente comme ‘a fa’
quanno pe’ caso tiene l’ossa rotte.
È pate ciento vote int’ ‘a nuttata
è mamma mille vote int’ ‘a matina
e si te serve quacche
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Luce ad espander nel cielo,
dinamiche fluorescenze
ad abbellir atmosfera
vita ad addolcir sembianze a ciel sereno,
gabbiani a volar nel cielo,
pensieri a volar su astronave ed andar lontano.
A cuor vibrante fermentan emozioni,
unisono d’un canto
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Passa il vento di voci
lamenti flebili risuonano insistenti
c’è un cucciolo impaurito
nascosto, fra l’erba secca
di un
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In quei momenti
quando il senso dell’inquietudine
lascia poco spazio al capire
tutto dipende da come vivi l’attimo,
e forse l’essere cherofobico
porta a pensieri insensati...
Molti non vogliono essere felici
e non hanno rispetto per la
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Nel petto si spalanca una voragine muta
dove il giorno si spegne e non fa rumore,
l’inferno non urla, ma ti chiama e ti aiuta
a scendere scalzo sul tuo stesso dolore.
Le scale sono vene, pulsano di piombo,
ogni gradino un nome che hai sepolto
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Riempimi di carezze,
silenzio solitario di nuvole,
sogni del tuo abbraccio di figlia,
dolce figura di un uomo di dignità,
tenera primavera di una madonna,
amore forza gentile delle viole,
senso di un bacio gelido di vento,
impeto di
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Non tornerò
sul mare al tramonto
e quei riflessi di luce
finiranno con me
con le stelle di sera
e con la luna morta
nel cielo di notte
che sembrava scuro
come un addio.
Non piangerò più
sull’orgoglio ferito
un mattino d’aprile
e non
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338275 poesie trovate. In questa pagina dal n° 1 al n° 60.
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