Riccardo, il figlio maggiore di Lucia, di dieci anni, si chiedeva dove fosse andato Gino, suo fratello minore, un bimbetto di quattro anni, spaventato dal racconto del lupo nero, che gli aveva letto suo nonno Peppe. Lo cercò e lo chiamò in largo e in lungo nel giardino, davanti e dietro casa. Rientrato in casa, indagò dietro le tende, sotto la piccola scrivania e perfino sotto il letto, ma niente. Recatosi in cucina, finalmente lo udì singhiozzando, aggrappato al grembiule della madre.
- È il lupo nero – disse la madre intenta a preparare la cena.
- Non esiste! – Incalzò Riccardo – Almeno non vale quanto … il lupo giallo! –
- Perché? Vi è solo diversità di colori. – Chiese incuriosita la madre, mentre Gino si stringeva ora alla gonna della madre. – Questo lupo giallo, da dove è uscito? -
- Il lupo nero è invenzione per spaventare. Il lupo giallo è per divertire! – Riprese Riccardo.
Il piccolo ascoltava in silenzio. Si incuriosì tanto che smise di singhiozzare, con lo sguardo fisso alla tovaglia a fiori distesa sul tavolo per la cena, ma nessuna parola obiettò.
- Il lupo giallo è amico dei bambini e scende dalla montagna per giocare con loro. Lui non spaventa, no. È giocherellone. – Riprese Riccardo. Il piccolo ascoltava silenzioso, quando si udì fuori un ululato.
- Eccolo! Arriva! – Gridò Riccardo ridendo e alzando i pugni in aria. Si affacciò sull’ uscio e gridò: - Eccomi, adesso vengo! Che cosa dici? Si, le polpette ti porto! Si sente l’ odore già da fuori, ha detto il lupo giallo. –
Riccardo raccolse tre polpette dal piatto sulla tovaglia e uscì in cortile. Rise il piccolo Gino e seguì il fratello, per vedere il lupo giallo. Il lupo di Riccardo era un cane Golden Retriever di dieci anni, dal pelo biondo oro e soffice, nato da una cucciolata pochi giorni prima della nascita di Riccardo, ed era cresciuto con lui, saltando e rincorrendosi nel prato del giardino.
Il loro “ lupo” apparve e saltò con gioia verso di loro. Riccardo lanciò in aria una mezza polpetta e il “ Golden – lupo” l’ afferrò al volo, tra i risolini di Gino, che si abbassava fino a terra, accucciandosi sulle sue stesse ginocchia, non più spaventato. Riccardo lanciò l’ altra metà e il cane la prese al volo. Lo stesso fece con la seconda polpetta. Divise poi la terza polpetta, ne infilò un pezzo in bocca al fratellino e ne mangiò l’ altra parte.
Gino si chiedeva se il loro “ lupo” non fosse stato davvero un lupo di montagna, prima di incontrare loro. Si riservò la domanda per il fratello, quando sarebbero andati nella loro cameretta. A cena, il piccolo Gino ebbe l’ accortezza di spiegare al nonno che il miglior lupo è quello giallo, somigliante al loro cane, e che non spaventa, ma gioca con i bambini. Tutta la famiglia ascoltava interessata, e il cane si nutriva dal suo piatto a terra, in cucina. Allora, Gino chiarì un dettaglio molto importante:
- Tutto va bene, però, se hai anche un fratello, che ti aiuti an non spaventarti. –