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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Lunabionda Valentina Di Caro
Le 446 poesie di Lunabionda Valentina Di Caro
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Sterminata distesa ero
più vasta del raggio
del tuo stesso sguardo
nera torba incolta
che abbracciava l'orizzonte
come il mare, il cielo d'erba
...guardavi sperando
di scorgere il confine
ma non ha confine
ciò che non
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Voglio che ascoltiate
la canzone del Sole
di quel Sole che nasce
ma non muore
che fa il segno dello croce
alla luce dell'alba e a quella
del tramonto
il Sole d'ogni specie umana
e disumana
dei fiori e degli anfibi
dei soldati e dei feriti
un
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che il tempo stringa è vero
per questo non lego i lacci
...alle mie scarpe
ma tu sei apparso
e ho detto tutto
sui tacchi o in ciabatte
legata all'impazienza
di scivolare
barcollo ad un centimetro
dalle tue stabilità
slegando
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e ditemi anche perché si muore
dimenticati dalla stessa morte
che promette dignità nella ricomposizione
degli ultimi spasmi mioclonici
e invece poi si muore... e basta
datemi motivi per credere
alla bugia della lunga vita
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Per il sapor del mare
o per un pescatore
che osserva il misero pescato...
oggi al mercato
tra le tante grida
qualcosa di tuo da contrattare
sorrisi in saldo al chilo
per ripagar le attese
d'un mestiere fallimentare
e nell'oblio della
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Ho bisogno di quello di cui altri
non si sfameranno mai
ed è arduo spiegare cosa sia
a chi ama sedersi con le gambe sotto al tavolo
un piatto che profumi di ragù
quello che senza assaggiarlo
ha già il gusto della domenica
e la
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Son qui
mentre mi guardi
e non vedi che me
languida proiezione
d'un attimo fa
immortale nel desio
d'un proiettore
che indugia e allarga
a tutto schermo
la
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Gli uomini
ad un certo punto
ti viene voglia di farci l'amore
specie quando loro guardano dormendo
la televisione
E ti ci accomodi su
senza pudori
e loro dimenticano anche la partita
o il tempo che fa fuori
ma con la stessa verve
ed allo stesso
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Avrei bisogno di tutto
anche d'un'altra voce
che m'evitasse d'umiliarmi
mentre abbasso la testa
e alzo le braccia e la voce
Non è lontano il tempo
della mia fantasia
d'un vento sahariano
che mi risparmiava
nitide visioni e disumane
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e quando graffi e non c'è più scorza
e quando soffi e non c'è più fiato
quando menti su ogni ovvietà
e neghi l'ovvio delle tue contrarietà
quando sputi dove hai pulito
o sviti tasselli di lurido
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Se ci fosse una nuvola in questo telone di cielo
tutti saremmo lì
appesi come teste d'aglio al balcone
confusi fra i vasi di gerani e le mutande stese
a sniffare con la punta del naso... il profumo del sole
Ci prenderemmo il tempo e non per
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Sto bene certo... perché non dovrei?
Ho solo imparato a fare a meno di me
laddove soffermarmi allo specchio
prevedeva pause di non ritorno
e invece adesso vado...
senza il bisogno d'esserci anch'io
sospinta da impellenze diverse
scanalata
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Ho un anno
Cento anni ha l'apatia
Non ha ombra
Non ha corpo
Non ha neppure un volto
Mille stecchini negli occhi
Non vedo che le mie ciglia
Non presento umor vitreo
Non distinguo la notte dal dì
Milioni di galassie questi
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Non m'appartiene
che l'acqua della mia vasca
e la mano destra
che lava l'altra
in questa oscena danza
d'inutilità corporea
Non so più scrivere
non so neppure farneticare
non mi basta lavare e asciugare
io mi vorrei solo
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Quand'eri solo una creatura
il cingerti e il conservarti non serviva
eri espansa a dismisura dentro me
sospesa tra due spaghi di filo di luna
ma il tempo del presente
quello che i ricordi soppianta
sfalsò la resa dei tuoi contorni
e
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Se son una mi sento mille e una
potata e ripiantata fra le carni
come s'alterna la luce alla luna
svuoto le primavere negli inverni
faccio l'amor senza pretesa alcuna
fra moti liberi e ozi taciturni
son filo scivoloso nella cruna
sospesa
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Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Lunabionda Valentina Di Caro.
Sono gli abiti di questa stanza
che mi supplicano di restare
sono le mie particelle
che come tarme si sono annidate
sui baveri delle mancate occasioni di far festa
Non torno mai volentieri sui miei passi
e se i vestiti non sono puliti
non ci sono
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Più giù
a scavare
piegato, chino, sfiancato
ti vedo
mio piccolo uomo
terremotato
innamorato
degli inferi
di questa Madre Terra
dal sedere morbido
dissestato dal dopoguerra
di mani tenute legate
di organi eviscerati
di orgasmi
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Uomo
che a volte afferri quel bambino
per le braccia nude
e lo scuoti
come a svuotarlo
di stupidi capricci
Bimbo
che a volte guardi l'uomo
dentro i suoi occhi nudi
e lo compiangi
come a riempirlo
di dignità perduta
Madre
tu che sei
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Stasera raggomitolo errori
sacrosante matasse che di diritto
hanno preteso un posto
sulle grucce immobili
del mio armadio a soppalco
...e pendono...
come cristi impiccati
tacchini sventrati
manichini violentati
ci sono abiti d'alta
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tutta in un bigodino
la specie umana
si è annidata
tutti han seguito
il primo pidocchio
chissà come mai
ci son più
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Non posso più annaspare
nel catino del tuo pediluvio
anche le papere gialle
hanno diritto a vasche più grandi
alghe i tuoi peli
mi si avvitano alle nere zampine sottili
il tuo alluce valgo
mi divarica il becco
le tue unghie
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saper che ella vive:
è sconvolgente...
che respira anche senza l'alito delle mie narici
che profonde le annusavano i seni
fra le cavità dei più perversi
desideri uterini
saper che ella dorme:
è sconvolgente...
e
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Sempre in precario equilibrio
noi siamo
senza aggiunta di coloranti
senza conservanti
sopravviviamo
al calo fisiologico
al filo logico
noi soprassediamo
non v'è dimensione
laddove restare o cadere
non cambierebbe la situazione
Ah...
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a volte il sonno è turchino
setoso
asfittico certo... quasi polveroso
ed è polvere di nebulosa
come cipria su pelle di porcellana
il sonno è una gheisha
un tocco impalpabile
di lunghe dita istruite
il sonno ti corteggia
come
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E' questa una poesia senza versi
per il lettore cieco
il recensore muto
faccia ciò che più gli aggrada
perch'io non riesco a immaginarci dentro
nulla
adotti l'orfana
gli dia il suo cognome
ché lei non m'appartiene
A
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E' eternamente doloroso e ingiusto
che d'otto zampe un ragno se ne spezzi una
e muoia
Questo anfratto mi ricorda la città
quando è troppo tardi per trovare un bar aperto
e troppo presto per rincasare
Così pianto la penna
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Si chiude il cerchio
intorno alla perfezione
Non è arrivato il coniglio
ma era tardi e mi sono seduta
Avevo fame di me... tanta fame
e un solo
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Angie suda già
Angie non vuol morirmi dentro
Se le donassi un corpo
dovrebbe indossarlo
fosse anche solo per riconoscenza
Angie non ha il pudore della nudità
galoppa nella brughiera
vestita dei suoi seni
li sente dondolare e
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Di tante nullità
tu sei corposità di vento a chiome
amo i miei capelli
quando non ne controllo i
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446 poesie trovate. In questa pagina dal n° 241 al n° 270.
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