Un bivio in campagna, senza suoni,
qualche passo diviso, a chetar nostri furori.
Sfrecciarono a demolir amore frecce feroci,
eppur suo volto volse a me lo sguardo.
Tremante mi fermai e pur lei lo fece,
desiderio di ritrovar la nostra via.
Giardino,
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Umile, paziente amica terra,
concedesti passaggio ai miei passi
da quando dimoravo la caverna:
secoli passati inosservati.
In antico protetta da foresta
opposta al cielo, vicino a Dio,
scegliesti amici lampo di sole
e la luna di stelle
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Dondolar flebile di foglie verdi,
supino sul caldo di mia terra
ti guardo e sento profonda pace.
Respira sereno il mio cuore,
batter lento, garanzia di vita,
noto e misterioso fluir di sangue.
Sommesso a tua danza s’affaccia
spicchio di cielo
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Superior stabat lupus,
intorno niuno.
Predone rio cuore
sbranò mitezza.
Feroce belva oggi
insegue preda.
La Terra sua sente,
muove le zampe!
Mammona santo loda,
viltà nei campi.
Compenso marcio vale,
di carne stracci.
Per chi, fermo
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Chi non ebbe virtù di memoria e intelligenza
venne bistrattato e mal pagato.
E, quando andò peggio, finì sul marciapiede,
sconosciuto a me, passante e indaffarato:
macchia indistinta, nera, chiusa in tela bagnata.
Prese la vita giorno per
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Terra di sabbia cosparsa di dune,
rosso deserto di tremule cime,
secchi arbusti rifugio di serpi
unici doni del sole cocente.
Chiudono ciglia a chieder riposo
e della mente segreti anfratti,
prima nascosti, accendono luci.
Lievi colline si calan’
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Aria assolata, tenero vento,
tutt’intorno fiorir di bianco e rosa,
altra giornata di guerra lontana.
Traffico deserto, siam ricchi di cannoni.
All’orizzonte della mia città
solitaria ciminiera nera minaccia
di oscurare per sempre il mio cielo.
Un
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Perché ti adombri mare profondo?
Immenso ti miro fino al finir
dell’orizzonte, promessa eterna
di vita che dà gioia ai pensieri.
Ora è mantello azzurro il cielo,
cupezza scompare, torna certezza
di un placido scivolar dell’onde
battito continuo
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Nella lotta al male con coraggio
ti aggrappasti al lembo della vita:
quel velo bianco si allontanava,
speranza serbavi di tua vittoria.
Si chiuse spiraglio di cielo terso,
ora sei corpo di sangue fermo,
sei parte di popolo immenso,
ignorato,
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A notte fonda il sole si spense,
con lui fuggisti nelle ombre scure.
Nubi di stelle lucenti, dov’è lei?
Tace il firmamento, piange con me.
Spazi nell’infinito cielo buio,
hai freddo, cerchi Dio che promise
di star con te a lenir le tue pene?
Sei
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E’ notte, cerco i tuoi occhi neri,
il buio raccoglie i miei pensieri
forse lì fuori nuvole fosche
coprono lo scintillio vivace
che regala gioia e poi la pace.
Un sonno incerto mi spinge a te,
ora ammassi di fiocchi dorati
solcano il cielo, e
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Viaggiare lontano, viaggiare l’Italia!
Nubi di pece nascondono il cielo
odori bruciati, carbone incendiato,
ricordo di un tempo ormai sorpassato.
Un treno si accosta senza fragori,
assenza di fiotti di fumo e carbone.
Mostro appuntito, colori
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Or la vita è lume di candela
che nel buio dona sempre tepore,
tardi l’uomo s’avvede che si scura.
Qual rio gesto sia strappar biscotto
buono che al bambino venne offerto,
or caramella dolce è amara.
S’appressa tramonto, pena prevale
sui ricordi
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Piccoli passi su lucida strada
bagnata di pioggia: luci giallastre,
nell’umida sera pallida nebbia.
Piccolo cuore ripensa alla nonna,
al tepore del braccio che consola.
A ciminiera senza fumo nero,
alla gioia di un giorno di luce.
Giorni, ricordi
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S’ aggira un genio in Medio Oriente,
mi dicono tutti non sia cristiano.
Saccheggi e bombe, coscienza niente,
bontà rifiuta, non è musulmano.
Spietato, si sente onnipotente,
sordo agli inviti della società.
Forti grida e l’implorar non
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M’incanti ancora, tenero viso,
il tuo splendore è magico laccio,
gioia regala un dolce sorriso,
tende di notte a te il mio braccio.
Con lei a spasso, piedi nella sabbia,
soffia sottile aura di montagna;
lei non c’è più, morta, mi vince rabbia,
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Stupenda villa antica, fantasia mia.
Una vetrata brillante di sole caldo
diffonde calore con scintillanti raggi.
Glicini dall’alto, una celeste chioma,
delicate violette, rampicanti rose,
aiuola bomboniera di profumi densi.
Corrono nei viali i
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Ancora mi sorridi caro, dolce viso!
L’anima mia ritrova conforto in te.
Gli occhi tuoi sono allegria dolce,
serena, e rapiscono il cuore mio.
Mi ritrovo lassù, come in nubi bianche,
passo sopra immense innevate vette,
attraverso vaste acque
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Ma se tu, guardando l’altro,
dovessi pensare “non è l’altro,
è mio fratello”,
sarebbe pace per il tuo cuore,
tranquillità per l’altro!
E se tu, Guida di Stato,
ripudiassi futili sospetti,
luce divina,
sarebbe pace per il pianeta,
tornerebbe
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VIALE DI SERA
Tranquilla sera, viale silente. Alberi
neri si arrampicano a sfiorar nubi
celate in basso da incerti chiarori.
Dormono foglie oscure, filtrano fili
di luci dalle stanze di case intorno.
Pallida luna nascente, lampioni
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