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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Aprile 2025 |
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Giammarco Corsi
Le 18 poesie di Giammarco Corsi
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travestita
color panna
attendi di essere
scarcerata
tre scalini
color marmo
prima del vuoto
nell’ago
un naufragio azzurro
colpisce il sole
e prospettive troppo alte
senza testa e
senza braccia
in un cielo asciutto
sei annegata
come un
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dicesti a tutti
la stessa paura
con troppe medaglie
saresti caduta
a bordo di un battello
di gente che cede
di gente che piange
una voce irreale
un cervello appassito
la vede, se ne va
questo è il suo gioco
di
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anime di distanze perse
si distinguono bene
dentro un’ombra
poi lei avvizzisce
in
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il pagliaccio canta la sua canzone
e pensa che si può fare
pensa che può dare se stesso
per la sua melodia
un filo senza memoria
un corpo da tessere
ad ogni crollo di tensione
lo beffeggia senza ansia
e timore di quello
che la
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codato mi guarda
mi guardo e vedo da un po’ di tempo
che non gli sto accanto così
lo guardo
affaticato dal destino
scende in un gradino mattutino
con un giusto sorriso
sulla spalla
e senza parlare
gli narro che va tutto
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li ho visti morire per pura curiosità
le loro mogli gridavano
- è pronto vieni a tavola-
ma loro volevano vedere il signore
dicevano -tutti ce l’abbiamo questa curiosità-
e si chiedevano cosa faccia la differenza
li ho visti
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Come fa, come fa a stare lì
in quel freddo schifoso
con una coperta rossa
a guardare la tempesta
vederla in riva al mare
con uno sguardo e una fune
da lontano. Là, dove
il mare è pioggia e
il cielo è ferro
come fa,
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piedi troppo piccoli, cervelli da giganti
l’uomo voleva correre
l'uomo ha corso e tutt'ora e quì
che corre, anche di notte
sopra universi stanchi
con passi sempre diversi e sempre arroganti
passi che fanno male alla terra
passi che
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Dal nulla
mi sono trasferito
prima del vento
ero già abbastanza vicino
ma naturalmente non era posto per noi
Ho visto tante cose
finalmente soddisfatto
e l'oceano
in armonia con i suoi pesci
un'epoca felice
e mi sembrava di fare
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potrebbe essere una donna
che guarda un vulcano che erutta
o forse due camerieri in sala
con il lavoro in mano
un uomo vecchio davanti allo specchio
o forse solo ragazzi con la gobba
in basso c’è un’aquila
che prende il volo
al centro un
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Cerca la poesia:
Invia un messaggio privato a Giammarco Corsi.
ti ritrovi tra le braccia
di luoghi un po’ curiosi
niente più zucchero filato
o attenzioni un po’ lussuose
è la realtà repentina
che con il gomito ti spezza
ti caccia in ospedale
e si insidia dentro le ossa
sono
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quell'estraneo rumore di chitarra
che viene da lontano
quando ogni cosa
ha bisogno di essere ricominciata
il riflesso della conoscenza
si fa piccolo ed inutile
chiuso in questa gabbia
a dare un senso alla vita
poi capisci che nulla cambia
e
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tu dannato che mi guardi da dentro la stanza
claustrofobica costretto alla posizione fetale
sarai condannato ad un corpo e ad un volto
perché qui non sei riuscito a trovare te stesso
fra non molto la luce vedrai
e sarai il nuovo
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da sempre colpisce
la segue e persiste
la vita funesta
dei suoi troppi pensieri
malata che cede
il suo posto occupato
s'affaccia al sipario
dispersa lassù
e i rami dell’albero
stesi a passeggiare
dentro la realtà
cominciarono
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vivendo sulle tue carte
come un paranoide in auto
in un mondo senza parole
o prime posizioni
vivendo nel tuo cuore
mentendo del mio
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di fianco al porto la strada è muta
e leoni di pietra si guardano
sembra sciocco ma la strada si ferma
e leoni di pietra non si toccano
così due correnti opposte di automobili
rimarcano principi fondamentali
eppure il loro sguardo
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ho visto la tua faccia nel vetro
e ho capito di dover passare rapida
sento che hai scelto il giorno quasi perfetto
il giorno giusto per andare
poi mi aggrappo forte alla mia stanza
fedele alla lampada della mia castità
faccio ciò che
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sotto il mattino
raccogli i tuoi occhi di fiore
e prego nella mia stanza
che qualcosa si muova
ripercorro la mia strada al contrario
senza fiumi di temporali
al mio sipario
portami da lei
o uccidimi proprio qui
sicuramente con i tuoi
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