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Marzo 2026 |
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Giacomo Precone
Le 82 poesie di Giacomo Precone
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A nuovo ardir,
regolar, peni
l’amaro rinculo,
ma a edificar sogni,
impenitente, torni,
ostinata, assisti
ai crolli sanciti
quando, avverso
i solidi muri
dell’oscura tresca
ordita dal fato,
sbatti la coccia,
perdi il respiro,
capitoli
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Tarlo costante
da tempo ignoto
senza mai andar via
invitto rodi
dal profondo
ogni certezza
e sordo asfissi
privo di tregua alcuna,
respiro e credo
nell’assurda bruma.
Nel vano intento
di cacciarti via
la mente sgombro
d’ogni lusinga
al
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Nasce, spontaneo,
da palpito di cuore,
volita, pavido,
l’esclusiva foggia
e prospero germoglia
concio dalla vampa
per palesare, in fondo,
dell’anima il colore.
Di egual cromia
nessuno dei suoi pari
e a tal cagione
dai tempi più
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Titani signori
arcani e rugosi
ne han viste vicende
affogati nel tempo,
da secche stagioni
e guerre cruente
son sempre risorti
e indenni
han passato,
le spire dei giorni
tra assalti inattesi
di tarli ed incendi.
Non regge il mio occhio
a
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Sotterra il presente
e invoca il ricordo,
va’ indietro,
fa’ finta di niente,
va’ indietro:
coi giorni,
col tempo,
e la mente.
Va’ indietro
coi giochi
e coi sogni,
ché immagini nitide,
del lieto trascorso,
imprimono il passo
al cuore
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Di notte quando il mondo,
o il suo animale, dorme,
vive il grillo,
la volpe
e la rana,
mentre lì,
sull’antica torre,
la civetta
divora, di fame,
la sua brama
e il randagio,
ciondola libero
e a vagar
ripiglia la sua strada.
Alla
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Prendi la vita
e curane
il passare,
prendila
a cuore aperto
e a mani tese
ch’essa non è
fianco di monte
ostico a scalare,
la vita
è cresta d'onda
d'un mare immenso
innanzi al quale
perdersi il fiato,
tuffarsi arditi
e,
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L’anelito rosso
sa ora di grigio
e resta chimera
lo scorcio d’incanto,
si piegan le gambe
gravate dal vero:
inatteso e cocente.
Ricopre la tenebra
ogni altro pensiero
repentina s’ abbatte
la dura tormenta
e rompe dell’animo
il nitido
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Da quando nacqui
giammai mi fosti padre
ché tenerezza e abbracci,
innocente, ognor,
tu mi negasti
e fanciullezza vissi
orfan di te costretto
a pro ed in virtù
di quel levarti a sera
e indi riposar,
stanco del tuo far pane,
ben
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A tradir l’inverno,
sbadigliando,
si scioglie
questo giorno
al tepido sole,
libera dalla morsa
della brina
giace assopita
ancor la terra
e avvolge materna
il battito lento
del risveglio.
Stanchi comignoli
respiran a fatica
e sbuffano in
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Sono solo
a sbrogliar ragnatele
tessute dal tempo
a cercar
sotto ruggini spesse,
un che di ragione,
incapace di regger
dei prolassi d’affetto
il crollo profondo,
sospeso alla scelta
nel discerner infecondo
tra amore e distacco.
Sono solo
mai
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Cerca la poesia:
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Invia un messaggio privato a Giacomo Precone.
Indirizzo personale di Giacomo Precone: giacomoprecone.scrivere.info
Non lasciamoli soli,
grinzosi limoni
spremuti dal tempo,
isolati dal mondo,
affogati
nell’aria stantia
di stanze ricolme
d’antichi ricordi,
tra muri ingialliti
da sbiadita memoria
e ormai privi di sogni.
Non lasciamoli soli,
postulanti
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Non lasciamoli soli
parcheggiati
in quegl’ invisibili
labirinti omertosi,
rinchiusi in silenzi
mai espressi,
castrati d’abbracci,
purgati d’ascolti,
abbandonati innocenti,
alla fredda tutela
di schermi mai spenti,
solitari
e occupati
in
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Davanti al blasone
dagli anni ingiallito
che indica, fermo,
il vecchio caffè,
su tavoli sgombri
d’antichi splendori,
riposano ansiosi
quei mazzi di carte
puniti all’attesa
d’utopici utenti.
Castrata innocente
di sfoggio copioso
di
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Non puoi scappare,
non puoi sfuggire
al dolce richiamo
dell’amore.
Potrai tirare indietro
le tue mani tese,
nella tua bocca
ne rimarrà il sapore,
potrai serrare i denti
e stringere le labbra,
tu ne vedrai il colore,
se chiudi gli
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E hai camminato a lungo
e ti sembrava soffice prato ...
E hai camminato a lungo
e ti sembrava cielo stellato ...
E hai camminato a lungo
e ti sembrava dolce notte,
e dolce risveglio
e dolce giorno
e dolce cammino ...
Poi il cammino si è
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scopri il mio amore
trapianta
un solo istante,
nel tuo petto,
il cuore mio,
e guarda
coi miei
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T’ aspetto,
mai pago,
al limite
d’orma sbiadita
dall'onda,
a sancire
di giorni passati
l’ardente ricordo,
t’ aspetto,
incurante,
tra fuoco e passione
sul tratto che cola
di rosso tramonto,
sul mare d’inverno
nel giorno che muore,
t’
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Com’ogni Natale
ritorna l’albero
e s’erge maestoso
in ogni casa.
Ai piedi
regali dai vari colori,
sui rami
palline,
ritmiche luci
ed altri decori.
Empie sovrano
d’ipocrita gioia
la frivola scena,
ma stenta
a colmar,
di “chi” manca
ai
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Nel cupo ristagno
che fascia, potente,
l’umana impazienza,
facce ferine,
votate alla smania,
in rigide file
rivendican ferme
il giusto contendersi
dei posti assegnati
dal cieco accidente.
Questo momento
di stallo infecondo
è stasi
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82 poesie trovate. In questa pagina dal n° 21 al n° 40.
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