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♦ Giorgio Lavino | |
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Marzo 2026 |
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Elena Poldan
Le 546 poesie di Elena Poldan
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travesto la mia anima
con colori e ricami
smerletto d'acqua le mie mani
assaporo il sole nelle vene
dipingo di bianco le mie pene
ma di ruggine è il gusto acre del delirio
e nel vento smarrisco gli occhi
in cerca d'un riparo
una
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sono nube solitaria
gravida di pioggia e bufera
ai confini del cielo
ad un passo dal mondo
che inondo
di vento e candele
nella mia notte di dolore
é una lama sottile
un livore che duole
un languore senza smanie
é il mio
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scompaiono aquiloni
oltre orizzonti sfocati
giace l'ultimo barlume di giudizio
sull'asfalto prosciugato
e adesso scortica le mani
questo ruvido selciato
un passaggio di corvi
una pioggia di piombo
su sorrisi di ghiaccio
il niente
scava
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quando l'aria diventa asfissia
e la luce irridente denudante
un corpo deforme
- anima di carne
visione difforme-
e il sole un intruso che indaga
dentro un portafogli
che langue
e la vita sembra cosí opprimente
nel computo d'un
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e poi sciogliere il vento in una tasca
rintracciarne i veleni
che mi alitano sulla spalla
scompiglio l'anima di plastica
avvertendo solo l'amaro
di questi giorni d'incenso
tamburellati i miei scudi
da grandine selvaggia
e domani
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in fondo
in un baratro profondo
si dibatte l'anima negletta
e ogni ostacolo
è un macigno
che schiaccia
e ogni folata
un ciclone
che scompigliadoli
disperde tremanti atomi in fuga
e l'anima pesa
e domani impaura
mentre del
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datemi una penna
vi descriveró il sole
il suo calore
che illumina d'amore
datemi un pennello
dipingeró la luna
e delle dune l'aria
rarefatta e cerea
datemi un sogno
lo vivró danzando
sulle punte d'un ricordo
ai bordi
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e poi arrivó il vento
caldo
asciutto
prosciugò tutto
e l'umido rimase dentro
dove la terra è molle
quasi fango
e poi arrivó
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un peso schiaccia l'anima
quando tenebre s'insinuano
come moltiplicati tentacoli
nel cielo
persi
in un universo di ciechi
e di sordi
soli
in un deserto di rovi
amplificati echi nel lamento
di dolore e sofferenza
risuonano dentro
d'una
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a volte nevica sole
in asfalti bruciati
senza nome
e mi avverto di carta
effimera stanca
intenta a tessere
trine senza stoffa
in un tempo senza risorse
a volte
mi sento esclusa
da una giostra spietata
-la vita-
che mi vorrebbe
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a volte mi cade la luna
si frantuma in mille ricordi
mentre il mare
mi rincorre
senza onde
in un vortice di urla inafferrabili
-voci senza volto
parole senza senso-
certe notti il cielo cede
scoprendo maglie sdrucite
- la mia anima di
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s'alza un polverone
che tutto ingloba
nel suo manto lunare
scompigliando prati
colli e radure
arrestando fiumi
ricoprendo porti
d'ogni orizzonte annullando
albe e tramonti
ma poi ritornano del sole i raggi
prima sbiaditi e incerti
poi saldi
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s'intrufola come ladra
tra giorni scaffali e note
s'inerpica silenziosa
sulle pareti dei miei ritorni
quando l'anima cede
e senza scudi
offre il fianco
alla nemica d'ogni tempo
allora assesta il suo morso arpionante
risucchiando linfa ai miei
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noi
con l'anima scorticata a sangue
al confine fra paradiso e inferno
che ci specchiamo in pozzi senza fondo
per riconoscerci in Pierrot
dal volto bianco
noi
che sappiamo
portare addosso sconfitte
ma lottiamo indefessi
fino a veder
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si disperdono
ingoiate dalla notte
le mie note bislacche
ferite risanate
fra capelli arruffati
arpeggiano il mare
saltellanti onde arrotolate
su pensieri giocondi
mondati
da trine antiquate
sdruciti smerli superati
tarli
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é quando ogni luce fuori si spegne
che volgendo lo sguardo dentro
dopo sgomento
paura e smarrimento
involati cupi presagi
si giunge in radure
dal sole irradiate
d'un bagliore diverso
s'accende il cammino
e nessun ladro
o invidiosa
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Leggi la biografia di questo autore!
Invia un messaggio privato a Elena Poldan.
Indirizzo personale di Elena Poldan: elenapoldan.scrivere.info
quel restare appesa a domande
ingigantendo risvolti a distratte mancanze
predata da mostri
senza via di scampo
fuggire impaurita
di fronte a fantasmi
inermi
inesistenti
e poi avvertire la vita come un'intrusa
rinchiusa entro gabbie
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e poi appendersi
a quei raggi
tepore d'abbracci filtrati dalla finestra
quando l'anima
non sa dove specchiarsi
che riflesso rimandi
quando sembra
disfatta
e il mondo scivola giú
dalla mia testa
e vado perdendo pezzi
nello
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e poi ritrovarsi
in dispersione d'atomi
impauriti semi
scompigliati da venti malsani
e bloccarsi in un punto instabile
dove troneggia la Paura
d'un nulla bardato di corna
e di coda
un demone biforcuto
che ancora m'arpiona
quando la notte
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mi cerco fra le mie incertezze
quelle vetuste
di bambole in soffitta
sciarpe fucsia
diario notturno
di lacrime e urla
trattenute in quella gabbia di silenzio
che ancora reclama
la sua parte in scena
e tante penne
per ritrarre aurore
e
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striscia la notte
nelle mie stanze afflitte
da scarabocchi di botte
apocalittiche svolte
covi di nodi
rantoli di speranze
quando il mondo langue
e la mia anima piange
e tutto è distante
freddo ostile mancante
ed io
sperduta
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dicono che il sole sorga ad est
ma sovente l'ho visto nascere
da altri punti
in notti di nodi
e singulti
sulle rive d'una landa sconosciuta
a volte anche da sud
dove spira caldo il vento
o dentro a un bicchiere
con canti di sirene
io forse
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ho sentito
grattacieli crollare
e torri sprofondare
in voragini di dolore
ho sentito
il mio sole annegare
in laghi di fiele
ho sentito
il mio battito rallentare
e capovolgersi i miei domani
in vaticini da definire
ho sentito
usignoli
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hai spazzato via tutte le foglie
secche
quelle che credevo petali
spezzando degli aquiloni il filo
che sospesa mi
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ora viole
e sentieri di spine
ove un tempo glicine ricamava l'aria
e libellule dalle ali bianche
alitavano carezze
era come issarsi in volo
quando parole di seta
scendevano nei miei abissi
sollevandomi
con la grazia d'un usignolo
era
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verrà il giorno
-vento fra le dita-
che m'appenderó ad ali di merli
o aquile gitane
nevicherá sulla strada dei miei ricordi
stritolati da arsure
e nebbia senza rimpianto
camminerò su suole d'argilla
indossando
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quando il Tempo
ci porterà via le coperte
e diverranno di ghiaccio i passi del vento
allora resteremo stretti
nel calore di un abbraccio
nel tepore dei sorrisi
rifugiandoci negli sguardi
e le campane suoneranno a festa
e il sole
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certi giorni
hanno ali di carta
cenere ai piedi
e profili di sciagura
s'amplifica il mio sentire
e la mia anima
avverte il gelo
d'una morte frettolosa
che s'appresta
a sferzare il suo colpo di grazia
con la sua falce spesso ingiusta
e il
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dentro la mia preghiera
senza corona
poche nuvole sparse
luna piena
racimolate monete
in un fiume in piena
e lei che si consuma
senza armi
sola
nel bagliore di un'alba finta
nata per morire
senza elargire doni
le finestre già
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investita
da folate sferzanti
discese le tenebre
sull'anima buia
divenuto deserto tutt'intorno
m'appello a tutte le mie risorse
e avvinghiata
ad un appiglio rimasto
-dentro me stessa-
in mezzo ad una tempesta
che speravo dimenticata
che
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546 poesie trovate. In questa pagina dal n° 151 al n° 180.
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