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♦ Pierfrancesco Roberti | |
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Marzo 2026 |
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Elena Poldan
Le 546 poesie di Elena Poldan
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Cammino di fianco alla mia vita
la osservo
nascoscondendomi nella sua ombra
ombra lunga
che sibila distanze
assenze
voragini immense
senza sponde
geme dal fondo un dolore sordo
s'avvita a se stesso
dirompendo in tempeste
o annichilendo
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Piove
e dal marciapiede della mia vita
scivolano via
lerci pensieri
madide paure
bugiardi scudi
rimango nuda
col cuore fra le mani
pulsante calore
senza ripari
sotto una pioggia fredda
e un cielo opaco
via le menzogne
via il dolore
via
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Osservo la paura
dalle grate della mia solitudine
in un ritrovato paradiso
ho percorso sentieri desolati
dispersa fra nebbie senza nome
senza scarpe
ho sceso tutti i gradini
della disperazione
disconoscendo il mio sangue
rimarginato in argini
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scende la notte
sull'anima stanca
mentre fuori piove
e il sole sembra tramontare
non più scoppi
di fulgida iridescenza
nè albe da aspettare
o luci per accecare
di riflessi il mare
non più stelle
canti di sirena
o
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Serpeggia un fiume
oltre i margini del visibile
d'acque torbide e scure
impetuoso
di solitudine la sua sorgiva
esso spinge fanghiglie di passioni stordite
mani e occhi disperde in vortici di frastuoni
tarli e tuoni
tempeste d'ansie
confuse
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Di tempeste e tarli
è trapunta l'anima di carta
strappi mai suturati
lembi sfilacciati
pezzi perduti
s'aggira in antri oscuri
senza lanterna che rischiari
si perde in vortici di smarrimento
s'annoda a vuoti eterni
crocifissa al suo
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s'alzò
rapido e impetuoso
con turbini e spire
un vento lontano
che presto divenne ciclone
spazzando via ogni cosa
(luce colore vita e sapore)
tirando dentro tutto
in un vortice vuoto
mi ritrovai in ginocchio
al cospetto d'un baratro
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scorrono le dita fra i capelli
ogni giorno più sottili
trasparenti fili
invisibili legami
con quel mondo lontano
oscuro e attraente
pauroso e da tenebre avvinto
mi perdo fra i miei capelli
biondo ponte
fra il mondo e i sogni
quando
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graffio l'aria con pensieri roventi
latrati alla notte
senza luna né fantasmi
in questi giorni così lontani
mari
da tempeste battuti
da tenebre occultati
che sibilano dentro
come vento senza posa
come sposa senza sposo
come
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raccontami del sole
e delle sue calde parole
conducimi nel bosco
nella casetta delle fiabe
scaldami al tuo focolare
tienimi per mano
e non lasciarmi
tratteggia il meriggio
di pane azzimo e fuoco
scoppiettante saporito
trattienimi il
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ho ascoltato il mio corpo
battere i rintocchi del mare
senza percorso
senza strade
e poi perdersi in anfratti di livore
in arrembaggi senza spade
vedo le mie dita sbiadirsi
gli occhi chiudersi
sotto vestigia incolmabili
del fuoco ho visto i
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un tempo ero bianca
pallida nuvola spenta
gravida di pena
senza speranza
poi scorsi le bacche
che rosse m'invitarono a nozze
fra rosari di beffe
e preghiere senza macchie
oggi sono negra farfalla
fragile foglia
senza linfa
sospesa ad
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accarezzami
e spazza via dalla mia schiena
nembi di ieri
colmi di catrame
e sacchi di pena
insopprimibili canti alla luna
che piange di notte
e s'occulta ai miei sogni
ormai bugiardi
nudi bambini deformi
sulle mani
girotondo di folli
senza
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scendono le tenebre
sull'anima stanca
non incidono la notte
pensieri che affondano
l'ultimo spazio rimasto
fra me e il destino
smonto pupazzi
e
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sibilano i miei ieri
in una valle dimenticata
dove spira senza tregua
il vento arso dell'oblio
nel silenzio d'una croce
vedo spegnersi i ricordi
che come foglie ormai stanche
svaniscono oltre i giorni
i domani sono vuoti
senza mani ad
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incandescenti pensieri
bruciano il volo
d'un assiolo in picchiata
su prede spacciate
e tetri ululati
sclerosi pervade
frammenti di mare
dentro l'anima di latta
che si contorce
in un annichilimento
che sposa disincanto
e rende
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Indirizzo personale di Elena Poldan: elenapoldan.scrivere.info
senza ripari
questa valle di tenebre avvinta
ma al senno ancore trattengono
mentre delirio pervade
fragili arterie
sembra tremare questa terra
che fino a ieri sorreggeva
e issava da crolli e sventure
ma forse sono i passi
che ubriachi
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la mente s'allontana
abbandona membra invischiate
in un tempo ingrato
concimato con sudore e fatica
che miete sconforto
e germina dolore
la forza viene meno
l'anima barcolla
e dissemina intemperia
dissestati i giorni
implorano
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non è la nuvola di passaggio
nè un frammento rosa
fra scartoffie e fatica
ma una carezza di seta
che prenda forma
osservando una nube bianca
-distratto scorcio di cielo-
poco prima
o subito dopo
la bufera
quello che
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nubi
negli occhi suoi grandi
un mare in tempesta
che si placa al confine
d'uno sguardo che ingoia il mondo
in un lago di silenzio
ma turbata è la quiete
e logora il tempo il livore
quando è battuto
da vento maldestro
e ghiaccio
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ho attraversato foreste di roghi
ad occhi chiusi
trattenendo il fiato
ritrovandomi di lacrime
e crepe
sotto falsi sorrisi
mentre il Tempo correva
e a coprire il mio fianco
un solo compagno
deforme
che uccido ogni giorno
dentro gabbie di
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ci fermammo lí
alla riva d'un sogno
dove la risacca è un pendolo distratto
che tira dentro tutto
e non sempre lo rende
il Tempo è a volte un signore
che cancella impronte deformi
per delineare nuove albe
altre volte
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di ghiaccio
questo pensiero solitario
che perfora e trafigge
peggio d'un pugnale
sventrati i concetti
precipita la notte
sui viali smarriti della mente
mentre oscuro vaticinio
predice rovina
e dei giorni
rimane solo il peso
trascinato da
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il lupo non era poi cosí spaventoso
fuori dal bosco di cappuccetto rosso
cede la maschera
l'impalcatura sormontata dalla paura
allentata la morsa si distendono nervi
scioglie lacrime ritrovata cura
é un macchinista davvero
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sono morta cento volte
fra indifferenza
e sete sepolta
issando la mia croce
ho decretato la fine
dentro giorni troppo lunghi
e notti troppo corte
veleno di cortocircuiti cerebrali
alle soglie di vagiti ancestrali
sono morta cento
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volano via cosí
i miei versi solitari
senza rotta
per aria
navi confuse
ascese alla soglia del mondo
involati pensieri senza forma
nuvole rigogliose
disciolte in lacrime di pioggia
furiosa bufera
che s'estingue languendo
flutti
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e poi giunge il tempo dei lamponi
quelli maturi e succosi
che inondano l'aria di colore
grondante vapore
di leggiadro mistero
scivola la seta della sera
su membra sinuose
mentre del giorno
rimangono granelli
senza fiato
palmi
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talvolta ho affidato i sogni
ad astri lontani
smarrendone il bandolo in preci e rosari
e ho strangolato mani
fra pensieri bugiardi
annegando nel buio
sudore freddo e tremore di morte
assidui compagni di notti bianche
quando confusa soffocavo
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e poi arrivó il vento
che portó via cumuli di foglie
rinsecchiti ancoraggi
arrugginite sbarre
scambiate per rifugi
e poi arrivó un'alba
improvvisa
luminosa
spaventosa
prodiga di nuove frontiere
da varcare per volare
e
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ho attraversaro giungle di rovi
fra cortocircuiti mentali
strappato rami
divelto tuoni
da sentieri alieni
in un circo di cloni
senza mani
sguardi lontani
ho sostato alla deriva del sole
quando il giorno non muore
ma rivive selvaggio
dentro
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546 poesie trovate. In questa pagina dal n° 121 al n° 150.
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