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Vivevamo di forza coraggio e mascarpone,
di fragole solo desiderate, di belle ragazze,
di "addio silenzio",
di battute pensate e non dette.
Vivevamo di auto di amici
e delle belle e brutte figure,
di aver avuto la testa spaccata e averlo già raccontato,
di non aver risposto per tempo al richiamo del telefono
e della stagione dei pirati,
di treni sbagliati.
Vivevamo come il cibo dei cani,
perché impastati col sangue e coi resti del banchetto,
dedicati ad una cena blasfema,
destinati, innocenti, al peccato;
vivevamo come briciole del pane degli uccelli: per amore.
Per l'oscura giovinezza ospite d'onore
dell'ultimo spettacolo,
per applaudire più forte,
e per il succo d'uva
e per il mascarpone.
Camminavamo nelle strade di notte
cercando spiagge nuove,
ci scambiavamo maglioni e così profumi
e gli avanzi dei baci,
ci regalavamo a ogni natale pacchi di dolore
per poterci poi rincontrare,
e tornare al vino,
e tornare al mascarpone;
bere senza riuscire a ubriacarci
e, lo stesso, estrarre dalla ferita il veleno.
Barattavamo fra noi i turni dei piatti
e monete straniere per i viaggi,
univamo le nostre forze
per combattere la noia e le zanzare
e allontanare l'idea che la nostra polvere
si sarebbe un giorno dispersa
e avrebbe fecondato,
inarrestabile,
i territori dell'immortalità. | 
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