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Vagava nell'aria la cicala
cercando l'origine al suo canto
piangeva e piroettava
tra i riflessi di un sordo cielo.
Passava di lì quasi per caso
un cieco che aveva perso la strada
udì il richiamo e si fermò
e con le mani d'afferrarla lui cercò.
"Che vuoi da me" chiese la cicala
e il cieco aprì gli occhi e la guardò
"Sento che canti sofferenza
dammi la tua mano ed io ti proteggerò".
E la cicala all'improvviso smise di cantare
si avvicinò e si fece accarezzare
bevve tre sorsi di rugiada dal suo viso
e per un attimo perse ali e crudeltà.
"Dimmi che non è vero" disse la cicala
"Dimmi che mi vedi e fingi d'esser cieco"
e l'uomo d'istinto girò la schiena
e le sue ali d'argento le mostrò.
E insieme volarono oltre il mistero
nell'attimo eterno della purezza
dove l'azzurro è una carezza
nel sogno impavido dell'unica certezza. | |
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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