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 Tra odor di fiori, lacrime e preghiere,
s'alza un brusio leggero e irrispettoso,
trema la fiamma su di un candeliere
m'ancor nessuno rispetta il tuo riposo.
Come un sovrano, al centro della stanza,
giaci lì immobile, senza più pensieri,
tra i tanti volti di mera circostanza,
dei figli ti coronan, gli illusi desideri.
Urla tua madre con il cuore infranto...
sterile, lacrime non sa più versare...
anela venir teco senza rimpianto
e implora al sordo cielo il benestare.
Sospesa e assente è l'altra tua metà,
come dall'oggi per sempre ormai rapita
alla ria sorte chiede, e con caparbietà,
il perché con lei si sia così accanita.
Il curiosar d’anime, continuo e insofferente,
come una volta tinge il tuo dattorno,
difficile spiegare a tutta questa gente,
che dopo morti, non si ha più bisogno.
Ma tu non odi... tu non hai rancore...
e lasci al tempo tutto ciò che accade...
resti lì fermo, sordo ed incolore,
mentre la quiete eterna ti pervade.
Volar senza catene fu sempre il tuo desio,
lasciando dietro te, ognor, poco clamore,
or sei volato via, per sempre, dal Tuo Dio
lasciando a me i ricordi dentro al cuore.
Crudo per me il voler della tua sorte
che ti attirò tra l'infinito e il niente,
per te più atroce è che n'anche con la morte
si sfugga ai pregiudizi della gente.
Strano il destino di noi anime terrene
in morte circondati sempre dal calore,
da casa nostra c'è chi va e chi viene
si è invece soli quando non si muore.
Se solo il fato alle tue membra inermi
potesse dare ancor un attimo d'ironia
diresti a tutti, e con pensieri fermi,
che dopo morti non si vuol più compagnia! | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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