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Con le braccia spalancate
accogli speranze,
i miei sogni,
le mie illusioni...
E li coroni di luce,
dando respiri d’infinito
ogni istante;
ad ogni sospiro di vento,
poi,
smuovi emozione
dalle ragnatele del tempo,
dai quegli antichi ricordi
che
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Sono due insiemi aperti ai loro estremi
la merce e il bene appesi in gemme al brolo
diversi non contrari i semantemi
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Sono aridi giorni
di pallide stelle
e dovunque
ostinato
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 | Colui che credi di conoscere
e non conosci,
l’atomo che fluisce è non ritorna
al primordiale stato
della propria essenza.
Sono l’albero abbattuto dal fulmine,
il mendicante dalle mani bucate,
che davanti la chiesa resta in silenzio,
il
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| Eolo |
17/10/2017 00:05 | 949 |
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| Corona d’occhi
rosario d’oltre
di sopracciglia
Voci a zonzo
tonfi d’eco
su mura di spugna
Fumi di sogni
starnuti
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| Siamo liberi respiri
di quei giorni
quando l’amore era un bacio
da non cercare più
Dentro di noi
la notte con le
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 | Regina mia regina
ti ammiro in copertina
famelica e barbina
a governar la nave
oltrepassando il Piave
che placido sull’onda
ti venera e asseconda.
Altezza degna altezza
perdona la bassezza
superba mia grandezza
a reggere il diadema
occorre
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Se ti avessi chiesto
di chiudere la porta
e lasciare fuori le paure
i timori del tuo cielo
Se avessi scelto
il colori della terra
per ingannare il sogno
e renderlo mio
Non avrei fissato il vuoto
e pensato alla morte
a tutte le cose
che non
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Nessuno sa
la verità nascosta
in ogni esser
che ride piange e balla
e ognuno fa
le sue riflessioni
ma alla fine c’è
un punto che sballa.
Uno dice
che piange per amore,
un altro canta
per dimenticare
e poi balla
per scaldare il
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Quei momenti
strappati all’oblio
di lunghi anni perduti
sottratti all’ignavia
alla paura
che negli occhi degli altri
inesorabilmente affiora
impercettibile
ma devastante
come una goccia che stilla
nel cupo silenzio
di una buia notte
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Corpi sono
che a volte non lo sono più.
Testimoni di nefandezze,
equilibrio precario d’esistenza
non più tale.
Bava che cola dalla bocca,
occhi semichiusi
in cui è rimasto un ricordo
un fiore rosso.
In fondo al sentiero
il candore
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Sei il mio istante più bello
portami nell’anima.
La prima volta il tocco lieve
dell’essenza tua urtai.
L’intimo mio tu hai scaldato
come scheggia di sole
che per spiragli penetra.
Sospirando il cuor mi s’è aperto
in quel greve e tiepido
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Dovrei stringere alle parole
un nuovo sguardo meno duro
per la realtà di ciò che sono
avendo imparato a sentire
Un cuore, un’anima
un uomo e i suoi ricordi
Dovrei raccontare
di quel tramonto aggrappato
all’ indaco insanguinato del tempo
e
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E percorrere
dal lato assoluto
è
per stanotte
un grido in libertà
o ci sei
o hai fatto finta
di vedermi li
cingi ancora
le corolle attorno
a te
che lanci via
le spine
e si conficcano
nel cuore
sangue il mio
non ha più
e il
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Beh ...
più di tanto
io
non mi fiderei
in origine
un’apparenza:
tutto rose e fiori
poi
pian piano
si fanno subito
di cera
induriscono
in
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dipingo sui fili dei ricordi
trame d’incanto
lungo l’orizzonte vestito
dall’odore di legna da bruciare
e dal vociare dell’aratro che riga
il viso mio
con solchi profondi
colmi di irrequietezza
placata solo quando
ti sento vicino
ai
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La vedo, è lì
fresca e bella
nel rosso del mattino che l’avvolge.
L’abbraccio
e mi pare di cadere in un calore. Stretto al mio binario.
La bocca parla e ride (il cuore pure)
per mascherare un dolce che si schiude.
Sotto ai portici di pietra fino
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Lì dove sosto come a riprender fiato
per i pensieri che hanno scandito
i passi e il ritmo spesso accelerato
dove alzo lo sguardo e del ciel mi curo
stanca di scansare mine a terra
dove stelo scarno io mi piego
ad un leggero vento e invano
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La mia bara ha ottantotto tasti,
tirata a lucido in un pomeriggio di febbraio,
contornata di luce e plastica,
non si ribella quando nel buio scompaio.
Continua il suo canto in una stanza di sangue e di amianto.
Avvolgimi ancora una volta
e fondi
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Beate voi miei ombre che nel camminar
dei giorni miei mi accompagnate spesso
lievi sottili evanescenti vuote che i pesi
dei dolor e
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 | Al male inguaribile sgomenta la dolcezza
la vitalità animale.
Lascio il dolore insopportabile a terra
come nebbia esala sul mio corpo
che immobile respira piano
mentre in alto le stelle ammiccano col loro fuoco.
Esco fuori dal corpo senza
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 | Pecura niura
Io nunnu saccio
chi hanno no cirivedu
si c’e cimici pirocchi
o fumu di canni.
.
Comu fannu a nun capiri
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| Piena di strette curve sei
dal Campidano ai monti di Gallura
e quando ti percorro in me tu crei
quell’ebrezza che scaccia
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| Hai reciso le mie lacrime
per caderti nuda ai piedi,
debole fuscello
a malapena respira...
Scricchiola in un moto di vento
per liberarsi delle foglie gialle,
mangiucchiate,
ricadono a terra.
Per morirti dentro,
nella pioggia di novembre,
che
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| per una voce che non ha più ascolto,
il vento bisbiglia a complici nuvole,
la porterà lontano, oltre orizzonti
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| Lacrime di stelle
redarguite dalla luna
per false promesse,
placano a monete d’argento
foglie subito dichiarate
fuori
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| Caldi fumi
calma dopo la pioggia
narici aperte
profumi
soggezione timorosa
lo sbucar da ogni vicolo
ombrelli come piante
ad asciugar
come l’ali di passante
dal cacciator atteso
pietre al cambiar di colore
le ombre lunghe dei tetti
l’arancio
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| Vagabondo era il vecchio del porto
gli davano pesce avanzato
vino acetato
e pane raffermo.
Ma lui a tutto era grato
e una canzone lasciava sempre sul prato
dove i gatti mangiavano i suoi avanzi
e la luna lucidava le sue vecchie scarpe.
Cantava
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 | Se ti racconto delle nuvole
mi torna d’eco il temporale
in quel tempo, che raccoglievo il sole dai silenzi
quando, con l’urlo della notte il treno
usciva dalla nebbia.
Tutto è stato, qui
che anche il vento
non trova le parole per
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| Anche l’anima è una stagione.
Ricca e prosperosa
alla mietitura,
come l’uva bianca.
Il profumo del frutto esala
senza pensiero,
l’odore dell’amore veste i giorni,
ci si bagna nella passione senza costume.
I versi di poesia volano come rondini a
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| Fiume di vita, scorri ininterrotto
scendendo da perenni ignoti ghiacci:
in cascate, torrenti; tra crepacci
gorgogliando
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| Sarà difficile, io so che sarà così,
non ho mai avuto vita facile, non ho mai goduto
di vizi e privilegi.
Ora sta succedendo è difficile, tutto mi spaventa.
Più ne parlo, più mi sento strana, più ne parlo
più ho paura. Proprio ora che ho deciso
di
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 | Freddo brivido lungo la schiena
paura, tremore...
ma forse è solo uno spiffero
da una piccola fessura
nel vetro della vicina finestra,
oppure terrore che sale
lentamente sale dalle vetuste scale.
Freddo brivido mi pervade
senza coerenza, senza
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| Il bianco e nero
per una vestizione sacrale
conferita a chi teologia ha studiato
e pastore del gregge è diventato.
Tra compiacimenti e sortilegi
costrizioni e rinunce,
senza perversioni, vizi
solo e soltanto virtù.
Lo dici tu, non io, amico
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| E poi, chiederò al vento
di lasciarmi riposare,
forse sarà sull’erba
dove cadranno molte foglie
o sotto il pino verde, e la sua lunga estate
tu non sai quale peso sia la vita
quando si sente tutto
e tutto è ancora poco, è inappagato
ci sono giorni
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Al vento dei pensieri
la culla d’una bianca colomba
nido d’amore ai più profuso
nel lindo vivere oggi... ieri.
Sguardo a immortalare sorriso
candido aspetto al cuor proteso
a offrir arcobaleno di luce
con la poesia a circondare il viso.
Vola
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 | Cade una foglia
Il vento la trasporta
La culla un’onda
Imbarco
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| Hanno troppa ragione quei poeti
nostri grandi maestri e correttori
a dire che la metrica e la rima
ingabbiano il pensiero e la poesia.
Infatti che valore ha scriver verso
in metrica ed in rima, che disastro,
occorre un nuovo metodo diverso
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| “Mi spiace Giorgio, so che mi vuoi bene
e questo ad una donna fa piacere,
ma devo agire come si conviene,
in questo caso
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Sanguina il Cielo
-AMORE-
si tinge di vermiglio rosso
e ormai nessuno vede.
-NESSUNO-
Nessuno ascolta l’urlo
del disumano verbo
che taglia e frantuma
all’improvviso il Sole.
E tra la gelida Ombra lentamente
si spegne e -MUORE-.
Nell’orfano
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muori a te stesso
per
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 | Alla disperazione si è contrapposta la calma.
Strana, in forma apparente
come un fantasma
mi gira intorno.
A quando la prossima tempesta?
Così pare chiedere.
Ed io non so risponderle
troppo occupata a guardare il cielo
dove spesso mi soffermo
ad
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Il corpo della donna
statua meravigliosa
o bozza mal riuscita,
eppure sempre
delicatamente olezza.
Per ogni
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Il silenzio in un momento
il sole è quasi spento.
Viaggio...
su una nuvola
di passaggio
per seguire la scia
del tuo sguardo.
In ogni sorriso che azzardo
i tuoi occhi nel cielo
sembrano un miraggio
disegnati tra le sfumature
e i colori
leggi

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Vado sempre dopo
oltre l’io
oltre la sponda dei sogni
oltre te
Minuscolo si perde l’istante
nel tremore di un attimo
Nella verde pianura di me cerco sempre l’incanto
il turbine di desideri che non si acquieta in baci
Le mani fatate
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Qualcuno, forse un grande incompreso
un diverso un indifeso
qualcuno è lui, cerca
in quel vuoto di nomi
e raffiche
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Rumoreggia lungo il dorso affilato,
scosceso inonda il vasto del blu,
nell’attrito di una voragine
che risucchia,
incanalando energia.
Si ritorce sullo schienale della parete rocciosa,
scontrandosi contro la durezza di erosa pietra
che resiste al
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Svariati i motivi per cui si scrive
altrettanti quelli per cui si legge,
ragioni che se fanno l’amore
l’opera piace e scala le vette,
apprendisti e persino
operai ... si piacciono;
poi però, da simili altezze
più non sanno come scendere.
leggi

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Son così estenuanti le battaglie
che quando finiscono
fra feriti, morti e sangue
non ricordi più se era un ideale
lo scopo iniziale.
Forse che il cuore
ha ingannato più delle persone,
troppo sincero,
troppo idealista,
troppo vivo,
leggi

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Carezze d’acqua
sull’arenile
e la fantasia,
di una nuvola in transito,
ti senti foglia in giardino
smossa dal vento
nella prigione degli anni.
Con lo
leggi
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Je t’ai poussé sur tous les fronts
te prouver
que celui qui a abandonné la bonté
il n’a jamais été bon.
Je t’aimais
leggi

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Il frangente di un’onda
porta a riva
conchiglie di ricordi...
L’incanto di primavera
l’incedere dell’estate
nel magico splendore di stelle
il vento nei capelli
tra il rosso belletto dell’autunno.
Un respiro in due...
mare e cielo
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| Julie |
15/10/2017 20:57| 1369|  |
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E noi ci rincontreremo
magari seduti sul ciglio del Paradiso
dove le anime non aspettano
ma si fondono
per trasformare il desiderio
che in vita è rimasto sospeso
tra un sogno
e la linea d’orizzonte
perso nel mare del nostro infinito.
E tu sarai
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Certi segni di cuore
vanno usati con leggerezza
come la brina del mattino
quando l’inverno si avvicina
Le labbra sembrano screpolate
mentre la rugiada insiste
a cadere sulle foglie
dopo la pioggia della notte
Certi dolori del corpo
vanno
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Occhi di donna
Mi specchio nel tuo
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 | E sono stanco
vessato dall’incuria
del grande parapiglia
di folla dalla pallida mantiglia
col bieco assalto della carovana
cacciando puntualmente la diana
col dubbio del suo niente astato e nudo
che splende sulla sabbia e fa da scudo.
E sono
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Combatto ogni giorno
con questo mio opprimente bisogno
che ho di vivere, di respirare...
il tempo mi schiaccia il costato
calpestando ogni mia speranza
e tutto sembra diventare vano
in questo assurdo dolore che ho, nel cuore...
Oggi però mi è
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Forse anche il morire non fa più male
nell’ottusa normalità di vita
in quei luoghi quotidiani arroventati
della ragione carica di luce.
Così l’uomo ricorre al tempo per smarrire
il corso naturale delle cose e
viaggia sempre di notte, un po’ alla
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Maschera funeraria
per l’inverno,
s’allontana il sole
per non sbiadirla,
drappo di nuvole
a renderla pregiata
e folate
leggi
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Dal ventre risale
angoscia tagliente
tenaglia inclemente.
Intuisci in un lampo:
la vita è soltanto
un abbraccio
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338171 poesie trovate. In questa pagina dal n° 50941 al n° 51000.
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