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Gli ultimi 5 iscritti: Benedetto - Petorto loca - Leonardo Latini - alberello95 - albero95 |
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Ho amato la rosa
e quel raggio di sole che penetra e nicchia
tra i soffitti di intime solitudini .
Ho amato il germoglio
di umide labbra bagnate di silenzio
innamorandomi di ciò che non esiste .
Ho amato la luce della notte
quando trabocca
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Cantava la cantante nella festa,
era straniera come le sue canzoni
e nasceva l’amore negli occhi
delle coppiette che ballavano,
e mi chiedeva la canzone,
quella italiana, della fontana.
Era bella là alta sulla folla.
Mi affrettai a scrivere i
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Ecco che si fa di autunnale
uno scarmigliato scampolo
di ciel estivo, stormi in volo
per scie solcate dal Grecale...
Mareggiando va consumando
ultimi grappoli di verdi foglie,
per il sole le sue gradite spoglie
ossute ombre va condensando...
E
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La notte è dei poeti
s’aprono alla poca luce
dei fiori solitari
distillano i momenti
innaffiano le ore
voci sole dietro alle finestre
col fiato ai vetri appannati
occhi persi nel buio
come i gatti
scrivono alla luna
parlano alle
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Mademoiselle
voleva essere libera,
volare oltre la banalità
delle immagini di parole
aquilone cuore amore
saltare nell’azzurro del reale,
essere capriola sulla superficialità
delle frasi di carta stagnola
di mille
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Come cristallo fragile in frantumi,
a terra sei finita annichilita
col volto tumefatto;
sul corpo squarci e lividi dovunque:
carne abusata, lacere le vesti;
resta soltanto il pianto e la paura,
l’angoscia che perdura!
Mani crudeli soffocano le
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Vago per le stanze
In cerca dell’indefinito.
Pensieri confusi,
balbetto nel mio cogitare,
sfuggono al comun recepire
spengono ogni mio ardire.
Il desiderio di te
rinvigorisce il mio spirito.
Non dimentico degli accadimenti,
inumani al mio
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il silenzio mi spinse
a rigettare via la melanconia
che vestiva ogni giorno
le ombre dei passi miei
il silenzio mi rapì all’ora dei vespri serali
mi sospinse nella trascendenza irreale
ridando luce allo spessore delle ombre
addentrate negli
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Un mondo
d’alberi nani
s’aggirano in
una corsa
frenetica ma?
il momento
semina zizzania.
Eretto sopra
una sfinge
passaggio delinea,
s’accosta al traguardo
stanco e impaurito.
Rimane la scia
del dilemma maestoso
di due alberi,
uno nano e
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Sfilava in passerella applaudita
e guadagnava un mare di quattrini,
ma li spendeva tutti nei profumi,
vestiti, scarpe,
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Non pensare che la notte abbia un abito solo
lei vive di sogni, proprio come noi.
Nasce nella solennità di un silenzio
dal palpito dell’ultimo raggio di sole,
si poggia sui rami a guardare gli amanti
che passano soli... inseguendo le stelle
e
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Ricordo ancora il giorno
e lo sguardo al cielo
quante esitazioni lungo il cammino
eppure la mia mente non aveva mai smesso di pensare.
Un canto lontano
nella piana narrava di solitudine
davanti al sole ed al suo sorgere.
S’intrecciavano le
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Quante volte
avrei voluto dirti
che adoravo guardarti
quando camminavi
E che amavo sfiorarti
mentre serravi le ciglia
quasi la luce
ti offendesse il viso
Con i suoi raggi
senza pietà per la sera
e per le ombre
che il cielo spargeva
Poco
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Balla da solo
un nodo duro alla gola,
non scende, non sale
della mia vita
sembra essere un re
alla grande conquista.
Non dormo, non sogno
vado a ramingo nel dolore,
mi fermo, ingrosso un pensiero,
un ricordo di quando
mangiavo solo per tenermi
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Attraverso
i tuoi occhi
che
mai
hanno smesso di sognare
il sogno
che insieme sognavate
non sperare
di cogliere
ancora
della Vita
la Bellezza e il Mistero.
Perché
ad ogni istante
senza accorgertene
in nome
di quell’attaccamento
che
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Tocchi delicati di mani esperte
sul corpo disteso che tutto freme,
parole delicate che chiedono
dell’intimo tuo che si apre in risposta.
Lo sguardo ti avvolge come indagando,
riemergono i dolori del passato,
ma il duro presente a lei di più
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Mi sarei aspettato di più
da tutto questo mio trasporto:
profondo sconforto,
devastante malinconia
paura di rimanere solo
dove siete finiti?
Possibile che possa bastare
essere stato attento
ed alla fine comprendere?
Mi sconforta
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In fondo questa nebbia giova
ché il sol più splende più a nudo
mette ogni magagna.
Il cuor nel limbo almeno spera
che
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 | passano i giorni
passano le stagioni-
maturano anni
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| A pochi passi_
nasce l’infranto
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Tornerò al mio passato, benché non quel quotidiano
che da tempo non mi soddisfa
e dove non rinnovo rispetto...
Tornerò a quell’aspetto che pareva astruso ai tanti
e allo stesso tempo disperso in quel vento
dove nulla è cambiato sul finire del
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 | Eri seduto e scrivevi
con lo sguardo altrove
mi chiedo quale filo invisibile
ci lega al volo delle rondini
quale spazio sconosciuto visitiamo
inconsapevoli di tutto
eri seduto, come un poeta
eri seduto e scrivevi
poi, verso sera, si stanca pure il
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 | Esiste un angolo nel mio cuore
dove ogni tuo sorriso è un raggio di sole
è un abbraccio, un momento preferito di pace.
Il tuo sorriso è un’onda del mare
è il posto dove le stelle restano ad ascoltare
la notte che racconta una fiaba.
Del tuo sorriso,
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| Scandisce il tempo il lento gocciolare
del rubinetto, che mi tiene sveglio;
però mi innervosisce, e pure tanto;
sembra un martello o quasi cannonate.
Le membra stanche ed anestetizzate,
sebbene a pochi metri qui daccanto,
non faccio per
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| e in quel momento ora x
è solo un restituire
consegnare le ferite
alla terra
la luce degli occhi al cielo
e
farsi plurale
ponti di luce nella Mente espansa
a invadere e aprire varchi
dove ali di un già presentito
sogno -aperte
per il
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| Io che di te ho visto tutto
la gioia e il dolore
la sabbia sulla pelle
e i capelli bagnati sulle guance.
Io che di te ho
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| Oltre le nuvole
ci sono gli angeli
che ci sorvegliano
e riferiscono
quello che vedono
a Dio Santissimo.
Noi siamo vittime
d’un gioco subdolo
con Dio ch’è stabile
in modo drastico
nel Regno mitico
ed enigmatico.
Mancando il dialogo
la vita
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Ora che il nerofumo
ha avvolto le misere certezze,
a cui la vita s’era aggrappata
come l’uva alla vite,
e la strada si è capovolta
in un punto indefinito...
Mi inginocchio
con il cuore spezzato
e se pur indegna
mi affido alla Tua immensa
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Sono sicuro
che sarai felice senza di me
senza le mie parole
troppe per una sola sera
Sono certo
che non ti mancheranno
i miei silenzi
fatti per la cenere del mattino
E troverai
qualcuno che amerà viaggiare
non solo con la mente
ma con il
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La notte vive di malinconici ricordi
le ore del tempo
sono ombre di attimi d’amore.
Il silenzio è nel respiro di un soffio di vento
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Tuccaie ‘o cielo ‘a terra chella sera
e tremmuliava ‘o core e pure ‘a vita
e dint’a stanza comme a margarita
jucavo c’ ‘o turmiento ‘e na bannera.
‘E case se so’ aperte... sciorta nera
e ‘a notte ca pareva sapurita
s’è miso a cunta’ ‘e muorte...
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La foglia gialla
portata via
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 | Sciuga Venezia
le tue lagrime millenarie
con l’acqua sei nata
con l’acqua morirai
i pali che ti sorreggono
marci ormai
sprofondano giorno dopo giorno
oh San Marco
io sono un miscredente
non accetti più preghiere
bagnata inesorabilmente
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Quel mondo che t’eri figurato
alieno da turbamenti e moti d’aria e d’acqua,
un eden di verità assolute dove ogni cosa conservasse
nel tempo il nome con cui fu battezzata,
quel porto dove attraccar la nave per approdare
per un brindisi o un canto
o
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Quando vedrò di me la meraviglia
sarà scaduto il tempo
sorriderò distante,
senza più proferir parola.
Troverò finalmente
quei passi
che mi portavano lontano
vedrò solo orizzonti
e mai più confini.
Io, in equilibrio perfetto
sulla punta del
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Sento passare la luna
dalla mia camera chiusa,
si ferma, aspetta il mio sogno,
arriva ed io volo in cielo,
sul mare e oltre,
ho con me l’amore di mezzo mondo,
l’altra metà è nell’odio.
Mio Dio, ma dove sono io?
Sento che lei, la luna,
per mano
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Ho imparato a piangere in silenzio,
senza proferire lacrima:
acqua di torrente in piena dentro,
fuori l’immobilità dell’anima
per non far soffrire alcuno
della mia tristezza permanente.
Adesso so che il tempo non ha fretta,
aggiusta tutto senza
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Tra i laghi azzurri del cielo,
plumbeo color sovrasta
l’ifinito,
dilagano chiare sfumature
nell’orizzonte senza luce.
ma... natura
madre fatata, lancia nell’aere
polvere di sole,
trasparente magia
trasborda nuvole
d’amaranto,
nuvole
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Non ho parole a ricordar quel giorno
che s’involò come svanita al vento,
con un sussulto e flebile lamento,
allor che l’alba fece buio attorno!
Un groppo in gola serra le parole
ed in singhiozzo lungo si riversa;
quell’attimo rimbomba ché l’ho
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 | Sono qui con te, ti guardo
per ascoltar la tua parola
che con saggezza ammirevole
sembra dal ciel piovuta
La tua figura consumata
dal tempo inafferrabile
i tuoi capelli bianchi
e la camminata lenta
Andiamo fuori a respirare
e prendere un po’
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 | Le metafore danzano
sulla scia silente
di qualche rimembranza.
Gocce di memoria
scandite
a passo di rime traffite
annidate nella viscere della terra.
La penna gremita di sangue
come un pianto
dipinge la vita
che non si smentisce mai.
Uno
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| Quanto giova il saper che rude vigor
un tempo operava per campi rigogliosi
nel casolar diruto dove striscia il vento
in lamentoso canto?
L’abbandono della pietra tra eriche e
gramigna imperanti parla d’incuria,
dove anime smarrite ricordano
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La solitudine
è matrigna,
con labbra ormai rinsecchite,
un arido campo
privo di erba,
col respiro del vento
come un orfano
che chiede pane.
Per compagna la pioggia,
che t’accarezza e ti lava,
toglie la polvere
come una madre.
sotto
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Nell’amplesso d’amor ci si concede
sospinti dall’intenso desiderio
d’un intimo rapporto che prevede
d’abbandonarsi poi ...
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Traffico,
ovunque traffico,
macchine, persone, dati,
traffico d’emozioni,
allucinazioni.
La vita è un film,
il film è la vita, la storia esiste e
ogni storia
è soltanto un’ invenzione.
La certezza è soltanto una fervente credenza,
così il
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In rosario camminano
i figli del mio vicino,
hanno visto morire il padre
in famelica agonia,
mentre in gemito prostrato
vegliavano la madre.
.
Rassegnato avvento
dentro un paese oltraggiato
dove pullulano fanatici
imbevuti di odio
e minacciose
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Leggeri
di insana follia
correvamo tra coni d’ombra
e guizzi di luce.
Mai stanchi
di tanta felicità
attraversati da fulgido presente
profumati di incoscienza bambina.
Correvamo
chissà quali nuvole erano
tra i capelli,
quante stelle in
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E’ tornato l’uomo del violino
a cantare l’Autunno
sotto una pioggia uggiosa
intrisa di malinconia.
Ascolto la sua
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Il vento forte
spazza via
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Ecco ora un raggio dopo tanta pioggia
cercare sui muri piccole fessure
e il vento s’alza e mi sferza il viso
acceso nelle tinte per la frescura.
Qualche passante ha già il cappello
in testa, il dì dinanzi un semplice gilè.
Mi meraviglia sul capo,
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Ad ogni ora la vita il cuor consola
ed ogni emozione che perdura è
magnificente sentore che
dall’orizzonte serenità propaga.
Innalzano pensieri fra il sorger della vita ad
estender lo spirito in sublimi Angeli del cielo,
cantico ad elevare senso
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Me ne vado giorno, non ci sarò più
tra le righe dei tuoi minuti.
Non scriverò più affannosi, stanchi momenti, che mi tirano in basso, in ondate di silenzi.
Non ondeggeró più libellula tra le spire svuotate d’ansia dei tuoi desideri.
Volteggeró in alto,
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Senza rumore un passo lieve sento
come un brusìo di fuori dalla porta
chiusa, o un leggero sibilo di vento
che l’eco sperde piano e non riporta.
Passi felpati segnano il sentiero
ma il crepitar di foglie più non s’ode;
calpesta un’ombra il manto
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C’è questa leggerezza del corpo,
che elegante vorrebbe spiccare il volo
-
e ti senti rondine e gabbiano...
e vuoi abbracciare le onde del
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follie nel silenzio
spogliata dal germoglio
di mani intrecciate
dalle lacrime bagnate
come un temporale nel deserto
di carezze aride
colme di fessure ove s’intravede
lo specchiarsi di visi contorti
rivestiti di vento
raccontami una
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Nel vecchio casolare del paese
Rosetta e Marco s’erano appartati
per vivere momenti di dolcezza,
da pochi giorni s’eran
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Ricordi quante volte
ti ho detto di non sfiorare
la fine delle cose
ma il loro inizio
Perché il mattino
è più puro della notte
ed ha la curiosità
del vento in cerca di luce
Ricordi tutte le volte
che ti ho raccontato
di quante stelle ho
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C’è bisogno della tempesta
per meravigliarsi ancora dell’azzurro del cielo.
Di scoprire ogni giorno la felicità di un paesaggio,
per incontrarsi ancora sorpresi a guardare le stelle
e anche se il freddo sta arrivando
ci sarà ancora una coperta a
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Ti sei aggrappato ad una linea
s’è spezzata come un fuscello
è rimasto solo un segno.
Ti sei aggrappato ad un sogno
un lungo viale
da percorrere con la tua anima.
Hai voluto credere in qualcosa
che ti desse forza e tenacia
ti è rimasto solo un
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Vitruvio Pollione
giovane liceale
soleva architettare
di notte sul portale.
Alunno di frontiera
ad Itri lui nasceva
ma senza documenti
non c’era chi sapeva.
Capace di sognare
cantò l’architettura
col fritto misto in campo
e la sua testa
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338153 poesie trovate. In questa pagina dal n° 26131 al n° 26190.
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