Le Stelle zittite
dall'ardore della luce dei lampioni
in questa notte offuscata.
Offuscata è la vita
del giovane viaggiatore
che percorre le impervie vie
d'un sentiero nell'indefinito.
Come mi sento solo;
mozzato e strappato
dalla massa informe d'acqua
che trascina e distrugge
la goccia che c'è in me.
Io non ci voglio stare,
Non ci voglio restare,
Non voglio il mare!
Preferisco scostarmi,
vivere dietro le quinte
di questo palcoscenico apocalittico.
Con l'animo ghiacciato,
assopito dagli incubi quotidiani
mi limito ad osservare.
I miei occhi da bambino
sanno ascoltare.
Loro vedono e credono:
tra i fili che mi attanagliano
delle giornate perse infinite
un sorriso, una carezza
una lacrima, un insulto
una verità, una bugia
un angelo, una bestia
un carnefice, una vittima
un sogno dorato, un incubo vero
un amore spassionato, un accoltellamento nero
una madre, un padre
milioni di figli,
nessun pastore.
Disgregami e spostami!
Distruggi in miliardi di frammenti
i miei pensieri di cristallo atrofizzato,
riconducimi all'Eden del sogno incuorato
tagliami a pezzettini
e assorbimi.  | 


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Ci fu un tempo,
e le stelle e la scia
delle loro lacrime frantumate all'atmosfera
lasciavano un labirinto di scintille,
il senso inghiottito dal buco nero
d'universo acerbo.
Ci fu un tempo,
e le fantasie erano cristalli
e i sorrisi sporchi
e la felicità si vendeva al prezzo
d'una confessione.
Ci fu un tempo,
e l'amore era statico
e la vita un meccanismo
e la morte un traguardo.
Ci fu un tempo,
e l'oro stava nelle palpebre
scrutatrici d'un ammasso
bestiale, crudo
come il tuo sguardo
che fu, vero.
Ci fu un tempo,
e la pietà e la virtù
intrinseche nature
di atomi di preconcetti
e arroganti e biechi.
C'è,
e l'amarezza e la cenere
e l'ardore di un cuore gelato
e la speranza di una resurrezione
agonizzante.
Ci sarà,
la fiamma dominatrice
sentenziale
a bruciare, squarciare, dilaniare
la carne vaporosa
d'un sorriso storto.
Tra una clessidra
e il limbo:
danzante
muscoli malinconici
cuore sfinito...
Fenice ferita
ascendi morendo
e saziati e lacerati del Sole
di realtà. | 


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Fumo
scivola sui binari
sciolti dalle aggressive,
ruggenti, spasmodiche, impietose,
graffianti ruote
della contemporaneità.
Celato
in uno specchio vergognoso
incorniciato dal sorriso sornione
d'un pagliaccio
modestamente umile.
Il suo cuore
è naso rosso
di ricordi e pugni,
lacrime, brufoli,
arroganze
che comprimono i polmoni piangenti
d'un trascinatore fallito,
scaraventato dalla corrente e dalle onde
di quest'oceano di Montagne di Plastica.
Nella razionalità più illogica
d'un fiore d'oro
radicato sulla nuda Roccia,
contorta e sofferente
dell'eterno lamento
del costante mutamento
della sua forma.
Risplendi fiore,
irradia l'Universo
dei tuoi umili e timidi
petali.
Pezzo per pezzo
piegati e crolla sul tuo essere
troppo pe (n) sante
e così,
come sei resuscitato,
perirai
in un trionfo decadente
di vita
preziosa. | 

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Il torbido mondo
ribolle dietro l'occulto,
e i grandi poeti squarciarono
la tela dell'assoluto!
Che cosa si cela
dentro allo specchio?
Forse un mondo e un esistere
meno reale?
Chi S'ha è menzognero
poiché invero s'abbraccia,
e vive nel "vero"
la sua eterna minaccia.
Chi è Dio e poi dimmi, è fors'Egli
tra amici un giocondo scherzetto?
O tremi e t'ingegni
nella Sua ombra divina?
il "meccanicismo illuminato" ormai nutre
la tua essenza. Se il tuo calcolo
è giusto, dimmi,
qual è il peso dell'esistenza?
I tuoi avi, i tuoi sforzi
grandi traguardi han raggiunto.
Io prego e m'imploro,
"non sprecar la Coscienza"!
Dietro al piccolo sguardo
sta la risposta.
Sai dirmi, fratello,
"quanto mi costa"? | 

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 | Le stridenti inarcature
del tuo sorriso
distaccano le viscere
dal bieco sbiascicume.
La distesa dei neri capelli tuoi
scivola sull'andar
delle dolci tue note,
ingannevoli a tratti,
bombe a mano in altri.
La profondità pura
delle pupille tue:
mi libera,
sì, felice e disgraziato.
La scioglievolezza dei tuoi abbracci
che a brevi rintocchi
sfiorano i timpani del cuore
e li stringono
con l'infernale morsa
dell'estasi.
Ti prosciughi,
accompagnata alle tue lacrime
che, come acido muriatico,
dilaniano l'animo,
ormai vuoto,
desideroso di nuove primavere
e nuovi sguardi.
Sognante sradicato
ammaliato dalle tue melodie
Dea di nero Dorata.
E affogheremo insieme
tra i sorrisi beffardi
dei nostri compagni
e l'ardente fiamma
di ghiaccio vivo
finalmente
ci disgregherà! | 
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