 | Il vento, s’è spento.
S’è spento incontrando,
quel fiore contento.
Era un fiore che natura
di spine, aveva munito.
Un fiore che paura
aveva coperto, d’effimero tetto.
Il vento l’ha visto,
Ha visto il ricordo
del pianto, l’elemento del gelido manto.
Era vitrea pasta che delicata
bellezza, proteggeva.
Pasta vitrea che agognata
carezza, respingeva.
Soffiando, rimbalzò.
Paventò, vorticando.
Morendo, mirò.
Amò, svanendo. | 

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Coprivano, svelavano e laceravano,
tirando forte in direzione opposta.
Erano come il giorno e la notte,
a contendersi la terra.
E chi di sangue viveva
e chi di sangue moriva
e lei che lo perdeva,
pensando non le appartenesse,
come il diritto a respirare.
Ma la terra brama calore,
vuole palpiti creativi,
emozioni che solo il sole
può mostrare.
Così, combattendo d’amore,
senza risparmiarsi mai,
l’ombra è un ricordo
che vive insoddisfatto,
vile e paventoso è un riflesso,
nascosto a travisare.
Troppo offuscato per capire
che la sua era natura che non desideriamo,
E’ la pace che bramiamo. | 


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 | Sibilando ti convinci
che natura hai di sparviero
Batti a terra e ti rispondi
che è così che suona il cuore.
Sanguinario triste e freddo
senza freno nel possesso
rubi gioia caldo e vita
senza chiedere il permesso.
Silenzioso e camuffato
cerchi un alito affannato
col veleno intossicato
senti quello che non dai.
Ora torni nella tana,
labirinto di concetti
sai che il lupo ti ha fiutato
e se esci sei braccato.
Lui che sente e caldo batte
lotta sempre per la vita.
un concetto affascinante
che tu serpe non capisci.
Batti a terra e ti rispondi
che è così che batte il cuore. | 


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 | Mia signora,
ho cercato e trovato:
Il retino più grande del mondo,
il martello più resistente che ci sia
e l’incudine del più anziano dei fabbri.
Con il retino acchiapperò Sirio
e con martello e incudine
della stella più luminosa
forgerò un diamante.
Sarà il dono madre mia
per la richiesta
che ti porto con esso.
Ardito ti dirò:
"Offro me stesso...
e un diamante
al posto del cuore mio,
che è già promesso.
ma curati di lei."
Soffiale i capelli
e strappale un sorriso.
Si soffice sotto i suoi piedi
o quando inciamperà.
Dalle calore
ma non bruciarla mai.
E quando dorme,
col rumore della pioggia,
cullala dolcemente ...
a lei piacerà.
Mostrale la grazia
che nell’essenza sua,
dimora.
E dalle pace,
profumi,
colori,
e inaspettati viaggi,
pentole d’oro,
ali di fata.
E lascia il resto
così com’è...
Perfetto!
Che nemmeno tu,
Somma Creatrice...
Nemmeno tu,
puoi fare meglio. | 


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 | Una distanza cambia,
quando cambi prospettiva.
Eravamo lontani centinaia di chilometri,
ma uniti, come legati dai fili telefonici,
attraverso la cornetta,
orecchio contro orecchio,
bocca a bocca a sussurrare, baci.
Eravamo vicinissimi, da sfiorarci
ma distanti ci osservavamo,
come si osserva la nebbia...
come si osserva la nebbia,
sul ciglio di un burrone.
Vorrei soltanto dirti:
Certe distanze sono incolmabili,
spesso succede.
Ma non è quasi mai,
una questione di chilometri. | 



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| Da bambino gli uccelli
e libellule
erano imprendibili,
cacciavo lucertole,
e vesponi neri e gialli.
Temevo soltanto i serpenti e l’amore:
entrambi, pensavo colpissero
con un morso indolore
entrambi credevo diffondessero
dal sangue nel cuore
un devastante veleno
che percepisci troppo tardi.
Ora cresciuto e un po’ segnato
in petto e in volto,
vorrei spiegare a quel bambino
che l’amore può ferire
ma non é mai amore
ciò che ci uccide,
come il veleno sa essere invasivo,
e può diffondersi e fondersi col sangue,
lo sa scaldare
ma porta solo vita
e quando toglie,
toglie soltanto una parte
di quello che ci ha dato. | 
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E’ risoluto il destino,
quando lega qualcuno.
Quando fa un nodo,
si ferma e aspetta l’istante,
l’incontro che arresta anche il mondo.
Quando allaccia qualcuno, poi attende paziente
Credo abbia bisogno di sapere se quel legame
è per sempre o è soltanto un istante.
Sarà uno sguardo silenzioso,
scambiato ad un concerto
affollato e rumoroso
Sarà uno scontro d’ombrelli
ad un incrocio grondante
bagnati dalle scarpe ai capelli.
O sarà una lunga imbarazzante attesa
riconoscendosi lungo una strada dritta
percorsa... in direzione opposta.
Sarà niente...
Sarà per sempre...
Il Fato attende. | 
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 | Sublime insuccesso,
partorito da occhi atterriti
e sbarrati
che penetravano strati di vita,
fino all’essenza nascosta ...
Scrutando il buio...
conquistavano spazio...
fondendosi con la sostanza mia.
Triste, orientale versiera,
incanto che strega, con l’animo in lotta,
mi portasti con te nella fossa.
E nella fossa il leone fui io, fui io,
in ogni brandello di carne che persi,
sono miei questi segni sul volto
e nel petto.
Austera, ribelle, cocente passione,
confondi, conquisti, devasti
...resisti ...
e tutto era scritto
in quegli occhi fissi.
frastaglio d’amore,
stupore,
sublime insuccesso. | 


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| Se anche non dovessi trovarti
non sarebbe buttata via
una vita investita a cercarti.
ogni notte t’ho sognata,
senza mai averti vista,
sicuramente ti avrò intravista
e non averti conosciuta,
è stata soltanto una svista.
Amore mio vagando al buio
conosciamo la paura
del metro successivo
e quello dopo ancora,
sarebbe giusto fermarsi qui piangendo,
ma poi penso che stai soffrendo,
esattamente come me ora,
allora rimando e verso te
muovo un altro passo.
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