| Contemplato nella pupilla
della luna e inesorabilmente
calamitato al puro moto
irrazionale
è un pugno di pittura il cervello
le mani materia purificata
tengente il verso
del pennello della forma...
Potenza pittorico- cerebrale,
il semi- dio carpisce l'essenza
la verità trasforma sterili ghirigori
esistenziali in sublimi tratteggi.
Dal vuoto cosmico del mero nulla
opaca si staglia la pennellata:
è bellezza ciò che attrae
disgregar subitaneo
iper- uranea beltà! | 

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Zhazini parlava,
gozzoviglie follie,
starnuti cervellotici,
e nulla più.
Zhazini ascoltava,
carotidi recise,
fiotti d'arte sanguinolenta,
patologica.
Zhazini ordinava,
frutta e pensieri
di stagione,
estinzione di volpi.
Zhazini meditava,
silenzio polifonico,
nudi sospiri astrali,
poesia è menzogna.
Zhazini osservava,
macigno atmosferico,
arido riflesso oceano elettrico,
fatui pargoli nascenti.
Zhazini suonava,
pallidi soli incestuosi,
solido fumo svapora,
antico futuro del mai.
Zhazini dormiva,
fiumi esistenze,
muoiono tornano lente,
nulla ritorna cangiato.
Zhazini sapeva,
illusioni parole pensieri,
trappole gabbie di ieri,
quale autentica libertà?
"Specchi svuotati
nell'etere" | 

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Ho perso i ricordi
e ricordando sono.
Rintocchi flebili
rincarano l’assurdità
del noi e qui e ora e quando:
smettetela di parlarmi
striscianti vuoti di pienezza.
Nelle frattaglie
delle lune crescenti
partoriranno nuovi peccati
nuove gogne
e nuove vergogne.
La negatività ha un sentore positivo,
e nel momento rincorro
ciò che lento
si staglia e abbaglia
ogni mio tormento.
Eccomi, sono pronto,
fintanto crederete
io ci sarò:
Lucciole e Aurore | 

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non sentite più
il lieve sospirare
del filo di vento
del vostro respiro?
è una sottile membrana
che ci distacca
dall'assoluto,
come nel grembo
eterno e materno,
la barriera epidermica.
Alle volte rivivo ancora
l'ingenuo danzare
nel ventre incarnato
dal miracolo esistente:
Unico ritmo
primigenio battito
Liquido amniotico
limbo panteistico
Danza dell'universo
simbioticamente vento.
Ero
così tante cose
da esser nessuno.
Non - sono
ora? | 

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Odoriamo di pioggia
già caduta.
Dalla faccia
non fuggi.
La vita scandita
dai BIP.
Catena di montaggio
Leggings & Borchie:
ecco il grandioso
destino dell’umano
enigma.
Vorrei aprirvi
gli occhi,
ma non siamo pronti
per il buio.
Buongiorno!
Il sole illumina
notti fatiscenti,
la luna lo sa,
siamo infinitesimi
corpuscoli incandescenti!
Collassati!
Decerebrati!
Sniffate
la vostra speranza
di cenere. | 

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Silenzio.
Ora e sempre,
ma di stupirmi appagato
mai.
Le dimenticanze scuciono i sipari.
Eterne scene a recuperarsi
eterne lune a compiacersi
eterne gocce a raggelarsi.
Silenzio.
Trovo nel mio ieri
i ricordi del domani.
Accuso i sacrifici
e tutte le nere notti
cedono alle mattine
lo scettro del sogno
cosciente.
Silenzio.
I timpani s’infrangono
e il peso reale
fustiga i bulbi scintillanti:
è nelle vostre voci consuetudinarie
e tra gli sberleffi delle stelle
che le macine stritolano
ogni mio singolo capello.
Silenzio.
Non sono mai stato pronto
ad affrontare l’oceano,
è fatto per sradicare.
Non sono mai stato pronto
ad affrontare la montagna,
è fatta per incastonare...
I miei capelli sono aria
si contorcono al suono dei battiti
che mai si placheranno!
Silenzio.
Risplendono le gemme
inestimabili e fittizie,
futili distrazioni:
il fiore non si compra! | 

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Punto primo,
non esistono punti primi.
I linguaggi sono obliqui
e tangono ogni briciola di pensiero.
Questa è l'era del Social
che di linguaggi spenti straripa,
ma il Nulla asserragliato
serpeggia sinuoso con tono sordo:
il Nulla è non - aria,
avvolge ogni soffio proferito
dalle bocche incoscienti.
il Nulla è polvere sottilissima,
che penetra ogni narice
e abbranca sinapsi sbiadite.
Inseguo ancora
il mio piede sferrato,
lo sguardo è perduto
Shangri - La del mai - nato!
Perdo le tracce,
mi smarrisco, amico.
Adesso è mai stato:
Sono un Nulla,
non ho capito? |  | 


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Giovane
aitante
millenario
contemplo l'invisibile
e assaporo le tue gemme
quanto trasudare
d'armonie verdi
d'acuti gotici
nel plumbeo tramonto
pura passione
nell'onta di un cristo
ribelle
i baffetti all'insù
delle tue braccia
accolgono
nulla filtrano
tutto bramano
ti sento
ti medito
ti amo
assorbo l'eterea
visione
condivido la
magnificenza
celata evanescenza
nel maestoso abbraccio
panteistico
delle tue gracili membra
qui e ora
concepisco
il matusalemmico
esperire:
nella tua quiete
risiede il segreto
del dolce deperire. | 
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Tralucono in Tv guerre sante
pedagogia della paura, homini sapiens
sapiens ora carcasse australopiteche,
la culla dell'occidentale genialità lustra
le scarpe impomatate dei banchieri
che ormeggiano questo Leviatano odierno
arido e capitalista, risucchiante
nella spaventosa trachea gli ultimi bagliori,
le antiche intuizioni, gli sprazzi di genio
che resero gli uomini meno bestie, ma silente
vendicatrice si è destata la Sfinge
sibilante nelle anticamere delle percezioni
distratte, retrograde scintille fini a loro stesse
e i passati fasti si lasciano deteriorare
dal mutamento generale; ora le mani
è necessario ridestare, acuire il senso
sentire la devozione all'essere qui;
adesso possiamo ancora credere che un domani
sia più splendente, ma la crisi risuonerà
sempre a risollevare le geniali ceneri che dappertutto
germogliano in questo meraviglioso sublime
santo sepolcro continentale:
il bel paese, la cara mamma
il divino paradosso
del Vaticano mistero. | 

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numinosa autocoscienza
dell'inquietudine contagiosa:
servo della solitudine
condanna clorofilla
abbacinante l'estasi
tra i rumori e le fugaci sperimentazioni
quando dico tutto
dico niente
quando dico niente
dico tutto
quante volte ancora
illusioni illusioni illusioni
ora sei qui
e mai più il sarai
il fui
il sono stato!
Ora e mai più
perché così la vita
acquista la disperazione
ma null'altro
effimeri piaceri.
L'errante nato
può ancora sospettar
di questa lugubre candela
basta un soffio
basta un soffio |  | 

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Bisbigliare sordo -
erano vortici i pensieri, la testa
dormiente e la Visione
reale.
Era San Filippo Neri,
il "giullare di Dio" che sospirava
nelle mie orecchie
parole, formule e farfugliamenti
simili ad una preghiera
a Mnemosine.
Qualcuno pareva ascoltare,
era il mio udito certo a captare le
vibrazioni dello spirito,
ma non le mie sinapsi a
comprendere.
Curiose fantasticherie offuscarono
la mia stentatezza, accolsi
panorami spennellati e sinuosi,
mi parve di vedere una bruna catena
arrugginita in Cielo, sentii
tintinnare gli anelli punitivi,
e nell'orgia di colori del fulcro
del caleidoscopico sole
mi sembrò di scorgere una figura dolente,
fiera e possente che vi si stagliava.
Urlava, parlava, aveva voce
di tuono e pareva voler abbracciare
il globo incandescente
e dai suoi occhi si sprigionava
una luce viola, rossa, trascendente
e immanente allo stesso tempo!
Era fiero come uno Zarathustra ascoltato,
aveva la grazia di un figlio di Dio
e la sua chioma affusolata ricordava quella
del grande Re Salomone...
San Filippo allora sfiorò
con il suo dito immateriale
un preciso punto della mia fronte,
e sentii il divaricarsi d'una fessura,
come se una terza apertura
fosse stata spalancata per recepire meglio
le vibrazioni dell'oltre- me.
Allora quel fiotto di luce che inondava
tutto, emanato dagli occhi del nobilissimo Prometeo
tormentato ed infuocato
penetrò quel terzo occhio sulla mia fronte...
ASHTAR KALEI SMINUIR
San Filippo svaporò,
e un uccellino mi risvegliò dal
tepore notturno, schiantandosi a tutta velocità
sul vetro della mia finestra.  | 

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