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Nel cuore di un bosco d’inverno,
bruciato e rosso nel fuoco del sole,
sono sparso dal vento,
tra rami,
cespugli e pietre abrase e scavate,
grido sulle ferite della terra,
a ricordare la parola del lupo,
che accompagna il timore,
o l’abbandono totale alla paura
che ride e gioisce.
Col bastone traccio lettere e sentimenti,
per dare senso al battito,
per respirare l’affanno che taglia,
e chiude lo stomaco a piegare la preda.
Terra rossa che piange ferro,
terra dura che scava nel profondo,
a picco sul mare,
come un salto sulla materia liquida,
a velare pinne sguscianti di pesci colpevoli.
Mi immergo nel fruscio delle foglie,
arrossato con loro dalla stagione vermiglia,
profumi ovattati di muschi e rumori,
si fermano sul limite,
esitano sull’inizio di un film,
pronto a scorrere sullo schermo della memoria.
Raccolgo con la mano sassi e castagne,
da portare nel cuore,
e passare,
da dito a dito a riscoprire l’inizio,
incessante,
continuo,
quasi ossessivo,
per placare il pensiero,
o forse la confusione e l’assenza di linea.
Stringo il pugno e lancio,
fuori nell’aria o nell’azzurro di cielo,
per colpire l’infinito alla fine del mondo. | 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
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