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Sogno l'ardente ardore degli arditi poeti,
ma questi segni d'amore macchiano il foglio,
e il vero sentimento non trova strumento.
Non ti canterò alla cortese
salendo per te, come scala al cielo,
seppur creatura di angelica fattura,
saresti solo un comodo cavillo per deludere Dio.
Non ti canterò onesta
mentre altrui occhi, gentile saluti.
Perché dovrei?
Corruzione vado fuggendo; rifiutando la villania!
Non beata, santa e Immacolata!
Respiri di vita umana,
non vivi del soffio del Fiat.
Non fragil fiore che cerca riparo
all'ombra forata di un uomo superbo.
Non ti canterò immagine celeste
debole di mente nel cogliere
ciò che inspiri ai generosi amanti.
No, mi sdegnerei di santissima ipocrisia!
E se ti cantassi alla Felicita?
“Quasi brutta e priva di lusinga”,
solo per il piacere di un amore riamato.
No, mi disprezzeresti di un'ira vilmente provocata.
E se ti cantassi alla moderna?
Emancipata, libera, paritaria,
oscena, egoista, simulatrice...
praticamente un uomo,
abbigliata da Venere rifatta.
No, non ti canterò nemmeno in questo modo,
ma ti amerò, ti amerò come solo noi sappiamo:
vivendoci a poco a poco! | |
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza l'autorizzazione dell'Autore.
La riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta Legge.
«Questa poesia nasce dall'esigenza di separare l'elemento amoroso da quello onirico e tradizionalmente stereotipato della donna debole e tramite di elevazione spirituale e comportamentale. Questa poesia è un inno al vivere il sentimento d'amore, non riuscendo in alcun modo a spiegarlo completamente.» |
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