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Discussioni in corso => Discussioni generali => Topic aperto da: Michele Tropiano - Venerdì 3 Giugno 2011, 12:48:13
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Che la nostra sia un’epoca dominata dall’ipocrisia, è una cosa sotto gli occhi di tutti: i sociologi chiamano il nostro tempo “società dei consumi”, io la chiamerei più a ragione “società dell’ipocrisia”. E in tutti i campi, nel pubblico e nel privato, dai grandi governi che discutono ai G8 sulla fame del mondo e poi portano guerra e distruzione, a noi tutti che mandiamo 2 euro tramite messaggino ai terremotati poi spendiamo 200 euro per un paio di scarpe.
L’ipocrisia è avvertita soprattutto nei nostri discorsi. Michel Foucault, storico e filosofo francese del secolo scorso, analizzò le parti e l’ordine del discorso concludendo che nel nostro parlare ci sono diverse procedure “di esclusione”, ovvero modi in cui certe cose possono o non possono venir dette: molto in breve, “l’interdetto” (argomenti tabù come per esempio sesso e politica), “partizione della follia” (le parole del folle, che non vengono nemmeno calcolate), “il vero contro il falso” (ogni società ha un ordine di verità, accetta alcuni discorsi come veri, altri li rigetta come falsi). Dietro questi tre tipi di procedure, c’è per Foucault una volontà di fondo di impedire “l’anarchia della parola”; non sto a dilungarmi molto perché l’argomento non è certo questo, ma mi piace fare premesse ampie. Per allacciarmi al mio discorso, credo nella nostra società ci sia un’ulteriore procedura d’esclusione che abbraccia tutte le altre, ovvero quella dell’ipocrisia: qualcosa non può essere detta? allora la si sostituisce con un'altra, con un tacito accordo da parte di tutti che – inconsciamente o meno – la accettano come vera e come possibile, pur sapendo – sempre inconsciamente o meno – che in realtà si vorrebbe dire qualcos’altro, di più vero e più possibile, più plausibile.
Per entrare nel merito – “finalmente” direte voi! – di questa discussione specifica, una delle etichette che spesso, ma non sempre, fanno parte dell’ipocrisia è la cosiddetta “umiltà”. Che è un valore assoluto nella nostra società, molto più importante, a detta di molti, del valore della famiglia, dell’amicizia, o di altri: si sente dire spesso che l’umiltà sia la base per raggiungere grandi obiettivi, colui che non è umile rimarrà nella sua superbia a marcire. Tra l’altro, questo è un valore che nell’antica Roma, per esempio, non era contemplato, non esisteva nemmeno la parola “umiltà”: “humilis” e “modestia” significavano ben altro, ovvero, tra gli altri significati, la condizione sociale; anzi, proprio in virtù della condizione sociale, il valore più importante era quello di “elevarsi”. L’autocelebrazione e l’ambizione erano confessabili, anzi, necessari per essere ammirati. Basti pensare alla trentesima ode del terzo libro dei Carmina di Orazio (“exegi monumentum aere perennius”) in cui egli afferma di aver costruito un monumento perenne con la sua poesia: avesse scritto una cosa del genere ai nostri tempi, l’avrebbero subito etichettato come superbo, presuntuoso ed arrogante, invece proprio questa sua presa di coscienza – che fosse vera oppure no interessava poco – acuiva, presso i suoi contemporanei, la sua grandezza. Non fraintendetemi: non voglio propugnare un ritorno al tempo dei fasti dell’Impero Romano, assolutamente! Questa digressione storica era solo per spiegare che un valore così importante come l’umiltà non è così assoluto come si potrebbe pensare. Così come molti altri valori, del resto.
Ciò che, senza dubbio, ha contribuito notevolmente a creare l’umiltà come valore è la religione cristiana: sicuramente io non sono contro l’umiltà a priori, sempre e comunque, anzi, a volte, in determinate situazioni, è decisamente una buona cosa; piuttosto, io mi chiedo come mai nella nostra società l’umiltà sia così tanto determinante e, soprattutto, come mai sia diventata una forma di ossessione tale da farla rientrare, spesso – spesso ma non sempre, ripeto! – nell’ambito delle ipocrisie quotidiane del nostro tempo. Io ritengo che a volte l’umiltà e la modestia siano falsi pregi in quanto, a parte l’ipocrisia, essi sono capaci di attirare verso di sé lodi del tipo “guarda quello lì, è bravo e pure umile”. Se una persona si crede superiore e invece non lo è, il problema è suo, non certo degli altri, allora perché biasimarlo? Al massimo la cosa migliore sarebbe lasciarlo “cuocere nel proprio brodo”, no? Come mai non è possibile esprimere ciò che si pensa liberamente riguardo sé stessi? Perché il solo ponderare di essere meglio degli altri è motivo di biasimo da parte di tutti? E perché infine bisogna dissimulare questo ritenersi migliori dietro l’etichetta dell’”umiltà”?
P.S. Ripeto ancora una volta affinché non me lo si dica nemmeno una volta: spesso (o “ a volte”, fate un po’ voi) ma non sempre l’umiltà è ipocrisia.
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rispondo all'invito anche se sull'umiltà ho ben poco da dire, forse un aforisma che m'è venuto or ora in testa: "E' facile fare l'umile per chi lo è per davvero!" ;D
l'umiltà è una buona e pia cosa, ma mica sempre e per sempre, insomma... ;)
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l'umiltà può avvere due antitesi dialettiche (vanità e superbia)... riporto una citazione di schopenhauer un superbo convinto della sua superiorità filosofica... qui c'è qualcuno invece convinto della sua superiorità poetica che scrive scrive scrive tanto per autoesaltarsi come a voler che anche gli altri si convincessero di questo come lui (forse) lo è...
La differenza tra questi ultimi due [vanità e superbia] sta soprattutto nel fatto che la superbia è la convinzione, già esistente, della propria superiorità in un senso o nell’altro; la vanità è, invece, il desiderio di suscitare quella convinzione negli altri, accompagnato, per lo più, dalla segreta speranza di poterla poi fare anche propria. Così, la superbia è una grande stima di se stessi che procede dal proprio interno, ed è quindi diretta, mentre la vanità è un’aspirazione a ottenerla dal di fuori, cioè indirettamente. In conformità con ciò, la vanità rende loquaci, e la superbia rende taciturni [...] A rendere veramente superbi è il convincimento saldo, intimo, incrollabile di possedere doti eccezionali e di valere più degli altri.
(Schopenhauer)
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Magari l'egoista superbo vive bene questa sua condizione ...chi può dirlo? Ognuno dovrebbe essere nella possibilità di perseguire la propria natura, a patto che questa, non sia lesiva nei confronti di altri ... perchè mai tutti dovremmo essere umili? L'essere umano è materia composita estremamente mutevole ...
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..ho riflettuto molto su questo tuo topic...
credo che l'ambizione sia un fatto positivo.. (sarà che il non esserlo mi ha spesso tenuto al palo) quando non sia smodata e basata sulle proprie capacità oggettive..
la presunzione.. ha già nella sua accezione il dubbio sull'esistenza reale di valore..
poi come dici tu è affar proprio il rimanerne vittima... però questo rende chi ne abusa inviso agli altri.. e credo per più di una ragione.. che possono essere insofferenza..invidia..senzazione di prevaricazione..
ma credo che più di tutto sia il fatto che chi di sé presume molto.. difficlmente sa accogliere e ascoltare.. e siccome i rapporti umani sono uno scambio... viene meno una delle parti.. che condurrà l'altro ad abbandonare con irritazione...
l'umiltà..la modestia..li ritengo di per sé valori positivi quando non siano falsamente utilizzati ad altro scopo... ma a volte, quando non sinceri, sono anche frutto di insicurezza.. di timore del confronto...
o lenzuola su qualcosa di sé che non si sa affrontare..
certamente se utilizzati come captatio benevolentiae..risultano alquanto odiosi.. perchè danno la sensazione di voler ottenere senza davvero spendersi..
insomma alla fine credo che le parole magiche per ogni atteggiamento umano siano.. 'misura' e 'apertura'
non potendo pretendere di dare indirizzi che siano per tutti sinceri e validi.. e sopra tutto per me la sospensione di giudizio rimane il modo migliore per comprendere ed essere compresi..
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sono senza parone, continuate ragazzi, la strada è lunga, ciao.
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sono senza parone, continuate ragazzi, la strada è lunga, ciao.
non si capisce se questa risposta sia ironica o cos'altro.. Poiché ritengo questo un argomento impegnativo, non mi sembra una cosa corretta nei confronti di chi una risposta si è sforzato a farla uscirsene con certe affermazioni ambigue e inutili per il topic.
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rispondo con questo pezzettino da blog, scritto ieri.
presunzione ed umiltà
paiono due antitesi
chi è presuntuoso, non è umile
chi è umile, non è presuntuoso.
umile, da humus, terra
presunzione da... da cosa?
in ogni caso, si pensa siano antitetici e spesso invece non è vero
si può essere presuntuosamente umili
e umilmente presuntuosi
un sacco di gente lo fa
e succede sempre che passi da umile.
"è bellissimo, certo non come le mie cose
le mie cose son bellissime, non certo come le tue."
scoprite le differenze
e ditemi: umili o presuntuosi?
io presuntuosa, sempre, per esigenze di copione, chiaro.
buona discussione
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umile, da humus, terra
presunzione da... da cosa?
pezzettino di blog carino... peccato che umile derivi da "humilis" non da "humus"! ;D ;D forse la parola latina humilis deriva da humus o forse il contrario non saprei sinceramente
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era per farti capire la mia posizione. l'umiltà di essere presuntuosi e la presunzione di essere umili sono trappole molto vicine all'equilibrio di non essere nè umili, nè presuntuosi, tutto qua.
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era per farti capire la mia posizione. l'umiltà di essere presuntuosi e la presunzione di essere umili sono trappole molto vicine all'equilibrio di non essere nè umili, nè presuntuosi, tutto qua.
sisi tranquilla avevo capito
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A me sembra che questo topic faccia tanta confusione per nulla:
umiltà: per me è umile chi si comporta col massimo rispetto verso tutti, indipendentemente da qualsiasi posizione culturale, politica, religiosa,...E non mi pare si possa essere falsamente umili:o si ha rispetto per tutti o non lo si ha. Gesù, nei Vangeli (ovviamente per chi ci crede, insegnava ad essere umili, ed egli per primo, nel giorno di Giovedì Santo lavò i piedi a tutti i suoi discepoli...e non mi sembra sia scritto in alcun passo del Vangelo una frase del tipo:"modestia a parte, so fare miracoli...").
modestia:questo è un artificio retorico e, diversamente dall'umiltà, prescinde dal rapporto con gli altri, riguardando l'opinione che ciascuno ha di sè...In tal senso può essere usata come strumento per la "captatio benevolentiae" (come evidenziato dalla signora Amara), e in tal caso si può benissimo peccare di falsa modestia se riferiamo agli altri di avere una considerazione di noi stessi più bassa di quella reale.
superbia:è superbo chi disprezza gli altri a prescindere, ritenendosi comunque superiore..Cioè è l'opposto del falso modesto e del modesto:del primo rispetto al proprio rapporto con gli altri, del secondo rispetto alla concezione che ha di sè.
Fatta questa premessa, credo che l'umiltà non possa mai essere intesa in una accezione negativa, e per questo il topic più propriamente (almeno riguardo quanto mi sembra di aver colto dalla discussione) dovrebbe essere intitolato: "La modestia:che parolone!"
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Fatta questa premessa, credo che l'umiltà non possa mai essere intesa in una accezione negativa, e per questo il topic più propriamente (almeno riguardo quanto mi sembra di aver colto dalla discussione) dovrebbe essere intitolato: "La modestia:che parolone!"
bene, allora nel mio testo sostituisci alla parola "umiltà" la parola "modestia" ogni volta che ricorre e rispondi alle mie domande, poichè il problema è solo di accezione linguistica a questo punto, non di contenuto. mi sembra che nessuno fin ora abbia davvero risposto alle mie domande.
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..mi pareva di averlo fatto.. per quello che è il mio pensiero...
forse non erano le risposte che volevi leggere...?
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Se una persona si crede superiore e invece non lo è, il problema è suo, non certo degli altri, allora perché biasimarlo? Al massimo la cosa migliore sarebbe lasciarlo “cuocere nel proprio brodo”, no? Come mai non è possibile esprimere ciò che si pensa liberamente riguardo sé stessi? Perché il solo ponderare di essere meglio degli altri è motivo di biasimo da parte di tutti? E perché infine bisogna dissimulare questo ritenersi migliori dietro l’etichetta dell’”umiltà”?
Io cedo che esternare il giudizio che si ha di se stessi, a prescindere, sia un comportamento da biasimare:ci si porrebbe, infatti, contemporaneamente, nella posizione di "accusatore", "giudice" e "persona oggetto del giudizio"...Il che mi sembra un assurdo, soprattutto perché un giudizio necessita di un termine di paragone esterno, che in tale situazione sarebbe scelto a proprio comodo da chi è oggetto del giudizio stesso.
Darsi un giudizio, tuttavia, non è in sè un male, a patto però che resti nel "foro interno" (per usare un termine di diritto canonico), e cioè nell'alveo della propria coscienza.
Giudicare gli altri, invece, ci offre il vantaggio di essere "persona terza"...Si spera anche "imparziale".
Per questo, credo, dire "Secondo me Tizio non è bravo a fare una certa cosa" o "Tizio non dimostra di avere una grande cultura" sono frasi tutto sommato accettabili (purché motivate e non frutto di mero astio). Dire, invece, "Io sono più bravo di Tizio" automaticamente connota il mio giudizio di una certa negatività, così come dire "Tizio è più bravo di me" in una situazione in cui sia palese il contrario.
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Che è un valore assoluto nella nostra società, molto più importante, a detta di molti, del valore della famiglia, dell’amicizia, o di altri: si sente dire spesso che l’umiltà sia la base per raggiungere grandi obiettivi, colui che non è umile rimarrà nella sua superbia a marcire.
non è un valore assoluto in questa società... è un valore per alcuni per altri no... è umile berluska? è umile fabrizio corona? sgarbi?sono umili cassano oppure ibra o federica pellegrini?
per te non è un valore per altri sì... io credo che sia da privilegiare sempre il giusto mezzo né autoesaltazione (tipica dei vanitosi non dei superbi) Né svilimento autoflagellazione... la vera difficoltà è avere un'equa visione di se stessi!
il mio filosofo preferito max stirner diceva che sul portale della nostra epoca dovrebbe star scritto "Valorizza te stesso" io aggiungo però il vecchio motto greco "Conosci te stesso" deve essere sempre propedeutico
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..mi pareva di averlo fatto.. per quello che è il mio pensiero...
forse non erano le risposte che volevi leggere...?
in parte l'hai fatto, non preoccuparti! io voglio leggere tutte le risposte, tanto la mia opinione già ce l'ho e non cerco certo consensi da parte degli altri.
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Io cedo che esternare il giudizio che si ha di se stessi, a prescindere, sia un comportamento da biasimare:ci si porrebbe, infatti, contemporaneamente, nella posizione di "accusatore", "giudice" e "persona oggetto del giudizio"...Il che mi sembra un assurdo, soprattutto perché un giudizio necessita di un termine di paragone esterno, che in tale situazione sarebbe scelto a proprio comodo da chi è oggetto del giudizio stesso.
Darsi un giudizio, tuttavia, non è in sè un male, a patto però che resti nel "foro interno" (per usare un termine di diritto canonico), e cioè nell'alveo della propria coscienza.
Giudicare gli altri, invece, ci offre il vantaggio di essere "persona terza"...Si spera anche "imparziale".
Per questo, credo, dire "Secondo me Tizio non è bravo a fare una certa cosa" o "Tizio non dimostra di avere una grande cultura" sono frasi tutto sommato accettabili (purché motivate e non frutto di mero astio). Dire, invece, "Io sono più bravo di Tizio" automaticamente connota il mio giudizio di una certa negatività, così come dire "Tizio è più bravo di me" in una situazione in cui sia palese il contrario.
grazie per la risposta
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credo anche io che l'ambizione sia un fatto positivo, ma va rivolta esclusivamente ai propri meriti e non denigrando quelli degli altri e costituendo lobby per ricevere consensi , così la qualità si perde e con essa la credibilità di un sito che in pochi mesi ha visto perdere i suoi migliori autori e scemare drasticamente le pubblicazioni, tutto questo era purtroppo prevedibile, nonostante tutti gli sforzi di Elisabetta, ma qualcosa non ha funzionato nelle scelte , senza entrare nel merito, proprio per non voler aizzare altre polemiche.
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credo anche io che l'ambizione sia un fatto positivo, ma va rivolta esclusivamente ai propri meriti e non denigrando quelli degli altri e costituendo lobby per ricevere consensi , così la qualità si perde e con essa la credibilità di un sito che in pochi mesi ha visto perdere i suoi migliori autori e scemare drasticamente le pubblicazioni, tutto questo era purtroppo prevedibile, nonostante tutti gli sforzi di Elisabetta, ma qualcosa non ha funzionato nelle scelte , senza entrare nel merito, proprio per non voler aizzare altre polemiche.
forse hai travisato, non mi riferivo assolutamente al sito, facevo un discorso generale!
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Mi accorgo di essermi dimenticato di dire una cosa importante: non ho aperto questo topic nè per farmi consensi nè per stabilire chi abbia torto o chi abba ragione, ma semplicemente per sapere le vostre opinioni in merito. Io credo in un relativismo assoluto e puro: la ragione e il torto filosoficamente non esistono per me, ma poichè viviamo in uno stato in cui vigono delle leggi, allora questi due concetti si inseriscono necessariamente nei confini stabiliti dalla legge, quella italiana nel nostro caso. Per fare un esempio, se dico "Io credo di essere migliore di te" non ho nè torto nè ragione, è semplicemente la mia opinione, ma se dico "Tu non sei nessuno in confronto a me" - il che è contenutisticamente più o meno la stessa cosa della frase precedente - ho torto perchè secondo la nostra legge è reato civile dire frasi tipo questa.
Fanno eccezioni, credo, le affermazioni riguardo la matematica: se dico "2+2 fa 5" ho palesemente torto. Ma non voglio addentrarmi troppo nella filosofia e nella logica in special modo.
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Mi accorgo di essermi dimenticato di dire una cosa importante: non ho aperto questo topic nè per farmi consensi nè per stabilire chi abbia torto o chi abba ragione, ma semplicemente per sapere le vostre opinioni in merito. Io credo in un relativismo assoluto e puro: la ragione e il torto filosoficamente non esistono per me, ma poichè viviamo in uno stato in cui vigono delle leggi, allora questi due concetti si inseriscono necessariamente nei confini stabiliti dalla legge, quella italiana nel nostro caso. Per fare un esempio, se dico "Io credo di essere migliore di te" non ho nè torto nè ragione, è semplicemente la mia opinione, ma se dico "Tu non sei nessuno in confronto a me" - il che è contenutisticamente più o meno la stessa cosa della frase precedente - ho torto perchè secondo la nostra legge è reato civile dire frasi tipo questa.
Fanno eccezioni, credo, le affermazioni riguardo la matematica: se dico "2+2 fa 5" ho palesemente torto. Ma non voglio addentrarmi troppo nella filosofia e nella logica in special modo.
è più facile che 2+2 faccia 5 che dire "Tu non sei nessuno in confronto a me"... che è, diciamocelo, una bischerata paradossale!... :D
si instaura una relazione con un "tu" che subito dopo lo si rappresenta come nessuno!... :)
ma intanto quello ti sta di fronte, e certamennte nessuno non è... :)
ah, quanto costa veramente essere umili!!... ;D
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Al di la delle varie simulazioni, l'umiltà è caratterialmente unica e varia d'intensità da soggetto a soggetto, vuoi per la sensibilità emotiva della persona, vuoi per un fattore culturale, appartiene cmq a quelle persone che, lontano da ogni altra considerazione religiosa o meno, non sostengono di esserlo. Si, tutto è relativo, maggior ragione, nessuno è perfetto, per cui se l'individuo è umile di natura, secondo le condizioni di vita, può variarne le capacità naturali, ma sempre con una base ferma e solida, lontano da ogni simulazione che veste il superbo. Si può essere ambiziosi ma con umiltà, ma essere disonesti con umiltà, a mio parere, sembra un po eccessivo pensarlo. Non c'è niente di assoluto, neanche il relativismo. Ma è solo un mio pensiero. Ciao a tutti
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sono sconcertato da quello che leggo.... forse qualcuno pensa che neruda o ungaretti o quasimodo, fossero qualcuno tra i tanti, che pubblicare una poesia su un sito libero, dia automaticamente la qualifica di poeta, oltretutto, pensando con la convinzione di essere un gran poeta.... facendosi largo a gomitate per darsi un lustro che non ha... umiltà????? come si fa a parlare di umiltà a qualcuno che ha l'ego a mille????
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sono sconcertato da quello che leggo.... forse qualcuno pensa che neruda o ungaretti o quasimodo, fossero qualcuno tra i tanti, che pubblicare una poesia su un sito libero, dia automaticamente la qualifica di poeta, oltretutto, pensando con la convinzione di essere un gran poeta.... facendosi largo a gomitate per darsi un lustro che non ha... umiltà????? come si fa a parlare di umiltà a qualcuno che ha l'ego a mille????
io sto cercando di fare un discorso generale, anche se qualcuno mi fraintende... al di là di questo sito
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sono sconcertato da quello che leggo.... forse qualcuno pensa che neruda o ungaretti o quasimodo, fossero qualcuno tra i tanti, che pubblicare una poesia su un sito libero, dia automaticamente la qualifica di poeta, oltretutto, pensando con la convinzione di essere un gran poeta.... facendosi largo a gomitate per darsi un lustro che non ha... umiltà????? come si fa a parlare di umiltà a qualcuno che ha l'ego a mille????
Perdonami, ma se scrivi poesie cosa sei?
Un cacciatore di balene?
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Perdonami, ma se scrivi poesie cosa sei?
Un cacciatore di balene?
ah ah,... :D
già, perché l'unica cosa che potrebbe fare la differenza per capirci qualcosa è orrendamente preclusa... :) voglio dire che nessuno può vantare di vivere decentemente con la poesia, cioè avere un buon reddito con le liriche... chi avrebbe questa fortuna peraltro meriterebbe senza ambiguità il titolo di poeta... ma ce lo rappresentiamo poi noi un poeta stipendiato?... roba da vomitarci su, secondo me... :D
vuol dire che le cose è così che devono andare, da che mondo è mondo... la poesia, come l'araba fenice, se ne va di qui e di là per tutto il mondo e talvolta fa la cacca sulla testa di qualcuno che bestemmiando, diventa poeta... ;)
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forse l'umiltà sta negli ultimi banchi di aule quadrate, delimitate da basi e altezze, senza tavole rotonde? forse l'umiltà sta nei luoghi di lavoro in quei lavoratori che si fanno i fatti propri senza contrarre il morbo del protagonismo, che oltre ad essere lesivo per se stesso è dannoso anche per gli altri? forse l'umiltà si trova in parlamento in quei politici che non si asservono a partiti e giochi di potere? forse l'umiltà sta in lebbrosari dove dottori non guadagnano che malattie infettive pur di curare chi ne ha bisogno? forse l'umiltà non sta in me perché ho scritto queste cose e chi son io per poterle elencare ponendomi al di sopra delle stesse?, allora come spiritualismo hindi restare muti per anni ed anni è la migliore cosa per raggiungere alti livelli spirituali di totale umiltà.
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restare muti per anni ed anni è la migliore cosa per raggiungere alti livelli spirituali di totale umiltà.
quale verità!... ma penso con il salmista (o chi per lui) che c'è un tempo per il mutismo e un tempo per la favella... ;)
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;)
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allora come spiritualismo hindi restare muti per anni ed anni è la migliore cosa per raggiungere alti livelli spirituali di totale umiltà.
ma restare muti o parlare è questione di carattere! qui fin ora quasi nessuno ha risposto alle mie domande... perchè, alla fine fine, se uno decide di parlare (perchè c'è libertà di parola!) a proposito è biasimato?
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Umiltà,essere umile,vuol dire "abbassarsi"a livelli più bassi del proprio stato
per esempio:Gesù Cristo(per chi ci crede)Pur essendo"il maestro dei suoi discepoli,si abbassò a lavare i loro piedi(in un epoca in cui lavare i piedi sempre sporchi a causa delle strade e perchè si andava molto a piedi,era l'inconbenza dell'ultimo dei servi d casa.)
lo faccio dsse loro per insegnarvi che chi vuol essere il più alto deve essere disposto ad abbassarsi.così cme vi faccio,fate gli uni con gli altri.
Un altra cosa fu la modestia(consapevolezza dei propri limiti).Gesù al confronto dei suoi cntemporanei,poteva camminare sulle acque,placare le tempeste,guarire ogni malattia compreso il resuscitare i morti,oltre che ad essere il migliore degi insegnanti.quindi non era modesto..ma umile sì
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ma restare muti o parlare è questione di carattere! qui fin ora quasi nessuno ha risposto alle mie domande... perchè, alla fine fine, se uno decide di parlare (perchè c'è libertà di parola!) a proposito è biasimato?
Buonasera Michele, rompo il silenzio, non è questione di carattere, cioè la somma delle esperienze e dei dati ricevuti fin da bambino (Semplificando altrimenti apriamo un'altra discussione), né l'uso della parola se sia da condannare o da elogiare, non stavamo parlando di questo ma dell'umiltà, io mi sono permesso di entrare nella discussione ponendo un argomento spirituale perché credo che il silenzio inteso come contemplazione, quindi non in senso negativo (restare muti) MA NEL SENSO CHE PERMETTE ALL'UOMO DI METTERSI A PARAGONE DELL'UNIVERSO comprendendo la sua natura e la sua piccolezza come un granello di sabbia in un grande deserto è piccolo o no? come il sapere umano, cioè noi tracciamo un cerchio ed all'interno ci sono tutte le conoscenze che ha il genere umano, all'esterno del cerchio senza confini si trova quello che noi non sappiamo quindi il mio pensiero è questo: -siamo molto umili o no? ;) BUONASERA A TUTTI SCUSATE DELL'INTROMISSIONE.
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io mi sono permesso di entrare nella discussione ponendo un argomento spirituale perché credo che il silenzio inteso come contemplazione, quindi non in senso negativo (restare muti) MA NEL SENSO CHE PERMETTE ALL'UOMO DI METTERSI A PARAGONE DELL'UNIVERSO comprendendo la sua natura e la sua piccolezza come un granello di sabbia in un grande deserto è piccolo o no?
anche questa tua affermazione dipende sempre dal senso che si da alla vita e alla visione del mondo che si ha...
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