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Laboratorio => A più mani => Topic aperto da: aureliastroz - Lunedì 20 Dicembre 2010, 13:52:57

Titolo: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: aureliastroz - Lunedì 20 Dicembre 2010, 13:52:57


Accarezzavo inutilmente sogni
senza spillarne alcun colore al petto
li abbandonavo incolti,
quando ancora di te non c'era segno
 
mi proponevi occhi, mani e carne densa
sotto la bruma e gli occhi rinsecchiti di mia madre
intorno, miele e refoli d’Arabia
 
ora
mi restano gli spacchi sulle labbra
che non dovrei leccare,
soffrono il vento e chiedono altre cure
 
ma non saranno baci,
- seccano in bocca prima d’esser nati -
solo parole, sussurri nella notte
come pietre, macigni a stritolare l’ossa

e legno e ferro che m’inchioda
mi uccide ad ogni verbo, mi commuove,
satura l’aria che sibila il tuo nome
e,  infine, cede al giorno
dietro le sbarre di questa prigione.







Visto che in questo caso il partner è palese, mi preme fare un breve escursus.
Da molto tempo lo stile asciutto di alcuni testi della produzione di Amara mi hanno affascinato. Ci sono alcune sue produzioni che ritengo di notevole fattura. Il fatto che avessimo stili differenti, ma non eccessivamente, mi ha spinto a chiederle di provare a scrivere qualcosa insieme. Ci ha  intrigato subito il capire cosa potesse sortire dalla miscellanea delle nostre scritture. Devo ammettere che non è stato facile, ma non per colpa sua, quanto per la  mia ispirazione che è sempre più latitante in questi ultimi tempi.
Tuttavia, dopo qualche giorno, e tanti ripensamenti sui contenuti, il risultato è quello che vi abbiamo proposto.
Vi dico da subito che alcune metafore (una in particolare) non sono immediatamente  interpretabili, ma ci piaceva che rimanessero così, affidate alla capacità di ognuno di farle proprie.





Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: pigreco - Lunedì 20 Dicembre 2010, 15:41:43
Non saprei dare un'unica interpretazione a questa splendida poesia. Ne ho trovata una molto profonda, ma anche una che gioca sul "doppio senso". Ha qualcosa che seduce (questo lo trovo spesso in amara, che è quella tra i due che conosco meglio).
Non riesco proprio a capire chi ha scritto cosa... E questo significa che è ben riuscita.

L'unica cosa che non ho proprio apprezzato e quel "l'ossa", che non è nei miei gusti, stilisticamente intendo...

Complimenti ad entrambi!
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Max Ray - Lunedì 20 Dicembre 2010, 18:26:51
Il testo, nel complesso, mi piace ma, a mio avviso, ci sono alcune stonature.
Non mi piace "macigni a stritolare l'ossa"; secondo me, è molto più musicale "macigni a stritolar le ossa". Ma è una semplice questione di gusti.
Non ho capito chi compie l'azione di inchiodare; se sono le ossa, allora sarebbe meglio "inchiodano".
L'ultimo appunto, un mio pallino, riguarda la punteggiatura.
Se si decide di far uso dei segni di interpunzione, si dovrebbe farlo compiutamente, altrimenti sarebbe meglio ometterli del tutto, come fanno alcuni autori "innovativi".
Ripeto, il testo mi piace, altrimenti non avrei espresso il mio umile e trascurabilissimo parere. Quando leggo un testo che non apprezzo, taccio e passo oltre.
Complimenti agli autori ;)
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Rossella Gallucci - Lunedì 20 Dicembre 2010, 20:26:41
Ho trovato molto interessante questo testo, dove evidentemente i due stili si confondono abbastanza. Non ho una conoscenza molto approfondita del Conte, ho letto qualcosa che tra l'altro ho apprezzato; di Amara ne ho lette diverse. Quello che percepisco al primo impatto, è una certa sensualità (forse non c'entra nulla, ma c'è qualcosa che me la fa sentire); ad esempio nella seconda strofa, in " quelle mani e carne densa", nei "refoli d'Arabia" che rimandano ad effluvi orientali. Ed in questa prigione che, pur nella consapevolezza che "inchioda", "uccide", anche se le parole sono come pietre, macigni che stritolano le ossa, che lei vuole restare, cedendo al giorno.
Sono abbastanza d'accordo con chi mi ha preceduto nel dire che non avrei scritto "a stritolare l'ossa", ma " a stritolar le ossa" a mio avviso suona meglio.
Per il resto, a me comunque è paiciuta molto, mi ha trasmesso qualcosa. Forse sono completamente fuori con l'interpretazione, non so se ho interpretato bene le metafore.
L'ho trovata davvero molto bella, mi ha coinvolto e credo ci siano diversi piani di interpretazione

 :D :D
P.S. Anche a me interesserebbe sapere se riesco in qualche modo a cogliere il pensiero degli autori o se sono completaente fuori..... ;D
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: aureliastroz - Martedì 21 Dicembre 2010, 00:22:57
Il testo, nel complesso, mi piace ma, a mio avviso, ci sono alcune stonature.
Non mi piace "macigni a stritolare l'ossa"; secondo me, è molto più musicale "macigni a stritolar le ossa". Ma è una semplice questione di gusti.
Non ho capito chi compie l'azione di inchiodare; se sono le ossa, allora sarebbe meglio "inchiodano".
L'ultimo appunto, un mio pallino, riguarda la punteggiatura.
Se si decide di far uso dei segni di interpunzione, si dovrebbe farlo compiutamente, altrimenti sarebbe meglio ometterli del tutto, come fanno alcuni autori "innovativi".
Ripeto, il testo mi piace, altrimenti non avrei espresso il mio umile e trascurabilissimo parere. Quando leggo un testo che non apprezzo, taccio e passo oltre.
Complimenti agli autori ;)

Andiamo con ordine.
Vero, a stitolar le ossa è sicuramente più musicale, ma se dovessi scegliere fra un'apocope (troncamento) o un'elisione opto quasi sempre per quest’ultima. E’ vero è questione di gusti, io e Amara abbiamo discusso su questo punto, alla fine abbiamo deciso per l’elisione proprio perché un suono inusuale e più duro.
L’azione di inchiodare mi sembra abbastanza chiaro da chi sia compiuta : “e legno e ferro che m’inchioda” il soggetto è necessariamente quanto palesemente il ferro.
Per quanto riguarda la punteggiatura, io sono uno di quelli che la omette volentieri e ricorre agli spazi fra le strofe e fra gli stessi versi per dare il giusto senso di lettura ed il ritmo necessario al testo. Tuttavia è necessario a volte inserire alcuni segni di interpunzione per evitare che si possano creare ambiguità nella lettura. In questo caso mi accorgo solo ora che è stata inserita una virgola prima del trattino (un obbrobrio letterario), ma tutto sommato penso sia un errore veniale, per il resto spero non ci siano altri “orrori”.

Grazie mille per la considerazione e per i graditi appunti.
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Max Ray - Martedì 21 Dicembre 2010, 00:46:55

L’azione di inchiodare mi sembra abbastanza chiaro da chi sia compiuta : “e legno e ferro che m’inchioda” il soggetto è necessariamente quanto palesemente il ferro.




Legno e ferro sono due sostantivi, dello stesso verso, legati dalla congiunzione "e".
Il soggetto non è palesemente il ferro, come sostieni, perché non è isolato.
Non capisco niente di poesia, ma questo è italiano...
Solo una doverosa precisazione :)
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Amara - Martedì 21 Dicembre 2010, 02:41:54
per rossella...
ho sempre pensato che in un testo poetico non debba esserci necessariamente un' interpretazione unica.. essa può variare.. dipendendo dalla diversa  sensibilità di chi legge.. poiché la poesia dovrebbe essere universale... ovviamente non sempre si riesce nell'intento.. spero che qui.. almeno un poco.. sia accaduto.. (grazie)..

per massimiliano...
non saprei recitarti una regola grammaticale... ma se si legge il testo nel suo giusto ritmo e senso.. a mio parere il soggetto è evidente e lo si.. sente... oltre al fatto che i chiodi sono appunto.. di ferro...
(graze anche a te)...
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Rossella Gallucci - Martedì 21 Dicembre 2010, 07:51:46
“e legno e ferro che m’inchioda” il soggetto è necessariamente quanto palesemente il ferro."

L'immagine che mi è subito istintivamente venuta in mente è stata quella del Cristo sulla croce. Il legno (la croce) , il ferro (i chiodi) e lui/lei inchiodati alla croce.....  Il ferro è sicuramente il soggetto, è la parte dominante e questa idea è rafforzata dall'immagine delle sbarre della prigione.
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Max Ray - Martedì 21 Dicembre 2010, 10:04:14


per massimiliano...
non saprei recitarti una regola grammaticale... ma se si legge il testo nel suo giusto ritmo e senso.. a mio parere il soggetto è evidente e lo si.. sente... oltre al fatto che i chiodi sono appunto.. di ferro...


Nel mio primo intervento ho fatto riferimento all'utilizzo della punteggiatura.
Scrivere "sto mangiando, Laura" e "sto mangiando Laura" non è la stessa cosa.
Nel primo caso soddisfo semplicemente un bisogno naturale, mentre nel secondo commetto un crimine abominevole  :)
Nella poesia si può scrivere tutto ed il suo contrario, appellandosi alla famosa licenza; ecco perché a me non piace la poesia.
I chiodi, ad esempio, possono tranquillamente essere di legno, d'osso o, sotto forma di metafora, essere entità astratte.
Detto questo, chiudo definitivamente il "dibattito", poiché ci porterebbe verso impervi sentieri  :)
Ciò che conta è che avete scritto davvero un bel testo, al di là degli irrilevanti appunti di un amante della prosa  ;)
Have a nice day!
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Saldan - Martedì 21 Dicembre 2010, 10:38:34
Mi piace...bravi...in particolare ho apprezzato la quarta strofa...e non sembra nemmeno una 4 mani, vi siete fusi egregiamente, non c'è che dire...
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: aureliastroz - Martedì 21 Dicembre 2010, 10:50:04
Nel mio primo intervento ho fatto riferimento all'utilizzo della punteggiatura.
Scrivere "sto mangiando, Laura" e "sto mangiando Laura" non è la stessa cosa.
Nel primo caso soddisfo semplicemente un bisogno naturale, mentre nel secondo commetto un crimine abominevole  :)
Nella poesia si può scrivere tutto ed il suo contrario, appellandosi alla famosa licenza; ecco perché a me non piace la poesia.
I chiodi, ad esempio, possono tranquillamente essere di legno, d'osso o, sotto forma di metafora, essere entità astratte.
Detto questo, chiudo definitivamente il "dibattito", poiché ci porterebbe verso impervi sentieri  :)
Ciò che conta è che avete scritto davvero un bel testo, al di là degli irrilevanti appunti di un amante della prosa  ;)
Have a nice day!


Ma no dai, perché impervi?  Sono appunti costruttivi che non possono portare altrove se non ad un approfondimento del tema.
Per quanto riguarda la punteggiatura sono perfettamente d’accordo con te, anche io amo molto i racconti e la prosa in genere e spero vivamente di non aver commesso involontariamente qualche abominio di punteggiatura nel mio testo.
Per ciò che concerne il soggetto in quell’ormai “dannato” verso  ;D, hai ragione ci sono due sostantivi : legno e ferro, il che dovrebbe far pensare che potrebbero essere entrambi il soggetto; in questo caso avrei certamente sbagliato la persona verbale. In realtà, grammaticalmente parlando, quando ci sono due sostantivi in una frase e la forma verbale e singolare, allora viene assunto come soggetto l’ultimo di questi, soprattutto per l'utilizzo delle "e" ripetute che in questo caso non fungono da congiunzione ma hanno il significato che assumerebbe la virgola (per intenderci) 


E’ come se avessi scritto:
“come pietre, macigni a stritolare l’ossa

e legno, ferro
che m’inchioda
mi uccide ad ogni verbo, “

Forse così sarebbe stato più immediato?
Ripeto a me sembrava palese. Mi accorgo dalla tua osservazione che così non era, ne faccio tesoro e ti ringrazio ancora.

Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: dorallevi - Martedì 21 Dicembre 2010, 13:48:42
Vorrei aggiungere il mio parere, dal momento che ho avuto modo di incrociare qualche volta gli autori per scambiare punti di vista poetici con loro.

Del testo in sé tengo a dire che non è esattamente nelle mie corde, per gli echi classicheggianti che contiene e per la scelta di alcuni vocaboli che ritengo un po' altisonanti.

Nonostante ciò è ammirevole la fusione. Nella poesia a quattromani, in fondo, viene prima dello stile e del significato. Il quattromani e un plasmare il proprio linguaggio verso il linguaggio dell'altro e nel contempo mettere a prova la propria duttilità poetica. E per questo mi complimento: ci siete assolutamente riusciti!

Nell'insieme, i versi che restano i miei preferiti, sono i seguenti:

mi restano gli spacchi sulle labbra
che non dovrei leccare,
soffrono il vento e chiedono altre cure





Un abbraccio agli autori :)
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: In Venere - Martedì 21 Dicembre 2010, 14:04:13
se Amara me lo permette, vorrei condividere con voi una cosa che ho scritto partendo da un suo lavoro.
sull'opera con il Conte, posso dire che la trovo un po' poco evocativa, un che di freddo, o almeno rigido, forse il tema, o forse lo sviluppo del tema stesso che a mio avviso poteva essere più sciolto, più incisivo, ma io non faccio testo per il modo sfacciato che ho di scrivere.
forse come dicono altri prima di me, manca immediatezza, c'è troppa macchinazione e lentezza per passare da un concetto all'altro, da un'immagine all'altra.
bisous
ps, Amara attendo risposta.
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Amara - Martedì 21 Dicembre 2010, 14:24:54
se Amara me lo permette, vorrei condividere con voi una cosa che ho scritto partendo da un suo lavoro.
sull'opera con il Conte, posso dire che la trovo un po' poco evocativa, un che di freddo, o almeno rigido, forse il tema, o forse lo sviluppo del tema stesso che a mio avviso poteva essere più sciolto, più incisivo, ma io non faccio testo per il modo sfacciato che ho di scrivere.
forse come dicono altri prima di me, manca immediatezza, c'è troppa macchinazione e lentezza per passare da un concetto all'altro, da un'immagine all'altra.
bisous
ps, Amara attendo risposta.
..immagino tu ti riferisca a Parca (Atropo)... va bene... magari immettendo entrambi i testi perchè li si possa confrontare... :)

grazie del commento....
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: India - Martedì 21 Dicembre 2010, 14:26:25
Apprezzabile l'ultima strofa, un pò meno la seconda, forse perchè alcune parole, tipo " bruma" o " refolo" sono troppo inflazionate in poesia, osceno il termine" rinsecchiti".
Poesia troppo ricamata e  ben stirata. Sembra un abito da cerimonia
preferisco le liriche sgualcite, scritte di passaggio, pensate tra un piatto da lavare e i panni da stendere.

 
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: crepax73 - Martedì 21 Dicembre 2010, 18:51:49
Visto la bravura dei due autori mi costringete (in senso buono) a lasciare un piccolo segno del mio passaggio.
Innanzi tutto trovo la prima strofa bellissima.
Mi ricorda un passaggio di Fatima di Falcones, in cui il Nazareno (nome del protagonista) in un epopea degna di Ulisse ricerca la sua Fatima per una vita intera senza mai raggiungerla fisicamente.
La seconda strofa la trovo un pochino ermetica ma la rileggerò meglio perché merita di essere approfondita.
L'ultima strofa è propriamente nelle mie corde quindi bella  ;D
Per quel che riguarda la parola ossa non credo sia un problema di l'ossa o le ossa credo che sia la parola "stritolare" a non essere musicale. Forse straziare, demolire, oppure fate voi.
Infine devo dire che è veramente complicato capire chi ha scritto cosa che poi non è importante, forse la terza e la quarta le ha scritte amara ma ripeto non importa perché il risultato è ottimo complimenti.
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: aureliastroz - Martedì 21 Dicembre 2010, 22:19:44
Apprezzabile l'ultima strofa, un pò meno la seconda, forse perchè alcune parole, tipo " bruma" o " refolo" sono troppo inflazionate in poesia, osceno il termine" rinsecchiti".
Poesia troppo ricamata e  ben stirata. Sembra un abito da cerimonia
preferisco le liriche sgualcite, scritte di passaggio, pensate tra un piatto da lavare e i panni da stendere.

Anche in questo caso devo dare ragione a chi commenta, in effetti ci sono dei passi un “pò”  stirati.
Scrivere a 4 mani non è mai come scrivere da soli, quando arriva l’ispirazione e la si afferra al volo. Il 4 mani presuppone che ci si cali nell’ambientazione che non è mai propriamente di un solo attore, ci sono le emozioni dell’altro nelle quali cerchi di immedesimarti, non si può scrivere ognuno per conto proprio e poi assemblare, perché il risultato sarebbe molto probabilmente un ibrido senza anima. Qui abbiamo cercato di fare proprio questo: compenetrare l'uno le emozioni dell'altra. E’ probabile che né io né Amara avremmo scritto questo testo se l’avessimo concepiti da soli.
Per quanto riguarda la terminologia, mentre potrei darti ragione per termini come bruma o refoli che risultano essere molto abusati (anche se molto dipende dal contesto poiché altrimenti nelle poesie il termine amore non potrebbe mai entrare ed invece abbiamo degli esempi di alto liricismo dove cuore e amore fanno rima, ma non hanno alcunché di  osceno),  devo dissentire dalla considerazione sul termine “rinsecchiti” poiché, e qui mi rifaccio alla iniziale nota a piè del testo, il termine fa parte della metafora che immaginavo sarebbe stata quella meno compresa e, ti assicuro, ”rinsecchiti” stavolta ci entra a pieno titolo.
Devo comunque darmi atto (da solo) che ho un modo diverso di intendere la poesia; per me la "creazione" di “una figlia” e ben più che un pensiero di passaggio tra un carico di lavatrice ed una corsa al supermercato. Forse l’idea può venire in qualunque momento, ma la stesura del testo è un atto d’amore che pretende silenzio, concentrazione, solitudine (con se stessi) e soprattutto non amo testi sgualciti poiché per me la poesia è ricerca del bello della eleganza, dell’originalità, se vuoi anche delle banalità, ma dette in maniera che non risultino tali  e non un raffazzonare le prime idee che passano per la testa. La poesia non è un “tutto è permesso tanto c’è la licenza poetica”, in poesia si ha la necessità di esprimere in pochi versi ciò che in prosa si può esprimere in decine di pagine. Ma per fare ciò ci vuole studio e dedizione.
Però mi rendo conto che altri possono pensarla diversamente, quindi accetto il tuo punto di vista, lo rispetto e ti ringrazio per aver speso qualche minuto nella lettura di questo testo.
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: aureliastroz - Martedì 21 Dicembre 2010, 22:30:51
Vorrei aggiungere il mio parere, dal momento che ho avuto modo di incrociare qualche volta gli autori per scambiare punti di vista poetici con loro.

Del testo in sé tengo a dire che non è esattamente nelle mie corde, per gli echi classicheggianti che contiene e per la scelta di alcuni vocaboli che ritengo un po' altisonanti.

Nonostante ciò è ammirevole la fusione. Nella poesia a quattromani, in fondo, viene prima dello stile e del significato. Il quattromani e un plasmare il proprio linguaggio verso il linguaggio dell'altro e nel contempo mettere a prova la propria duttilità poetica. E per questo mi complimento: ci siete assolutamente riusciti!

Nell'insieme, i versi che restano i miei preferiti, sono i seguenti:

mi restano gli spacchi sulle labbra
che non dovrei leccare,
soffrono il vento e chiedono altre cure


Un abbraccio agli autori :)


Grazie Dora, i tuoi complimenti sono graditi soprattutto perché  provengono da una autrice del tuo calibro (invito i lettori a leggere i suoi testi).
Ho appena scritto esattamente quello che dici tu in merito al quattro mani in risposta ad un commento per cui non aggiungerei altro.
Semmai dovessimo fare un quattro mani assieme starò ben attento alla scelta dei termini (non altisonanti). ;D


Visto la bravura dei due autori mi costringete (in senso buono) a lasciare un piccolo segno del mio passaggio.
Innanzi tutto trovo la prima strofa bellissima.
Mi ricorda un passaggio di Fatima di Falcones, in cui il Nazareno (nome del protagonista) in un epopea degna di Ulisse ricerca la sua Fatima per una vita intera senza mai raggiungerla fisicamente.
La seconda strofa la trovo un pochino ermetica ma la rileggerò meglio perché merita di essere approfondita.
L'ultima strofa è propriamente nelle mie corde quindi bella  ;D
Per quel che riguarda la parola ossa non credo sia un problema di l'ossa o le ossa credo che sia la parola "stritolare" a non essere musicale. Forse straziare, demolire, oppure fate voi.
Infine devo dire che è veramente complicato capire chi ha scritto cosa che poi non è importante, forse la terza e la quarta le ha scritte amara ma ripeto non importa perché il risultato è ottimo complimenti.

Crepax, la scelta dei termini è, alla fine, una questione molto soggettiva. Come hai potuto vedere nei commenti, qualcosa che all’uno piace, non convince del tutto l’altro lettore e viceversa.
Qui abbiamo fatto delle scelte che in alcuni casi probabilmente, anzi sicuramente, avrebbero potuto essere diverse, ma l’avere i vostri commenti e tenerli nella giusta considerazione serve proprio a portare gli autori a riflettere sull’utilizzo degli strumenti a disposizione nella creazione di un testo 
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Amara - Giovedì 23 Dicembre 2010, 16:21:34
..non posso che sottocrivere gli ultimi interventi del Conte...
il mio è sicuramente un modo più istintivo del suo.. mancandomi determinate conoscenze...
ma penso anch'io che la poesia sia ricerca e bisogno del bello...
ringrazio Dora che anch'io apprezzo come autrice e Crepax che dmostra sempre una grande capacità di.. sentire....
un sorriso a tutti....
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: paolo corinto tiberio - Mercoledì 29 Dicembre 2010, 16:01:05
Nel mio primo intervento ho fatto riferimento all'utilizzo della punteggiatura.
Scrivere "sto mangiando, Laura" e "sto mangiando Laura" non è la stessa cosa.
Nel primo caso soddisfo semplicemente un bisogno naturale, mentre nel secondo commetto un crimine abominevole  :)
Nella poesia si può scrivere tutto ed il suo contrario, appellandosi alla famosa licenza; ecco perché a me non piace la poesia.
I chiodi, ad esempio, possono tranquillamente essere di legno, d'osso o, sotto forma di metafora, essere entità astratte.
Detto questo, chiudo definitivamente il "dibattito", poiché ci porterebbe verso impervi sentieri  :)
Ciò che conta è che avete scritto davvero un bel testo, al di là degli irrilevanti appunti di un amante della prosa  ;)
Have a nice day!

il tuo esempio da modo di inoltrarci, almeno per breve tratto, negli "impervi sentieri" del testo poetico... vero, dire "sto mangiando, Laura" e "sto mangiando Laura" non è la stessa cosa, nel primo caso s'afferma un'abitudine quotidiana, ridondante e veicolante poca informazione, di basso profilo, nell'altra si asserisce invece un insolito ed inusuale cannibalismo che, al contrario, porta molta informazione, di modo che ognuno si mette in aspettativa per saperne di più, per acquisire un surplus di notizie: Laura potrebbe essere un maiale o una pecora, "io" potrebbe essere un selvaggio impenitente oppure il superstite di un naufragio che si ciba dell'amante deceduta, ecc., inoltre si potrebbe pensare ad una allegoria o ipotizzare un corpo aereo e mistico di Laura che qualcuno assume spiritualmente... insomma, questo mio bla bla per dire che il poetico di un testo vive espressamente nel luogo dove abita maggior disordine: se la misura del disordine è bassa siamo di fronte ad un testo piano di prosa dove si annuncia a Laura che il soggetto "sta mangiando", se è alta nuovi sensi si aprono, e il testo poetico è lì, in queste nuove aperture di senso... ecco perché spesso si desidera eliminare la punteggiatura o regole grammaticali (che si devono conoscere bene, però...)    :)
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: India - Sabato 1 Gennaio 2011, 13:57:05
auguri a tutti.
La poesia postata da Amara e condivisa dal Conte è bellissima, ma condvido parzialmente il vostro pensiero, infatti nella poesia ci sono solo alcune delle riflessioni poste nel testo di prosa del Terzani
" L'India accorcia la vita"  questo concetto non c'è
Perchè l'India accorcia la vita? guarda quante riflessioni posso fare e che in quella poesia mi sono persa:
 
in fin dei conti si vive meno stressati, non corro il rischio della sovralimentazione, avrò quindi meno probabilità di ammalarmi di diabete, di gotta ( malattie dei ricchi) , il colesterolo con una dieta abbastanza vegetariana lo tengo sotto controllo. Non parliamo che la mancanza di stress mi da meno possibilità di beccarmi infari o ictus, le sigarette indiane ( i così detti bidi ) sono meno pericolose.
Di contro  mi viene in mente che ho più probabilità di beccare malattie infettive per la scarsa igiene, mi viene in mente che il livello della sanità indiana è inferiore alla nostra.
Comincio a pensare alla loro medicina iurveda e penso anche che la medicina in primis non deve nuocere e invece in occidente  per curarmi il cancro mi stressano con la chemioterapia, spesso senza risultati.
e poi penso anche " ma chi se ne frega se campo meno, in realtà campo meglio". Non corro, corro per ottantanni senza avere vissuto interiormente un minimo di spiritualità, la mia vita è più breve ma intrisa di valori che qui in occidente neanche riusciamo a immaginare.
Poi penso che in Italia ti tengono in vita anche quando dovresti essere morto, ( vedi tutti coloro che vivono in stato vegetariano)  perchè la morte non viene accettata, ma si insegue l'eterna giovinezza.

insomma dietro ogni singola frase c'è un mondo di pensieri, esattamente come in poesia, ma dal momento che di frasi ( o versi) in poesia ne ho molti meno, sono minori le rilessioni che posso fare.

Ancora auguri

Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: Marina Como - Lunedì 3 Gennaio 2011, 18:29:49
“e legno e ferro che m’inchioda” il soggetto è necessariamente quanto palesemente il ferro."

L'immagine che mi è subito istintivamente venuta in mente è stata quella del Cristo sulla croce. Il legno (la croce) , il ferro (i chiodi) e lui/lei inchiodati alla croce.....  Il ferro è sicuramente il soggetto, è la parte dominante e questa idea è rafforzata dall'immagine delle sbarre della prigione.
Anche a me è sembrato palese il rimando alla croce del Cristo: il legno dove il ferro mi inchioda. Se ci fosse stata la virgola, "legno, ferro che m'inchioda" come suggerito, non mi sarebbe piaciuta così tanto la frase poiché se pur è vero che sono i chiodi di ferro che compiono l'atto di inchiodare, è la croce stessa di legno che portiamo, alla quale siamo inchiodati: non è un ferro qualsiasi a forma di chiodo che ci trattiene, è la croce del vivere, o forse sono le parole (verbo) che risuonano e ci inchiodano alla nostra scelta (magari di farci prete, di lasciare che le labbra soffrano come gli occhi di una madre senza più lacrime, prosciugate e sterili come noi senza un futuro, come quei baci che non ci verranno dati, come il dolore che non sarà lenito da alcuno ma che ci offre sempre un giorno nuovo). Non male questa interpretazione fra parentesi, che mi offre più appigli di rimando nel testo: una conversione.
Ma quegli occhi rinsecchiti di madre, quellla madre orientale perduta, quella madre che soffriva la siccità, ed io in una prigione dorata ricca delle tue parole che mi porto sempre nelle nuove albe.
Senz'altro un testo interessante, dove ritrovo la durezza di immagini, la cura per il ritmo propria del Conte e di entrambi la musicalità, istintiva in Amara. Dove scorgo lo sforzo d'arrotondamento degli "spigoli d'anima" del Conte compiuto da Amara ed il grande lavoro di cesello e scavi del Conte per rimmettere la giusta via sul percorso, quei paletti che fanno la direfferenza verso la meta:.Paletti messi da entrambi,  ;D se conosco lo spirito avventuriero del fin dove possono spingersi queste due mentacce, mi figuro insieme, altro che semafori: ho proprio l'impressione che tutti e due hanno ben vigilato!  :D
Titolo: Re: Una produzione di Amara e mia
Inserito da: aureliastroz - Martedì 4 Gennaio 2011, 01:01:02
...
Senz'altro un testo interessante, dove ritrovo la durezza di immagini, la cura per il ritmo propria del Conte e di entrambi la musicalità, istintiva in Amara. Dove scorgo lo sforzo d'arrotondamento degli "spigoli d'anima" del Conte compiuto da Amara ed il grande lavoro di cesello e scavi del Conte per rimmettere la giusta via sul percorso, quei paletti che fanno la direfferenza verso la meta:.Paletti messi da entrambi,  ;D se conosco lo spirito avventuriero del fin dove possono spingersi queste due mentacce, mi figuro insieme, altro che semafori: ho proprio l'impressione che tutti e due hanno ben vigilato!  :D


Grazie Marina,
devo dire che hai fatto una analisi che mi è piaciuta davvero. Davvero interessante la tua interpretazione. Ogni volta che ti leggo riscopro la tua capacità di immedesimazione e quel tuo saper guardare ogni testo da una angolazione inusuale, sicuramente appagante per l’autore.
Nello scrivere questo testo, il nostro intento era quello di verificare quanto saremmo riusciti ad amalgamarci e rendere i versi così simili (stilisticamente parlando) da rendere difficile la distinzione di chi avesse scritto cosa. Avremmo potuto decidere di scrivere ognuno con il proprio stile ( e magari sarà frutto di una futura collaborazione)  per avere un altro tipo di risultato. Per quanto riguarda lo sforzo per l’amalgama hai ragione, non è stato semplice, ma direi che alla fine possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti. Grazie a nome mio e di amara per il “mentacce” simpatico e ruffianamente godibile.