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Discussioni in corso => Discussioni fra autori => Topic aperto da: masman - Mercoledì 9 Dicembre 2009, 17:56:37

Titolo: Sulla poesia
Inserito da: masman - Mercoledì 9 Dicembre 2009, 17:56:37
INUTILI CONSIDERAZIONI PERSONALI - Prima Parte

                                                                        "Tutto rimane poesia"
                                                                        Lina Sirianni

Tra i tanti poeti “ufficiali” dell’editoria italiana che scrivono (anche) versi liberi, ne prendo due a caso, considerati tra i più moderni e innovativi: Giancarlo Majorino ed Edoardo Sanguineti. Una breve scorsa a qualche loro componimento dovrebbe darvi la giusta misura di cosa significhi la parola Poesia. Possiamo però risalire indietro nel tempo e senza neanche andare troppo lontano soffermarci un momento su Montale o Luzi. Un po’ oltre troviamo Raboni e se ci rituffiamo di nuovo nel presente ci imbattiamo in Milo de Angelis. Credo li conosciate tutti, non ho dubbi. Ma se così non dovesse essere, vi suggerisco di sopperire a questa mancanza.
Così, perché anche voi abbiate un’idea dello stato attuale della poesia, leggete qualche loro opera. Mi sono limitato a citare nomi notissimi, che sono emersi dal sottobosco “poetico” per giungere fino al grande pubblico; e mi sono altresì limitato a citare poeti della nostra provinciale Italietta; ché se gettassimo lo sguardo oltre i confini, ci sarebbero altre decine di artisti da prendere a riferimento.
Se state pensando che vi stia dando degli ignoranti significa che o lo siete davvero o avete un intelletto assai poco aperto, il che, in fondo, è la stessa cosa. E chi si sente già offeso, è meglio che si fermi qui, e non prosegua oltre nella lettura. Chi invece ha voglia di confrontarsi, vada pure avanti, tenendo però presente che non con me deve cercare il confronto, ma con se stesso. Perché è qui che sta il cuore dell’arte: un incessante, difficile e doloroso confrontarsi con se stessi, e coi propri limiti. Per riconoscerli e per superarli. E per trovare, un po’ più in là, ancora nuovi limiti, da riconoscere e da superare.
Titolo: Sulla poesia - seconda parte
Inserito da: masman - Mercoledì 9 Dicembre 2009, 17:57:39
E dai limiti vorrei partire, per parlare un po’ di questa cosa misteriosa che si chiama “poesia”. Cito per primo, tra i commenti letti a sostegno di Rosy, questo: “Poesia è esprimere i propri sentimenti […]. E’ tutto fuorché qualcosa da relegare dentro ferree regole metriche o sintattiche” (Rossella Gallucci).
La cosa divertente di questa affermazione è che essa è paradossalmente vera, almeno per la seconda parte. Sulla prima, invece, mi permetto di aggiungere un “anche”, nel senso che la poesia è “anche” esprimere i propri sentimenti. Ma non “solo”. Permettetemi d’ora in avanti di usare, al posto della parola poesia, la parola Arte. Involontariamente, la Gallucci mette il dito nella piaga usando un verbo – esprimere – che di per sé è meravigliosamente esplicativo. L’arte, infatti, è un mezzo di espressione. Lo è tuttavia anche un tema di un bambino di quinta elementare, eppure (non me ne voglia Aristotele) qui il sillogismo non funziona. D’altro canto Aristotele era soltanto un filosofo, e, in quanto tale, aveva il sacrosanto diritto di sbagliarsi.
Prima, unica e brevissima parentesi sul sottoscritto: Non. Sono. Un. Poeta. Ma so distinguere una poesia da uno sfrucugliamento di ombelico, riconosco la differenza tra un poeta e uno che passa il tempo a schiacciarsi i brufoli dell’anima per vedere cosa ne esce. Ho letto talmente tanta poesia nella mia vita che quasi mi esce dalle orecchie. Mi uscisse anche dalla penna, sarei felicissimo.  Chiusa parentesi.
Dire che l’arte è un mezzo di espressione è tanto corretto quanto incompleto. Dobbiamo rispondere a una domanda: espressione di cosa? Rispondere a questa domanda ci permette di riconoscere ciò che è Arte da ciò che non lo è. Se ne deduce che il primo passo per creare un’opera d’arte dovrebbe essere l’avere qualcosa da dire. Eppure il Crocetti, talentuoso sonettaro quant’altri mai, pubblica in data 28/08/2009 un bel sonetto (appunto) dal titolo “Quando manca l’ispirazione”, tramutando in arte il non aver nulla da dire. (Linguisticamente lo si potrebbe definire un meta-sonetto, ma questo è un altro tema). Dunque la deduzione di cui sopra è apparentemente errata e ci porterebbe a riformulare l’assunto di base nel seguente modo: non è necessario aver qualcosa da dire per creare un’opera d’arte. In realtà, il Crocetti ce l’ha eccome qualcosa da dire: ci regala una mirabile rappresentazione della suo non essere ispirato, ci dice il suo non aver nulla da dire.
Titolo: Sulla poesia - terza parte
Inserito da: masman - Mercoledì 9 Dicembre 2009, 17:58:15
Non ho sviluppato questo cavilloso ragionamento per mandarvi in trance, a per trarre una verità fondamentale dell’arte, e dell’arte dello scrivere nello specifico: che si abbia qualcosa da dire, che non si abbia qualcosa da dire o che si dica qualcosa sul non aver niente da dire, la cosa più importante è il saperlo dire, o dipingere, o scolpire o, nel nostro caso, il saperlo scrivere. Riprendendo l’inizio del ragionamento e aggiungendovi quanto appena detto, mi sento di poter affermare che il primo passo per creare un’opera d’arte è conoscere e padroneggiare gli strumenti dell’arte. Che, quando parliamo dell’arte di scrivere, sono, in prima istanza, le parole. Sottolineo in prima istanza. Ma le parole, da sole e senza regole, non sono in grado di produrre significati complessi (pensieri, emozioni, punti di vista, opinioni, etc.). Prese singolarmente, esse sono soltanto dei simboli. È quando le accostiamo che accade la magia. E qui servono le regole. Riprendiamo, per scegliere un esempio tra i tanti, il commento della Gallucci: “Poesia è esprimere i propri sentimenti” e riscriviamolo al contrario:

“sentimenti propri i esprimere è Poesia”.

Oppure disponiamo le parole a caso:

“propri Poesia i esprimere sentimenti”.

A meno che non si sia autori/sostenitori del Futurismo o del Dadaismo, dobbiamo ammettere che senza regole la frase appare ancora più insensata (a livello di significato, e quindi di contenuto) di quanto già non lo sia rispettando le regole. Allora, che cosa permette alla Gallucci di operare questa “magia” a livello di significato? Che cosa fa sì che le parole della Gallucci siano semanticamente congrue? Tre regole imprescindibili: grammatica, ortografia e sintassi.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Mercoledì 9 Dicembre 2009, 18:30:32
Ehi! Attendo con ansia la seconda parte! E mica si lascia un discorso a metà!
Della serie la curiosità è femmina.
Titolo: Sulla poesia - quarta parte
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 09:02:00
Prendo ora un altro commento. Ci consente di andare ancora più a fondo nella materia. “La poesia oggigiorno è ciò che offri agli altri, non quello che hai imparato freddamente dai libri”. (Daniela Messana).
L’avverbio “oggigiorno” cela il presupposto che nel corso dei secoli la poesia sia cambiata, e che da arte dotta sia divenuta arte popolare (“è ciò che offri agli altri”). Tutti abbiamo qualcosa da offrire al mondo, è vero, ma non è detto che al mondo serva ciò che abbiamo da offrirgli. Se la poesia è cambiata, non lo ha fatto trasformandosi in arte popolare (e giova qui ricordare ch’essa nacque proprio come forma d’arte popolare), bensì divenendo, al contrario, del tutto impopolare. Oggigiorno una silloge poetica scritta da un grande poeta e pubblicata da una grande casa editrice è considerata “best-seller” quando vende 2000 copie. Un romanzo come “Twilight” ha venduto milioni di copie. Per quanto dissimili a livello di genere letterario, pur sempre di leggere si tratta, e di scrivere. Questo significa forse che il lettore moderno non apprezza più la poesia? Può darsi. Ma qualcuno si è chiesto il perché? Mettiamo da parte le banali ovvietà del tipo “la poesia è più difficile”, “più impegnativa”, “è per pochi eletti”, “si deve avere un animo sensibile”, e via di seguito. Simili amenità sono la tomba dei poeti. Il motivo per cui nessuno legge più poesia è perché essa si è dissolta nel ‘tutto’, e cioè nel nulla.
All’inizio di questo inutile post ho citato non a caso la Sirianni, che afferma “Tutto rimane poesia”. Questo è il perfetto epitaffio sulla lapide dell’arte poetica. Nessuno legge più poesie perché tutti si credono poeti, perché tutti credono di saper “scrivere” poesie. Guardiamo alla poesia come a qualcosa di “facile”: tanto quello che conta è esprimere le proprie emozioni. Ma zampettare a piedi nudi sull’erba verde tra fiori profumati e assaporare la dolce brezza che accarezza il viso mentre si contempla la fugace bellezza di una farfalla, non significa essere poeti. Significa amare la natura. Essere un po’ più sensibili di un giornalista, tuttalpiù. Avere un’anima piena di moti o d’inquietudini (da qualche parte credo di aver letto un verso raccapricciante che diceva “La mia anima è un mare in tempesta”, o qualcosa di simile) non equivale a saper fare poesia.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Giovedì 10 Dicembre 2009, 10:22:47
caro Massimiliano, tu vuoi il confronto... ma che ti devo dire?! per me hai detto esattamente quello che mi ripeto anche io da tempo: l'arte (l'arte poetica, nel nostro caso) è la capacità di dire! e finalmente, qualcuno che lo dice insieme a me e molto meglio di me!
tutti scrivono ma in pochi si domandano se lo fanno nel modo corretto e quando qualcuno pone loro la stessa domanda, rispondono che certamente sì, perchè il linguaggio dell'anima è universale!

fermo restando che sono d'accordo con te su ogni punto, aggiungo che, se è vero che per diventare poeti bisogna leggere e conoscere le "regole" della poesia, un bravo poeta, così come qualunque bravo artista, è colui che aggiunge alla conoscenza la genialità, l'estro, l'intuizione, stravolgendo consapevolmente le regole in vigore per il resto del mondo e creando, allo stesso modo, un nuovo codice! non può essere "caso", deve essere un insieme strettamente interconnesso di logiche quantomeno personali.

conosco gli autori notissimi che hai citato all'inizio del topic e mi piace leggerli, Montale è il mio punto di partenza e di arrivo, è colui che ho sempre letto con stupore e meraviglia e che continuo a leggere ogni volta trovando qualcosa di nuovo, Milo De Angelis è meraviglia nella sua contemporaneità, nel suo linguaggio semplice e colloquiale... certo, leggere questi autori ci da un'idea della direzione della poesia contemporanea in italia, ma a volte mi domando (forse ingenuamente): chi è che ha deciso le direzioni? non siamo forse tutti stretti nel pugno dell'editoria che pubblica ciò che pochi uomini decidono valente? e lo dico nella massima buona fede, perchè non mi sogno di affermare che sono un poeta, nè tantomeno di desiderare un posto tra le illustri voci da te menzionate, però me lo chiedo lo stesso...

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Giovedì 10 Dicembre 2009, 10:24:56
tornando in casa nostra, ovvero proprio qui nel sito Scrivere, voglio rendervi partecipi di una mia scoperta fresca fresca: ieri sera, mentre ormai mi rassegnavo a chiudere la pagina, ho trovato una poesia!!! perciò, per chi non avesse voglia di cercarsi gli autori proposti troppo lontano, vi metto il link di questo nuovo autore che per me merita davvero di essere letto, ma che naturalmente in molti hanno ignorato!



Nessuno ama la tempesta (http://www.scrivere.info/poesia.php?poesia=117291&t=Nessuno+ama+la+tempesta)

Nessuno ama la tempesta.
Nessuno può amare la tempesta!
La tempesta è un groviglio d'aria che coinvolge i crolli delle tane
e le chiude ai sentimenti.

Ah, ma se cadessero quelle gocce nere
dagli inchiostri che mostra il cielo
nei suoi larghi calamai che chiamare nuvole
fa specie
e: meraviglia, come mantengono
la verticale sugli ombrelli
e non si abbassano però intingono le vette
e le fustellano
e se hai appena lasciato un caro amico
te le ritrovi in viso
a studiarti gli occhi lampeggiando
a rompere l'udito col fragore
di un: - Come può stupirti, dell'autunno,
che quei trucchi a mezzo tronco, calando morti,
siano solo punti di sospensione alle parole nuove,
che faranno i rami trascorsi quei discorsi nudi?

La tempesta rovescia i calamai
sulle pagine di terrazzi e strade
e li macchia di stupore
con un rimprovero d'acqua trasparente
che ammutolisce i passi
atterrando i voli.


Ferdinando Giordano (http://www.scrivere.info/poeta.php?idautore=6536)


non so se si può fare oppure no e spero che l'autore in questione, se mai si accorgerà di questo post, non se la prenda... ma io non ho resistito!!! :angel:
Titolo: Sulla poesia - quinta parte
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 10:57:19
Sottoscrivo ogni singola parola di Zima e proseguo.
Permettetemi di riassumere e condensare quanto fin qui esposto e la sua evoluzione: per creare un’opera d’arte occorre aver qualcosa dire, dirlo con gli strumenti adeguati e avere conoscenza (cultura).
Ora, senza ombra di dubbio molti voi stanno pensando ch’io sia salito in cattedra e, con un tono tra l’ironico e il saccente, stia insegnando al volgo come fare arte. Niente di più vero. Niente di più errato. Quello che ho scritto finora sono ovvietà di base. Il filo logico che sottostà a queste ovvietà è tuttavia complesso e per risultare comprensibile, devo adottare un linguaggio e uno stile chiari. Anche per rispondere al commento di Anna Maria Obadon: “Desidererei sapere chi si sente così grande da mortificare chi scrive con il cuore”. Be’, sono io. Ecco realizzato il tuo desiderio. “Chiedi e ti sarà dato,” recitano le sacre scritture (lo so, dovrei usare le maiuscole, ma proprio non ci riesco). Mi duole ammetterlo ma qui è d’uopo una piccola digressione personale. Non ho mortificato nessuno. Commentando la poesia di Rosy con la domanda “dov’è la poesia?” non intendevo “mortificare” Rosy, solo esprimere un’opinione su ciò che Rosy aveva scritto. Esprimevo una personalissima valutazione sulle parole, non sulla persona che quelle parole aveva vergato. Ecco un altro motivo perché tutti scrivono poesie e nessuno le legge: perché chi scrive ha la malsana tendenza a identificarsi con ciò che scrive. Non è oggettivo, né obiettivo nei confronti della propria opera. Ha un solo punto di vista: il proprio. Ditemi, chi di voi, quando scrive, lo fa tenendo bene a mente il punto di vista del potenziale lettore? Chi di voi, quando scrive, ha l’assoluta certezza che il messaggio che il lettore percepisce sia lo stesso che intendevate trasmettere? Fate un gioco (proposto tra l’altro da tutti i corsi di scrittura o manuali). Prendete tutte le vostre poesie, leggetele e mentre le state leggendo, fatevi questa domanda: “Se io fossi in una libreria e stessi sfogliando questo libro di poesie, lo comprerei?”.

Titolo: Sulla poesia - settima parte
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 11:00:31
Joyce diceva che l’artista deve “staccarsi dalla propria opera al punto da diventarne estraneo […], uno che mentre scrive si lima le unghie” (non sono le esatte parole, ma qui è importante il contenuto). Joyce era Joyce, direte. Ma Joyce non è nato artista. Lo è diventato. Diventare estranei alla propria opera significa vederla “dal di fuori”. Per usare un’espressione statunitense: “Get on the balcony”. L’immedesimazione – la troppa immedesimazione - è fuorviante perché non consente alle parole scritte di andare oltre i pruriti da diario del cuore buoni per essere letti da amici e familiari. L’Arte è distacco, bellezza, contemplazione. È un atto di creazione, non di replica di sé stessi. Scrivere ciò che sentiamo, per quanto nobile, può essere arte ma può anche non esserlo. L’artista non è colui che esprime le proprie emozioni, ma colui che esprimendosi suscita emozioni e riflessioni negli altri. E per arrivare a fare questo serve disciplina, serve assiduità pratica alla scrittura, serve conoscere tecniche più avanzate rispetto a quelle basilari di grammatica, sintassi e ortografia. A chi desidera sapere “chi si sente così grande”, tacciandomi di egocentrismo, megalomania e superomismo, vorrei chiedere: non è forse più egocentrico colui (o colei) che d’altro non parla se non delle proprie emozioni, di quanto sia bella e immensa l’anima che ha, di quanto profondo e pieno d’amore il cuore che batte in petto? Non è forse megalomane colui (o colei) che non fa altro che sottoporci ai moti del proprio essere, senza lasciare spazio al nostro? Non si sente forse un superuomo (o superdonna) colui (o colei) che non fa altro che parlare di sé, credendosi per giunta interessante?
Titolo: Sulla poesia - ottava parte
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 12:29:15
Non si scrive col cuore, si scrive con le mani. “Scrivere col cuore” è una metafora che riduce l’Arte a sentimento. Ora che ho aggiunto un altro tassello, il distacco, vengo a un altro commento. “Tu sei… io sono… noi siamo infinitamente poeti!” (Patrizia Portoghese). E cito di nuovo la Obadon: “chi si sente così grande” da essere “infinitamente poeta”?
L’infelice frase della Portoghese mi dà l’opportunità di uscire per un attimo dalla disquisizione tecnico-letteraria per approdare agli aspetti relazionali tra autori. Non so, né voglio sapere, su quali basi qualcuno possa sentirsi “infinitamente poeta”, né quali siano i criteri secondo cui Patrizia si basa quando scrive a Rosy: “Tu sei... […] infinitamente poeta!”. Di certo, nono sono criteri letterari. Apprezzo l’amicizia, la stima, il rispetto, il voler bene e il voler aiutare gli altri. Sono tutti valori sacrosanti che ci consentono di vivere una vita piena. Ma qui siamo in un sito che ha come titolo “SCRIVERE”. Qui si pubblicano scritti. Non è Facebook, non è un blog di amici. È un sito che ha come intento la pubblicazione e la diffusione di poesie. Poi sì, si possono anche fare amicizie, ci mancherebbe. Credo tuttavia debbano essere coltivate altrove.
Mossa da un nobilissimo e bellissimo scopo (quello del sostegno, del supporto e dello schierarsi in difesa di un amica, che peraltro condivido), Patrizia Portoghese, come quasi tutti coloro che hanno commentato la poesia “A voi mi rivolgo”, ha inconsapevolmente fatto più danni a Rosy adulandola di quanti non ne abbia fatti io criticandola e di quanti non abbia fatti Rosy a se stessa scrivendo quella “poesia”. È indubbio: chi cerca consenso, lo trova, e lo trova facilmente. Allo stesso modo, si possono facilmente trovare decine di web-amici o pseudo amici. È un cosa stupenda. L’essere umano vive di relazioni e così deve essere. Infatti, come ho scritto nel mio commento, non ho motivo di dubitare che Rosy sia una persona meravigliosa. Pur non conoscendola personalmente, leggendo la sua straordinaria biografia e i suoi scritti, sono assolutamente certo che lo sia, e sarei onorato e felice se potessi annoverare una persona del suo calibro tra le mie amicizie più strette. Nondimeno, in questo sito si parla di poesia. Affare maledettamente serio.
Titolo: Sulla poesia - nona parte
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 12:29:57
La Redazione ha effettuato una scelta strategica dal punto di vista commerciale: dare spazio a tutti in una cornice graficamente splendida. Alla luce di quanto ho scritto finora potrà parervi strano o contraddittorio, ma è una scelta che in parte condivido. La condivido perché da un lato consente di rendere il sito noto e popolare, e, dall’altro, dà l’opportunità a tutti di cimentarsi con un genere letterario e vedersi pubblicato. Chi, pubblicando, si “espone” deve essere consapevole che entra in una realtà diversa dalla propria camera da letto. Una realtà dove ciò che si produce cambia contesto, passando dal privato al pubblico, e se ciò che si produce è un’arte millenaria, bisogna accettare anche di confrontarsi coi criteri di valutazione di chi, quell’arte millenaria, la conosce assai bene. E vi prego di notare che ho parlato di “criteri di valutazione”, non di opinioni.
I criteri di valutazione di un elaborato devono essere comuni e condivisi. Non possono essere personali. Le opinioni sono personali, i giudizi lo so sono, le espressioni di stima e affetto. Ma i criteri valutativi, no. Quasi sempre, fatte salve alcune eccezioni, quello che si legge nei commenti sono opinioni personali, giudizi, espressioni di stima e affetto. Se abbiamo consapevolezza di questo, va benissimo, continuiamo pure a dare opinioni personali. Ma se, al contrario, crediamo di operare a livello valutativo (e quindi a livello di qualità dello scritto), scrivendo commenti del tipo che usualmente si leggono, allora forse siamo non poco confusi e siamo anche qui schiavi dell’identificazione: ci identifichiamo con la nostra “poesia”, crediamo di essere la nostra “poesia” e quando qualcuno critica la nostra “poesia” è come se criticasse noi stessi. Così, questa convinzione ci impedisce di criticare le poesie altrui in quanto poesie.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Giovedì 10 Dicembre 2009, 13:08:53
Yhumm… veramente gustoso.
Non posso che essere d’accordo con Massimiliano visto che in un altro topic, pochi giorni or sono, avevo scritto: “che si tratti di scrittura, di pittura, di scultura, di cinema o che altro, una solida conoscenza delle tecniche dell'arte ed il loro uso libero e consapevole, spesso piegato alle esigenze del genio, è la base di ogni operare”.
Sebbene sia un convinto assertore dell’importanza della conoscenza delle tecniche poetiche per scrivere poesie, così come delle tecniche della pittura per poter dipingere, e questo indipendentemente dal livello delle nostre produzioni, siano esse pure di carattere dilettantistico o artigianale, senza raggiungere le altezze dell’arte.
Sebbene, addirittura, sia convinto che persino le forme metriche e gli artifici retorici tradizionali, conservino un ampio potenziale espressivo e prediliga componimenti “neo-metrici” come quelli della Valduga, o di Frasca, o di certo Zanzotto.
Tuttavia bisogna dire che il rapporto tra tecnica e arte è molto discusso.
Vi è chi considera la tecnica anti-artistica, e l’arte consistente nella pura espressione del genio, addirittura non più nell’opera, ma semplicemente nel gesto.
D’altra parte la tecnica, di per se, da luogo ad una ottima produzione artigianale non all’arte.
Quindi anche riconoscendo un ruolo alla tecnica sorge il problema di definire che cosa sia la genialità, la creatività, l’originalità che sole sono capaci di trarre dalla tecnica l’opera d’arte.
Certamente si leggono molte cose, nel sito, in cui non c’è né la tecnica, né il genio: sono delle semplici espressioni del proprio sentire, non sono opere d’arte, ma, credo, nemmeno pretendono di esserlo. Possono essere definite poesie? Diciamo “poesiole”, almeno per una certa affinità alla forma poetica e per un’indole “poetica” in senso popolare.
E’ una scelta del sito che non cerca l’eccellenza, ma di dare a tutti la possibilità di cimentarsi con la poesia, come hai detto tu.
Spero, comunque, che tu continui il discorso su arte e tecnica in poesia con riferimento a Majorino e Sanguineti e non ti perda nella obsoleta discussione sulle poesie non poesie del sito.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Giovedì 10 Dicembre 2009, 15:43:35
Gentile Massimiliano,
i commenti alla poesia in questione  che si porta ad esempio (più che altro di risposta al quesito dell'autrice) non erano "tutti dello stesso tenore"...Se ci sono tutti, ancora presenti, forse  val la pena rileggere, per chi giustamente interroga e si interroga sulla natura del far poesia.
Per tutto il resto, il discorso è vastissimo e mi riprometto di offrire un mio contributo alla discussione appena trovo il tempo materiale di condividerlo.
A presto  :)
Titolo: Sulla poesia - parte decima
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 15:46:33
Prendo spunto da Toschi per aprire una digressione. Egli afferma che il “rapporto tra tecnica e arte è molto discusso”, e prosegue dicendo che, per taluni, l’arte consiste “nella pura espressione del genio”. Questo concetto sono certo che ai più sfuggirà, o passera attraverso i filtri superficiali di chi si ritiene “oltre queste cose”. L’Arte è la pura espressione di se stessa, è un istigazione a delinquere contro tutto ciò ch’è estraneo alla Bellezza. È una forma di igiene mentale, fisica e spirituale. Nella celeberrima prefazione a “The Picture of Dorian Gray”, Wilde scrisse “All art is quite useless”. E se “l’artista è il creatore di cose belle” allora in questo senso l’affermazione è vera: l’Arte è perfettamente inutile.
Più che di rapporto tra tecnica e arte, io credo si debba affrontare il tema del rapporto tra tecnica e genio. Per meglio dire: che influenza ha la tecnica sul genio?
Dario 85: “Anche la poesia è un’arte e chi la vuole esercitare deve sentirsi libero di farlo nel modo che ritiene più efficace! Poi ciascuno ha i propri gusti… purché resti poesia!”
Concordo: ognuno di noi deve sentirsi libero di….   Il fatto è che per sentirsi “liberi di”, dobbiamo prima sapere DA COSA sentirci liberi. Se non abbiamo mai avuto catene a legarci, non possiamo sapere cosa sia la libertà. E, nell’Arte, queste catene sono le regole. L’artista è una sorta di mago, un Houdini che si incatena, si fa chiudere in un forziere con mille lucchetti, si fa gettare in mare e… ne emerge magicamente sotto lo sguardo attonito di tutti. Allora, e solo allora l’artista può essere libero di esprimersi nel modo che ritiene più efficace; solo dopo aver passato ore, giorni, settimane, mesi, anni legato alle catene delle regole, può capire come e perché quelle catene debbano essere spezzate. Il genio esplode quando esplodono le giunture delle catene e, come una folgorazione improvvisa e inaspettata, irradia dal forziere apertosi l’immensa luce dell’originalità che stupisce e lascia attoniti, allucinati, ispirati: la vera arte altera il nostro stato di coscienza.
Titolo: Re: Sulla poesia (per Clodia)
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 15:48:44
Mi scuso pubblicamente con Clodia, la quale mi fa giustamente notare che non tutti i commenti sono dello stesso tenore. Ha ragione.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Giovedì 10 Dicembre 2009, 17:13:52
essendo stato chiamato in causa, mi permetto di intervenire, cercando di spiegare quanto del mio commento è stato citato, utilizzando un aneddoto "pittorico", ma che credo possa essere trasposto efficacemente nel discorso di Massimiliano.
Un giorno Pablo Picasso, osservando i propri allievi esercitarsi nella pittura, si soffermò a guardare la tela di uno di questi.Il giovane in questione, accortosi dell' interesse del maestro, subito si sentì entusiasta di ciò, e chiese conferma a quello che ritenva un complimento.
Picasso rispose, invece, che quello che vedeva era solo uno scarabocchio!
Il giovane, allora, sentendosi ferito nell' orgoglio rispose: "Maestro, anche lei fa disegni astratti, ed io sto solo cercando di imitarla...!
La risposta fu; "Si, ma io so anche dipingere!"
Spero ora risulti chiaro che ciò che intendo dire è che per essere liberi dalle regole bisogna anche conoscerle,ma non conoscendo i trascorsi di Rosy nel sito, cosi come quelli degli altri, ho dato un po' per scontato la cosa!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Giovedì 10 Dicembre 2009, 17:14:55
Per il resto sto seguendo con molto interesse questa discussione che mi sta insegnando molto!grazie!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Giovedì 10 Dicembre 2009, 17:29:56
Grazie Dario, ottimo contributo, il tuo. L'aneddoto di Picasso è assolutamente calzante e, per certi versi, illuminante.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Giovedì 10 Dicembre 2009, 17:43:25
Se posso permettermi, vorrei aggiungere un altro spunto di riflessione, divagando un po' e tornando all' inizio della discussione!
Si è detto che per un libro di poesie la tiratura media è di circa 2000 copie, elencando una serie di motivazioni nelle quali non ho la competenza di entrare nel merito, ma mi è sorta spontanea una domanda:come si giustifica che un personaggio televisivo come Morgan (giudice di x-factor e cantante) col suo libro di poesie ha raggiunto le 30000 copie? (al di là dei gusti personali e dell' apprezzamento o meno della persona...inoltre non so se l' affermazione è vera,mi limito a riportare quanto da lui stesso affermato per tv, senza peraltro essere stato smentito, almeno da quanto ne so...e tengo a puntualizzare che ha parlato di libro di poesie e non di testi delle sue canzoni, come fanno altri cantanti...).
Se ciò fosse vero, stiamo parlando di genio?di artista?di notorietà pura e semplice?e cosa spinge la gente ad acquistare un libro di poesie,tenendo conto di tale premessa?
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Giovedì 10 Dicembre 2009, 17:55:36
Se posso permettermi, vorrei aggiungere un altro spunto di riflessione, divagando un po' e tornando all' inizio della discussione!
Si è detto che per un libro di poesie la tiratura media è di circa 2000 copie, elencando una serie di motivazioni nelle quali non ho la competenza di entrare nel merito, ma mi è sorta spontanea una domanda:come si giustifica che un personaggio televisivo come Morgan (giudice di x-factor e cantante) col suo libro di poesie ha raggiunto le 30000 copie? (al di là dei gusti personali e dell' apprezzamento o meno della persona...inoltre non so se l' affermazione è vera,mi limito a riportare quanto da lui stesso affermato per tv, senza peraltro essere stato smentito, almeno da quanto ne so...e tengo a puntualizzare che ha parlato di libro di poesie e non di testi delle sue canzoni, come fanno altri cantanti...).
Se ciò fosse vero, stiamo parlando di genio?di artista?di notorietà pura e semplice?e cosa spinge la gente ad acquistare un libro di poesie,tenendo conto di tale premessa?
Se ne sarà comprate 28000 da sé!
Scherzo.
Era una battuta per per la pausa.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Giovedì 10 Dicembre 2009, 18:03:50
Se posso permettermi, vorrei aggiungere un altro spunto di riflessione, divagando un po' e tornando all' inizio della discussione!
Si è detto che per un libro di poesie la tiratura media è di circa 2000 copie, elencando una serie di motivazioni nelle quali non ho la competenza di entrare nel merito, ma mi è sorta spontanea una domanda:come si giustifica che un personaggio televisivo come Morgan (giudice di x-factor e cantante) col suo libro di poesie ha raggiunto le 30000 copie? (al di là dei gusti personali e dell' apprezzamento o meno della persona...inoltre non so se l' affermazione è vera,mi limito a riportare quanto da lui stesso affermato per tv, senza peraltro essere stato smentito, almeno da quanto ne so...e tengo a puntualizzare che ha parlato di libro di poesie e non di testi delle sue canzoni, come fanno altri cantanti...).
Se ciò fosse vero, stiamo parlando di genio?di artista?di notorietà pura e semplice?e cosa spinge la gente ad acquistare un libro di poesie,tenendo conto di tale premessa?

   La gente ha comprato un libro di Morgan, e non un libro di poesie. Se Morgan avesse pubblicato gli stessi scritti con uno pseudonimo dubito avrebbe ottenuto i medesimi risultati. Il problema è la difficoltà che il grande pubblico ha nel masticare prodotti non predigeriti. Insomma, dal "Grande Fratello" mi aspetto liti, casini, tresche, gossip, donne nude, uomini nudi...e, data la piega che ha preso, il gobbo di Londra, il serial killer, la donna barbuta...etc etc. Insomma, prevale il circo Barnum, tout court, omologato, divertente perchè tutti si divertono, e tutti ne parlano...su qualcosa che ci costringe a riflettere, ad usare i neuroni, ad avere opinioni, a metterci in discussione...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Giovedì 10 Dicembre 2009, 18:11:20
Quindi si potrebbe dire che la "morte della poesia" più che nella qualità di ciò che, appunto, per poesia si vuole far passare, sta nella "notorietà" di chi scrive...se Dante fosse vivo oggi, la sua "Commedia" non sarebbe "Divina" ma "Apprezzabile"...2000 copie e tanti saluti... ;D
la mia ovviamente è una provocazione, forse eccessiva, ma che pone un quesito a cui non so rispondere, e che vi presento per articolare un po' di più la discussione...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Giovedì 10 Dicembre 2009, 19:31:57
Un discorso molto bello, questo, che induce a far riflettere, un invito ad "acculturarsi" non fa mai male. Ma teniamo pure presente che di genio ne nasce uno, forse tre, in un secolo. Non aspiro a tanto, per questo secolo mi hanno già buggerato il posto in molti, ma crescere un pochino mi piacerebbe.
Spero sia questo lo spirito che nel leggere tutti proviamo. Avvicinarsi anche di un centimetro in più nei km che ci separano dall'arte, a me non dispiacerebbe: sono su questo sito per imparare.
Titolo: Re: Sulla poesia - parte decima
Inserito da: Amara - Venerdì 11 Dicembre 2009, 02:38:26
Concordo: ognuno di noi deve sentirsi libero di….   Il fatto è che per sentirsi “liberi di”, dobbiamo prima sapere DA COSA sentirci liberi. Se non abbiamo mai avuto catene a legarci, non possiamo sapere cosa sia la libertà. E, nell’Arte, queste catene sono le regole. L’artista è una sorta di mago, un Houdini che si incatena, si fa chiudere in un forziere con mille lucchetti, si fa gettare in mare e… ne emerge magicamente sotto lo sguardo attonito di tutti. Allora, e solo allora l’artista può essere libero di esprimersi nel modo che ritiene più efficace; solo dopo aver passato ore, giorni, settimane, mesi, anni legato alle catene delle regole, può capire come e perché quelle catene debbano essere spezzate. Il genio esplode quando esplodono le giunture delle catene e, come una folgorazione improvvisa e inaspettata, irradia dal forziere apertosi l’immensa luce dell’originalità che stupisce e lascia attoniti, allucinati, ispirati: la vera arte altera il nostro stato di coscienza.


..e io parto da qui...
cosciente del mio limite.. non conosco la tecnica.. perciò non posso dissertarne..
ma credo che le catene non debbano per forza aver stretto i polsi per conoscerle.. basta averle viste da lontano...
e decidere che mai ci sfioreranno...
la parola 'libero' non intende per me.. 'dopo'.. non necessariamente...
ma io non so.. io no so e non posso dire con oggettività cosa sia poesia.. cosa sia vera poesia.. distinguerla da uno sussulto...
ma so questo..'Il genio esplode quando esplodono le giunture delle catene e, come una folgorazione improvvisa e inaspettata, irradia dal forziere apertosi l’immensa luce dell’originalità che stupisce e lascia attoniti, allucinati, ispirati: la vera arte altera il nostro stato di coscienza.'
e so che accade.. anche quando non so riconoscere la qualità oggettiva...
mi accade anche qui.. davvero raramente.. ma mi accade.. ed è fiume a scorrere... su su.. per le vene...
e mi confonde.. per poi abbagliarmi lucidamente..
e mi sento più ricca di 5 minuti prima... so di avere un dono in più sotto la pelle...
forse.. non comprendo davvero il senso voluto.. ma 'sento'.. quel che mi basta e che mi tiene lì...

credo sia giusto.. tutto giusto ciò che Massimiliano dice...
vorrei davvero avere i mezzi per discuterne dottamente...ma da porgere ho solo un pensiero che mi frulla nella mente confusa della notte tarda...
anzi.. una domanda...
un limite.. non dico inconsapevole.. ma non ben conosciuto e definibile.. non potrebbe essere una finestra aperta?...
un sinonimo di volo.. anzichè il suo contrario?...
a volte... forse.... no?..

grazie massimiliano.... grazie della pazienza...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 11 Dicembre 2009, 11:48:05
Ogni tecnica ha le sue regole, ma vederle come delle catene non credo sia corretto, esse indicano semplicemente una strada: quella che permette di ottenere un certo risultato nella maniera ottimale.
Lo scopo di una tecnica è infatti quello di applicare certe conoscenze al fine di ottenere un risultato, un'opera “fatta ad arte”.
Non si tratta, quindi, di costrizioni, o di regole imposte da chissà quale occulta autorità per vessare, nel nostro caso, il povero poeta, ma di procedimenti utili ad ottenere il risultato voluto.
Si può, naturalmente, ritenere che le tecniche ereditate dalla tradizione non siano adatte ai nostri scopi e quindi modificarle, rinunciarvi e cercarne di nuove, forse affidarsi ad una spontaneità estemporanea priva di regole, se ciò appare più consono ai nostri fini espressivi (ma in definitiva anche questo modo di operare diventa una tecnica).
Quello che è difficile è che si ottenga qualcosa di buono intraprendendo un’opera senza conoscere minimamente le regole dell’arte e senza aver valutato bene cosa sia necessario fare per portarla a compimento.
Detto questo, secondo me, una tecnica può essere sentita come una catena solo da chi non la padroneggia a sufficienza, altrimenti è semplicemente un mezzo che si può decidere se e quando usare a seconda delle nostre esigenze, della sua adeguatezza o meno al conseguimento del risultato desiderato.
Titolo: Sulla poesia - parte undicesima
Inserito da: masman - Venerdì 11 Dicembre 2009, 12:19:26
Stefano mi ha anticipato di un soffio...

La tecnica non è un male da evitare, né uno spauracchio che deve intimorire. È semplicemente uno STRUMENTO di lavoro. Entriamo per un attimo nel magico mondo delle ovvietà scontate: se voglio costruire una casa, devo innanzi tutto conoscere quali sono i materiali con cui si costruisce, e COME usarli; devo avere alcune nozioni base riguardanti l’ingegneria, l’architettura, la fisica; e devo sapere come mettere insieme questi materiali. Da dove inizio a costruire una casa? E soprattutto: come faccio a sapere da dove si inizia? In altre parole, devo avere un minimo di competenza e un minimo di tecnica. Ma avvalersi della tecnica non significa costruire una casa DIVERSA da come la vorrei. Tutt’altro. Significa costruirla il più somigliante possibile a come l’ho progettata. Credete forse che i processi di “produzione” dell’Arte siano altri? No, non sono altri, sono esattamente gli stessi. Cambiano soltanto i materiali.
Questo esempio stupido e banale, lo riconosco, mi è utile per farvi capire che possedere tecnica dà un valore aggiunto a quello che si scrive. Quando la conoscete, avete la libertà di scegliere se usarla o meno, ma è una scelta CONSAPEVOLE. Non abbiate timore delle tecniche poetiche, non fatevi irretire da parole come dieresi, aferesi, anasinalefe, epanastrofe, etc.
Nessuno si è alzato un mattino inventandosi queste regole: sono state desunte nel corso dei secoli dal nostro parlare, dal nostro scrivere, dal nostro comunicare. Sono state scritte e schematizzate per facilitarne l’uso e la comprensione. E spesso inconsapevolmente tutti voi le usate ogni giorno, parlando, scrivendo, comunicando. Le possedete già. Dovete solo prenderne coscienza e usarle in modo consapevole, poiché l’uso consapevole di queste regole e tecniche non può che giovare al ogni vostro elaborato. Ponetevi ad un meta-livello rispetto ai vostri componimenti. Guardateli dall’alto, sorvegliateli, cercate di capirne la struttura – estraniatevi dalla vostra opera. Solo così ne vedrete pregi e difetti, solo così uscirete dal cuore del vostro sentire per farlo sentire a chi vi legge.
Non significa perdere spontaneità, né diventare freddi. Finché rimarrete all’interno del vostro cuore, vi perderete il vostro stesso magnifico spettacolo. E lo negherete a chi vi legge.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Sabato 12 Dicembre 2009, 09:21:42
Offro ai gentili lettori tre spunti di riflessione di tre grandi poeti. Sono tre modi di vedere la poesia in maniera diversa ma ugualmente sentita, sono componimenti famosi e profondi. La metrica, le figure retoriche, la ricerca del termine efficace sono presenti in controluce, dopo un lavoro di ricerca e di sublimazione che porta il pensiero in primo piano rispetto alla tecnica, che comunque è presente.
Spero sia un contributo utile.



LA VOLPE E IL SIPARIO
Alda Merini

La mia poesia è alacre come il fuoco

trascorre tra le mie dita come un rosario

Non prego perchè sono un poeta della sventura

che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore.

Sono il poeta che grida e gioca con le sue grida.

Sono il poeta che canta e non trova parole.

Sono la paglia arida su cui batte il suono.

La ninnananna che fa piangere i figli.

Sono la vanagloria che si lascia cadere.

Il manto di metallo di una lunga preghiera

del passato cordoglio che non vede luce.


NON CHIEDERCI LA PAROLA

Eugenio Montale

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.


COMMIATO
LOCVIZZA IL 16 OTTOBRE 1916

Giuseppe Ungaretti

Gentile Ettore Serra
poesia
è il mondo l’umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento
 
Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso
 
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Sabato 12 Dicembre 2009, 09:49:53
grazie Clodia, non la ricordavo! Per me Ungaretti... mi lascia sempre un brivido in più.
Ma tornando al discorso del topic: come diverse scelte tecniche permettono atmosfere differenti, pur se il tema trattato è lo stesso (la poesia), vi sono differenti "strumenti" che essi applicano.
La Merini parla della poesia come nascita dal proprio intimo, e  sceglie un linguaggio di tipo dialogativo; Montale parla della tecnica della poesia e sceglie una struttura tecnica, appunto, come quartine, ritmo metrico in coppie, gioco delle assonanze (e che bello vedere come il richiamo della "s" indichi tutti dipinti negativi, dallo "squadri" inziale passando per "scalcinato" sino al grande terz'ultimo verso che guarda caso viene ripreso dal "non Siamo" ) ; Ungaretti dal canto suo, apre lo scenario al mondo, al suo guardare ed al guardare degli altri "delirante fermento" (che immagine!) e sceglie il linguaggio ermetico, dove tutti possono scegliere i colori da dipingere nei disegni intimi dai contorni ben delineati come carboncino, ognuno ha una sua "parola", ognuno il suo "abisso".
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Sabato 12 Dicembre 2009, 10:19:50
Eppure proprio Montale sembra rivogersi all'altro in un dialogo; praticamente, pur dicendo che la parola oggi può essere solo uno storto ramo - quindi qualcosa di imperfetto, di incompleto a esprimere il mondo interiore- paradossalmente recupera il contatto con l'altro, la comunicazione e infatti come dici tu giustamente è il più "metrico" dei tre, cioè recupera la "tradizione" nel senso classico del termine. Su Ungaretti, condivido la tua lettura che è per me continuo viatico alla ricerca nell'abisso di una sola parola che possa esprimere l'interiorità.
Su Alda Merini, si tratta di poeta-donna, particolare creatura  ;): ella parla del dolore che sottende la poesia, della sofferenza nel pregare senza trovare parole eppure la poesia è preghiera, è canto consolatore ma anche pianto, è grido confuso con il quale però "giocare" cioè trasformarlo in qualcosa che sia più chiaro, è la perdita di ogni convinzione su se stessi che ci fa abbandonare qualsiasi tentativo di millantarci (la vanagloria), è infine il pietoso mantello con cui copriamo i nostri dolori passati. L'interpretazione della Merini è legata alla sua biografia eppure diventa universale, tocca tutti noi, resta nel tempo.

Comunque, modelli luminosi e irraggiungibili :)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Sabato 12 Dicembre 2009, 22:27:15
Francamente, è stato davvero interessante, leggere ogni parola scritta sinora, dell'argomento "Sulla poesia".

Io non ho studi classici e la mia conoscenza degli autori moderni, è molto limitata.
 Infatti, ho problemi ad esprimere certi concetti, che mi orbitano nella mente, ricercandone significato in una forma descrittiva adatta a versi di una poesia.

Trovo giusto espandere la propria conoscenza, non indugiando nell'ignoranza, leggendo e studiando,se vi è la voglia,ogni giorno e trovando così un diverso riscontro,alla propria idea di poesia.Anche lo scambio con altri autori che scrivono, è un grandissimo incentivo a migliorarsi e quindi sono d'accorso con quasi tutto quello che è stato espresso sin d'ora.

Quasi tutto, perchè penso che la poesia, non sia una visione elitaria del mondo.La poesia è un modo per esprimere sentimenti,emozioni,
Un modo stupefacente, efficace e coinvolgente.

Come è stato descritto, questo è diritto sia di un bambino che scriva il temino, o di un grande poeta affermato. Tutti possono scrivere poesie senza alcuna limitazione.

Poi , ovviamente la visione soggettiva di lettura, per ognuno di noi sulle singole opere, trova riscontro nel nostro vissuto e nella nostro visione di come dovrebbe essere, a nostro parere una poesia,del suo significato e forse sulla naturalità dei concetti espressi.

Ma di certo. è una concezione soggettiva, che si ferma al nostro contorno e non deve essere regola per altri.
Se cosi fosse, si potrebbe scavare una bella fossa per la razza umana, dato che la capacità di espressione è talmente varia da non essere quantificabile e definibile, specialmente per chi scrive.

Se la fortuna ha voluto che la mente sia aperta per studi passati, per volontà o predisposizione,ben venga. Altrimenti, quel che emerge, è un modo personale di espressione, criticabile ,non condivisibile forse, ma sempre parole dell'anima.

Trovo triste che ci si soffermi alla critica della grammatica, per comprendere dei versi. Tanti poeti scrivono in maniera molto libera e naturale, lasciando che le parole stesse, trovino, nella lettura , una giusta collocazione e significato.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Domenica 13 Dicembre 2009, 10:21:25
Citazione
Trovo triste che ci si soffermi alla critica della grammatica, per comprendere dei versi. Tanti poeti scrivono in maniera molto libera e naturale, lasciando che le parole stesse, trovino, nella lettura , una giusta collocazione e significato.
 GIANPIERO

Posso essere complessivamente d'accordo sull'intervento precedente al mio del gentile autore e anche sul sovvertire le regole grammaticali. Ma non se si tratta di ortografia, sinceramente: è vero che siamo nell'epoca del linguaggio franto, spezzettato, della rete e degli sms però se si "opera" con le parole credo se ne debbano rispettare le regole grafiche (per esempio l'uso dell'apostrofo quando è richiesto, degli accenti, eccetera). Almeno finché tali regole sono condivise dalla maggioranza dei parlanti e degli scriventi :)
Titolo: Re: Sulla poesia - seconda parte
Inserito da: Francesco Pozzato - Domenica 13 Dicembre 2009, 12:27:49
“Poesia è esprimere i propri sentimenti […]. E’ tutto fuorché qualcosa da relegare dentro ferree regole metriche o sintattiche” (Rossella Gallucci).
La cosa divertente di questa affermazione è che essa è paradossalmente vera, almeno per la seconda parte.

Non posso che esprimere il mio rammarico leggendo una tal frase. Mi spiace ma non sono assolutamente d'accordo. Eccezionale analisi di cosa sia Arte e Poesia, rovinata purtroppo da questa uscita. Vi si potrebbe intendere che il lavoro di Dante, Petrarca e classici vari non sia arte e non posso non dissentire da quest'affermazione. Ricordate che se la poesia è giunta dov'è ora, non solo in Italia, ma in tutto il globo, è merito dei classici greci, romani e del nostro Dante.  :)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Domenica 13 Dicembre 2009, 13:00:17
La metrica, le figure retoriche, la ricerca del termine efficace sono presenti in controluce, dopo un lavoro di ricerca e di sublimazione che porta il pensiero in primo piano rispetto alla tecnica, che comunque è presente.

Infatti. In tutte e tre le poesie proposte sono facilmente rilevabili elementi “tecnici”: metrici, retorici, fonici, linguistici. Non sono poesie scritte a caso. Anche quella della Merini che a prima vista potrebbe sembrare la più “libera” ne è invece intrisa, basti notare la cadenza conferita alla poesia dall’artificio retorico dell’anafora (ma il “sono” viene sottinteso al quartultimo e al penultimo verso, per non appesantire e non farla diventare una litania), l’uso efficace del paradosso in certi versi come “la ninnananna che fa piangere i figli”. Persino dal punto di vista metrico si può intravedere una trama: ad esempio gli ultimi sette versi possono essere visti come versi composti i cui emistichi stanno tutti nella misura compresa tra le cinque e le otto sillabe, mantenendo, di fatto, una certa uniformità del ritmo accentuativo.

Sono il poeta che grida / e gioca con le sue grida.

Sono il poeta che canta / e non trova parole.

Sono la paglia arida / su cui batte il suono.

La ninnananna / che fa piangere i figli.

Sono la vanagloria / che si lascia cadere.

Il manto di metallo / di una lunga preghiera

del passato cordoglio / che non vede luce.

Naturalmente la tecnica deve “servire”, non “essere servita”. Se gli artifici tecnici diventano la ragion d’essere della poesia, se la forma prende il sopravvento sul contenuto, c’è qualcosa che non va. Almeno che non sia una scelta voluta  e significativa.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Francesco Pozzato - Domenica 13 Dicembre 2009, 13:25:53
Perfettamente d'accordo con la tua analisi Stefano! :)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Domenica 13 Dicembre 2009, 14:22:06
 Poesia e tecnica...a volte, ho l'impressione ci sia un equivoco di fondo. Mi viene il dubbio che l'unico parametro tecnico che venga preso in considerazione sia quello della metrica. Tuttavia, come ben ha rilevato Stefano, esistono anche i mezzi retorici, fonici, linguistici. Che, in mano ad un buon poeta, non mortificano l'ispirazione, ma l'esaltano. Certo, i medesimi mezzi tecnici in mano a chi li utilizza senza la minima spinta lirica, danno una sensazione di meccanicità che niente ha a che fare con la poesia. Insomma, per "fare" una poesia non basta nè la semplice ispirazione, nè la semplice tecnica. A mio modo di vedere, scrivere una poesia è un atto fondamentalmente demiurgico, che può giovare o meno della tecnica. Accanto a sommi ed indiscussi poeti della nostra storia non sfigurano altri, come, ad esempio, Nazim Hikmet, la cui fortuna lirica spazia da componimenti più propriamente poematici, a componimenti quasi narrativi.
   Non credo si possa dire, tout court, "è scritto in metrica, quindi è poesia", o viveversa. Sarebbe semplice, così...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Domenica 13 Dicembre 2009, 14:54:33
Mi trovo d'accordo sia con Toschi sia con Ursaia e del resto il mio intervento quotato dal primo gentile autore esprimeva analoghi concetti :). La tecnica, quando è presente, non deve prevaricare il contenuto secondo me, a meno che - come dice Toschi - la cosa non sia voluta e abbia a sua volta un significato ben preciso; ma può anche limitarsi a figure retoriche - del significante, del significato e dell'ordine- e non abbracciare ferreamente la metrica. L'assenza totale delle figure retoriche del significato non è possibile o non si tratterebbe di poesia e nemmeno di prosa poetica; forse quelle dell'ordine e del significante possono trovarsi in sordina ma normalmente viene naturale a chi scrive cercare assonanze o disposizione delle parole in funzione di una certa armonia, sempre che - come dicevamo- non ci sia una programmatica volontà contraria e allora bisognerebbe stabilire con quanta significativa consapevolezza. Infine, la metrica in senso di rima e misura dei versi può essere non presente in maniera palese, viceversa annidarsi ad un livello più profondo della composizione; neanche questo aspetto però è mai totalmente assente in poesia, il solo fatto di comporre versi di lunghezza più o meno omogenea è già "metrica".
Vi lascio e mi lascio respirare dopo tale "dotta" e noiosa dissertazione :D
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Domenica 13 Dicembre 2009, 16:16:29
Come volevasi dimostrare, volete la poesia elitaria. Non credo che sia una cosa giusta, nei confronti di chi ha un modo piu' semplice per esprimere emozioni. In ogni caso, il mio discorso, non preso in considerazione, era totalmente soggettivo.

Questa è una poesia di Pablo Neruda che amo moltissimo :


QUI TI AMO

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.
La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarrni.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.


Trovo che, nella mia limitata visione dei versi poetici di questa poesia, ci sia una grande naturalezza e nello stesso tempo capacità espressiva che esalta ogni singolo passaggio.
 
Tuttavia vi è una grande semplicità espressiva, senza la forzata ricerca di sinonimi o significati particolari.

Chi legge si immedesima completamente nel poeta e vive emotivamente, senza misurare con alcun mezzo ogni verso.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Domenica 13 Dicembre 2009, 17:40:59
Mi scusi l'autore Gianpiero ma gentilmente devo fargli notare che io invece ho preso eccome in considerazione il suo intervento infatti l'ho quotato, accettato quasi in toto e mi sono permessa di eccepire solo sull'uso corretto dell'ortografia. Se questo significa volere una poesia "elitaria"...
Sulla poesia di Neruda - famosa e splendida, come tutte del grande poeta - sottolineo che è piena zeppa di figure retoriche e che nell'originale spagnolo ha anche una sua omogeneità metrica - cosa che si avverte anche nell'ottima traduzione italiana -, inoltre è tutta giocata sulla metafora Natura-Vita-Amore, come - per fare un esempio, il primo che mi viene in mente - La pioggia nel pineto o La sera fiesolana di D'Annunzio.
Il fatto è che la semplicità espressiva è solo APPARENTE e il coinvolgimento emotivo che prende il lettore è il risultato di una raffinatissima operazione mentale, letteraria e culturale. In poche parole: semplice appare a NOI ma per volontà del poeta che voleva trasmettere un messaggio universale; non è stata semplice nella genesi, nella composizione, nella struttura. Se poi Neruda ha impiegato 5 minuti a scriverla - eventualmente- questo sarà stato perché era un genio; resta il fatto che essa tocca il cuore di CHIUNQUE - questa è la poesia quando è poesia -, parlando di un sentimento vecchio come il mondo COME SE FOSSE LA PRIMA VOLTA che qualcuno lo prova. Ripeto: semplice appare a noi ma non è una poesia "semplice".
Augh ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Domenica 13 Dicembre 2009, 18:22:38
La mia non voleva essere una provocazione, ed in ogni caso non avevo raccolto il suo intervento alla mia risposta.
 
Non replico alle sue affermazioni, non ho i mezzi, per farlo. Lei ha di certo ragione e quindi ammetto la mia ignoranza su quello che riguarda la misura di una poesia.E le sue frasi sono esposte in maniera cosi chiara da non voler aggiungere altro. Ho solo da imparare.

Questo non mi impedisce di continuare ad leggere le poesie di autori conosciuti o sconosciuti, con una mia sensibilità e discrezione, che prescinde considerazioni piu' approfondite di valutazione.

Tuttavia, mi piace pensare che sia possibile un approfondimento, legato alle sue argomentazioni.

Putroppo ho una cultura piuttosto superficiale dell'analisi di una poesia e  figure retoriche, metrica e quant'altro a volte mi sfuggono.

Ma questo, è un ottimo incentivo per cercare un miglioramente .

Grazie per la risposta esaustiva.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Domenica 13 Dicembre 2009, 19:13:13
Forse il mio intervento sembrava "professorale" ma mi creda non era nelle intenzioni! Volevo solo rassicurarLa sul fatto che sono d'accordo con Lei per moltissimi versi e credo tutti possano esserlo, perché è proprio la sensibilità quella che guida alla poesia e a godere della poesia e se Lei la ama è proprio perché ha sensibilità! :D
Sulla "cultura" della poesia: Le assicuro che a furia di leggere, di interpretare, di capire e soprattutto - come fa Lei - di "sentire" nel profondo, piano piano si affinano i propri mezzi espressivi, la capacità di arrivare a toccare le corde di molti si approfondisce. Se bastasse conoscere le regole librescamente allora tutti quelli che "hanno studiato" sarebbero poeti e invece no, non è così. Insomma, se uno ha qualcosa dentro da dire, se uno ha cuore e se è sensibile, se guarda il mondo con occhi nuovi, se ha amore per la parola e crede nelle sue infinite sfumature...E' già sulla buonissima strada :)
A presto leggerci.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Domenica 13 Dicembre 2009, 22:00:07
Perfettamente d'accordo.
P.S. Puoi darmi anche del tu, altrimenti mi sento vecchissimo ...  ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Domenica 13 Dicembre 2009, 22:38:15
Poesia elitaria...? Quando mai la poesia è stata "elitaria"? Non è la mia idea. Una poesia che si chiude nelle torri di una preziosa formalità, e resti distante da una vera comprensione, da una vera partecipazione di chi legge...non è poesia. E' un bel soprammobile. Uno scritto perfettamente tecnico, senza una vera intensità lirica...non è poesia. La tecnica ha il compito di amplificare un'emozione, non di surrogarla.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Domenica 13 Dicembre 2009, 23:53:08
 La tecnica ha il compito di amplificare un'emozione, non di surrogarla.


Quoto!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Lunedì 14 Dicembre 2009, 09:30:22
a leggervi sembra che siamo tutti perfettamente d'accordo!  :) l'importanza della tecnica, intesa come l'insieme dei vari strumenti della poesia, è messa in evidenza da tutti voi. meglio ancora l'importanza della conoscenza della tecnica a servizio e strumento per la composizione consapevole dei nostri pensieri in poesia. tutti siamo d'accordo che una poesia, per essere tale deve arrivare alla gente, piena, perchè altrimenti non può definirsi tale. eppure non tutto quello che tocca il cuore della gente è poesia intesa come componimento poetico, per individuare il quale c'è bisogno necessariamente di stabilire dei canoni. altrimenti sarebbe poesia il tema di un bambino, un racconto, la musica, la neve a natale. e se nella nostra anima tutte queste cose possono emozionarci, scriverne per come ci viene non significa fare poesia.
chi pensa che la poesia sia elitaria fa parte di quel gruppo sempre più ampio di persone che crede che vomitare su un foglio quattro parole senza un minimo di consapevolezza tecnica sia già fare poesia.

la poesia può essere considerata elitaria perchè non tutti sono capaci di scriverla come combinazione di intuizione e conoscenza, come non tutti sono capaci di dipingere o di scolpire o di suonare o di lavorare il legno in maniera geniale come solo un artista sa fare, mentre tutti sanno allacciarsi le scarpe, cucire un bottone, disegnare una casa, scrivere quello che sentono. il poeta è un artista e non tutti possono essere degli artisti.
ma la poesia non può essere definita elitaria proprio per quello che avete detto tutti voi: la poesia parte dal volgo e deve arrivare al cuore. tanto è vero che le più belle poesie sembrano "semplici" ma non lo sono mai, come avete detto sotto, analizzando le tre poesie proposte.

e ora per fare contento Stefano, voglio proporvi una poesia di Sanguineti che mi viene da chiamare "sangue de' vineti" dopo aver letto questa sua!  ;)



Questo è il cuore dei monti

questo è il cuore dei monti, che è il tuo cuore,
vinosa vena di fresco sapore:

vedi, un corno di luna è un paio di ali,
nodo è di nidi, in luci vendemmiali:

questo è un vecchio castello di tarocchi:
questo è il cuore del mondo, nei tuoi occhi:

bevendo bianca pace settembrina,
saltami in cerchio, bella furlanina:

(Edoardo Sanguineti)



ma perchè allora rinunciamo così spesso al piacere della poesia riconosciuta e leggiamo così poco? perchè ci fossilizziamo su quello che scriviamo senza mai metterlo in discussione? anche se non siamo artisti, perchè non cerchiamo sempre e comunque di migliorarci? ::)

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Lunedì 14 Dicembre 2009, 10:01:41
ma perchè allora rinunciamo così spesso al piacere della poesia riconosciuta e leggiamo così poco? perchè ci fossilizziamo su quello che scriviamo senza mai metterlo in discussione? anche se non siamo artisti, perchè non cerchiamo sempre e comunque di migliorarci? ::)

   ...e chi è che rinuncia? E perchè rinuncia? Ci sarebbe da capire quale è il movente primo ed intimo che spinge a scrivere una poesia e metterla in rete. Personalmente, da poco più di un anno mi...diverto a comprare (...e leggere!) un libro di poesie al mese; cosa non facile, nelle nostre librerie. Bene, e sia detto senza pretesa alcuna, rileggendo le mie poesie (?) nel corso del tempo, sono decisamente cambiate. Meglio? Peggio? Non lo so...sono cambiate. Sia per l'esperienza personale, sia per le letture. E vedo che questo evento è comune con tanti, forse tutti gli Autori che leggo con più frequenza. Chi si è spostato verso il "non-sense" (...non chiamiamolo "ermetismo"...
   « Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie » di Ungaretti è Ermetismo; ed è chiarissimo ed intellegibile...); chi si è profuso in una ricerca tecnica; chi ha cambiato tempi, modi, figure retoriche. Insomma, scrivere nel corso del tempo, appunto perchè esperienza demiurgica...cambia. Non potrebbe essere altrimenti. E per alimentare questo fuoco ci vuole anche l'attenta osservazione del...fuoco altrui. Leggiamo, amici, e leggiamoci pure...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 14 Dicembre 2009, 11:05:58
Ringrazio di cuore tutti gli autori che stanno partecipando alla discussione e mi scuso se ancora non rispondo, ma desidererei prima finire il mio lungo post.

Sono quasi alla conclusione, non abbiate paura. Una volta posta la parola fine a questo lungo topic, smetterò per sempre di tediarvi con un tema noioso come la poesia. Come dite? La poesia NON è noiosa?
Cito un altro commento: “Contano le emozioni… le frasi semplici e dirette che arrivano al cuore” (Danielaingranata).
Questo commento, semplice (fin troppo) e diretto, mi suscita una girandola di domande. Innanzi tutto l’autrice usa il verbo “contare” in modo colloquiale, attribuendogli un significato tipico dell’italiano parlato. Rileggiamo: “Contano le emozioni…”. Nulla da dire sulla forma, è ineccepibile. È semplice. È diretta. Arriva. Se assumiamo per vera l’affermazione che Daniela fa nel suo commento, e la rivolgiamo alla frase stessa, dobbiamo inevitabilmente concludere che il suo commento è una poesia. Di certo, anche chi, con mia somma invidia, non ha mai letto nient’altro che la Gazzetta dello Sport, rimarrebbe nella migliore delle ipotesi perplesso se qualcuno, sottoponendogli quella frase, gli dicesse che è una poesia. Se voglio esprimere un’emozione, che so, la rabbia, e scrivo “Sono arrabbiato”, be’, ho usato una frase semplice e diretta e in quella frase tutto ciò che conta è l’emozione espressa (anche perché non c’è altro). Ma ho fatto poesia? Il poeta è colui che deve farvi pensare al colore rosso senza scrivere né la parola colore, né la parola rosso. Deve suscitare in voi l’emozione, la sensazione del rosso. E quella sensazione dovete mettercela voi che leggete. In altre parole, dovete COMPLETARE col vostro sentire quello che l’artista appena vi suggerisce. Se vi descrivesse banalmente come egli sente o cosa ha voglia di fare, con “frasi semplici e dirette”, al vostro cuore non arriverebbe proprio nulla. Prendereste semplicemente atto, forse anche un po’ irritati per l’arroganza di questo tipo che vuole per forza dirvi come si sente, di ciò che avete letto. E dimentichereste quella pagina prima ancora di averla voltata.
Ma – obietterete – Leopardi usa proprio questo tipo di linguaggio semplice e diretto quando scrive “L’infinito”. E qui consentitemi una sonora risata e una viscida domanda: ne siete proprio sicuri? Per un attimo lasciamo perdere la dissertazione sulla poesia e, se ne avete voglia, provate a rispondere a questa domanda: cosa significa linguaggio semplice e diretto?
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Lunedì 14 Dicembre 2009, 11:23:02
ahahaah!!!
sei viscidissimo!  :P e io non rispondo!!!  :P :P :P ;D
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Lunedì 14 Dicembre 2009, 11:35:00
 Caro Massimiliano...io ti risponderò in maniera semplice e diretta ;D ;D
  Tutti i tuoi post, così lineari, forbiti, diretti, danno l'impressione discreta che il motore primo del tuo pensiero sia solo incidentalmente la poesia. Non dubito che essa ti interessi, certo. Ma il continuo citare frasi di altri Autori...vorrei dire il continuo metterli alla berlina, dà l'impressione che il tuo intento sia primariamente polemico. In ciò non trovo niente di sbagliato; soprattutto se la finalità fosse quella di una discussione costruttiva sulla poesia. Cosa tra l'altro avvenuta.
  Ecco...questa è una comunicazione "semplice e diretta"  :angel: :angel:
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Lunedì 14 Dicembre 2009, 12:03:42
..è una forma..indossabile...comunque...di cui si può apprezzare ciò che si vede... ma che può nascondere molte setose sottogonne... e chi vuole perdersi in esse.. potrebbe trovare molte sorprese...
perdonami.. non sono stata per niente chiara e diretta......:)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Lunedì 14 Dicembre 2009, 12:08:36
Data la risposta scherzosa (...ma non troppo), mi caccio profondamente nei guai  :laugh: e rispondo in maniera più...seria. Cosa è il linguaggio semplice e diretto...
     "Per caso mentre tu dormi
      per un involontario movimento delle dita
      ti faccio il solletico e tu ridi
      ridi senza svegliarti
      così soddisfatta del tuo corpo ridi
      approvi la vita anche nel sonno
      come quel giorno che mi hai detto:
      lasciami dormire: devo finire un sogno"
  Questa lirica di Antonio Porta "Per caso mentre tu dormi", scritta nel 1981 è l'esempio di ciò che io, personalmente, intendo come linguaggio semplice e diretto; un discorso intimo, chiaro, facilmente comprensibile; ma non vuoto, nè fine a se stesso, bensì capace di comunicare un'emozione, uno stato dell'anima. Mi piace, personalmente, l'atmosfera che riesce a creare questo fluire continuo ed armonioso di versi che sembrano tratti da un brano di narrativa e, alla fine, creano un'atmosfera di complicità, dove ognuno si può ritrovare; e da qui nasce la poesia.
   Bene...adesso vi ho "confessato" dove cerco di andare...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 14 Dicembre 2009, 12:13:18
Caro Paolo,
permettimi con altrettanta semplicità di replicare. Il motore primo del pensiero non può essere la poesia; essa è soltanto UNO dei livelli di pensiero. Ciò che muove il pensiero, il suo motore primo, è la RIFLESSIONE LOGICA. In questo senso, e solo in questo senso hai ragione. Il motore primo del mio pensiero, scrivendo questo post, è la riflessione logica sulla poesia, quindi. Che l’intento abbia avuto origine dai commenti degli autori (questo il motivo per cui li cito, non per “metterli alla berlina”) è del tutto incidentale, e pertanto non polemico. Polemico è forse, a tratti, il linguaggio da me usato; consentimi tuttavia di dire che preferisco il termine “ironico” e, per chi sa leggere oltre il linguaggio semplice e diretto, “auto-ironico”. È ovvio fino alla banalità che il fine che mi sono preposto è quello di dar vita ad una discussione costruttiva sulla poesia. E, mi piace pensare, anche un po’ più  elevata e matura.
Con stima.
Massimiliano.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Lunedì 14 Dicembre 2009, 12:22:22
  Scavando un pochino di più...Massimiliano, forse in seguito ad eventi recenti che hanno provocato un certo...moto ondoso nel sito, mette il dito su un problema vecchio come il...Sito...cioè, quello dei commenti. Se ben mi ricordo, periodicamente nasce il problema dei commenti e del commentare. In passato tale problema ha portato addirittura il sito sull'orlo dell'implosione. Bene, trattasi di problema reale, ma senza soluzione. Imparare a commentare è difficile almeno quanto imparare a scrivere. Commentare non deve essere una sviolinata all'Autore, nella speranza di essere a nostra volta commentati. Ma non deve nemmeno essere una stroncatura senza motivazione reale. Esempio...se io ad una poesia leggo un commento del tipo: " la poesia non mi è piaciuta, per questo e questo motivo", circostanziandone dal punto di vista stilistico, tecnico, emozionale...le motivazioni...beh, potrà dispiacermi, ma sarà interessante, costruttivo, confrontarmi con una critica vera. Poi, magari, rimarrò della mia opinione, ma non avrò alcun diritto di risentirmi. Se, invece, la critica sarà solo e semplicemente "questa non è una poesia, contrariamente a quanto pensi tu ed i tuoi amici"...spiegami perchè! Altrimenti mi sentirò in diritto di non ascoltarti, anzi, di sentirmi offesa/o. Insomma...io non sono un buon commentatore. Se una poesia non mi piace, non riesco nemmeno a commentarla. E' un mio limite, sicuramente. Ma ancora devo ringraziare alcuni Autori, tra i quali una ancora presente nel Sito, che con le loro critiche circostanziate e costruttive mi hanno aiutato a migliorare (spero)...
   Stroncature mute e commenti benevoli sempre e comunque...non aiutano.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Lunedì 14 Dicembre 2009, 12:26:57
Caro Massimiliano...ogni tanto la mia cultura essenzialmente classica ha la meglio...non intendevo dare al termine "polemico" un connotato negativo. Anzi; l'ironia di cui tu parli è ciò che intendo. Non Polemos, il dio della guerra; bensì polemica come arte della discussione. O, come dici tu, ironia e maieutica socratica, che tira fuori, tramite lo stimolo del singolo, ciò che ognuno ha dentro.
   Mi dispiace di essermi fatto fraintendere. Trovo i tuoi post positivi e propositivi, appunto perchè...smuovono la palude.
          Con stima, Paolo
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 14 Dicembre 2009, 12:32:28
Grazie per il chiarimento Paolo, ti chiedo scusa io ma avevo frainteso. Ora, però, che hai usato un linguaggio semplice e diretto, ho capito perfettamente cosa intendevi dire.  ;D
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: fallin - Lunedì 14 Dicembre 2009, 14:07:19
Finalmente quacosa di interessante!!! Ora non ho tempo ma torno sicuramente. Questo è un argomento che mi è molto caro.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 14 Dicembre 2009, 14:07:48
Amo contraddirmi e prima di ultimare il post, ringrazio Pozzato per aver definito “eccezionale” la mia analisi, ma è una cosa che sapevo già. Quello che invece ignoravo di aver scritto era il sottinteso che egli ne ha tratto, e cioè che Dante, Petrarca e classici vari non siano arte. Senza voler entrare nel merito delle sue capacità interpretative, il buon Pozzato dimostra qui di non aver compreso affatto la cornice della mia affermazione, né, forse, di aver compreso Dante, Petrarca e classici vari. Mi sorge anche l’orrido dubbio ch’egli non abbia nemmeno chiaro il senso della parola “classico”. Credo addirittura che, da tutto ciò che ho scritto finora, si evinca esattamente il contrario. A maggior ragione se prendiamo in considerazione l’inopinabile fatto che Dante, Petrarca e buona parte dei classici assurti al rango di artisti assoluti, sono stati dei grandissimi innovatori. Non è forse un’innovazione immane, per i suoi tempi, la “Divina Commedia”? Non è forse il “Canzoniere” pietra di paragone e novità per chi si è cimentato con la poesia nei secoli successivi? Non è forse D’Annunzio il più geniale innovatore che mai la lingua italiana abbia avuto? L’uso o meno delle regole metriche e sintattiche è una scelta, come ho lasciato intendere poco sopra. Ma deve essere una scelta consapevole. Esistono fior di artisti, tantissimi e immensi, che fanno uso del verso libero, o creano essi stessi nuove strutture. Non ho mai affermato che un’opera d’arte, per esser tale, debba necessariamente sottostare a precise regole; ho detto, al contrario, che l’originalità deriva spesso dalla rottura delle regole e che, per romperle, si debba prima conoscerle. Ogni epoca ha le proprie, mutuate dalle precedenti, e le assimila reinterpretandole in un continuo processo di evoluzione che, al pari dell’umana evoluzione, non si arresterà mai. Paragonare Dante e Milo De Angelis è una sorta di accanimento terapeutico sul già moribondo corpo della poesia. Di eccezionale, in questo mio scritto, c’è solamente il coraggio, il coraggio della mia passione per l’Arte. E l’Arte porta il nome sia di Dante che di Andy Warhol.
Titolo: Sulla poesia (ho perso il conto).
Inserito da: masman - Lunedì 14 Dicembre 2009, 17:22:02
Nel primo capitolo del suo bellissimo e fin troppo dottamente compiaciuto “La poesia”, Alberto Bertoni cita una delle tante incarnazioni di Pessoa – Alvaro de Campos – che parla a proposito delle “personalità poetiche”: “Il poeta superiore dice ciò che effettivamente sente. Il poeta medio dice ciò che decide di sentire. Il poeta inferiore dice ciò che ritiene sia suo dovere sentire”; e prosegue, dando, in senso lato, alcune “posizioni” che “NON consentono di dirsi poeti”. Cito, tra le tante, “[…] non attribuire nuovo impulso e nuova energia alla lingua nella quale si scrive; […]”.
La verità qui descritta, che non lascia scampo, è spietata, lucida e rasenta l’assoluto: il farsi artista del poeta trova il suo compimento, la sua liceità nell’operare sulla struttura del linguaggio, sui suoi suoni, sulle sue ritmiche, sulla sua fonetica, sulla sua metrica; contestualmente al contenuto, l’Arte si autostruttura, si dà una forma: diventa consapevole d’essere Arte nel suo ammirarsi mentre si fa bella. Questo intendeva Wilde quando diceva: “Rivelare l’Arte senza rivelare l’artista è il fine dell’Arte”.
È stato sfiorato, in alcune risposte, il tema dell’elitarietà della poesia; tema assai periglioso che mi ero proposto di affrontare nel prosieguo di questa mia inutile missiva. Qualcuno mi ha teso una mano e mi ha soccorso: a tal proposito, infatti, credo che Zima abbia splendidamente disinnescato ogni mina anti-poeta sparsa sul cammino e vi abbia messo il suggello definitivo: “…la poesia può essere considerata elitaria perché non tutti sono capaci di scriverla come combinazione di intuizione e conoscenza”. Quella di Zima è una mappa per orientarsi in un campo minato: c’è assai più in questa frase che in molte delle poesie che mi capita di leggere sul sito.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Lunedì 14 Dicembre 2009, 19:50:36
 ;D Si, mi piace la piega di questo post, e visto che c'è voglio lanciare un sasso, che poi raccoglierò (sono matta è cosa risaputa, l'importante è che non vada in testa a qualcuno).
A volte c'è del genio che esula la conoscenza: un bambino che parla ancor prima di sapere cosa è un'analisi grammaticale... eppure la usa! Mozart che suonava a... quanto? Due anni? A cinque compose la sua prima, ma prima di comporre e conoscere,  lui suonava!  Ma (raccolgo) Mozart è Mozart!
Dico questo perchè nei miei primi scritti, o comunque nelle frasi che mi vengono in mente da sole, ho notato che c'è quasi sempre un ritmo determinato (e che si chiama metrica lo ho scoperto dopo -riscoperto per l'esattezza, che ancora ricordo l'  "et iam prima novo spargebat lumine terra..." del liceo!- mi piace la musica e non sapevo che andava a braccetto con la poesia del mio essere). Ma grazie ai commenti che guarda caso ricalcavano esattamente il verso che per me era peggio riuscito (e non me lo spiegavo il perchè) ho potuto appurare che esiste un ritmo! E quando mi "stona" un verso ora sò metterne a fuoco uno dei motivi. Quindi è solo con la tecnica e l'esercizio che ci si chiariscono le idee.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Lunedì 14 Dicembre 2009, 20:30:07
;D Si, mi piace la piega di questo post, e visto che c'è voglio lanciare un sasso, che poi raccoglierò (sono matta è cosa risaputa, l'importante è che non vada in testa a qualcuno).
A volte c'è del genio che esula la conoscenza: un bambino che parla ancor prima di sapere cosa è un'analisi grammaticale... eppure la usa! Mozart che suonava a... quanto? Due anni? A cinque compose la sua prima, ma prima di comporre e conoscere,  lui suonava!  Ma (raccolgo) Mozart è Mozart!
Dico questo perchè nei miei primi scritti, o comunque nelle frasi che mi vengono in mente da sole, ho notato che c'è quasi sempre un ritmo determinato (e che si chiama metrica lo ho scoperto dopo -riscoperto per l'esattezza, che ancora ricordo l'  "et iam prima novo spargebat lumine terra..." del liceo!- mi piace la musica e non sapevo che andava a braccetto con la poesia del mio essere). Ma grazie ai commenti che guarda caso ricalcavano esattamente il verso che per me era peggio riuscito (e non me lo spiegavo il perchè) ho potuto appurare che esiste un ritmo! E quando mi "stona" un verso ora sò metterne a fuoco uno dei motivi. Quindi è solo con la tecnica e l'esercizio che ci si chiariscono le idee.

  Questo intervento è di estremo interesse. Il talento può esulare dalla tecnica; un Mozart, un Ligabue...la tecnica l'hanno nel sangue. Ed il talento, al contrario della tecnica, non si impara...Penso che questo sia uno dei due estremi tra cui oscilla qualsiasi manifestazione artistica, l'altro è la tecnica pura...Certo è che se un Mozart bambino diviene poi anche un grande...tecnico...ecco che abbiamo...MOZART....
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Lunedì 14 Dicembre 2009, 20:49:14
 :D Paolo! Ma è dall'inizio del post che avevo in mente Ligabue! Grandi esempi.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Martedì 15 Dicembre 2009, 08:23:32
Tecnica e talento: argomento fin troppo facile e disbrigabile in due parole. La tecnica non nasce come cosa in sé, ma è il frutto dello studio del talento. La tecnica, o meglio, le tecniche sono il risultato del modellamento del talento. Vorrei quasi dire la SPIEGAZIONE del talento, perché esse rispondono a una domanda chiave: “Come fai a farlo?”. Chi, avendo davanti Mozart, non gli farebbe questa domanda? Non vi potrebbe dire che non lo sa; magari vi darebbe spiegazioni che non riuscireste nell’immediato a comprendere, vi renderebbe partecipi di un processo creativo talmente al di fuori delle vostre mappe psico-logiche, da risultare folle; ma state certi che lui SAPEVA con estrema precisione il COME del suo talento. Il problema è nostro, che non siamo ancora in grado di capirlo. Ci vuole un coraggio scriteriato, tanta poca umiltà e una buona dose di snobismo (e qui vi prego di rileggere il commento da me citato della Obadon) per dire: “A me la tecnica non serve perché ho del talento”. È vero, Paolo, il talento, in primo luogo, è una dote che sembra naturale (e per certi aspetti lo è), spontanea. Ma non è qualcosa di magico: lo si può apprendere. Qualunque psicologo moderno e libero dalle vetuste briglie della teoria psicanalitica - vale a dire uno psicologo “concreto”, che dia al paziente un futuro e non un’inutile reinterpretazione del passato - ti direbbe che esistono due tipi di talento: il talento naturale e il talento appreso. La sola differenza è che il secondo lo si raggiunge con un po’ più di lavoro e fatica.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Martedì 15 Dicembre 2009, 08:27:38
Caro Fallin,
nulla da eccepire alle tue scalpitanti parole. Tuttavia non mi propongo qui di fare il processo alle intenzioni di chi a ideato questo sito; aggiungo soltanto, nello specifico, che quando affermo che ne condivido le scelta, intendo riconoscere le ragioni “commerciali” come qualità necessarie alla sopravvivenza in un “mercato” che dal commercio, dalla popolarità e dalla visibilità trae la propria linfa vitale. Che poi sia eticamente corretto e socialmente sano, è questione che lascio dibattere a sociologi, giornalisti, cattolici e politicanti; allo stesso modo, pur essendo totalmente d’accordo con te, non mi pongo il problema di un “organo di vigilanza” super partes che valuti gli elaborati, e perché contrasta con la “commerciabilità” del sito, e perché, non avendo finora riscontrato nella Redazione un’aspirazione alla “letterarietà”, trovo quanto meno coerente cercare di dare spazio a tutti. QUASI a tutti, sarebbe senz’altro meglio. Scrivere su “Scrivere” è una scelta. Leggere su “Scrivere” è una scelta. Cosa scrivere e cosa leggere su “Scrivere” è una forma di auto-vigilanza.
Assai più stimolante e di assoluto interesse sarebbe invece aprire un altro topic su cosa sia la poesia “sperimentale”. Anche perché - consentitemi il piacere di lanciare un sassolino - se la poesia, come altri afferma, deve essere un’arte senza regole, allora la poesia sperimentale non esiste…
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Martedì 15 Dicembre 2009, 11:25:17
Una discussione molto interessante e positiva, anche se devo dire che affronta un argomento nel suo insieme ("Sulla poesia") mentre forse sarebbe stato più "leggibile" e snello se Massimiliano avesse affrontato un aspetto per volta (es: "Il talento nella poesia", "Studio e scrittura"...). Magari qualcuno ha trovato intimidente dover affrontare un argomento così grande, mentre nello specifico sarebbe intervenuto nella discussione. Non tutti hanno una propria tesi sulla poesia, mentre sul talento o sulla necessità di studiarla per poterla scrivere hanno un'opinione.

Anche io, come gli altri, mi trovo impreparato ad affrontare una discussione "Sulla poesia", ho solo idee sparse. Ma prima devo inquadrare meglio delle cose dette da Massimiliano sul sito, perché vi sia migliore chiarezza.
Il sito non ha uno scopo ed una strategia commerciale. Il sito non guadagna di certo, in nessuno dei suoi aspetti. Chi può guadagnare con la poesia? Giusto Morgan, e non perché è poesia.
Non abbiamo mai fatto scelte commerciali. Fare il sito non è stata una scelta commerciale e non scegliamo le poesie con un intento commerciale, né altro. Ad esempio fare i libri di poesia è una perdita in partenza, una follia. Non solo non ci guadagniamo nulla, ma ci metto ore di lavoro. Un libro di poesie mi "costa" almeno 30 ore di lavoro. Dico "costa" perché non sono un pensionato che vuole impegnare il suo tempo libero, ma uno che deve lavorare per vivere e se mi metto a fare un libro di poesie devo segnare quel tempo sulla colonna delle "perdite" economiche, delle spese.

La scelta di fare il sito, quella di scegliere le poesie o l'impostazione del sito, da parte mia e della redazione, sono le scelte che fa un editore ed una redazione, che non sempre agiscono commercialmente, per il guadagno, ma a volte anche per fare "una cosa fatta bene", per la soddisfazione di farla e di vederla fatta, per la passione che si prova nel farla. Siccome si fa con passione, e siccome si vuole fare una cosa fatta per bene, ecco allora che sia la forma che il contenuto viene fatto con cura.
Se la pagina è gradevole da vedersi, oltre che facile da leggersi, è perché se si fa una pagina si deve farla bene. Sarebbe stato facile prendere un Drupal qualsiasi (un programma già pronto per fare siti e gratuito), cambiarci la testata ed il nome, e fare un sito di poesia! Sarebbe facile pubblicare tutto di tutti.
Eccoci al secondo punto. Scrivere non da spazio a tutti. Scrivere da a tutti la possibilità di avere uno spazio. Scrivere non pubblica tutti e tutto, ma da a tutti la possibilità di pubblicare.
Prima che nascesse Scrivere c'erano solo tre tipi di siti di poesia: a) quelli personali in cui un autore mette le proprie poesie, b) quelli collettivi in cui si pubblicano solo le poesie degli "amici" o dei "seguaci" di un qualche autore che si poneva come centro, c) quelli collettivi in cui si pubblica tutto di tutti e che hanno il solo scopo di pubblicare la pubblicità delle suonerie.
Scrivere è nato per quelle persone che a) non si mettono a fare un sito personale, b) non sono "amici" di qualcuno od almeno non vogliono pubblicare solo fra amici, c) non vogliono pubblicare in un sito dove si possa trovare qualunque cosa salti in testa a chiunque di scrivere. Soprattutto Scrivere un esclude nessuno, è pronta ad esaminare la possibilità di dare spazio a tutti, anche se non è amico della zia Maria ed anche se non adula mandando bacetti bacetti.
Attenzione: "esaminare la possibilità di dare spazio". Perché se fossi in redazione sapresti che ogni giorno sono più le poesie che respingiamo di quelle di cui accettiamo la pubblicazione. E sono molti coloro che si iscrivono, propongono una, due, tre poesie... e dopo l'ennesima poesia che la redazione gli respinge si cancellano chi ringraziando e chi inviando improperi e maledizioni, oppure semplicemente rimangono iscritti con 0 poesie e finisce lì.

Poi vorrei dire alcune cose, sul talento e sulla tecnica, e lo farò a parte.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Martedì 15 Dicembre 2009, 13:00:44

Assai più stimolante e di assoluto interesse sarebbe invece aprire un altro topic su cosa sia la poesia “sperimentale”. Anche perché - consentitemi il piacere di lanciare un sassolino - se la poesia, come altri afferma, deve essere un’arte senza regole, allora la poesia sperimentale non esiste…


..ecco.. è esattamente ciò che nel mio non sapere, ho sempre pensato.. perchè la creatività.. è sempre sperimentale... credo almeno.... sennò.. sarebbe una cratività a r.l.
..illuminatemi.... :)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Martedì 15 Dicembre 2009, 13:02:17
"Il talento è l'inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività."

Il talento non si impara, si sviluppa, ma l'inclinazione deve già esserci. Non sto parlando di aspirazione o di qualcosa che piace, ma di determinate caratteristiche di funzionamento del cervello e degli organi della percezione. "Inclinazione" non è quando un bambino dice "da grande voglio fare l'astronauta", ma quando ha già sviluppate certe caratteristiche e capacità più degli altri. Tutti nasciamo con alcune caratteristiche più sviluppate ed altre meno degli altri. A volte la differenza è lieve, a volte è enorme.
Qualcuno ha citato Mozart. Ebbene in Mozart la capacità del suo cervello di percepire, e quindi anche di esprimere, musica era eccezionale. Ad esempio aveva l'orecchio assoluto, cioè la capacità di riconoscere qualsiasi nota, ogni tonalità. Poteva ascoltare un brano musicale per la prima volta e trascriverlo seduta stante in modo esatto, nota per nota, tonalità per tonalità.
Nato con queste capacità naturali, è bastata pochissima tecnica per svilupparle. E' vero che a 5 anni già componeva, ma non dimentichiamo che Mozart è stato allattato a suon di musica, perché il famiglia la musica era costante, perché il padre era musicista, compositore e "maestro di cappella", e la sorella maggiore era già musicista e si esibiva a fianco del padre che incoraggiava e spingeva i figli a suonare con lui praticamente appena erano in grado di camminare. Lo dobbiamo al padre che gli ha insegnato a suonare prima che a scrivere.

Per fare arte serve talento (inteso sempre come capacità psicofisica) e tecnica. Se il talento è poco allora serve più tecnica per svilupparlo, se il talento è molto allora serve meno tecnica.
La tecnica, quando il talento è veramente grande, può anche essere autoappresa. Ligabue o Alda Merini, ad esempio, avevano grande talento ed è bastata la tecnica autoappresa per poter iniziare ad esprimersi in arte.
Il talento non basta. Se uno ha talento, ma non lo sviluppa con la tecnica, rimane inespresso. Qualcuno nasce con l'orecchio assoluto, ma poi la famiglia o lui stesso sceglie l'indirizzo del ragioniere di banca e non diventerà mai un musicista. Qualcuno nasce con il talento per i numeri, ma invece di indirizzarsi come ragioniere di banca si mette in testa di fare il musicista ed ecco che abbiamo il pessimo musicista.
Quindi non tutti quelli che hanno talento diventano artisti, il solo talento non basta. D'altra parte non basta la pratica, perché anche la molta pratica può formare un bravo "praticante", ma non un artista. Il talento non c'è solo per l'arte, ma per qualunque cosa. C'è che ha talento per nuotare, chi per tirare di spada, chi per dirigere aziende, chi per insegnare... Io posso anche imparare a nuotare, ma al massimo sarò un buon nuotatore ma non diventerò certo un campione olimpionico.
Tutti nasciamo con tanti talenti, alcuni più pronunciati ed altri meno, ed in genere cerchiamo di svilupparne uno, se le condizioni sociali ed economiche ce lo consentono. C'è chi ha il talento per scrivere (qualsiasi cosa, racconti, romanzi, poesia, non importa), chi ha talento per scrivere articoli di cronaca, chi di scrivere racconti, chi di scrivere poesie...
Da non confondere però con l'aspirazione. Io posso avere l'aspirazione a nuotare, ma se non ho il talento per il nuoto, pur con tutto il mio sforzo ed impegno al massimo sarò solo un bravo praticante di nuoto.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Martedì 15 Dicembre 2009, 13:02:43
Di chi scrive poesie, tutti ovviamente hanno l'aspirazione a scrivere poesie. Molti ne hanno il talento, in grado maggiore o minore. Se una persona acquisisce abbastanza tecnica in relazione alla quantità del suo talento, riesce a svilupparlo e scriverà belle poesie. A nessuno basta il solo talento, nemmeno al "genio". Come a nessuno basta la sola tecnica. Quello che è necessario è unire la giusta quantità di tecnica (che poi è conoscenza, pratica, studio, esercizio...) al giusto grado di talento.
Concettualmente tendiamo a contrapporre talento e tecnica, come se fossero l'uno il contrario dell'altra. Invece sono complementari. Ad esempio pensiamo che una poesia scritta di getto sia il contrario di una poesia scritta con tecnica.
Quello che noi giudichiamo quando leggiamo una poesia non è il talento del suo autore, questo è impossibile. Quello che giudichiamo è lo sviluppo del suo talento attraverso la tecnica. Ad esempio la poesia "scritta di getto" può comunque avere alle spalle non solo il talento dell'autore, ma anche una pratica consapevole a scrivere di getto. Una poesia, anche se scritta di getto, può essere bella, può avere tecnica. Che sia bella, che sia una buona poesia, dipende dalla giusta combinazione di talento e tecnica. E, badate, non talento di scrivere poesie, semplicemente, ma talento di scrivere poesie di getto.
Prendiamo Jackson Pollock. In pratica faceva quadri tirando la vernice sulla tela buttata per terra, camminandoci sopra e strusciando pennelli, spiaccicando tubetti di colore o gocciolando barattoli di vernice. Però sono opere d'arte perché aveva il talento di dipingere tirando la vernice sulla tela buttata per terra! Nonostante sapesse dipingere in modo classico, nonostante avesse la tecnica per dipingere la figura umana realisticamente, lui ha avuto la capacità di sviluppare il suo talento grazie alla sua tecnica e quindi fare arte.

Tanto vediamo il talento contrapposto alla tecnica, che molti si offendono a parlare di tecnica. Molti amano pensare e dire che loro scrivono solo per talento, anzi disprezzano la tecnica come se fosse da evitare e come se la tecnica "traviasse" il loro talento, lo rovinasse.
Il talento è solo interno, se non si esprime, nessuno lo può vedere e come il talento cerca di esprimersi ecco che deve usare la tecnica. Scrivi poesie? Allora come minimo devi usare una penna. Ecco che già usi una tecnica dello scrivere. Magari preferisci un tipo o l'altro di penna, biro o stilografica, nera o blu, ed un particolare tipo di carta, bianca od a righe, di notes o da lettere, ed ecco che già devi scegliere fra tecniche diverse. Magari scrivi in un determinato modo, inclinando o meno le lettere, usando o meno le maiuscole, usando o meno le virgole ed ecco che già hai fatto pratica ed hai sviluppato una tecnica particolare. Senza tecnica la tua poesia la puoi solo pensare, non la potresti neppure scrivere su un foglio di carta. Senza la tecnica la creatività rimarrebbe confinata all'interno del cervello. La creatività è la capacità di esprimere il talento attraverso la tecnica.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Martedì 15 Dicembre 2009, 13:50:21
Ringrazio Luigi per il suo intervento. Non mi dilungo oltre sul tema “sito”, perché mi interessa poco e si presta alla sterilità. Vorrei solo precisare che l’attribuzione di significato al termine “commerciale” non va intesa in senso meramente “economico” quanto piuttosto in senso di “popolare”, “accessibile”.
Tornerò a breve sull’interessantissima dissertazione che ha per tema il talento, ma prima finisco quanto ho iniziato.

Concludo quanto ho dire con l’ultima citazione dai commenti alla poesia della Marchettini: “[…] in uno sfociare di versi, tra l’altri (sic) divinamente scritti.” (Rita Minniti)
Tralascio l’innocua e abusata metafora dei versi che “sfociano”, e mi dedico invece alla seconda parte del commento: lo scrivere “divinamente”. Come premessa ad ogni altra considerazione, dirò subito che l’atto dello scrivere non ha in sé nulla di divino. Men che meno è divino il risultato dell’azione: le parole. A chi pensa che io stia prendendo troppo alla lettera l’enunciato della Minniti, ricordo che il linguaggio contempla sempre due livelli: una struttura superficiale e una struttura profonda. Non mi dilungherò nello sviluppare il concetto poiché ci porterebbe leggermente fuori tema; potete comunque recuperarvelo da voi leggendo qualunque libro di linguistica.
Immagino la Minniti intendesse dire che quei versi sono scritti bene. Anzi, molto bene. Meglio ancora, “divinamente” bene. Quali sono i CRITERI OGGETTIVI sulla base dei quali possiamo affermare che una persona scrive “bene” o “male”? Ho messo in evidenza sia la parola ‘criteri’ che la parola ‘oggettivi’, poiché la prima è condicio sine qua non per poter addentrarsi tenendo in mano almeno una candelina nell’oscura, umida grotta delle analisi valutative, e la seconda ha la funzione di ricordarci che in quella grotta ci sono altri colleghi appartenenti al genere umano, colleghi molto particolari che amano raggrupparsi in una sottocategoria a cui hanno dato il nome di “Poeti”.

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Martedì 15 Dicembre 2009, 13:51:51
In questa grotta umida e oscura, questi esseri particolari e molto suscettibili si incontrano di tanto in tanto per discutere e confrontarsi, tra le altre cose, sullo scrivere. Non sono discussioni pacifiche: volano a volte parole grosse, ai limiti dell’offesa; e sentenze, verità assolute: “la grammatica e la sintassi sono tutto”, “no, contano le emozioni!”, “si scrive col cuore!”, “la poesia è un moto dell’anima!”, “non importa saper scrivere!” (costui, per la verità, non ha trovato sostenitori), “meglio la paratassi”, “meglio l’ipotassi”, “l’endecasillabo è il fondamento della poesia”, “sì, ma meglio se ipermetro!”, a via di seguito. Da secoli. E la sola cosa su cui tutti concordano è che c’è una grossa differenza tra lo scrivere correttamente e lo scrivere bene. Non si può scrivere bene senza aver appreso come scrivere correttamente. Prima ancora di padroneggiare gli strumenti dell’Arte poetica è necessario padroneggiare gli strumenti di base della lingua. Solo allora potremo fare un salto e cominciare ad usare quegli “utensili” che ci permettono di forgiare l’Arte.
“Champagne per brindare” della Marchettini non è “divinamente scritta”: è (più o meno) correttamente scritta. Ma non è Poesia. E’ un meraviglioso biglietto di buon anniversario da far trovare al proprio uomo su una tavola imbandita a sorpresa: pulsa di vita, di voglia d’amare, di trasporto erotico. Ma si ferma qui, non va oltre l’ordinarietà del sentire quotidiano espresso in un linguaggio ordinario e quotidiano. 
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Martedì 15 Dicembre 2009, 18:05:45
 Caro massimiliano...quello che scrivi è sicuramente interessante. Concordo con te che...l'iperbolicità dei commenti è, a volte, eccessiva. Ma, personalmente, non mi offende. Certo, spaccando in quattro il capello, potrei dire che solo La Bibbia, in quanto Verbo rivelato, è l'unico libro per il quale può essere detto "è scritto divinamente"; forse, neanche il Corano, che è di derivazione "solo" arcangelica.  ;)
   Penso, tuttavia, che un giudizio così forte possa esprimere in forma retorica una sensazione, un'emozione. E, quindi, non andrebbe criticato più di tanto, da questo punto di vista. Magari, sarebbe interessante chiarire "perchè" si ritiene che una poesia sia scritta divinamente, dal punto di vista emozionale e tecnico.
  Vengo alla seconda parte della mia considerazione.
   Chiedi quali sono i criteri oggettivi in base ai quali una poesia possa essere definita buona o cattiva...a mio modo di vedere, al massimo, possiamo identificare dei criteri oggettivi solo per quanto riguarda la tecnica di una poesia scritta in metrica; ad esempio, possiamo dire se un sonetto...è un vero sonetto, oppure è una contaminazione del genere. Ma che sia buona o cattiva poesia...non credo si possa dire oggettivamente. Secondo alcuni, ad esempio, la poesia non sense è buona poesia; secondo altri...è non sense e basta. Secondo alcuni, Dante è il sommo Poeta...secondo altri...andava bene per i nostri nonni. Ancora, per alcuni la lista della spesa è poesia...per altri no. Nelle discipline artistiche l'oggettività è un'illusione. Non ci troviamo di fronte a materia valutabile col metro, o col chilogrammo...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Martedì 15 Dicembre 2009, 18:18:56
Prima ancora di padroneggiare gli strumenti dell’Arte poetica è necessario padroneggiare gli strumenti di base della lingua. Solo allora potremo fare un salto e cominciare ad usare quegli “utensili” che ci permettono di forgiare l’Arte.
 
...anche qui, se in linea di massima sono d'accordo...non penso questo sia un dato oggettivo. I poeti possono consapevolmente e creativamente inventare nuove espressioni anche violando la grammatica, la famosa "licenza poetica". L’osservanza di norme e leggi può essere passivamente automatica, e dunque cosa morta; oppure fantasiosamente originale, come per Dante il rispetto della terzina e della rima, senza il quale non vi sarebbe l’assoluta poesia di versi come “la bocca mi baciò tutto tremante". Insomma, Ligabue era uno sgrammaticato della pittura; eppure...
  Certo, il rispetto della grammatica, la conoscenza delle forme retoriche...insomma, tutta la raffinatezza della lingua italiana; tutto ciò non può che aggiungere frecce all'arco del Poeta. Ma, a mio modo di veder...non è condicio sine qua non...
  La poesia sperimentale, ad esempio, se ne...frega allegramente della grammatica, della forma, perfino della singola parola...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: fallin - Martedì 15 Dicembre 2009, 19:39:57
Massimiliano, di fatto nessuno può darti torto, ma non mi sembra, dando un rapido sguardo alla vetrina, che questo sito sia in queste premesse, anzi la mia impressione è che il temi e le tecniche sia siano sempre quelle.
Anzi è come se ci fosse un'avversione alla critica, al consiglio, al dialogo sui propri scritti: come un rifiuto a farsi dire che la poesia non suona, non funziona, e un'arroganza di chi è sicuro di sapere esattamente cosa sia poesia e cosa no.
E di fatto ci sono moltissimi esempi di scritti terribilmente banali con una valanga di commenti adoranti.
Vedi a questi tipi umani dovrebbe essere proibito di pubblicare tutti i giorni, ma non per cattiveria quanto più per una serietà nei contronti di chi scrive e non da ultimo per una serietà di giudizio sulla poesia (o almeno del suo tentativo).



Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Martedì 15 Dicembre 2009, 19:46:06

e ora per fare contento Stefano, voglio proporvi una poesia di Sanguineti che mi viene da chiamare "sangue de' vineti" dopo aver letto questa sua!  ;)


Questo è il cuore dei monti

questo è il cuore dei monti, che è il tuo cuore,
vinosa vena di fresco sapore:

vedi, un corno di luna è un paio di ali,
nodo è di nidi, in luci vendemmiali:

questo è un vecchio castello di tarocchi:
questo è il cuore del mondo, nei tuoi occhi:

bevendo bianca pace settembrina,
saltami in cerchio, bella furlanina:

(Edoardo Sanguineti)


Grazie Zizì, apprezzata moltissimo! :-*

Continuo a leggere con interesse la discussione.

Propongo come punto di equilibrio questo pensiero di Dino Formaggio:
"E' proprio nel diventare 'opera' che ogni tecnica cerca di liberarsi in arte e che l'arte trova continuamente la sua tecnica".
 ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: fallin - Martedì 15 Dicembre 2009, 20:15:00

Tanto vediamo il talento contrapposto alla tecnica, che molti si offendono a parlare di tecnica. Molti amano pensare e dire che loro scrivono solo per talento, anzi disprezzano la tecnica come se fosse da evitare e come se la tecnica "traviasse" il loro talento, lo rovinasse.
Il talento è solo interno, se non si esprime, nessuno lo può vedere e come il talento cerca di esprimersi ecco che deve usare la tecnica. Scrivi poesie? Allora come minimo devi usare una penna. Ecco che già usi una tecnica dello scrivere. Magari preferisci un tipo o l'altro di penna, biro o stilografica, nera o blu, ed un particolare tipo di carta, bianca od a righe, di notes o da lettere, ed ecco che già devi scegliere fra tecniche diverse. Magari scrivi in un determinato modo, inclinando o meno le lettere, usando o meno le maiuscole, usando o meno le virgole ed ecco che già hai fatto pratica ed hai sviluppato una tecnica particolare. Senza tecnica la tua poesia la puoi solo pensare, non la potresti neppure scrivere su un foglio di carta. Senza la tecnica la creatività rimarrebbe confinata all'interno del cervello. La creatività è la capacità di esprimere il talento attraverso la tecnica.

Detta cosi' sembrerebbe che la tecnica  è soltanto l'arte di procurarsi carta e penna: forse è meglio proseguire il paragone  dicendo che imparare la tecnica passa anche attraverso il fatto di conoscere la grammatica, la sintassi, le figure retoriche, la metrica, la storia poetica.... il che, tradotto in termini reali, si coniuga nel fatto di sapere che se si parla ad esempio di luna o di stelle o di sole o di amore si rischia la banalità se la cosa non è adeguatamente supportata dalla conoscenza degli svariati modi con cui svariati i poeti ne hanno già ampiamente parlato e quindi anche dei modi con cui " si dicono le cose che si sono sempre dette ma in un modo in cui non si sono mai dette".
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Martedì 15 Dicembre 2009, 20:58:14

Tanto vediamo il talento contrapposto alla tecnica, che molti si offendono a parlare di tecnica. Molti amano pensare e dire che loro scrivono solo per talento, anzi disprezzano la tecnica come se fosse da evitare e come se la tecnica "traviasse" il loro talento, lo rovinasse.
Il talento è solo interno, se non si esprime, nessuno lo può vedere e come il talento cerca di esprimersi ecco che deve usare la tecnica. Scrivi poesie? Allora come minimo devi usare una penna. Ecco che già usi una tecnica dello scrivere.
[...]
Senza la tecnica la creatività rimarrebbe confinata all'interno del cervello. La creatività è la capacità di esprimere il talento attraverso la tecnica.

a me piace pensare che il talento sia una particolare dote che ognuno ha nel fare delle cose, come Luigi ha spiegato, ad esempio, l'orecchio assoluto di Mozart, ma che qualunque talento non indirizzato, non esercitato e privato della giusta cultura, avvizzisca. nessuno può spiccare in una qualunque disciplina, se non si esercita continuamente.

è ovvio che, per rispondere a Fallin, il quale tra l'altro mi trova d'accordo con lui, sono sicura che Luigi abbia portato un esempio banale, per farci capire che il metodo è assolutamente alla base di ciascuna attività, da quella quotidiana, a quella più speciale. nello scrivere (non fossilizzandoci su cosa) già l'impugnatura della penna è un metodo che ci consente di avere una peggiore o migliore grafia, di personalizzarla. è naturale che nella scrittura di un testo poetico non basta saper impugnare una penna, tantopiù che spesso scriviamo al pc.  ;D

ma non trovo giusto sconfinare nelle solite e sterili diatribe sulla qualità dei testi pubblicati nel sito. ognuno la pensa a modo suo su questo, ma ognuno è libero di parteciparvi o meno. è molto più interessante proseguire il discorso lungo la stessa scia già intrapresa.

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Martedì 15 Dicembre 2009, 21:01:13
voglio perciò ricollegarmi a Paolo che dice:

Citazione
Chiedi quali sono i criteri oggettivi in base ai quali una poesia possa essere definita buona o cattiva...a mio modo di vedere, al massimo, possiamo identificare dei criteri oggettivi solo per quanto riguarda la tecnica di una poesia scritta in metrica; ad esempio, possiamo dire se un sonetto...è un vero sonetto, oppure è una contaminazione del genere. Ma che sia buona o cattiva poesia...non credo si possa dire oggettivamente. Secondo alcuni, ad esempio, la poesia non sense è buona poesia; secondo altri...è non sense e basta. Secondo alcuni, Dante è il sommo Poeta...secondo altri...andava bene per i nostri nonni. Ancora, per alcuni la lista della spesa è poesia...per altri no. Nelle discipline artistiche l'oggettività è un'illusione. Non ci troviamo di fronte a materia valutabile col metro, o col chilogrammo...

è vero che nelle discipline artistiche l'oggettività è mera illusione, ma ci sono sempre delle classificazioni che si possono fare, grazie a dei criteri da seguire, analizzando i quali possiamo intravedere una linea di continuità oppure una rottura. l'abbiamo già detto più volte, ma anche nella rottura, l'importante è trovare una logica, un criterio.
ci sono diversi tipi di poesia, ma quei tipi sono definiti e continuamente se ne definiscono di nuovi grazie alle correnti letterarie, grazie ai salotti in cui un nuovo corso ha inizio.
si può dire (ma io me ne guardo bene) che le terzine trecentesche siano "vecchie" ma sono ben riconoscibili; che il sonetto sia obsoleto, ma ha la sua struttura; che il limerick sia stupido, ma segue delle regole precise; che la poesia metasemantica sia incomprensibile, eppure, anche inventando parole inesistenti, esse hanno un suono preciso che ricorda il suono della parola che a chi leggere vogliamo far intendere ed in tal modo la poesia diventa comprensibile.

è questa la cosa da tener presente: la tecnica è necessaria per la riuscita di una poesia, come di una qualunque altra azione. magari non è esattamente articolata in regole scritte, ma esiste nella testa dell'autore!
la tecnica si assimila a furia di studiare ed esercitarsi, ingegnarsi per trovare modi personali di espressione ed esercitarsi ancora. non si inventa dalla sera alla mattina e non è innata.

dire cosa sia bello e cosa no è impossibile, perchè dipende unicamente dal gusto personale, ma si può cercare di capire se dietro a quello che leggiamo c'è studio, c'è tecnica, oppure sia solo un insieme di casualità.






Stef... per te questo ed altro!  :-*
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Martedì 15 Dicembre 2009, 21:28:12

dire cosa sia bello e cosa no è impossibile, perchè dipende unicamente dal gusto personale, ma si può cercare di capire se dietro a quello che leggiamo c'è studio, c'è tecnica, oppure sia solo un insieme di casualità.


  Su questo sono perfettamente d'accordo. Così come sono perfettamente d'accordo che la tecnica sia necessaria, e non si apprende se non con studio ed esercizio. Tuttavia, ritengo che da sola non basti. Tecnica senza idee, senza niente da dire...siamo nel manierismo, non nella poesia. La tecnica non è innata...la sensibilità nemmeno...ci vogliono ambedue. Tuttavia, un computer perfettamente programmato può scrivere una poesia tecnicamente perfetta; ma dubito che sia anche bella, piena di sentimento, commovente...Un illetterato, con grossi problemi di grammatica...magari scriverà degli strafalcioni, ma potrebbe anche comunicarmi qualcosa, farmi sognare...Quale dei due scritti è poesia? La risposta non la ho...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Martedì 15 Dicembre 2009, 22:29:18
ma Paolo... io ho detto che è necessaria, non che è sufficiente!  :D e dopo tutte le cose che sono state dette e con le quali eravamo tutti d'accordo, si potrà ormai dare per scontato che solo il manierismo o solo l'intuizione non sono sufficienti per un buon lavoro. ;)

tengo anche a precisare che,  quando parlo di "studio" non intendo semplicemente quello dei "classici", non intendo stare sui libri e leggere o imparare da qualcun altro, certo, serve anche questo, ma io intendo lo studio della propria tecnica, del proprio progetto personale, l'affinamento di uno stile unico. capire "come fare per"...trasmettere il messaggio che ci proponiamo di mandare. ecco, questo è lo studio! e infondo, allora, il come è funzionale al cosa e diventa un tutt'uno con essa.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Mercoledì 16 Dicembre 2009, 06:59:08
ma Paolo... io ho detto che è necessaria, non che è sufficiente!  :D e dopo tutte le cose che sono state dette e con le quali eravamo tutti d'accordo, si potrà ormai dare per scontato che solo il manierismo o solo l'intuizione non sono sufficienti per un buon lavoro. ;)

tengo anche a precisare che,  quando parlo di "studio" non intendo semplicemente quello dei "classici", non intendo stare sui libri e leggere o imparare da qualcun altro, certo, serve anche questo, ma io intendo lo studio della propria tecnica, del proprio progetto personale, l'affinamento di uno stile unico. capire "come fare per"...trasmettere il messaggio che ci proponiamo di mandare. ecco, questo è lo studio! e infondo, allora, il come è funzionale al cosa e diventa un tutt'uno con essa.
  Questo è il punto d'arrivo, la sintesi perfetta...concordo al 100%  ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Giovedì 17 Dicembre 2009, 11:37:29
Scusate la latitanza degli ultimi giorni ma di poesia, come d’amore, non si vive, e quindi tocca anche lavorare.
Paolo asserisce che “la poesia sperimentale, ad esempio, se ne...frega allegramente della grammatica, della forma, perfino della singola parola...”. Non è così. La poesia sperimentale opera dei profondi cambiamenti sulla grammatica, sulla forma e sulla singola parola, ma non se ne frega affatto. Tutt’altro, prende le regole come punto di partenza per piegarle, modificarle – per plasmare il NUOVO. Operano sulla struttura per rimodulare il contenuto. E vi operano “tecnicamente”, poiché qualunque tipo di intervento su una struttura è per definizione un intervento tecnico.
Vedo tuttavia che c’è un briciolo di confusione tra tecnica e utensili: carta, penna, foglio, pc o macchina da scrivere non rientrano nella categoria tecnica, ma nella categoria utensili. E qui Zima, con uno splendido colpo di fioretto che forse è passato inosservato, infilza il cuore della questione: la tecnica NON E’ la penna; il modo in cui la si impugna, invece, sì.
Mi propongo di ritornare a breve, brevissimo sulle vostre risposte, e per il momento vi ringrazio con tutto il cuore per la passione con cui state affrontando il tema.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Giovedì 17 Dicembre 2009, 13:59:39
Paolo asserisce che “la poesia sperimentale, ad esempio, se ne...frega allegramente della grammatica, della forma, perfino della singola parola...”. Non è così. La poesia sperimentale opera dei profondi cambiamenti sulla grammatica, sulla forma e sulla singola parola, ma non se ne frega affatto. Tutt’altro, prende le regole come punto di partenza per piegarle, modificarle – per plasmare il NUOVO. Operano sulla struttura per rimodulare il contenuto.
  Certo!! Ed il nuovo è qualcosa che, in genere, provoca alzate di sopracciglia da parte di coloro che sono legati a doppio filo alle vecchie regole, forme, parole...
  Stiamo dicendo la stessa cosa, vista da due punti di vista diversi.
  Faccio un esempio...la fisica classica, DI CUI EINSTEIN ERA FIGLIO...non accolse bene le sue teorie; che poi vennero assunte come dogma. Ora, che la fisica figlia di Einstein scricchiola sotto il vento di molte novità...alcune teorie che fra una decina d'anni verranno universalmente accettate, sono duramente contestate.
  Quello che intendo dire è che la tecnica NON è dogma. E' utile, essenziale, ci fornisce modo, maniera e strumenti; ma non è dogma. Può cambiare...ed è evidente che nessuno pensi che la tecnica è nella penna; sarebbe come dire che la tecnica pittorica è nel pennello...
  Non comprendo questo creare differenze che non ci sono. A meno di non voler essere più realisti del re...mi sembra che siamo tutti d'accordo su quello che dice Zima: "ma Paolo... io ho detto che è necessaria, non che è sufficiente!   e dopo tutte le cose che sono state dette e con le quali eravamo tutti d'accordo, si potrà ormai dare per scontato che solo il manierismo o solo l'intuizione non sono sufficienti per un buon lavoro. 

tengo anche a precisare che,  quando parlo di "studio" non intendo semplicemente quello dei "classici", non intendo stare sui libri e leggere o imparare da qualcun altro, certo, serve anche questo, ma io intendo lo studio della propria tecnica, del proprio progetto personale, l'affinamento di uno stile unico. capire "come fare per"...trasmettere il messaggio che ci proponiamo di mandare. ecco, questo è lo studio! e infondo, allora, il come è funzionale al cosa e diventa un tutt'uno con essa. "

  Ribadisco: questo è il punto d'arrivo, la sintesi perfetta...sulla quale concordo al 100% 
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Giovedì 17 Dicembre 2009, 14:11:31
Verissimo, Paolo. Concordo con te e Zima. Tuttavia quando parlo di tecnica, non mi riferisco ad essa come a un dogma (o paradigma, per usare un termine caro ai fisici, in particolar mondo quelli che si occupano di quantistica) STATICO, bensì a un insieme di regole che mutano e si trasformano col tempo, con le epoche, e che sono, assieme alla poesia stessa, in continuo mutamento, in continuo divenire. Le regole non sono FISSE E IMMUTABILI; nondimeno ci sono sempre, per quanto diverse.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Giovedì 17 Dicembre 2009, 14:15:22

Anzi è come se ci fosse un'avversione alla critica, al consiglio, al dialogo sui propri scritti: come un rifiuto a farsi dire che la poesia non suona, non funziona, e un'arroganza di chi è sicuro di sapere esattamente cosa sia poesia e cosa no.
E di fatto ci sono moltissimi esempi di scritti terribilmente banali con una valanga di commenti adoranti.
Vedi a questi tipi umani dovrebbe essere proibito di pubblicare tutti i giorni, ma non per cattiveria quanto più per una serietà nei contronti di chi scrive e non da ultimo per una serietà di giudizio sulla poesia (o almeno del suo tentativo).






Sottoscrivo e ci metto anche la firma.
MM
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Giovedì 17 Dicembre 2009, 14:49:12
concordo con le varie sintesi riassuntive delle diverse pagine dei post, che tuttavia consiglio di leggere daall'inizio.   ;D
apro una piccola parentesi per rispondere a quanto sopra, ma semmai da sviluppare in un altro topic:
 ;D a volte mi chiedo se sia fattibile inabilitare ai commenti coloro che dimostrano di farne sempre e solo senza cognizione di causa con esclusivamente lodi all'autore.
Una specie del gruppo critico di una volta, ma questa volta per bannare qualcuno, anzi, meglio... come per il tema settimanale un voto ai commenti negativi, totalizzando il massimo si ha diritto ad essere nominati nelle letterine settimanali dei peggiori critici, ed eventuale bannatura riflessiva per la prossima settimana!  :P
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Giovedì 17 Dicembre 2009, 15:08:51
prima di tutto ringrazio Massimiliano che riesce sempre a leggere i vari spunti che nascondo in forma molto ermetica (so ermetica pure quando scrivo in prosa!  ;D) all'interno delle mie frasi.

e poi... Marinaaaa!!! bella questa!
con un G.C. apposito (gruppo dei cattivi)  ;D
ma secondo te... chi lo farebbeeee'!?!?!?!?  :P
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Giovedì 17 Dicembre 2009, 15:31:25
e poi... Marinaaaa!!! bella questa!
con un G.C. apposito (gruppo dei cattivi)  ;D
ma secondo te... chi lo farebbeeee'!?!?!?!?  :P

..dai che ti prudono già..i.. ditini...  ;D ;D ;D
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Giovedì 17 Dicembre 2009, 15:37:44
concordo con le varie sintesi riassuntive delle diverse pagine dei post, che tuttavia consiglio di leggere daall'inizio.   ;D
apro una piccola parentesi per rispondere a quanto sopra, ma semmai da sviluppare in un altro topic:
 ;D a volte mi chiedo se sia fattibile inabilitare ai commenti coloro che dimostrano di farne sempre e solo senza cognizione di causa con esclusivamente lodi all'autore.
Una specie del gruppo critico di una volta, ma questa volta per bannare qualcuno, anzi, meglio... come per il tema settimanale un voto ai commenti negativi, totalizzando il massimo si ha diritto ad essere nominati nelle letterine settimanali dei peggiori critici, ed eventuale bannatura riflessiva per la prossima settimana!  :P

..sono d'accordo Marina.. ma vedi.. ci sarà anche chi, come me, non si sente in grado di esprimere un giudizio negativo con cognizione che superi il gusto personale.. e commenta soltanto se positivamente colpito... come si fa??? dove ci mettete???? :D
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Giovedì 17 Dicembre 2009, 15:38:39
amarina, sta volta ti sbagli!  :angel:
non è più nelle mie intenzioni giudicare in bene e nè tantomeno in male quello leggo qui! ;D

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Giovedì 17 Dicembre 2009, 16:06:22
amarina, sta volta ti sbagli!  :angel:
non è più nelle mie intenzioni giudicare in bene e nè tantomeno in male quello leggo qui! ;D



zimillaaaa!!!!... mi devo preoccupare??????????  :P
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Giovedì 17 Dicembre 2009, 17:26:12
Verissimo, Paolo. Concordo con te e Zima. Tuttavia quando parlo di tecnica, non mi riferisco ad essa come a un dogma (o paradigma, per usare un termine caro ai fisici, in particolar mondo quelli che si occupano di quantistica) STATICO, bensì a un insieme di regole che mutano e si trasformano col tempo, con le epoche, e che sono, assieme alla poesia stessa, in continuo mutamento, in continuo divenire. Le regole non sono FISSE E IMMUTABILI; nondimeno ci sono sempre, per quanto diverse.
  Ottimo; accordo perfetto. Ed ora, taccio in buon ordine... ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: fallin - Giovedì 17 Dicembre 2009, 21:40:28
concordo con le varie sintesi riassuntive delle diverse pagine dei post, che tuttavia consiglio di leggere daall'inizio.   ;D
apro una piccola parentesi per rispondere a quanto sopra, ma semmai da sviluppare in un altro topic:
 ;D a volte mi chiedo se sia fattibile inabilitare ai commenti coloro che dimostrano di farne sempre e solo senza cognizione di causa con esclusivamente lodi all'autore.
Una specie del gruppo critico di una volta, ma questa volta per bannare qualcuno, anzi, meglio... come per il tema settimanale un voto ai commenti negativi, totalizzando il massimo si ha diritto ad essere nominati nelle letterine settimanali dei peggiori critici, ed eventuale bannatura riflessiva per la prossima settimana!  :P


Marina,
penso che non si possa fare questa selezione se non cadendo nel solito trabocchetto del soggettivismo per cui (poichè per molti il giudizione rimane soltanto il sentire e come ben sappiamo è molto soggettivo) solleverrebbe equivalentemente il vespaio dei sentimentalmente contrari. E poi ha anche ragione Amara quando dice che preferisce evitare il commento su ciò che non piace. E di fatti il problema non è sulla sfumatura ma sulla competenza. Se uno ha sempre sentito dire soltanto ti amo ti amo ti amo, crederà che il massimo punto di bellezza poetica sia dato da quella forma di dire. E nessuno potrà convicerlo del contrario. Allora non si può biasimare una genuina ignoranza; sempre ignoranza rimane ma col beneficio dell'inesperienza.
Nei termini della questione (soggettiva/sentimentale) sarebbe una violenza indiretta. (Come fai tu a dire che per me questa poesia non è bella?)
Allora possiamo notare come il problema evidentemente si deve spostare su qualcosa di certo come qualcosa di tecnico (ed è per questo che la redazione adotta come spartiaque la linguistica). E questo non è male, anzi, forse a volte applicata un po' troppo debolmente.
Però come ogni cosa (umanamente applicata) questa medaglia (la linguistica) ha il suo brutto rovescio e in questo caso si chiama poesia sperimentale o meglio CONTENITORE poesia sperimentale.
Ovviamente sfuggente alla regola o meglio superante la regola. Ecco che qui il sistema Redazione/linguistica rischia il tilt in questi meandri comunque linguistici ma di frontiera o difficilmente esperibile di certa poesia fortemente innovativa, non aderenti al sistema linguistica di base. E credo sia per questo che si sia dovuto creare una sezione apposita nel forum. Per evitare probabilmente inutili e difficilmente chiarificabili diatribe.
Certo poi a vedere il livello della poesia in questa sezione è più che comprensibile questo sbrigativo sdoganamento. Evitare cioè che la homepage venga inondata di scritti di traverso o in verticale, e perchè no, condite da un po' di numeri e lettere casualmente pigiate.

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Giovedì 17 Dicembre 2009, 22:10:10
..sono d'accordo Marina.. ma vedi.. ci sarà anche chi, come me, non si sente in grado di esprimere un giudizio negativo con cognizione che superi il gusto personale.. e commenta soltanto se positivamente colpito... come si fa??? dove ci mettete???? :D
:D  non ho detto critiche positive, ho detto lodi senza cognizione di causa! anche dire cosa si è provato da lettore è una critica!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Giovedì 17 Dicembre 2009, 22:21:00
... la tecnica NON E’ la penna; il modo in cui la si impugna, invece, sì.

"Le società sono sempre state plasmate più dalla natura dei media attraverso i quali gli uomini comunicano che non dal contenuto della comunicazione" (Marshall McLuhan)

Si, la penna è un mezzo. Ma lo strumento con cui si trasmette il messaggio, sia la penna, il computer o la stampa, cambia il messaggio. Inoltre io lo scrivo in modo diverso a seconda di quale mezzo uso per scriverlo. Un romanzo scritto tutto a mano non potrà essere scritto in modo uguale se fosse scritto a macchina da scrivere, e sarà molto diverso se scritto al computer. Una poesia potrebbe essere leggermente diversa se scritta con una bella stilografica con un inchiostro fluido (insomma una penna che mi dia soddisfazione nell'usarla) piuttosto che con una biro fredda e di difficile scorrimento. La penna è uno strumento, ma tutti noi siamo influenzati dagli strumenti che usiamo e la nostra comunicazione è diversa a seconda dello strumento (ad esempio parlare a voce o con il telefono).

Con questo voglio solo dire, facendo sempre l'esempio banale della penna, ma è ovvio che non mi fermo alla penna, che la nostra concezione di individualità e creatività è esagerata e che spesso siamo condizionati dai mezzi e dalla tecnica molto più di quello che crediamo.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Giovedì 17 Dicembre 2009, 22:46:15
Per quel che riguarda le poesie "sperimentali", la redazione ha una regola pratica derivata da una osservazione teorica. La regola pratica è molto semplice: il sito pubblica quelle poesie in cui il contenuto sia prevalente sulla forma.
Cioè, il contenuto, il significato della poesia, deve essere più importante della forma. Se il significato dipende in gran parte dalla forma (struttura, elementi grafici, spaziature, ecc...), se il significato della poesia è determinato non dalle parole, ma dalla forma della poesia, o dei versi, o delle parole, o da altri segni grafici, non è pubblicabile.
In parte il motivo è pratico. La pagina internet è fortemente limitativa sulle diverse forme che il testo può avere. Certe forme del testo non sono realizzabili e servirebbe trasformare il testo in immagine per poterle rendere in modo adeguato. Basta solo pensare alla difficoltà a spaziare un testo, a far rientrare un verso rispetto agli altri.
Ma è motivato anche da una considerazione di opportunità per la lettura del sito. Il significato di un testo è determinato solo in parte da chi lo scrive, per altra parte è determinato da chi lo legge. Questo complica molto le cose. Ognuno legge il testo come lo vede, e ciascuno lo vede in un modo diverso.
Questo accade anche quando il significante, cioè il testo, la successione di grafemi che formano le parole, che a loro volta formano i versi che formano le strofe che formano la poesia, è puramente strumentale alla trasmissione del significato. Cioè anche quando il testo è puramente e semplicemente uno strumento "neutro" del significato.
Figuriamoci cosa succede quando le strutture di superficie del testo, invece di essere neutre specchi del significato, si fanno fonte esse stesse di significato. Con la complicazione tecnica detta sopra, cioè che il mezzo della pagina internet non può rappresentare fedelmente il senso voluto dal suo autore. In questo caso non solo il significato di una poesia sarebbe in parte dovuto all'autore ed in parte al lettore, ma anche in parte al casuale intervento di alterazione delle tecnologie di costruzione della pagina internet.
Quindi, visto che non si può rendere con fedeltà la forma di una poesia, laddove la forma sia essenziale per l'elaborazione del significato di un testo il sito non può arrivare se non a costo di una forte alterazione della forma e quindi del significato stesso.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: fallin - Giovedì 17 Dicembre 2009, 23:51:55
Luigi,

il significato è sempre prevalente sulla forma anche quando quest'ultima partecipa alla creazione del significato. E in poesia accade sempre anche soltanto per il fatto di andare a capo prima della fine della riga. Se la forma è neutra stiamo leggendo prosa.

E poi rispetto alla questione della comprensione del lettore non si può negare che molto dipenderà anche dalle conoscenze e competenze poetiche di quest'ultimo e non solamente dall'abilità dell'autore.

Poi sono totalmente d'accordo con te nel dire che una poesia che vuole soltanto riprodurre la forma di una mela forse si poteva pubblicare nul sito "disegnare" e non "scrivere".





Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Venerdì 18 Dicembre 2009, 11:53:34
Per quanto concerne gli interventi di Fallin – a costo di esser tacciato di monotonia – continuo a sottoscrivere e firmare.
Non me ne voglia, ma trovo invece leggermente fuori contesto la citazione di McLuhan da parte di Luigi, non essendo la Poesia, oggigiorno, un mezzo di comunicazione di massa e non rientrando, quindi, nella definizione di “media” cui McLuhan faceva riferimento. Se da un lato mi risulta semplice la preferenza di un mezzo rispetto ad un altro (penna o pc, ad esempio), fatico dall’altro a comprendere come si possa esserne influenzati. Che io scriva a mano o al pc, i processi mentali e cenestesici che metto in atto sono esattamente gli stessi. O, per lasciare aperta la porta anche ad altre possibilità, a me sembrano tali.
Sul tema “poesia sperimentale e Internet”, dichiaro pubblicamente la mia imperdonabile e assoluta ignoranza informatica: Luigi ha dato motivazioni prevalentemente tecniche sull’impaginazione che mi trovano del tutto impreparato. Sotto questo profilo, non posso quindi dare nessun tipo di apporto alla discussione. Sulla linguistica invece sì, e mi propongo di ritornare a breve sul tema. Anche perché la discussione, grazie a voi, si fa sempre più interessante.

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 13:35:04
Intervengo per dar atto che questa  discussione è davvero formativa, per chiunque legga il forum.Ci sono informazioni preziose, su cui lavorare per un miglioramento delle opere, ed infatti, mi sono astenuto, dal porre ulteriore commento alla discussione, preferendo la lettura.Ma non posso essere ,assolutamente d'accordo con sul fatto, che la poesia non sia comunicazione di massa.Lo è, nel senso pieno delle parola e lo dimostra il fatto che sono i poeti, a riportare l'anima della società, dando un'immagine dello stato in cui ci troviamo. Immagine passata e presente, perchè oggi, più che in ogni altro tempo, i versi poetici sono fondamentali e solo apparentemente, le persone comuni non trovano interesse nella nella lettura e creazione delle poesie. In realtà, ogni singolo elemento di comunicazione di questa moderna società, è intriso di poesia, nascosta a volte, deformata da ambigui significati, ma presente , in maniera potente.Quindi replico, a piena voce, che SI, la poesia è mezzo di comunicazione DI MASSA, per emozioni, sentimenti ,disagi dell'umano ,tragedie e speranze e riporta la voce piu' profonda, che non puo' essere ignorata o sepolta dal quotidiano.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Venerdì 18 Dicembre 2009, 14:41:48
Onde evitare di cadere in tuttologie idealiste e vaghe (un tempo si usava l’orrido termine “qualunquismo”), ritengo opportuno che ci si accordi su una definizione di “comunicazione di massa”. Riporto la definizione di Wikipedia, che è la stessa che si può trovare in qualunque testo sul tema: “Un mezzo di comunicazione di massa o mass medium (termine di derivazione latina e mutuato dall'inglese; il plurale, "mass media", spesso abbreviato in "media", è invece molto diffuso), anche abbreviato in medium, è un mezzo di comunicazione attraverso cui è possibile diffondere un messaggio, secondo le caratteristiche proprie del mezzo, ad una pluralità di indistinti e diffusi destinatari.” Quindi parliamo di “mass media”: televisione, giornali, cinema, radio, telefono, etc.
Ora, come si può affermare che la poesia sia un “mass medium”??? Che sia semplicemente “medium” è fuor di dubbio (lo è qualunque forma di comunicazione), che sia di “massa”, suvvia, non scherziamo, Gianpiero, cerchiamo di essere seri. Apprezzo la tua passione e il tuo ardente desiderio di ricollocare la poesia in un più ampio contesto e con un più ampio significato, ma non andiamo oltre.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Venerdì 18 Dicembre 2009, 16:10:07
Credo che la poesia sia un termine che abbraccia l'universo conosciuto o subconosciuto, a tutti. La poesia è in ogni cosa che esiste nel reale e non, ma comunque nel pensiero e nell'elaborazione mentale d'ogni essere umano(potenzialmente). Ciò che si prova guardando un tramonto rosato sul mare è una visione che in tutti provoca un che di poetico, perchè è intrinseca la poesia in quel momento in quel tramonto. La differenza sta in chi sa esprimere in versi poetici quella poesia e chi no, con le tecniche che rispecchiano di più la sensazione provata. La poesia esisterebbe anche senza poeti, ma non la si potrebbe leggere.
Scusate l'intrusione, colgo l'occasione per ringraziare chi con passione si dedica alla poesia.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 16:51:24
Internet è sicuramente un mezzo di comunicazione di massa; la poesia è uno dei molti contenuti di internet; è certamente un modo di comunicare e, considerato che, a quanto dicono, ma non stento a crederlo, vengono pubblicate su internet, ogni anno, alcuni milioni di poesie, è anche di massa.
Se poi si vogliono scrivere delle poesie e pubblicarle su internet occorre disporre di un computer, il quale costituisce uno dei mezzi tecnici tra gli altri necessari allo scopo.
Non escluderei nemmeno che l’utilizzo di un tale mezzo abbia una sua influenza sul risultato finale: sulla poesia.
Ma di certo non è ad esso che si alludeva quando si parlava di tecniche poetiche; ciò a cui si alludeva credo sia sufficientemente chiaro, senza che ci si debba perdere in discussioni circa l’appartenenza ad esse della penna o del computer.
A proposito del rapporto forma-contenuto, penso che uno dei tratti distintivi tra poesia e prosa sia proprio il fatto che in poesia la forma ha un ruolo determinante nel trasmettere il messaggio complessivo a cui l’autore mirava. Già il fatto di suddividere il testo in versi, il che è il minimo per poter attribuire uno scritto alla categoria delle poesie, dice dell’importanza della forma.
Si può certamente scegliere di catalogare certe poesie come sperimentali in base ad un “eccesso” di forma, ma il limite resta aleatorio.
Occorre poi distinguere tra il termine “poesia” in senso lato, come quando si dice “questo film è pieno di poesia”, e “poesia” come specifica forma di scrittura.
Nel primo caso si fa riferimento prevalentemente ad un contenuto, nel secondo ad una forma.
Si ha una vera “poesia” solo quando si uniscono un contenuto “poetico”  ed una forma poetica.
Anche se abbiamo esempi dal passato di poesia, il cui contenuto parrebbe, a noi oggi, ben poco poetico: ad esempio la poesia didascalica.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 17:14:41
Non ho ben capito, ma questo non sarebbe neppure troppo strano,visto che è un discorso un po' complesso, se la definizione di di Wiki sia da prendere come esempio per il nostro dilemma. Io non sto scherzando, piuttosto , mi sembra,come al solito la struttura abbia ragione della sostanza . Partendo dal presupposto che un'opinione sia sempre discutibile, e che quindi non voglia mai affermare l'assoluto, mi vien naturale soffermarmi sulla delicata questione della comunicazione .Ora , Massimiliano, che tu sia piu' esperto di me , in questo campo, è fatto assoldato e chiunque lo puo' decretare. Lo si comprende da come ti esprimi e da come interagisci di fronte ad una discussione come questa.Premetto che sarei in difficoltà a trattare alcune delle cose di cui avete discusso in maniera stupenda  .Tuttavia , qui non si tratta  di semplice comunicazione di massa , ma di un sottile linguaggio che impregna ogni singolo istante della vita. Non è qualunquismo ,non sono idee vahe , e non sto facendo tentativi per ricollocare la poesia. E' una considerazione che ogni persona puo' fare, Se cosi non fosse, la poesia non esisterebbe piu' , perchè surclassata da altri sistemi in cui esprimere sensazioni ed emozioni. Non è cosi .
Non ho detto che devo fare un bollettino in versi , per avvertire che il treno sta partendo. Ho detto che siamo noi stessi , nella vita di ogni giorno, immersi in un mondo di sensazioni, difficilmente descrivibili , se non da una introspezione poetica che ci permetta di portare alla superfice , piu' o meno efficacemente questo stato delle emozioni.
La mia non era una polemica , nei tuoi confronti e neppure nel contesto della discussione,ma una considerazione del quale credo. Come sopra ho detto, entro in discussione solo per sottolineare questo fatto, per me molto importante. Ma oserei dire , che ci sono molte altre persone che sono della mia stessa idea, magari con sfumature piu' o meno divergenti o convergenti , ma indubbiamente convinte che alcuni messaggi, giungano direttamente al cuore della gente , anche attraverso  una poesia ben scritta. E come hai detto ,non vado oltre, per evitare di aprire la questione in maniera troppo dispersiva.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Venerdì 18 Dicembre 2009, 17:39:01
 ???  ho sempre pensato che "mezzo di comunicazione", di massa o no, sia un "mezzo", non una tecnica od un contenuto. La poesia per me è una tecnica, che si può anche avvalere della sola parola, del "mezzo" uomo, o radio o televisione, o della scrittura sul "mezzo" giornale, libro ecc... credo che altrimenti ci stiamo un pochino incastrando...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Venerdì 18 Dicembre 2009, 17:44:39
A proposito del rapporto forma-contenuto, penso che uno dei tratti distintivi tra poesia e prosa sia proprio il fatto che in poesia la forma ha un ruolo determinante nel trasmettere il messaggio complessivo a cui l’autore mirava. Già il fatto di suddividere il testo in versi, il che è il minimo per poter attribuire uno scritto alla categoria delle poesie, dice dell’importanza della forma.
Si può certamente scegliere di catalogare certe poesie come sperimentali in base ad un “eccesso” di forma, ma il limite resta aleatorio.
Infatti non ho scritto che pubblichiamo solo le poesie in cui la forma non ha importanza, sarebbe ridicolo. Ho detto che pubblichiamo le poesie in cui la forma non abbia più importanza del contenuto.
In tutte le poesie ci sono dei versi che devono essere proprio così e solo così, delle parole che devono essere proprio quelle e proprio lì, ma in genere in una poesia si trova sempre una parola che potrebbe essere prima o dopo e non cambia molto per quel che riguarda il contenuto nel suo complesso. Magari si può anche togliere un articolo senza che il senso sia stravolto. Magari leggermente diverso, ma non cambiato.
Ma se la poesia è scritta a scaletta o a forma di fucile, o usa allitterazioni progressive, od altre tecniche della poesia sperimentale, ecco che non si può spostare o togliere nulla, nemmeno una lettera altrimenti il contenuto semplicemente non c'è più, od è molto differente.
In questo senso si intende dicendo "quelle poesie in cui il contenuto è prevalente sulla forma". Quelle in cui il contenuto è derivato solo ed esclusivamente da quella forma e solo da quella.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Venerdì 18 Dicembre 2009, 17:47:50
Gianpiero, forse il tono del mio precedente messaggio è arrivato in modo errato. Non volevo polemizzare con te. Ho voluto ben definire la cosa partendo dalla citazione che Luigi ha fatto di McLuhan, il quale, quando parlava di comunicazione di massa, si riferiva ai mass media in uso che ho citato nel mio precedente post.
Tra l'altro, hai detto benissimo: "[...]qui non si tratta  di semplice comunicazione di massa , ma di un sottile linguaggio che impregna ogni singolo istante della vita."
Esattamente, Gianpiero, Esattamente.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 18:03:02
Lasciando stare la discussione su cosa possa essere definito "mass media" e ritornando al problema della poesia, a questo punto la domanda è: questi milioni di poesie pubblicate su internet, che costituiscono senza dubbio una forma di comunicazione di massa, possono davvero essere annoverate al genere letterario della “poesia”?

C’è una scissione tra una poesia d’elite (editoriale, accademica, impopolare, come è stato detto più sopra) e una poesia popolare che ha trovato nel grande “media” che è internet la sua possibilità di espressione? O solo la prima è poesia?

E ancora, la poesia pubblicata su internet non è di certo tutta uguale. Occorre distinguere tra poesia e una diffusa forma di espressione dei propri pensieri, sentimenti, emozioni, similpoetica?

Se sì, non è questo il riflesso di una perdita di “identità poetica” da parte della poesia colta contemporanea?
Ovvero, tutti scrivono “poesie” perché non esiste più la poesia?
Più in generale il problema che si pone è quello della riconoscibilità del valore artistico di un’opera a fronte del venir meno dei canoni tradizionali.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Venerdì 18 Dicembre 2009, 18:09:46
onestamente credo di aver perso il filo, o meglio di non riuscire ad intravedere in quale direzione vuole andare la conversazione in base agli ultimi interventi.
 
certo, la poesia può essere anche considerata un mezzo di comunicazione se, attraverso di essa, trasferiamo emozioni, sentimenti e concetti che altrimenti rimarrebbero intrinseci in ognuno di noi e nel mondo circostante, ma non potrebbero essere comunicati attraverso la parola. ma questa definizione resta abbastanza vaga, in quanto, come pure ha detto Marina, la poesia, come testo poetico, resta sempre e comunque una tecnica per trasmettere un messaggio.
e potrei addirittura affermare, secondo la mia personale esperienza, che il mezzo con cui svisceriamo la parola ci influenzi in parte nello svolgimento. infatti preferisco scrivere su carta, perchè su di essa posso leggere e correggere e conservare ogni singolo dettaglio del percorso creativo, mentre al pc tutto questo si perde, col risultato che spesso non si riesce a recuperare parole o versi cancellati, sfumature essenziali per la poesia stessa.

ma la cosa importante, per quello che mi riguarda, è un'altra.
la poesia si sta sdoganando, sta perdendo di importanza proprio perchè tutti credono che scrivere poesie sia una cosa semplice, priva di alcuna tecnica, che non ha bisogno di studio ma che riesce bene non appena si poggia la penna sul foglio. perde di valore quando si pensa che ogni frase contenente le parole cielo, mare, amore e cuore, siano poesia.
è questo che si intende come mass medium?
e allora... siamo molto ma molto lontani dal significato reale della Poesia e grazie a questo modo di pensare, la faremo presto scomparire.  
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Venerdì 18 Dicembre 2009, 18:11:06
stefano... mi hai anticipato di pochi istanti!  :D
ma cmq nel mio post c'è la mia risposta alle tue domande...  ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Venerdì 18 Dicembre 2009, 18:20:34
Riporto la definizione di Wikipedia, che è la stessa che si può trovare in qualunque testo sul tema: “Un mezzo di comunicazione di massa o mass medium (termine di derivazione latina e mutuato dall'inglese; il plurale, "mass media", spesso abbreviato in "media", è invece molto diffuso), anche abbreviato in medium, è un mezzo di comunicazione attraverso cui è possibile diffondere un messaggio, secondo le caratteristiche proprie del mezzo, ad una pluralità di indistinti e diffusi destinatari.” Quindi parliamo di “mass media”: televisione, giornali, cinema, radio, telefono, etc.
Ora, come si può affermare che la poesia sia un “mass medium”??? Che sia semplicemente “medium” è fuor di dubbio (lo è qualunque forma di comunicazione), che sia di “massa”, suvvia, non scherziamo, Gianpiero, cerchiamo di essere seri. Apprezzo la tua passione e il tuo ardente desiderio di ricollocare la poesia in un più ampio contesto e con un più ampio significato, ma non andiamo oltre.


E' vero che McLuhan parlava a quell'epoca dei mezzi di comunicazione di massa nel senso che dici, ma è pur vero che la sua teoria (anzi meglio le sue osservazioni) è stata masticata e rielaborata molte e molte volte, semeiotica del contesto, semeiotica sociale, ecc... ma è vero che si trattava di "quell'epoca" (1967 per la precisione, ho la prima ed unica edizione italiana).
Da allora sono passati molti meno anni di quanti ne siano passati da Guttemberg a McLuhan, ma sono stati anni che hanno portato cambiamenti molto più rilevanti e travolgenti per quel che riguarda la comunicazione di massa. Ormai siamo alla comunicazione pervasiva ed è difficile distinguere sia mezzo da mezzo, che mezzo da contenuto, che autore da fruitore, perché oggi il fruitore diventa autore di un contenuto che riceve e ritrasmette. Nei nuovi media i contenuti spesso sono creati dagli stessi fruitori, collettivamente o singolarmente, spesso cambiando di media durante il percorso (telefonata, sms, twitter, televisione, mail, pagina web, telefonata...) come si è visto in modo rilevante nel caso delle manifestazioni in Iran. Le notizie venivano ricevute in modo diffuso e generale e non vi erano autori singoli ma una serie di contributi che si sommavano e rimbalzavano. E non solo notizie, ma anche impressioni e persino poesie (radiotre la ascoltano in troppo pochi).
Avviene anche nelle poesie pubblicate sul sito. Si potrebbe dire che gli autori che pubblicano su Scrivere non sono influenzati dallo scrivere in uno scenario collettivo, ed in "questo" scenario? Che non si influenzano (anche senza volere) l'uno con l'altra? Che una poesia scritta per essere pubblicata in internet sarebbe stata identica se fosse stata scritta prima della diffusione di internet?
Una volta forse si, i cambiamenti e le influenze reciproche erano lente, andavano a passo di anni o decenni, oggi si cambia e ci si influenza di giorno in giorno se non di ora in ora. Oltretutto alcuni medium, che una volta erano solo un medium di comunicazione personale, ad esempio la posta, ora sono diventati comunicazione "di massa". E così la poesia, che prima si scriveva e si faceva leggere ad un amico od alla fidanzata, ed ora si pubblica in modo autonomo in pochi istanti e si fa leggere a decine se non centinaia di persone.
A meno che uno non si ritiri a scrivere poesie in una baita in alta montagna senza tv né computer. Certo si troverebbe davvero di fronte a se stesso, veramente potrebbe entrare nel suo essere umano, ma non credo che nessun autore del sito lo stia facendo.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Venerdì 18 Dicembre 2009, 18:32:44
ma la cosa importante, per quello che mi riguarda, è un'altra.
la poesia si sta sdoganando, sta perdendo di importanza proprio perchè tutti credono che scrivere poesie sia una cosa semplice, priva di alcuna tecnica, che non ha bisogno di studio ma che riesce bene non appena si poggia la penna sul foglio. perde di valore quando si pensa che ogni frase contenente le parole cielo, mare, amore e cuore, siano poesia.
Ecco, questo è il punto. La facilità con cui si può trasmettere una poesia agli altri ha trasformato il concetto di poesia che si aveva. O meglio, ha cambiato il contesto di questo concetto e quindi la sua importanza.
Mi spiego. Le poesie "cuore-amore" sono sempre esistite, le poesie stupide e banali, fatte di luoghi comuni e frasi fatte sono sempre esistite oggi come ieri come l'altro ieri. Quello che è cambiato è che l'altro ieri e ieri queste poesie venivano scritte nel privato di una stanzetta sul proprio diario, mentre oggi si danno direttamente "alle stampe" rendendole pubbliche su internet.
Se l'altro ieri l'autrice di queste poesie "cuore-amore" fosse andata alla redazione di una rivista letteraria per proporle, sarebbe stata messa alla porta non sempre civilmente. Oggi la stessa autrice va su internet e le pubblica, magari anche solo sul suo blog personale, ma le "manda" nel mondo invece di farle restare nel confortevole cassetto di casa.
Prima solo la poesia vera veniva pubblicata, da cui discendeva che la poesia pubblicata era poesia vera. Oggi, se la poesia vera è quella pubblicata, ecco che la poesia ha perso dignità, perché chiunque può pubblicare le proprie poesie e considerarle "poesia vera" perché sono pubblicate.
Ultimo, ma da non dimenticare, quello che dicevo prima, cioè la comunicazione pervasiva, cioè la commistione e l'influenza fra media, fra mezzi di scrittura e di comunicazione. SMS e mail hanno "contaminato" e rovinato non solo l'arte della corrispondenza, ma anche quella dello scrivere poesie. Chi è abituato a scrivere e leggere un centinaio di SMS al giorno, difficilmente si potrà distaccare da quel modo di scrivere quando cercherà di scrivere la sua poesia "cuore-amore".
Serve tecnica per scrivere un sms, per scrivere una mail? No, ed allora perché dovrebbe servire tecnica per scrivere una poesia? "Sono tutte espressioni dei miei sentimenti," dice, "e quindi sempre vere ed autentiche, e non si devono sottomettere ad una tecnica arida ed estranea."
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 20:02:15
Hai ragione Luigi, internet ha dato a tutti la possibilità di pubblicare facilmente ciò che un tempo sarebbe rimasto privato o ristretto ad una piccola cerchia di conoscenti.
Tuttavia quello che è curioso è il fatto che una quantità enorme di persone sia convinta di scrivere poesie semplicemente perché scrive dei pensieri andando a capo spesso e magari con una sintassi poco ortodossa.
Finché i canoni poetici tradizionali (in realtà sempre in movimento, lo so) hanno retto, un dilettante avrebbe scritto per suo diletto un brutto sonetto, o avrebbe scritto in endecasillabi una banale poesia alla sua innamorata.
Ma nel corso dell’ultimo secolo la riconoscibilità del testo poetico è andata facendosi sempre più problematica, i confini tra poesia e prosa sempre più indistinti.
Certo un esperto sa riconoscere una poesia da ciò che non lo è, ma per il profano tutto si è appiattito a livello stilistico, così che è rimasto riconoscibile solo il sentimento, l’emozione, la stessa che si può provare leggendo una pagina di romanzo, o vedendo la sequenza di un film, o un programma televisivo. La forma poetica è diventata, agli occhi dei più, la più facile: frasi corte, sintassi aleatoria, diritto di licenza. E, per paradosso, proprio mentre la poesia colta si faceva più difficile.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: fallin - Venerdì 18 Dicembre 2009, 20:11:42
Poesia come comunicazione di massa: credo si debba guardare gli intenti, la poesia non è come un tg, non vuole propriamente comunicare al maggior numero possibile di utenti, come può essere la tv, creedo sia più come un voler fermare, un rendere chiaro (forse a se stessi prima che algi altri) un qualcosa di interessante, e quindi direi che l'aspetto comunicativo non è esattamente alla radice della poesia ma viene dopo alla necessità di scrivere versi, un istinto che prescinde dalla comunicazione successiva. Forse per questo non può essere di concepita come comunicazione di massa.

Per l'altro versante di questa discussione
come dice Zima quando dice che si sta sdoganando la poesia,
il rischio è la perdita di giudizio o meglio il relativismo che si estende a tutte le arti, questa convizione che qualsiasi cosa sia arte a secondo del punto di vista dell'artista: non c'è niente di più sbagliato perchè la bellezza non è relativa come vogliono modernamente farci credere. La merda in vasetto con è BELLA come la cappella sistina.
Ma se uno guarda nella propria esperienza umana non lo può negare. Invece se uno parte da un'idea allora tutto diventa discutibile. Così nella vita, così nella poesia, così dovunque.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Paolo Ursaia - Venerdì 18 Dicembre 2009, 21:08:00
...nel corso dell’ultimo secolo la riconoscibilità del testo poetico è andata facendosi sempre più problematica, i confini tra poesia e prosa sempre più indistinti.
Certo un esperto sa riconoscere una poesia da ciò che non lo è, ma per il profano tutto si è appiattito a livello stilistico, così che è rimasto riconoscibile solo il sentimento, l’emozione, la stessa che si può provare leggendo una pagina di romanzo, o vedendo la sequenza di un film, o un programma televisivo. La forma poetica è diventata, agli occhi dei più, la più facile: frasi corte, sintassi aleatoria, diritto di licenza. E, per paradosso, proprio mentre la poesia colta si faceva più difficile.

   Integralmente d'accordo. I confini estremi della poesia si allontanano progressivamente; tanto che sarebbe da chiedersi cosa abbiano in comune gli estremi: da un lato quella colta, dall'altro quella, oserei dire, "di tutti i giorni". Non mi fascerei la testa, per la cosa...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 21:09:03
La merda in vasetto con è BELLA come la cappella sistina.

Eppure è nei musei d'arte contemporanea. :-[
http://www.griseldaonline.it/percorsi/6allegro_foto25.htm (http://www.griseldaonline.it/percorsi/6allegro_foto25.htm)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 21:11:13
   Integralmente d'accordo. I confini estremi della poesia si allontanano progressivamente; tanto che sarebbe da chiedersi cosa abbiano in comune gli estremi: da un lato quella colta, dall'altro quella, oserei dire, "di tutti i giorni". Non mi fascerei la testa, per la cosa...

Il sospetto è che in comune possano avere il fatto di non essere più poesia.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Venerdì 18 Dicembre 2009, 22:40:17
Vorrei ricollegarmi a quanto detto per una mia personale e modesta riflessione in relazione al rapporto tra poesia,massmedia,tecnica,separazione tra poesia elitaria e poesia comune e influenza del "mezzo di comunicazione utilizzato".
Anzitutto credo che non debba essere confuso il "mezzo" (cioè il mass media utilizzato,cioè quello strumento che,appunto, fa da intermediario tra autore e fruitore),e quanto con esso "divulgato" (che puo' essere poesia,romanzo,immagine...),come per altro esposto sopra.
Riguardo poi agli altri argomenti di discussione,credo che l'evoluzione dei mezzi di informazione ed il loro utilizzo influiscano non poco sull' evoluzione anche di ciò che con essi viene trasmesso:infatti,mentre,come esposto da Luigi,nel passatosi ricorreva alle case editrici per la pubblicazione,con l'avvento,il perfezionamento e la diffusione di nuovi mezzi di informazione,di pari passo si è accompagnata anche l' evoluzione dei contenuti e delle tecniche con cui questi vengono trasmessi.
Se un tempo l' unico mezzo di diffusione era la carta stampata,il che comportava un tempo relativamente lungo tra creazione del messaggio,pubblicazione,diffusione e fruizione,ora tale tempo è stato di molto ridotto (ad eccezione,eventualmente del tempo di creazione,che ovviamente dipende dall' autore)...leggere un libro richiede tempo e riflessione,il che porta anche ad apprezzare tecniche particolarmente curate;una poesia pubblicata in internet non consente la stessa riflessione.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Venerdì 18 Dicembre 2009, 22:44:25
Velocità di diffusione comporta la necesità di creare un messaggio immediatamente comprensibile,anche a discapito della forma,che anche se curata rischia inevitabilmente di passare in secondo piano.
Quindi il mezzo influenza il messaggio e le tecniche usate per esporlo.
Da qui anche la separazione tra poesia elitaria,che appunto richiede tempo di riflessione ed approfondimento,e poesia "comune" che punta sulla rapidità di diffusione del messaggio,e quindi sulla rapidità della sua comprensione...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:10:22
Probabilmente uno dei nodi della discussione sta nel mutamento di rapporto autore-fruitore:mentre un tempo la difficoltà di pubblicazione e la scarsità di diffusione dei media comportava che fosse il fruitore a ricercare l' autore,con la velocizzazione dei mass media e la loro diffusione il rapporto si è invertito,quindi l' autore si trova nella necessità di coinvolgere immediatamente il fruitore(che altrimenti potrebbe essere "distratto" da altri),ed ecco quindi la poesia "comune".
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:14:54
pur essendo nata e cresciuta nell'epoca della diffusione di internet, mi sento veramente tanto antica!

quello che dici, Dario, è giustissimo, purtroppo è maledettamente vero. le informazioni si trasmettono ad impulsi, flash visivi che ci restano incollati alla memoria. tutto funziona così e in tutto ci si adegua, ma io credo che quando parliamo di poesia, di letteratura o di arte in genere, ciò non sia possibile.
una poesia, un romanzo, un quadro, vanno compresi ed assimilati e c'è bisogno di tempo per farlo.
cosa significa, allora, che la poesia "comune" punta sulla rapidità del messaggio?

è forse un'ansa? un sms che ci avvisa di un ritardo su un appuntamento, è forse un messaggio pubblicitario? NO! la poesia è un'altra cosa e non ha bisogno di fretta, anzi, la fretta è la sua rovina!
una poesia scritta di fretta, tanto per pubblicare un'emozione urgente, sarà approssimativa, e non riuscirà a riempirsi di tutto il significato che volevamo darle, una poesia letta di fretta non potrà essere metabolizzata. quante sfaccettature ci perderemmo, quante finezze, quanti significati nascosti, se leggessimo di fretta e via... subito altri versi, senza sapere cosa nascondevano quelli precedenti.

una poesia non deve essere "rapidamente" comprensibile, no... una poesia deve lasciarti lì a pensare, deve farsi rileggere e scrutare fino al suo nocciolo più profondo.

non voglio credere ad una distinzione tra poesia comune e poesia colta, perchè dal mio punto di vista esiste semplicemente la poesia (colta, dotta, semplice, anticheggiante, ermetica, sperimentale, ecc...) e la non poesia, in un periodo in cui, purtroppo, prevale la non poesia appropriandosi di un appellativo che non le appartiene.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:26:24
una poesia non deve essere "rapidamente" comprensibile, no... una poesia deve lasciarti lì a pensare, deve farsi rileggere e scrutare fino al suo nocciolo più profondo.

Sì. Com'è vero!
In fondo ci si può fermare a riflettere anche davanti allo schermo di un computer.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:30:12
Mi spiego meglio con un esempi pittorico già utilizzato altrove:gli impressionisti,quando cominciarono la loro attività,vennero tacciati per degli incompetenti presuntuosi...eppure ebbero poi un enorme successo.Loro puntavano ad una realizzazione veloce,che cogliesse l' attimo in tocchi rapidi,non perfettamente dettagliati,ma con una tecnica molto precisa...il risultato era da una parte cogliere un momento ben preciso del giorno,coi suoi dettagli di luce,e dall' altro "catturare" l' attenzione del fruitore,rendendogli subito l'idea di quanto rapresentato.In questo modo,attirato il fruitore,questo avrebbe poi analizzato ("metabolizzato") l' opera autonomamente...La tecnica c'è,la possibilità di introspezione ed analisi pure...d'altra parte,in questo modo era possibile "catturare" anche chi colto e capace di analisi non era,ma che comunque percepiva ciò che l'autore voleva esprimere.
Forse anche la poesia sta virando verso una prospettiva simile...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:36:08
se tutti possono leggere,puo' esserci l' interesse a che quanti più possibile leggano...poi ci sarà chi si sofferma e chi passa oltre.ciò non sminuisce la qualità di una "bella" poesia,ne' rende "bella" una poesia che non lo è...bisogna comunque saper scrivere così come per un quadro impressionista bisogna comunque saper dipingere!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:42:10
la tecnica degli impressionisti è precisa e chiara, cattura l'occhio ma poi ti lascia a guardare...
uno stratagemma per attirare l'attenzione, per chi aveva qualcosa da dire attraverso i colori.

una poesia che abbia lo stesso obiettivo, cattura l'attenzione con un incipit intrigante, si lascia aprire e leggere. può avere ad esempio immagini affascinanti, nitide ma originali, il tutto deve essere teso a comunicare un messaggio attraverso una tecnica che, una volta attirato a sè il lettore, lo lasci incastrato tra le sue trame. ma non può essere di "rapida comprensione" altrimenti non avrebbe nulla da dire. il lettore deve leggerla e pensarci, per poi dire: "avrei voluto pensarci io!" riferito ad un qualcosa che abbiamo sempre sotto al naso ma che mai avremmo pensato di descrivere in quel modo.

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:44:42
se tutti possono leggere,puo' esserci l' interesse a che quanti più possibile leggano...poi ci sarà chi si sofferma e chi passa oltre.ciò non sminuisce la qualità di una "bella" poesia,ne' rende "bella" una poesia che non lo è...bisogna comunque saper scrivere così come per un quadro impressionista bisogna comunque saper dipingere!


ecco... bisogna comunque saper scrivere!

però, è lampante che non funziona esattamente così.


Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: DarioC 85 - Venerdì 18 Dicembre 2009, 23:57:53
questo è evidente dal momento che si tratta di due tipi di arte molto differente.
Riguardo però all' immediatamente comprensibile potre obiettare che la comprensione puo' essere scissa su due livelli:uno immediato (ad esempio se si tratta di una poesia d' amore) ed uno più analitico (nel quale rientrano messaggi nascosti,analisi del contesto di riferimento,analisi di citazioni implicite o "colte, ed anche l' analisi della struttura...tutte cose che richiedono tempo e che permettono di comprendere tutte le sfumature fino in fondo).D'altra parte,se il destinatario è un ricco facoltoso che puo' permettersi le poche copie stampate di una poesia,allora questa sarà molto ricercata e strutturata(come avveniva un tempo);se invece il destinatario è chiunque,potrebbe esserci l'interesse a modificare la struttura in modo tale che almeno il messaggio generale sia comprensibile a quanti più possibile...quindi anche la struttura varia a seconda del "mezzo di diffusione" prescelto(perchè questo ha destinatari diversi).ovviamente questa è solo una mia considerazione personale,probabilmente sbagliata,ma che cerca di guardare al discorso da un punto di vista distaccato.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Zima - Sabato 19 Dicembre 2009, 00:06:46

Riguardo però all' immediatamente comprensibile potre obiettare che la comprensione puo' essere scissa su due livelli:uno immediato (ad esempio se si tratta di una poesia d' amore) ed uno più analitico (nel quale rientrano messaggi nascosti,analisi del contesto di riferimento,analisi di citazioni implicite o "colte, ed anche l' analisi della struttura...tutte cose che richiedono tempo e che permettono di comprendere tutte le sfumature fino in fondo).
[...]se invece il destinatario è chiunque,potrebbe esserci l'interesse a modificare la struttura in modo tale che almeno il messaggio generale sia comprensibile a quanti più possibile...

d'accordissimo su questo e, senza voler essere inopportunamente prolissa, voglio evidenziare che dal mio punto di vista una poesia della quale non si capisca nemmeno l'argomento generale e che non trasmetta d'impatto un'emozione anche se non del tutto chiara, allora non è scritta bene, o meglio, non è una poesia.
ma è esattamente quello che avevo già detto. ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Sabato 19 Dicembre 2009, 08:55:35
d'accordissimo su questo e, senza voler essere inopportunamente prolissa, voglio evidenziare che dal mio punto di vista una poesia della quale non si capisca nemmeno l'argomento generale e che non trasmetta d'impatto un'emozione anche se non del tutto chiara, allora non è scritta bene, o meglio, non è una poesia.
ma è esattamente quello che avevo già detto. ;)
Che non trasmetta un argomento -o- una emozione, per me! non "e". L'argomento potrebbe anche essere solo una determinata emozione. O no? Ma io toglierei argomento (che forse nella poesia è un mezzo) e lascerei solo emozione.
Vuoi vedere che una poesia si differenzia dalla prosa proprio perchè potrebbe essere assente l'argomento? Mi spiego meglio (forse): non possiamo noi far provare solitudine anche senza l'argomento "sono sola in casa, al mondo, fra gli amici, ecc..."?
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Sabato 19 Dicembre 2009, 11:40:29
Che non trasmetta un argomento -o- una emozione, per me! non "e". L'argomento potrebbe anche essere solo una determinata emozione. O no? Ma io toglierei argomento (che forse nella poesia è un mezzo) e lascerei solo emozione.
Vuoi vedere che una poesia si differenzia dalla prosa proprio perchè potrebbe essere assente l'argomento? Mi spiego meglio (forse): non possiamo noi far provare solitudine anche senza l'argomento "sono sola in casa, al mondo, fra gli amici, ecc..."?
Ti sei spiegata.
La poesia sarebbe il concentrato, la spremitura di un argomento o/e emozione. Che poi sia strutturato e destrutturato, come alcuni chef fanno in cucina, poco cambia. Come il vino per l'uva (esempio che amo!), rimanendo nello strutturato.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Sabato 19 Dicembre 2009, 16:52:31
Poesia come comunicazione di massa: credo si debba guardare gli intenti, la poesia non è come un tg, non vuole propriamente comunicare al maggior numero possibile di utenti, come può essere la tv, creedo sia più come un voler fermare, un rendere chiaro (forse a se stessi prima che algi altri) un qualcosa di interessante, e quindi direi che l'aspetto comunicativo non è esattamente alla radice della poesia ma viene dopo alla necessità di scrivere versi, un istinto che prescinde dalla comunicazione successiva. Forse per questo non può essere di concepita come comunicazione di massa.


..ecco.. per me.. tutto il resto viene dopo... è un bisogno..che non necessariamente deve essere comprensibile.. e comunicare chiaramente un'emozione in modo descrittivo... ma deve farsi sentire a chi legge... deve andare a prendere qualcosa nello stomaco.. nella testa del lettore e tirarlo fuori... indipendentemente da ciò che ha spinto a scrivere.. e per chi scrive.. è la necessità di dare un corpo a qualcosa che sta muovendo dentro e che riversandosi 'fuori'  diventa .. altro da sé.. ridando fiato... per un po' almeno...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Sabato 19 Dicembre 2009, 17:10:29
Sono d'accordo che ciò che muove a scrivere una poesia sia il più delle volte una necessità interiore, che si scriva prima di tutto per sé stessi. Ma quando si rende pubblico ciò che si è scritto, mettendolo a disposizione dei lettori, si realizza una forma di comunicazione: della propria interiorità, del proprio sentire, dei propri pensieri ecc.
Anche l'arte in generale, come forma di espressione, deve trasmettere, comunicare qualcosa ai suoi fruitori; quindi è anche una forma di comunicazione.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Sabato 19 Dicembre 2009, 17:17:50
Ora, poiché una grande massa di persone scrive poesie e le pubblica su un "mass media", quale è il web; ecco che abbiamo una forma di espressione e, poi, di comunicazione (dei propri sentimenti, emozioni, pensieri, ecc.) utilizzata da una grande "massa" di persone e diffusa mediante un "mass media".
Resta il dubbio se il termine "poesia" sia appropriato per indicare questa forma di espressione-comunicazione.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Sabato 19 Dicembre 2009, 23:02:44
Ora, poiché una grande massa di persone scrive poesie e le pubblica su un "mass media", quale è il web; ecco che abbiamo una forma di espressione e, poi, di comunicazione (dei propri sentimenti, emozioni, pensieri, ecc.) utilizzata da una grande "massa" di persone e diffusa mediante un "mass media".
Resta il dubbio se il termine "poesia" sia appropriato per indicare questa forma di espressione-comunicazione.
concordo in tutto, come dice Zima, mi hai tolto le parole dalla tastiera!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Domenica 20 Dicembre 2009, 12:33:25
Riprendendo la metafora vitivinicola introdotta da Corripio (e spostandone un po’ il senso), se la scrittura è l’uva, che già può essere assai gustosa quando è matura, e la poesia è il vino, l’impressione è che sul web ci sia molto mosto che si vuol far passare per vino.
Molti, poi, preferiscono il mosto, così dolce e inebriante, così facile da bere, al vino, più strutturato e impegnativo, troppo ricco di sfumature, di sapori, di retrogusti, di aromi.
C’è, poi, anche al di là del web, del vino che ha virato in aceto, è diventato acido e imbevibile seguendo, o anticipando, una tendenza dell’arte contemporanea; eppure c’è chi ne esalta il sapore (de gustibus…).
Certo chi conosce il vino dovrebbe saperlo distinguere dal mosto o dall’aceto, quando lo beve!
Non nego che il mosto e l’aceto abbiano le loro valide ragioni d’essere.
Il difficile è convincere chi preferisce il mosto o l’aceto, ed è convinto di bere vino, che si sta sbagliando, almeno sulla natura di ciò che beve.
Alla salute!  :D
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Domenica 20 Dicembre 2009, 13:01:05
Riprendendo la metafora vitivinicola introdotta da Corripio (e spostandone un po’ il senso), se la scrittura è l’uva, che già può essere assai gustosa quando è matura, e la poesia è il vino, l’impressione è che sul web ci sia molto mosto che si vuol far passare per vino.
Molti, poi, preferiscono il mosto, così dolce e inebriante, così facile da bere, al vino, più strutturato e impegnativo, troppo ricco di sfumature, di sapori, di retrogusti, di aromi.
C’è, poi, anche al di là del web, del vino che ha virato in aceto, è diventato acido e imbevibile seguendo, o anticipando, una tendenza dell’arte contemporanea; eppure c’è chi ne esalta il sapore (de gustibus…).
Certo chi conosce il vino dovrebbe saperlo distinguere dal mosto o dall’aceto, quando lo beve!
Non nego che il mosto e l’aceto abbiano le loro valide ragioni d’essere.
Il difficile è convincere chi preferisce il mosto o l’aceto, ed è convinto di bere vino, che si sta sbagliando, almeno sulla natura di ciò che beve.
Alla salute!  :D
Grazie d'aver ampliato il mio concetto, pensavo non fosse calzante. Il vino, quello buono, non è facile farlo. a me spesso rimane mosto, aceto ancora è presto. Auguri, bevete con moderazione, ci si ubriaca anche di poesia...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Domenica 20 Dicembre 2009, 13:41:22
Grazie d'aver ampliato il mio concetto, pensavo non fosse calzante. Il vino, quello buono, non è facile farlo. a me spesso rimane mosto, aceto ancora è presto. Auguri, bevete con moderazione, ci si ubriaca anche di poesia...

..e non è proprio questo il bello??  8)..
quando il vino è buono.. riemepie l'animo e la mente...
a volte porta anche un leggero dolore.. ma..
è un'ubriacatura che tiene taumaturgicamente sospesi a qualche dito dal suolo...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Domenica 20 Dicembre 2009, 14:37:32
Già, dimenticavo di dire che di vino ce ne sono infinite qualità. C’è quello adatto per pasteggiare tutti i giorni e quello per le grandi occasioni, c’è il novello e c’è il Brunello, lo spumante e il vino liquoroso. Tutti diversi, ma tutti vino.
Questo vino, poi, si può bere senza timore: inebria, ma non fa male.
 ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Domenica 20 Dicembre 2009, 16:31:56
 :D  Scioglie solo un pochino di inibizioni!  :D  Che splendido paragone, Corripio!
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 21 Dicembre 2009, 11:02:41
Giocassimo a freccette, Stefano sarebbe imbattibile: un tiro, un centro pieno. Qui sta la vexata quaestio. E qui vorrei riportare l’attenzione, nonostante le interessantissime digressioni (ognuna delle quali potrebbe tranquillamente dar vita ad altri topic), che danno colore, sapore e vivezza alla discussione.
Prima di proseguire, vorrei tuttavia “contestare” (d’uopo le virgolette, che addolciscono) l’affermazione di Luigi, o meglio, il contenuto dell’affermazione di Luigi: “[…] pubblichiamo le poesie in cui la forma non abbia più importanza del contenuto. […] si trova sempre una parola che potrebbe essere prima o dopo e non cambia molto per quel che riguarda il contenuto […]”.
Permettetemi di citare ancora dal volume “La poesia” (da me già citato):
“Una poesia, come – per altro – ogni atto verbale, si distende sempre in una durata temporale. E l’ordine sonoro (o un disordine comunque generato attraverso un sistema di differenza e di contrasto, motivato) che si manifesta nel movimento soggetto al tempo delle parole disposte all’interno della linea di verso è il ritmo: la sua importanza decisiva nell’economia complessiva del testo versificato è confermata dall’impossibilità di mutare in alcun modo l’ordine delle parole nel verso (anche mantenendo inalterato il numero di sillabe) senza distruggere l’effetto profondo della poesia. “Mi fu sempre caro quest’ermo colle” è identico solo dal punto di vista delle componenti verbali e da quello metrico all’originario “Sempre caro mi fu quest’ermo colle”. Eppure, è del tutto “impoetico”: semplicemente, non è più l’incipit della poesia L’infinito (1819) di Giacomo Leopardi, a giusto titolo consacrata tra le più luminose di tutta la tradizione lirica europea.”
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Lunedì 21 Dicembre 2009, 15:54:57
.. non consco a sufficienza la metrica , e andando ad...orecchio...concordo pienamente... una parola spostata può decidere se un testo ci arriva come ...poesia o no...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Lunedì 21 Dicembre 2009, 17:33:55
Concordo con Massimiliano: in poesia cambiando l’ordine delle parole il risultato cambia sempre.
Solo a vantaggio di chi non si intende troppo di metrica vorrei riprendere l’incipit de “L’Infinito”, di cui sopra, per far notare alcune cose.
Nell’esempio citato da Massimiliano, l’assoluta impoeticità del verso proposto in alternativa a quello leopardiano, salta all’orecchio con la massima evidenza.
In realtà, in questo caso, l’autore ha un po’ barato, se così posso dire. Il verso alternativo è bensì un endecasillabo, ma extra-canonico. Non è cioè, un vero endecasillabo, perché ha gli accenti nei posti sbagliati; per questo suona così male, così poco poetico.
Proviamo a scambiare le parole mantenendo la canonicità del verso:
Mi fu quest’ermo colle sempre caro.
Oppure
Quest’ermo colle mi fu sempre caro.
Queste due soluzioni suonano molto meno impoetiche: è una questione di ritmo; dipende da dove cadono gli accenti all’interno del verso.
Tuttavia anche questi endecasillabi canonici non hanno un effetto equivalente al verso originale, ciascuno di essi ha un ritmo differente e questo non li fa soltanto suonare diversamente l’uno dall’altro, ma pone in diverso risalto le parole che lo compongono. Ad esempio, questa è almeno la sensazione che dà a me, l’originale pone l’accento più sul perdurare del sentimento del poeta, gli altri due mettono più in risalto l’oggettività del colle solitario.
Si capisce, allora, che l’ordine delle parole “fa” la poesia (e questo, più ancora che nella poesia in metrica, soprattutto con il verso libero).

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 21 Dicembre 2009, 18:02:14

Si capisce, allora, che l’ordine delle parole “fa” la poesia (e questo, più ancora che nella poesia in metrica, soprattutto con il verso libero).



Altro tiro, altro centro. Si comincia a parlare di ritmo...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Lunedì 21 Dicembre 2009, 19:26:22
Per aggiungere sempre un pò di colore, parlando meno tecnicamente, vorrei aggiungere qualcosa su questo ''Colle''. Oltre la ritmica piacevole, il ''colle'' è posto come ultima parola, a creare l'attesa.Come prima immagine c'è il ''sempre caro'', che nella preparazione dell'attesa indica già il senso di affetto continuo. Sarebbe iniziata in modo più distaccato se avesse scritto ''mi fu sempre caro'', perchè il ''mi fu'' è un senso passato che crea un altra attesa, più... non so come dire...funerea. Ma la sensibilità comunicativa e la padronanza della tecnica del Maestro, ha creato la formula perfetta. Ho il diploma di geometra, perdonate la scarsa padronanza con le terminologie.
 
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Lunedì 21 Dicembre 2009, 22:05:30
Per aggiungere sempre un pò di colore, parlando meno tecnicamente, vorrei aggiungere qualcosa su questo ''Colle''. Oltre la ritmica piacevole, il ''colle'' è posto come ultima parola, a creare l'attesa.Come prima immagine c'è il ''sempre caro'', che nella preparazione dell'attesa indica già il senso di affetto continuo. Sarebbe iniziata in modo più distaccato se avesse scritto ''mi fu sempre caro'', perchè il ''mi fu'' è un senso passato che crea un altra attesa, più... non so come dire...funerea. Ma la sensibilità comunicativa e la padronanza della tecnica del Maestro, ha creato la formula perfetta. Ho il diploma di geometra, perdonate la scarsa padronanza con le terminologie.
 
accenti a parte concordo con corripio. Il verso "mi fu" sarebbe stato idoneo se avessi voluto parlare in seguito di "oggi, invece" , quindi è proprio il significaato che vogliamo dare alle parole, il perseguire o meno una struttura od un'altra nel verso.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Martedì 22 Dicembre 2009, 11:19:55
Concordo, cambiando l'ordine delle parole si possono avere coloriture diverse, anche a livello di senso.
Le analisi di tipo tecnico, in ogni caso, non fanno altro che rendere ragione di ciò che già si percepisce all'ascolto.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Lucia Casamenti - Mercoledì 23 Dicembre 2009, 20:51:32
E' interessante questa operazione metacognitiva sulla poesia. Ognuno di noi, anche se in modi diversi, può comprendere e godere di una poesia, di un dipinto, di una melodia. Il fatto che nella nostra mente ci siano le potenzialità creative ci conferma che il poeta non debba scrivere solo per sè o per altri poeti, che il pittore non dipinga solo per sè o per pittori, che il musicista non abbia solo un pubblico di musicisti; ognuno di noi ha in sè la capacità di intendere l'opera di un artista pur non essendolo. Se il DONO allora è parte integrante dell'arte, allora qual è la natura di questo dono... forse è nascosta profondamente nelle pieghe cerebrali e la scienza ce lo spiegherà un giono, intanto la suggestione del mistero ci riporta a tutto quello a cui sono legati i misteri: di cosa è immagine ciò che non conosciamo?  In genere riusciamo a conoscere quando la nostra aspettativa di corrispondenza tra ignoto e conosciuto è rispettata, quando riusciamo ad incasellare in qualcuno dei nostri schemi conoscitivi il non conosciuto... e se invece la definizione di qualcosa di nuovo fosse totalmente altro: il vuoto è la possibilità del pieno; l'infinitamente piccolo è l'immagine dell'infinitamente grande; la differenza è la possibile uguaglianza; il silenzio è la forma della parola.
Non è bene cercare di spiegare i misteri ma se si intuisce che il dono della poesia ha a che fare con la dialettica del vuoto e del pieno, del niente e del tutto, forse coglieremo la vera natura della diade DONO-POESIA dove le parole della poesia si fanno VERBO nella sua accezione di AZIONE, così come permettiamo al dono di rispettare la sua natura che è AZIONE(DONARE).Ne deriva una circolarità che di-spiega l'uno nell'altro:mondo-poesia-lettore-mondo-poesia-lettore... Il poeta non ha il dono di spiegare il mistero ma ci fa il dono della sorpresa di vedere il mondo nel suo mistero e il lettore rimanda al mondo la sua comprensione. Per questo se chiamo poesie quello che a volte scrivo, mi perdoneranno i veri poeti, sto solo cercando di entrare in quella circolarità che è dono. :angel:
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Mercoledì 23 Dicembre 2009, 22:06:15
L'intervento di Lucia mi ha lasciato molto contento, perchè certe cose che lei ha scritto io ci avrei messo un anno a dirle così sinteticamente e miratamente, anzi non ci avrei nemmeno provato a scriverle.
Inoltre certe cose non le avevo nemmeno mai pensate, se non incosciamente percepite.
Il concetto di immaginare il non visto presunto-inesistente, lo estenderei ad ogni attivita celebrale, non solo artistica. Ora divago un pò: in scienza, sia in quella passata che in quella più ''moderna'', le scoperte prima di essere provate ed ancora prima di essere teorie, non sono state forse il frutto di ''visioni''? Leonardo Da vinci, Galileo Galilei, Albert Einstain ed altri ancora, non hanno fatto ed anticipato scoperte fino a poco tempo prima inimmaginabili? Il dono del quale parlava Lucia è il vero mistero della mente umana. Ma non avendo la scienza ancora spiegato questo dono, come già detto prima, lo si può fare in filosofia, rischiando di aprire una discussione molto ampia e complicata. Forse questo dono-talento innato è la Madre Arte. Per chi crede, è la nostra somiglianza con Dio.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Giovedì 24 Dicembre 2009, 00:37:46
Dono e poesia: intuizione del mistero nel quale gli opposti si conciliano e si generano l’uno dall’altro…
Suggestivo! E condivisibile. :)
Ma siamo qui a cavillare  ;D e non possiamo arrenderci alle suggestioni.
Già Platone riteneva la poesia dono delle Muse, ispirazione divina, e perciò la distingueva dalle arti, che erano considerate attività umane caratterizzate dalla capacità tecnica di fare qualcosa.
Nel secolo scorso Benedetto Croce concepisce l’arte (che intanto ha mutato di significato, assumendo quello che ha per noi oggi) come unità di intuizione ed espressione: una forma dello spirito già perfettamente compiuta prima di assumere una qualsiasi forma materiale. La tecnica ha il solo scopo di costituire una mediazione tra creatore e fruitore: è inessenziale, non si dà una distinzione delle arti su base tecnica, la varietà delle arti è il riflesso della infinita varietà delle personalità artistiche.
Ma siamo sicuri che il “fare” materialmente l’opera sia inessenziale all’arte (intesa in senso moderno)?
Siamo sicuri che la tecnica attraverso la quale l’intuizione si esprime non sia parte essenziale nella creazione di un opera d’arte?
Siamo sicuri che la forma attraverso la quale il contenuto si comunica dal creatore al fruitore non finisca con il fare parte del contenuto stesso?
Insomma, se l’intuizione artistica si dispiega in una poesia o in un racconto, piuttosto che in un quadro o in una scultura, questo non è indifferente! E dipende dalla tecnica impiegata.
Dirò di più: se l’intuizione artistica è riconosciuta come tale, ciò dipende dalla forma nella quale si manifesta.
E, come ha detto Corripio, qualcosa di simile all’intuizione artistica gioca sicuramente un ruolo in discipline non artistiche. Qualcuno recentemente ha osservato la presenza di tratti mitologici che si possono riconoscere in filigrana dietro la struttura di alcune teorie scientifiche: le antiche immagini cantate dai poeti possono, quindi, riemergere come archetipi capaci di organizzare il moderno pensiero scientifico.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Giovedì 24 Dicembre 2009, 00:58:08
Sicuramente dopo tutta l'elaborazione mentale c'è la tecnica per proporla, come la formula matematica nella scienza. C'è la forma quindi la formula. Grazie Stefano, aggiungi nozioni interessanti.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: aureliastroz - Lunedì 28 Dicembre 2009, 00:19:08
Guardando il titolo di questo post mi sono detto: ecco un'altra dissertazione sul fare poesia, adesso qualcuno si chiederà cosa vuol dire fare poesia e tutti a rispondere come in una giostra senza fine: "moto dell'anima"  "trasferimento di emozioni" "espressione del proprio  stato d'animo" ecc. insomma le solite cose dette e rilette centinaia di volte. E' per questo che mi ero perso il post. Poi qualcuno me lo ha segnalato e leggendo le prime 5 pagine (di più non ce l'ho fatta) mi sono reso conto che finalmente si parlava di Poesia, finalmente qualcuno riusciva a focalizzare il nocciolo del problema. Ci sono stati dei passi di Manocchia che trovo a dir poco illuminanti (anche se sono cose che vado dicendo da secoli ma che lui con particolare cura e proprietà di linguaggio nonche grande cultura ha esposto in modo assolutamente incontrovertibile).
Una volta ho parlato di tecnica su queste pagine e tutti a darmi addosso perchè sembrava avessi bestemmiato. La poesia sembrava essere appannaggio di colui il quale sapesse  meglio "schiacciare i brufoli dell’anima per vedere cosa ne esce".
Da allora mi sono riproposto di non sollevare più l'argomento lasciando coloro i quali fossero convinti di tale verità a crogiolarsi nella loro beata ignoranza.
Sono davvero felice, oggi, di leggere che finalmente qualcuno su questo sito ha il mio stesso punto di vista di qualche anno fa; per la verità non molti, in fondo anche se sono 10 pagine chi ha partecipato siete in sei o sette ed è un numero così esiguo rispetto a tutti quelli che scrivono sul sito, da vergognarsi che in giro ci sia tanta indifferenza.
E non credo si tratti di timore nello scrivere, perchè se non si ha timore a scrivere certe cose, non se ne dovrebbe avere nemmeno a partecipare a questo genere di discussioni.
Perdonate se sono diretto e  a tratti provocatorio, ma non tutti riescono a scrivere come Massimiliano, con il dovuto distacco ed in maniera pacata, alcuni, come me, riescono ad essere solo sanguigni nell'esprimere i concetti in cui credono fermamente.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Alberto Canfora - Martedì 5 Gennaio 2010, 16:14:28
Ho ricevuto l'invito a partecipare al dibattito su COSA E? LA POESIA? Confesso, pur avendo già inviato alcune poesie, di non avere mai preso sul serio il vostro sito che, più che poesie, raccoglie ottimi periodi in prosa "andando a capo" ogni tanto. Ho iniziato nel 1997 dopo avere acquistato, per curiosità, due libri: LA METRICA e Interviste a Goete "COME SI DIVENTA POETI". Da pensionato ho studiato molto e ottenuto tante gratificazioni nei Premi letterari. Ho letto tutti gli interventi pubblicati sul tema e la pazienza dei sigg. Mannocchia e dell'Amministratore per spiegare come anche la poesia, se vogliamo chiamarla tale, ha le sue regole. Spesso, nelle giurie, sono presenti giurati che penalizzano che invia poesia con la metrica perché feriscono la propria non conoscenza. Ora però le cose stanno cambiando: in molti Premi letterari sono istituiti premi "per la poesia strutturata secondo le regole e il formato della metrica classica italiana". Gli amici di SCRIVERE si confrontino nei concorsi e potranno vedere quali parametri, spesso, vengono applicati:1- l'originalità dell'argomento e della narrazione, 2 -la forma metrica con la musicalità e le regole, 3 - il lessico con l'ortografia, 4 - la sintassi e il vocabolario; 5 - l'acutezza  con la profondità dei concetti, la rispondenza la tema e l'emotività.  Chi mi legge, se vuole, può verificare se stesso o altri poeti dando il proprio giudizio. C'è chi si vanta di scrivere anche 10 poesie la mese. E' possibile che abbia tanti momenti di emotività su argomenti non banali e che l'oggetto sua universale e non un diario di famiglia? Sono tecnihe d'arte la poesia, la narrativa, la pittura, la musica. Chi le conosce è un artista il cui valore si vedrà da come ha utilizzato queste tecniche nei momenti di "illuminazione". Poi si confronterà nei concorsi. Scusate se mi sono inserito ma ho accettao l'invito della Redazione a cui auguro di proseguire nella strada intrapresa. Cordiali saluti
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Alberto Canfora - Martedì 5 Gennaio 2010, 16:44:20
Aggiungo che quando si applica qualsiasi tecnica dell'arte si deve fare per sé, per ciò che si sente e non per ciò che potrebbe piacere a chi giudica come dico nella poesia.

CARO L’ARTISTA …
 
Caro l’artista mio … Ciài mai penzato,
quanno che guardi er celo e l’infinito
o che dipigni er bello der creato
che ce sta uno, sopra a la panchina
morto de freddo. Guardelo, è stecchito!
Nun l’hai letto er giornale stammatina?
Nun sai ch’edè successo ner traforo?
Sai che Ninetto è morto sur lavoro?
E te, poeta, penza pe un pochetto
quanno che scrivi de li monti belli
e vedi er celo co li nuvoloni.
Guarda puro pe terra e penza a quelli
che dormeno de sotto a li cartoni.
Gran cantautore
che scrivi certe cose
su un monno finto, indove c’è l’amore;
perché nun fai canzone coraggiose,
nun canti monni veri
indò sò martrattati li stragneri?

Si uno nun lavora p’er mercato
pò tirà fora tutto er sentimento
che viè dall’occhio, si nun è cecato. 
                                             
          Alberto

272-29/11/2008





2° nel Concorso  “AmaRossella”  di Roma il 14 giugno 2009
Premio della giuria (superiore al 1°) nel concorso “Tempo di Cultura” di Cerveteri  (RM) 11/7/2009
2° nel Concorso “Verso i versi” in Città di Siano (SA) il 29/8/2009

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Martedì 5 Gennaio 2010, 17:02:31
..mi complimento con alberto per i riconoscimenti avuti... io non 'mi vanto' di scrivere un certo numero di testi.. li scrivo e basta... e di emozioni direi che.. non me ne mancano... poi se siano originali.. o ben scritte.. questo non so..
io che sono ignorante di metrica.. e la sento come lacuna a cui cercherò di rimediare.. non mi sento di scrivere pensando ai metri di giudizio dei concorsi...
però il confrontarmi qui.. mi ha portato molto... e non tanto per diventare 'poeta vero'.. :).. ma perchè riesco meglio di prima ad esprimermi come desidero..
non credo però.. si debba giudicare qualcuno dalla quantità delle parole che scrive.... poichè spesso si scrive per il bisogno di farlo e non credo che il bisogno possa essere misurabile.. o debba essere represso...
certo è che bisognerebbe avere uno sguardo più autocritico.. per comprendere ciò che è 'scaricare un bisogo' e ciò che è un testo quantomeno pubblicabile.. o ancor meglio.. che abbia almeno un vago sapore di poesia...(e parlo naturalmente per me..)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Clodia - Martedì 5 Gennaio 2010, 19:06:09
Condivido in toto l'autrice Amara e parzialmente l'intervento di Canfora. La poesia è data ANCHE dalla misura dei versi ma non solo da quello e ciò in questo onorato forum è stato detto più volte, a chiare lettere. E non lo diciamo noi ma il buon senso, la letteratura, la sensibilità ovvia e spicciola anche di chi non è "poeta". riguardo al fatto che i temi debbano essere aderenti alla realtà che ci circonda lo si può essere anche parlando di amore e dolore, tutto dipende dal taglio e dall'ottica che deve essere a 360°. Ci sono poesie che parlando della natura ti aprono un mondo intero sulla condizione umana, anche di quelli che stentano la vita, soprattutto di quelli. E poi, la stentiamo tutti, chi in un modo chi nell'altro. Sullo stile delle poesie in questo sito non aprirei bocca perché è facile farlo quando ci si sente in possesso di validi strumenti ma non vedo perchè ogni iniziativa debba sempre essere coperta di fango in un momento storico in cui mi sembra oro che ci siano persone pronte a mettersi a nudo e in discussione, offrendo di sé al pubblico ciò che hanno dentro . Poi possiamo metterci intorno a un tavolo e discutere se sia prosa poetica o poesia e sicuramente in alcuni casi si tratta della prima ma non mi sembra delicato il tono adoperato dal gentile autore. E mi perdoni se appaio un po' emotiva nel mio intervento ma vorrei tanto che la poesia si facesse o si provasse a farla senza star lì a discettare. I premi sono gran riconoscimenti che  giustamente rendono fieri ma che dovrebbero portare anche tanta umiltà data da un animo che si presume sensibile e attento al prossimo. Ho finito.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Isola Pighetti - Mercoledì 6 Gennaio 2010, 09:38:41

La poesia è una dimensione dello spitrito!
INUTILI CONSIDERAZIONI PERSONALI - Prima Parte

                                                                        "Tutto rimane poesia"
                                                                        Lina Sirianni

Tra i tanti poeti “ufficiali” dell’editoria italiana che scrivono (anche) versi liberi, ne prendo due a caso, considerati tra i più moderni e innovativi: Giancarlo Majorino ed Edoardo Sanguineti. Una breve scorsa a qualche loro componimento dovrebbe darvi la giusta misura di cosa significhi la parola Poesia. Possiamo però risalire indietro nel tempo e senza neanche andare troppo lontano soffermarci un momento su Montale o Luzi. Un po’ oltre troviamo Raboni e se ci rituffiamo di nuovo nel presente ci imbattiamo in Milo de Angelis. Credo li conosciate tutti, non ho dubbi. Ma se così non dovesse essere, vi suggerisco di sopperire a questa mancanza.
Così, perché anche voi abbiate un’idea dello stato attuale della poesia, leggete qualche loro opera. Mi sono limitato a citare nomi notissimi, che sono emersi dal sottobosco “poetico” per giungere fino al grande pubblico; e mi sono altresì limitato a citare poeti della nostra provinciale Italietta; ché se gettassimo lo sguardo oltre i confini, ci sarebbero altre decine di artisti da prendere a riferimento.
Se state pensando che vi stia dando degli ignoranti significa che o lo siete davvero o avete un intelletto assai poco aperto, il che, in fondo, è la stessa cosa. E chi si sente già offeso, è meglio che si fermi qui, e non prosegua oltre nella lettura. Chi invece ha voglia di confrontarsi, vada pure avanti, tenendo però presente che non con me deve cercare il confronto, ma con se stesso. Perché è qui che sta il cuore dell’arte: un incessante, difficile e doloroso confrontarsi con se stessi, e coi propri limiti. Per riconoscerli e per superarli. E per trovare, un po’ più in là, ancora nuovi limiti, da riconoscere e da superare.

;) ;)
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Marina Como - Giovedì 7 Gennaio 2010, 00:09:49
La poesia è una dimensione dello spitrito! ;) ;)
va bhe, mi sembra che si stia cercando di ribanalizzare, scusa prendo solo l'ultimo intervento a caso!, non ce l'ho solo con te!  :D , una discussione tecnica ed interessante sulla poesia, che partiva da alcune premesse illustrate nei post precedenti. Altrimenti ricadiamo nel discorso tutti hanno sentimenti, tutti li possono esprimere, tutti sono poeti. Bhe, allora io ricordo che da bambina facevo i punti "a croce" ed "ad erba" e "a catenella" con mia madre (usanze perdute), ma ho tutto il rispetto per le ricamatrici, non mi sognerei di asserire: sono una ricamatrice. E neanche una poetessa. Ma la sfida con me stessa è questa. Far si che qualcuno un giorno possa dire che lo ero. Io non mi ci sentirò,forse mai,  visto le lacune e l'impotenza che provo ogni volta che scrivo un testo. Il bello di questo sito è che è fatto per imparare. Io sono qui per questo, ed ascoltare mi sembra un buon inizio.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Giovedì 7 Gennaio 2010, 08:58:47
Grazie, Marina. L'ultimo intervento di Isola Pighetti mi aveva letteralmente gettato in una folle depressione...
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Rosy Marchettini - Lunedì 11 Gennaio 2010, 17:19:28
Buona sera, mi sono accorta solo ora che Mannocchia ha scritto su di me
Primo vorrei che se si parla della sottoscritta educatamente si chieda il permesso e se concordo allora si apre un post o una discussione
non capisco come mai Massimiliano per far lezione di poesia mi abbia tirato in ballo
Lui ha detto, in un commento che quella che avevo scritto non era poesia, bene io non ho detto e fatto nulla se non scrivergli privatamente ed ora scopro che qui in pubblico si parla di me delle mie poesie del mio modo di fare poesia
Zima è una persona che stimo e che mi piace molto ma io sono completamente diversa da lei
Se per il Mannocchia io non so scrivere pazienza. Non so chi sia, non che faccia nella vita e potrebbe anche essere la reincarnazione di Dante a me non interessa assolutamente nulla, ma mi lasci stare per cortesia perchè non intendo diventare lo zimbello di nessuno
Ho 53 anni ed ho tante di quelle esperienze vissute che posso dichiarare di avere 100 anni
Ho sempre scritto in questa maniera e critici letterari e professori di filosofia e lettere mi hanno sempre incitato a continuare così perchè è il mio modo di comunicare, perchè è uno stile solo mio
Cosa Vuole il Mannocchia?
Ritengo di essere stata offesa in quanto non ha avuto nemmeno la creanza di avvertirmi che avrebbe aperto una discussione che mi riguardava
Lui non usa la punteggiatura e per me questo è grave, ma io non sono nessuno e non ho mai scritto o detto nulla a riguardo perchè rispetto tutti e tutto
Vorrei che Massimo Mannocchia mi facesse delle scuse e mi diaspiace anche che abbia tirato in ballo delle persone che non c'entrano un accidente
Rosy marchettini
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Lunedì 11 Gennaio 2010, 17:47:31
Oibò, dolcissima Rosy, quanto astio per nulla. Andiamo con ordine.
Non ho affatto scritto su di te. Ho usato i commenti al tuo elaborato e, in parte, l’elaborato stesso poiché ritenevo fossero il punto di partenza più semplice per rendere accessibile a tutti un argomento di non facile comprensione. Specie per chi non ha mai letto una poesia in vita sua. Se leggi con attenzione ciò che ho scritto, ti renderai conto da sola che non vi è nulla di offensivo nelle mie parole.
Il Manocchia (con una sola “n”) non vuole assolutamente nulla e la punteggiatura la usa eccome. Quando serve ed è funzionale allo scritto. Quando invece il Manocchia fa una scelta di stile necessaria e funzionale a ciò che vuole comunicare. E qui mi fermo.
Ergo, se vuoi, sono disposto a porgerti le mie scuse per non aver avuto la “creanza” di avvertirti, ma per il mio scritto assolutamente no. Anche perché non saprei di cosa scusarmi.
Sia detto dal profondo del cuore (il mio): non ho assolutamente nulla contro di te, né contro i tuoi amici.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Rosy Marchettini - Lunedì 11 Gennaio 2010, 18:27:07
Il mio non è assolutamente astio è che considero l'aver iniziato un post tirando in ballo una persona e chi la commenta, non educato e rispettoso di alcuni valori basilari della vita
Qui siamo tutti amici, ma il rispetto deve esserci sempre in qualunque rapporto intercorra tra due o più persone
E' vero ho scritto di getto, non ho nemmeno riletto.
Non volevo essere antipatica dicendo "il Manocchia", è che in quell'istante non mi sono ricordata il tuo nome e per questo ti chiedo scusa
Le tue poesie sono stupende ma alcune, prive di punteggiatura, non riesco a capire perchè non la inserisci, secondo me risalterebbero alcuni versi, ma è un qualcosa che non mi compete e quindi non importa
Ciao, buona serata a te e a tutti
Rosy marchettini
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Webmaster - Domenica 24 Gennaio 2010, 18:20:58
Dopo alcuni giorni, riapro il topic, sperando che l'aver ripreso un po' di fiato faccia proseguire la discussione sulla poesia e non su aspetti personali.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Amara - Domenica 24 Gennaio 2010, 21:48:50
..che bello!.. :)
ed io attendo ansiosa le considerazioni sul ritmo.......
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Gianpiero De Tomi - Domenica 24 Gennaio 2010, 23:21:15
Sostengo a pieno titolo il dire di Clodia e Rosy .Non mi dilungo in quanto, quello che volevo esprimere è gia' stato scritto molto bene. Quindi sarebbe una ripetizione inutile.Ognuno porta il suo piccolo o grande contributo, nel condividere le emozioni,con un evento cosi particolare , come la Poesia. Perchè è quello che facciamo, a prescindere da ogni tipo di riconoscimento e non accetto crocifissioni accademiche sulle opere, a meno che non siano in aperto contrasto,con il regolamento del sito.Ma di questo fatto, si occupa una redazione di persone eccezzionali .Si, le ritengo speciali , visto che oltre ad essere esperte, fanno chiaramente questo volontariamente senza percepire nulla; ma questo è un altro discorso. Chiaramente, fra opinione e critica e valutazione, passa una grande differenza e non voglio disquisire su questo. Ma ritengo che sia implicito che ognuno di noi, ha sempre, ed in ogni caso un margine di miglioramento e chi si trova nella posizione di poter discernere con strumenti affilati, le opere, lo deve fare con grande umiltà e considerazione. Dato che non ci sono poeti di fama internazionale fra di noi, che possano porsi su di un pulpito , ma solo persone più o meno esperte, dovremmo trovare il giusto equilibrio.
Pero' a conclusione del mio piccolo discorso, noto che ,anche se a volte i toni si alzando e sembrano pungenti, vi è una crescita,più o meno visibile, fra la consapevolezza di chi pubblica.Serve un certo percorso di apprendimento  ed una grande motivazione, per cercare di superare i propri limiti.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: corripio - Domenica 14 Febbraio 2010, 16:39:37
Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
''follìa''.
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
''malinconìa''.
Un musico allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tasteria dell'anima mia:
''nostalgìa''.
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.


Con questi versi di Aldo Palazzeschi mi fermo a riflettere sul mio sentire.
Ho da fare tanto, ripassare grammatiche e sintassi, ascoltare in sordina il mio cuore, guardare e vedere, capire e sentire.
Non mi importa se alcuni lettori mi ritengono all'altezza o superiore ad altri autori del sito, io mi sento profondamente ignorante.
Prendo una pausa per leggere scrittori e poeti che nemmeno conoscevo, continuerò a scrivere e ad oggettivare i miei scritti.
Rimarrò sempre legato al sito, dal quale ho avuto lo stimolo e l'imput per riscrivere e migliorare.
Seguiro i rari topic costruttivi, come questo in cui scrivo.
E' riflessione sincera, non è polemica.
Conosco i miei limiti e la bellezza della poesia (che non è la mia).

Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: masman - Giovedì 18 Febbraio 2010, 16:18:56
Pur non avendo esaurito quanto ho da dire sul tema, mi lascio prendere (tardivamente) dalla deviazione di Lucia Casamenti, perché ritengo stimolante, nonostante alcune forzature linguistiche e logiche, lo spostamento di livello e di percezione che Lucia propone. E qui dissento da Stefano quando afferma che “non possiamo arrenderci alle suggestioni” poiché, semplicemente (semplicisticamente?) un’espressione senza suggestione non è nulla. Il linguaggio opera “magicamente” solo quando crea, provoca e induce suggestioni; e qualunque testo, sia esso poetico o matematico, può essere suggestivo se scritto col linguaggio giusto e se presentato con le giuste suggestioni. Un saggio sulla poesia, in fondo, non è molto diverso rispetto a un saggio sulla meccanica quantistica: possono essere profondamente diversi nei contenuti, ma strutturalmente sono simili. Ovviamente, quando si parla di prosa e poesia, vale a dire quando si codifica l’uso dei simboli grafico-verbali, la forma diventa parte del contenuto: l’ars poetica, così come l’ars retorica, non è altro che il Verbo che veicola se stesso. Mi spiego: se parlo o scrivo di matematica, ad esempio, il linguaggio rimane semplicemente un veicolo per il contenuto, un codice che opera in una realtà condivisa dove la chiave per decodificare è univoca per tutti (il sostantivo “addizione”, nel contesto della matematica, ha lo stesso significato per tutti coloro che oprano all’interno di quel contesto). Questo mi porta a dire che, in contesti ben definiti, la parola perde il suo simbolismo e acquista una specificità univoca. In altre parole, non è più suggestiva, poiché chi legge (o ascolta) non la può completare con quel contenuto originale che deriva dall’esperienza soggettiva.
Sono certo che sarà capitato a tutti di leggere un testo riguardante un tema che non si conosce o che non piace (ho preso la matematica non a caso, per quanto mi riguarda), ma di averlo trovato comunque interessante. Ciò succede poiché chi lo ha scritto ha utilizzato un linguaggio suggestivo. Prendo un esempio che negli ultimi anni va molto di moda: la fisica quantistica. Se ne sente parlare ovunque, perfino nei bar, e questo grazie a una manciata di autori che l’hanno divulgata attraverso azzeccatissime suggestioni. Fate una prova: leggete un testo tecnico sulla fisica quantistica e ditemi se lo trovate ugualmente affascinante.
Titolo: Re: Sulla poesia
Inserito da: Stefano Toschi - Giovedì 18 Febbraio 2010, 22:05:25
Naturalmente affermando che "non possiamo arrenderci alle suggestioni", non intendevo affatto negare o misconoscere l'importanza che la suggestione ha nello scrivere e nella poesia in particolare.

“Dono e poesia: intuizione del mistero nel quale gli opposti si conciliano e si generano l’uno dall’altro…
Suggestivo! E condivisibile.
Ma siamo qui a cavillare e non possiamo arrenderci alle suggestioni.”


Come si evince dal contesto, la mia frase si riferiva alla suggestione creata dall’intervento di Lucia, la quale proponeva una concezione della poesia, che, nel seguito del mio intervento, ho identificato come affine a quelle già proposte, tra gli altri, da Platone e da Croce.
Pur non negando la possibile validità di una visione della poesia e dell’arte come pura ispirazione, ho voluto richiamare l’attenzione sull’importanza del saper fare tecnico, sull’essenzialità della forma, che nella poesia (e nell’arte) diventa necessariamente sostanza e non più semplice accidente.

Ma cavalcando l’onda delle tue considerazioni vorrei tornare sul formalismo matematico, il quale è un linguaggio che mira ad escludere la suggestione personale a favore di una comprensione esatta ed univoca. Tuttavia è costituito da simboli e da segni. Nel loro contesto il loro significato è assolutamente determinato, ma decontestualizzati potrebbero recuperare un loro potere di suggestione, forse potrebbero perfino essere utilizzati in poesia.
Probabilmente sarà già stato fatto, ma uno di questi giorni ci voglio provare!