Forum degli autori
Laboratorio => Haiku => Topic aperto da: Zima - Mercoledì 30 Settembre 2009, 00:19:06
-
(la) notte ristagna
nella cappe d'ottobre
dormono i sogni
sulle foglie d'ibiscus
è l'attesa dell'alba
-
non ho mai scritto un tanka, ma mi sono incuriosito e dopo aver visto di cosa si tratta, l'ho trovato molto interessante...così ho voluto provare...spero di aver capito!
Regna il silenzio
alfiere della notte
su vaghi sguardi
scandiscono lancette
istanti d'infinito
-
ciao Dario, è molto bella la tua composizione, per quanto non credo possa definirsi un tanka.
un tanka è composto da un haikù e due versi di chiusura che lanciano un'immagine in contrasto con la prima. ma la cosa importante è fare un haikù. l'haikù è una specie di istantanea, una fotografia di ciò che riesci a raccogliere con i cinque sensi in un ambiente naturale, quindi niente metafore e niente riferimenti ai sentimenti umani; deve essere essenziale, quindi banditi gli aggettivi e qualunque ridondanza. deve possedere un kigo, cioè un elemento che ci lasci intuire in che stagione ci troviamo.
per farti un'idea più precisa, puoi leggere qui: http://www.scrivere.info/haiku.php
nemmeno il mio a conti fatti è un vero e proprio tanka, il riferimento ai sogni è sbagliato... ma me ne sono ampiamente fregata! :P
-
posso riprovare? (sono un capricorno quindi ostinato di natura...spero di non dare troppo fastido... :P)
cadono stelle
graffiando d'oro il nero
mesto silenzio
dal pendolo di legno
le lancette tuonano
va un po' meglio?
-
D’ebano e avorio
notturni in re minore
arie soavi
incantano il sentiero
ombre di passi e luna
-
meglio, sì...
allora, se proprio voglio fare la perfezionista, comincio col correggere il mio ;)
notte ristagna
nelle cappe d'ottobre
rugiada a gocce
sulle foglie d'ibiscus
è l'attesa dell'alba
passando al tuo direi (solo per fare un esempio)
cadono stelle
strisce d'oro sul nero
s'ode il silenzio
dal pendolo di legno
le lancette girano
(ho tolto l'aggettivo "mesto" che fa riferimento ad un sentimento umano, così come il verbo "tuonano" sempre per lo stesso motivo. anche graffiano non era un verbo oggettivo, ma un qualcosa che sembra a te, una metafora, potremmo dire)
anche quello di sajka è molto bello...
ma per una analisi migliore qui ci vorrebbe il maestro Stefano... dove sei??? help!!! :)
-
tolgo il soave (distrazione) ma credo non passi neanche il notturno in re minore..nel caso mi dispiacerebbe ma se non si può...anzi cambio..
D’ebano e avorio
notturni nella luna
raggi d’autunno
incantano il sentiero
ombre di passi e luce
..ma il forum prevede questo tipo di scambio/lezione o si infastidisce?
sinceramente...
-
Sui tetti muti,
nella notte, il pianeta
sfiora la luna.
Che strano struggimento
per quel bacio di addio!
(riferito alla congiunzione Luna-Giove del 29 settembre scorso)
-
Sui tetti muti,
nella notte, il pianeta
sfiora la luna.
Che strano struggimento
per quel bacio di addio!
(riferito alla congiunzione Luna-Giove del 29 settembre scorso)
uh!! che romanticoooo!!! ;D ;D ;D
Sajka, io i notturni in re minore li lascerei, fossi in te!
e poi... il forum è fatto apposta per il confronto! :angel:
-
nel quaderno diventano due, tre o quattro .., in barba alle regole ma con asterisco rispetto a un tanka :-\
-
;D ??? ::)
Non so se al Tanka si possano attribuire le stesse “regole” di composizione che si richiedono per l’Haiku: kigo, assenza di (eccessivi) riferimenti personali, pura osservazione della natura ecc.; ma penso di no.
Già altri tipi di componimenti giapponesi in metrica 5-7-5 non lo richiedono: ad esempio il Senryu.
Il Tanka è più antico di tutti questi (che da esso derivano) e pare significhi semplicemente “poesia breve”.
La brevità ne implica abbastanza necessariamente l’essenzialità, anche l’effetto di “inversione semantica” (poi passato anche all’Haiku) tra i primi tre versi e gli ultimi due pare essere richiesto.
Vi riporto alcuni Tanka antichi che riprendo da “L’angusto sentiero del nord” di Matsuo Basho che si può scaricare (o almeno si poteva tempo fa) da Cascinamacondo.com.
La notte di tempesta
spruzzi e polvere d’acqua
tra i loro rami
i pini di Shiogoshi
hanno incantato la luna
Basho lo attribuisce a Saigyo (1118-1190) rinunciando a comporre un Haiku giustificandosi così: “è stato tanto e tanto scritto su questo luogo (i pini di Shiogoshi) che non è possibile dire altro della bellezza che offre al viaggiatore.
Questo tanka parrebbe rispettare sostanzialmente le regole valide per l’Haiku; quello che riporto di seguito, invece, direi di no.
E’ ancora più antico, è riportato in nota come esempio di Tanka, e viene data anche la traslitterazione dal giapponese. E’ stato composto da uno dei maggiori autori del genere: Ki-no-Tsurayuki (morto nel 946). Nel suo capolavoro Tosa-nikki racconta che la figlia di un dignitario di corte possedeva un prugno coperto da magnifici fiori. Passeggiando l’imperatore lo apprezzò ed ordinò di trapiantarlo nei suoi giardini. La ragazza non si oppose, ma fece accompagnare l’albero da questi versi:
Se è l’ordine del Signore
io mi inchino con rispetto
ma quando l’usignolo
verrà a cercare il suo nido
cosa potrò rispondergli?
-
È affascinante e interessante, non riesci a staccare gli occhi da quei versi per lievità e candore.
Apprendo quindi che il tanka negli ultimi due versi lascia più libertà con riferimenti che possono richiamare azioni umane con descrizione emotiva, mentre nell’haiku è doveroso seguire le regole classiche, metriche, di percezione e di azione agita dall’elemento naturale e descriverle con distacco contemplativo. Forse per questo la natura è protagonista in quanto non inquinata dalla confusione del sapere dell’uomo? Ci si deve sentire un po’ “bosco” o “pianeta” per entrare nel tempo della spontaneità e della purezza per un haiku? E in più uomo nella quiete per un tanka? Mi sembra di aver capito così. Inoltre giocando e facendo inorridire nell’altro post sulla prima pioggia ho imparato che allenarsi nelle poesie brevi è importante e necessario anche per altra poesia. Per una dilettante non è poco.
Se ho detto cretinate sparate pure
Grazie a Stefano Toschi e a Gaur Matsya
Con gli haiku e i tanka non finisce qui, però il notturno in re minore ora è confuso da un sapere iniziale troppo limitato e poi pasticciato
ciao
-
maestro t'attendevo!!! ;)
perchè io mi scordo sempre e non volevo dire baggianate ai nostri amici haikizzati! ;D ;D ;D
-
ok,sono parecchio confuso sulle regole del tanka....ma allora si possono fare riferimenti a persone e/o sentimenti?comunque stupendi gli esempi di stefano e grazie a gaur per le correzioni!!!(domanda:ma il verbo "girano" riferito alle lancette non é sbagliato perchè superfluo?che ne pensi di sostituirlo con "spezzate?)
comunque vorrei proporre un altro esempio alla luce di quanto riportato da stefano per avere nuove indicazioni,lasciando perdere il fatto se quello che ho scritto sia piacevole o meno...prima di scrivere "belle" composizioni,vorrei imparare a scriverle...
zefiro e grilli
vagar di pipistrelli
falene in volo
tamburi, balli e grida
nel Sabba delle streghe
sotto con le critiche!!!!!! :'(
-
Contrariamente a quel che dice Gaur ( ;)) non sono affatto esperto di Tanka. ???
Mi trovo quindi in difficoltà a dare consigli su come debba essere composto, o su quali debbano essere le sue caratteristiche.
Mi sa che dobbiamo fare un po di ricerca insieme in attesa che qualche vero esperto ci illumini.
Sul web si può trovare qualche notizia interessante, che ci dice qualcosa in più di quello che sappiamo, anche se in linea di massima ci conferma in quanto abbiamo detto fino ad ora.
Vi riporto due brani e i rispettivi link:
In principio fu il tanka .:
Vi è un genere letterario in Giappone che, impermeabile alle influenze straniere, persino a quella della cultura cinese, resiste da secoli immutabile nella forma e nei contenuti: la poesia classica giapponese, spesso indentificata nel tanka (letteralmente "poesia breve"; è inalterato dal V sec. d.C.). Già nella prima antologia della poesia giapponese, il Manyoshu (seconda metà dell'VIII sec.), esso riveste un ruolo particolare, probabilmente per la grande sintonia che riesce a generare con la sensibilità nipponica, tanto da essere anche chiamato "waka", ossia "poesia giapponese". Inoltre, la fortuna del tanka raggiunse tali livelli da essere assunto come mezzo privilegiato di comunicazione alla corte.
Il tanka è formato da 31 sillabe, distribuite in 5 versi secondo lo schema 5,7,5,7,5, e costituisce un piccolo poema, e questa sua brevità gia di per sé costituisce un elemento di bellezza (poiché, secondo Sei Shonagon, "tutte le cose piccole sono belle"). I primi tre versi del tanka costituiscono il kami-no-ku (lett. "parte superiore"), e gli ultimi due il shimo-no-ku ("parte inferiore"). Le due parti devono risultare contrapposte.
http://www.oradistelle.altervista.org/pages/haiku/storiahaiku/origini.htm
A proposito di questa contrapposizione tra le due strofe leggo in un altro sito che tratta di poesia giapponese:
Le prime raccolte di poesie comparvero all'inizio dell'ottavo secolo: la forma poetica originaria era il "Tanka", un componimento breve di cinque versi ispirato al contrasto tra la natura e il sentimento stesso del poeta che la contempla.
Ecco un esempio:
di Ono no Komachi:
Spense la pioggia
il colore dei fiori
mentre io guardavo
vanamente passare
questa donna nel mondo.
http://www.atuttascuola.it/contributi/italiano/poesia_giapponese.htm
Beh… Qui il sentimento del poeta direi che appare al terzo verso.
-
Dal Tanka è nato il Renga (sul quale potremmo pure provare a cimentarci):
Nel XII secolo si diffuse il Renga componimento collettivo a catena che iniziava con un blocco di tre versi (5-7-5 sillabe) chiamato Hokku (detto anche kami-no-ku, letteralmente “la parte superiore). All’Hokku uno dei poeti del collettivo aggiungeva due versi di 7-7 sillabe (coppia detta shimo-no-ku, letteralmente “la parte inferiore”). Il gioco continuava con l’alternanza delle stesse strutture, producendo Renga che potevano essere lunghi anche decine e decine di versi.
http://www.cascinamacondo.net/index.php?option=com_content&view=article&id=265:una-via-italiana-alla-poetica-haiku&catid=102:news&Itemid=90
Ciascuna strofa deve richiamare solo quella precedente, creando così un variegato movimento all’interno della composizione, che poteva raggiungere le oltre cento strofe, seguendo un meccanismo simile a quello delle scatole cinesi.
http://www.oradistelle.altervista.org/pages/haiku/storiahaiku/origini.htm
La prossima volta proviamo ad analizzare qualcuno dei vostri tanka confrontandolo con le indicazioni di cui sopra.
-
Il tanka è formato da 31 sillabe, distribuite in 5 versi secondo lo schema 5,7,5,7,5, Ecco un esempio:
Errata corrige: nel brano citato da "oradistelle" c'è evidentemente un errore; se di una cosa siamo certi è che la struttura metrica del Tanka è 5,7,5,7,7 sillabe, cioè 31 sillabe appunto.
-
grazie stefano per il contributo!ho provato anch'io a fare una ricerca sul tanka e sulle sue regole,ma non ho trovato per adesso niente di più rispetto a quello che hai riportato!
cmq dedicato alle donne del sito,ed in particolare a gaur matsya (per la pazienza) e sajka (per il suo componimento davvero suggestivo):
dalle campagne
guardati dalla luna
fioccano i pioppi
si schiudono i boccioli
di rare rose rosse
-
stefanino, grazie!! :-*
tu sei maestro perchè ti istruisci... io invece sono pigra e aspetto istruzioni! :P
dario... che bello! sei gentilissimo! :-*
-
grazie dario85
sto cercando..
mare d’inchiostro
tagli di vele e buio
segreti d’acqua
l’ampolla capovolta
scorre senza orizzonti
-
grazie dario85
sto cercando..
mare d’inchiostro
tagli di vele e buio
segreti d’acqua
l’ampolla capovolta
scorre senza orizzonti
Non ho trovato grandi novità sui tanka, però ho consolidato quello che già era stato scritto. L’origine della poesia giapponese in 31 versi liberi. L’haiku nato successivamente assume la struttura dei tre versi in 17 sillabe. Interessante è leggere di haiku dove il kigo non sempre è presente o solo intuibile e il poeta può nel distacco descrivere uno stato emotivo o parte fisica di se stesso nel movimento naturale del tempo e della natura.
Ho il moccio al naso
eccetto che su questa punta
tutto s’abbuia
Ryonosuke Akutagawa
Anche il 5 ,7,5 non sempre è rispettato. Deduco che le rigide regole metrice e di sillabe, di presenza di kigo o di piccolo kigo siano stati necessari in occidente per assicurare la fusione del pensiero e del messaggio nella natura che nella nostra cultura è molto meno radicata mentre in giappone fiorisce spontanea.
Tornando al tanka ho un sollievo per una poesia da importare più libera senza grandi regole se non nell'intuizione filosofica e nell'indagine psicologica. Nella mia composizione, che voleva imitare un tanka, salvo i “notturni in re minore” .
Correggo però gli ultimi versi che ho scritto rendendoli più concreti. Il tempo nella natura e nella fisicità pur nelle emozioni mi sembrano essenziali
mare d’inchiostro
viaggi di vele al buio
segreti d’acqua
l’ampolla capovolta
scorre senza orizzonti
per il renga, provo ma …:
nuvole e sole
riflessi dentro il cielo
passi nel tempo
vortici di un bastone
nel giro di acqua e legno
Lascio il link:
www.unitus.it
www.zenfirenze,it
Probabilmente non ho detto nulla di nuovo se non per me. Continuerò a cercare in libreria quando potrò raggiungere un centro più fornito da dove abito. Scusate il ritardo, il pc si è rotto, posso entrare solo per brevi momenti.
-
grazie per le informazioni sajka!
davvero molto bello l'ultimo tanka che hai scritto!!!
riguardo al renga, forse sarebbe meglio aprire un topic apposito...
a presto spero
-
Le regole metriche credo proprio che negli haiku e nei tanka giapponesi fossero e siano rigorose, così come la presenza del kigo.
Le traduzioni italiane ovviamente non possono rispettare, in genere, la metrica, perché le lingue sono molto diverse e certamente non c’è corrispondenza tra 17 sillabe italiane e 17 sillabe giapponesi.
Anche il kigo, dove sembra non esserci, probabilmente c’è ed è, diciamo, un po’ nascosto.
Quando la pratica dell’haiku è passata in occidente la metrica è diventata meno tassativa e spesso si preferisce rispettare lo “spirito haiku” senza curarsi troppo della metrica.
Meglio sarebbe rispettare e lo spirito e la metrica!
Una cosa che credo valga tanto per il tanka quanto per lo haiku è il fatto che il poeta si fa semplice osservatore di ciò che si mostra “qui adesso” senza abbellimenti, senza figure retoriche, senza trasfigurazioni poetiche, e nel riportare semplicemente ciò che gli sta di fronte riesce a far rivivere al lettore ciò che lui ha provato, ed a far notare un aspetto, un particolare nascosto che ai più sfugge (questo è l’oggetto dell’inversione semantica).
Nel tanka sembra che, tipicamente, l’osservazione della natura concerna i primi tre versi e che negli ultimi due possa manifestarsi direttamente il sentimento dell’autore; ma i due momenti possono facilmente sconfinare l’uno nell’altro e non mancano esempi in cui manca una così netta ripartizione.
Fissati questi punti prendiamo in esame il tanka di Sajka:
mare d’inchiostro
viaggi di vele al buio
segreti d’acqua
l’ampolla capovolta
scorre senza orizzonti
che secondo me è, prima di tutto, una bella poesia.
continua
-
I primi tre versi esprimono l’osservazione del mare di notte, le vele nel buio, il mistero che evocano nel cuore dell’autrice.
I due versi conclusivi staccano decisamente dai precedenti proponendo un’immagine suggestiva, un po’ ermetica, che richiama il mistero ed evoca l’illimitato.
C’è quindi l’osservazione del “qui ed ora”, l’inversione semantica tra prima e seconda strofa, con la seconda che suona come una riflessione dell’autrice.
Quello che invece mi sembra discostarsi dallo spirito “giapponese” è l’incedere metaforico: “mare d’inchiostro”, “segreti d’acqua”, “l’ampolla capovolta”, sono belle immagini poetiche, ma lontane dalla semplicità “osservativa” del tanka e dello haiku (naturalmente potrebbe essere, invece, una legittima ed originale interpretazione “occidentale” degli stessi).
Daistz Teitaro Suzuki, eminente studioso del Buddismo Zen, cita in un suo saggio (in “Psicoanalisi e Buddismo Zen – Fromm, Suzuki, De Martino – Ed. Astrolabio) un haiku di Basho:
Quando io guardo attentamente
vedo il nazuna in fiore
presso alla siepe!
E scrive:
“quello descritto nella poesia è dunque un semplice fatto, espresso senza alcuno specifico tocco poetico..”
“Basho era un poeta della natura, come la maggior parte dei poeti orientali, i quali l’amano a tal punto da sentirsi una sola cosa con essa, da avvertire ogni pulsazione, ogni battito delle sue vene…”
“Questo sentimento della natura si agitò in Basho quando egli scoprì una pianticella nascosta, quasi disprezzabile, fiorente presso la vecchia siepe in rovina lungo la remota via campestre, con tanta innocenza, con tanta umiltà, senza alcun desiderio di essere notata da nessuno. E tuttavia quando la si guardi quanto tenera, quanto piena di divina gloria o di splendore più glorioso di quello di Salomone essa appare! La sua autentica umiltà, la sua bellezza priva di qualsiasi ostentazione, suscita un’ammirazione sincera. Il poeta può leggere in ogni petalo il mistero abissale della vita o dell’essere…”
-
una bellissima e chiara spiegazione
naturalmente ringrazio