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Discussioni in corso => Discussioni fra autori => Topic aperto da: Zima - Giovedì 23 Aprile 2009, 21:00:12

Titolo: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Giovedì 23 Aprile 2009, 21:00:12
Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.
Dicon che fingo o mento
quando io scrivo. No:
semplicemente sento
con l'immaginazione,
non uso il sentimento.

Quando traverso o sogno,
quando finisce o manco
è come una terrazza
che dà su un'altra cosa.
É questa cosa che è bella.

Così, scrivo in mezzo
a quanto vicino non è:
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge.


Fernando Pessoa



Cari amici, grazie ad alcune domande che mi hanno fatto su un altro forum, è da un bel po’ di tempo che medito sul significato che dovremmo dare all’arte ed in particolare alla poesia che, in questo luogo, è la cosa che ci accomuna tutti.
Propongo due poesie di Pessoa, che dell'autore sviscerano il pensiero, come base dalla quale partire per questa riflessione. Come interpretarle?

Quanto e quale significato dare alle parole degli altri e nostre?
Quanto c’è di vero e quanto di “immaginato” nelle poesie che scriviamo e che, molto più di noi, i più celebri Poeti hanno consegnato alla storia? Una poesia deriva necessariamente da sentimenti reali o a volte si scrive di ciò che non si prova?

Possiamo attribuire, e in che maniera, l'aggettivo “fingitore” al poeta?

Troppe domande tutte insieme?!?!?... oh, ne avrei molte di più... :D

Aiutatemi, il quesito mi arrovella e ho bisogno di confronto…  ;D
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Phersu - Giovedì 23 Aprile 2009, 21:27:32
Ciao Zima,
grandissima collega, come va?
Io parlo per me, naturalmente, l'Arte NON è finzione, ma è uno dei pochi momenti nel quale posso esprimere me stesso, realmente, senza veli. Citando Leopardi, il quale affermava che la poesie è imitazione della natura, io dico che per me la poesia è imitazione della mia "vera" natura, senza finzioni e senza veli, ora aspetto i grandi critici che scrivano cose incomprensibili, perfino alla loro mente che le ha partorite  :D
Un gran bacio, scusandomi col tuo fidanzato, ma io non sono geloso.  ;D
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: cipreacalend - Giovedì 23 Aprile 2009, 21:40:15
Se ad un attore si rivolgesse questa domanda direbbe che l'arte è creazione, invenzione, aprire degli spazi, scenari dove poter immedesimarsi. L'attore non "finge", si immedesima, appunto, nella psicologia di un personaggio, entra nell'ambiente che lo circonda e lo respira, lo fa vivere anche agli altri, attraverso le sue emozioni. Allo stesso modo, lo scrittore, il poeta, creano un sentire che nasce da dentro... ed ecco, nasce un capolavoro ma solo quando si compie il miracolo dell'invenzione che sposa  l'emozione che scaturisce da un sentire profondo.
Per esperienza personale, so che creare, inventare qualcosa fingendo di sapere cos'è, non porta a grandi risultati, l'arte è viscere e cuore che batte forte, è pelle e sentimento, insieme con la capacità di essere innovatori. E' più facile, per me, parlare di pittura, di arte e meno di poesia, ma so che quando scrivo mettendoci testa e cuore, questo trasmetto.
Ho sempre amato Pessoa... Il poeta è un fingitore... ha queste e tante altre accezioni... contiene anche una sottile critica alla ragione che spesso si illude e cede alla finzione e alla necessità del cuore di trovare una giustificazione al suo sentire. Ma di chi, a questo punto è la finzione, dell'inventore o di chi si lascia convincere a credere vero un sentimento?
Tutto ciò che noi scriviamo ha qualche fondamento? Per me ha sempre un valore che deriva dalla possibilità di "aprire" tante finestre dentro altrettante stanze dentro di me e dar voce diversa a tutte quelle parti che nella vita e nel lavoro non trovano spazio. Non credo che questo significhi fingere, al contrario significa scandagliare, allenarsi ad esplorare...
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Alessio J - Giovedì 23 Aprile 2009, 23:00:27


...non infrangere col rumore dei passi il silenzio
che è il palazzo dove la nostra consapevolezza
è quella di vivere vedendo i giardini delle nostre duplici
vite in una sola anima.
Cosa siamo nel nostro reciproco sogno se non il ritratto
che è il capolavoro di un pittore che non ha mai dipinto?

Pessoa F.
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Stefano Toschi - Giovedì 23 Aprile 2009, 23:54:14
Cercherò di accontentare Phersu (sperando di essere abbastanza incomprensibile). ;D ;)
Proprio perché è finzione l’arte è verità.
Ecco alcune parole derivate da “arte”: artifizio, artefatto, artificioso. Tutte veicolano un senso di “finzione”. Probabilmente qualcosa a che fare con la finzione l’arte ce l’ha.
In antico per arte si intendeva la capacità di fare o produrre qualcosa in maniera appropriata applicando opportunamente certe regole, certe conoscenze.
Successivamente il senso principale della parola è cambiato e noi associamo la parola alla creazione estetica, al genio, all’estro. Naturalmente il ruolo del saper fare tecnico non è scomparso, ma non è più la caratteristica essenziale dell’arte.
Ma qual è la categoria propria dell’arte quale la intendiamo noi?
Per molto tempo si è ritenuto che l’arte dovesse essere imitazione del reale e, in quanto imitazione, necessariamente finzione.
Talvolta si è ritenuto che piuttosto che limitarsi all’imitazione, fosse compito dell’arte portare alla perfezione quel che nella realtà era imperfetto; anche in questo caso una finzione.
Altre volte si è pensato che fosse propria dell’artista la capacità di intuizione diretta della realtà, magari con la “R” maiuscola, e che suo compito fosse riprodurre ed evocare questa visione nella sua opera; ma la riproduzione, per quanto evocativa, resta finzione.
Si dice che l’immaginazione sia capace di creare mondi, è la rappresentazione di questi mondi immaginari l’oggetto dell’arte? Anche in questo caso sarebbe finzione.
Ma se la realtà quotidiana sembra costringerci ad indossare maschere ed a fingere, se invece che essere il luogo della nostra creatività e della realizzazione del nostro vero essere è il luogo dell’inautenticità, dove dobbiamo essere ciò che non siamo, dedicarci a ciò che non ci interessa, desiderare ciò che non desideriamo. Se, ancora, la realtà quotidiana è il luogo del limite e della morte mentre il nostro essere anela alla vita. Allora la finzione dell’arte può essere rivelatrice di verità contro la falsità del reale.
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Venerdì 24 Aprile 2009, 12:00:35
Quando mi sono posta queste domande, prima di tutto ho cercato di indagare il significato delle parole finzione e arte. Facendolo mi sono detta, così come poi ha detto anche Mirella, che la finzione, nell'arte è invenzione, creazione, immaginazione e che l'arte è la capacità di inventare, creare, immaginare in maniera tale che chi osserva, chi legge, chi ascolta, entri nell'opera che ha davanti e la faccia sua.
ho pensato all'arte come alla più assoluta delle verità perchè, come ha detto anche Stefano, se nel quotidiano siamo costretti a mascherarci, ad accettare ruoli che non ci corrispondono nell'intimo, quando diventiamo "artisti" ci liberiamo di ogni maschera per dare sfogo alla nostra interiorità di venire fuori con i suoi colori e le sue sfumature. Questo succede però solo se consideriamo l'arte come momento di Ispirazione profonda, di Creazione, di Illuminazione, quando ci consegnamo a lei spontaneamente senza nessun altro intento, senza voler emozionare gli altri, senza voler costruire nulla.
La verità si ritrova nell'artificio, nella costruzione, nell'immaginazione solo quando succede ciò.
E mi è venuto da pensare a Novecento (credo che alcuni di voi l'abbiano letto) che, non essendo mai sceso dalla sua nave sulla quale era nato e cresciuto, conosceva e descriveva perfettamente posti che non aveva mai visto prima... lui li vedeva negli occhi della gente che incontrava sulla nave, li assorbiva e li faceva suoi, tanto da saperli vedere!

Nonostante tutti questi giri mentali, mi sono rimasti dei dubbi.

Se l'arte può essere considerata anche esplorazione di noi stessi e del mondo, è possibile esplorare qualcosa che non conosciamo solo entrandoci dentro e facendola nostra, per me tutto deve ricondursi ad una verità, dove la finzione non è altro che l'interpretazione, la riscrittura della Nostra verità.



phe... un bacio casto sulla guancia...  :angel: ;D ;D ;D ;D ;D

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: cipreacalend - Venerdì 24 Aprile 2009, 12:15:57
Interessante l'intervento di Stefano, mette in evidenza quella linea netta che separa la finzione artistica, l'artifizio, che è funzionale alla rappresentazione di qualcosa, dalla finzione - falsità che invece viene rappresentata nel quotidiano ad uso e consumo di spettatori ignari. Nella nostra società, basata sulla comunicazione e sull'immagine, che premia spesso anche la spettacolarizzazione, si diventa "attori" per confermare un ruolo, per assumerne un altro, a volte ben diverso e lontano dal nostro vero "io". In questo caso la finzione non è più solo un mezzo per creare un'opera, ma diviene un surrogato per creare un personaggio inesistente, "l'avatar" di se stessi.
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Venerdì 24 Aprile 2009, 12:20:49
creare l'avatar di se stessi...

succede, a volte è quasi indispensabile per proteggersi dal mondo esterno, per ricoprire il ruolo che tutto l'insieme ha "scelto" per noi. o che noi ci siamo scelti. (dipende)

ma questo può avvenire anche in poesia? si può scrivere per mantenere questo personaggio? e chi fa questo può considerarsi davvero un Poeta?

non so...

quello che della poesia che ho riportato mi ha turbato molto è stato l'ultimo verso che può essere interpretato in modi diversi:


semplicemente sento
con l'immaginazione,
non uso il sentimento


...

Così, scrivo in mezzo
a quanto vicino non è:
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge.



si può scrivere senza usare il sentimento, ma solo la testa? e non sembrerebbe di ricreare effetti speciali senza contenuto per noi stessi?
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: arostàzazzà - Venerdì 24 Aprile 2009, 21:32:32
Se ad un attore si rivolgesse questa domanda direbbe che l'arte è creazione, invenzione, aprire degli spazi, scenari dove poter immedesimarsi. L'attore non "finge", si immedesima, appunto, nella psicologia di un personaggio, entra nell'ambiente che lo circonda e lo respira, lo fa vivere anche agli altri, attraverso le sue emozioni. Allo stesso modo, lo scrittore, il poeta, creano un sentire che nasce da dentro... ed ecco, nasce un capolavoro ma solo quando si compie il miracolo dell'invenzione che sposa  l'emozione che scaturisce da un sentire profondo.
Per esperienza personale, so che creare, inventare qualcosa fingendo di sapere cos'è, non porta a grandi risultati, l'arte è viscere e cuore che batte forte, è pelle e sentimento, insieme con la capacità di essere innovatori.
...

Zima, ho letto altrove la risposta che davi a questo quesito e sono rimasto affascinato dalla tua risposta.
Allo stesso modo condivido (non avrei espresso meglio la mia idea) e (col suo permesso) faccio mie le considerazioni di Mirella Crapanzano.
E' stupendo scoprire che si ha un sentire comune e che la poesia possa accomunare individui dalle esperienze diverse che hanno una matrice emotiva unica.

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Venerdì 24 Aprile 2009, 23:06:38
ed io sono affascinata dal tuo nome fiabesco!!!
ma quale sei? quello coi pantaloncini rossi, blu o verdi?  :P ;D :-*
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Lunedì 27 Aprile 2009, 16:58:03
Argomento interessantissimo...davanti a cui in questo momento mettendomelo di fronte mi sento come piccola piccola...talmente è vasto e difficile da esplorare. Ma insieme ce la possiamo fare  ;D

Al momento rispondo sulle considerazioni fatte al primo post da Zima, altrimenti metto troppa carne al fuoco, poi magari ci ritorno ;)

Le poesie di Pessoa riportate sono davvero interessanti e anche io ne ero rimasta colpita leggendole la prima volta, soprattutto dalla prima strofa della prima.

Secondo me non si può parlare di fingere, almeno non in un'accezione negativa.

Mi spiego meglio: l'arte non è cronaca, non deve riportare fedelmente degli accadimenti, che siano esteriori o interiori.
L'immaginazione, anzi, ne fa parte. Io credo che un poeta, un artista, attinga sempre alla sua sfera emotiva, sentimentale, che coincide con quella di ogni essere umano. Per dirla con altre parole, parla un alfabeto universale.

Per esperienza (e non so quanto questo possa contare, non essendo io una poetessa ;D) posso dire che: molte volte scrivo sulle ali dell'immaginazione, ma i sentimenti a cui bene o male cerco di dare forma fanno comunque parte di me -in modo più o meno conscio-  (e come essere umano e come frutto della mia storia personale), e possono scegliere una veste piuttosto che un'altra, che li trasfiguri, li trascenda...non lo vedo come un limite ma come linfa.

Platone diceva che l'arte è la più lontana dalla verità perchè è immagine di immagini, imitazione di imitazione. Aristotele invece sosteneva un primato della poesia sulla storia, perchè quest'ultima descrive fatti realmente accaduti, il poeta invece fatti che possono accadere, mediante il verosimile. Quindi la poesia rappresenta l'universale, la storia invece si limita al particolare. Nonostante io adori Platone su questo punto sono più d'accordo con Aristotele  ;D
E, secondo me, il verosimile è sempre vero. Almeno, io non sono mai riuscita a dire di una poesia che fosse "falsa". Si può dire che sia bella o brutta, che ci rappresenta o meno...quindi non è forse un criterio applicabile all'arte...e dunque in fin dei conti la questione non avrebbe ragion d'essere...
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Lunedì 27 Aprile 2009, 17:23:38
Avete scritto tutti delle cose davvero interessanti. E anche io mi rivedo molto in quanto espresso da Mirella e Stefano.

quello che della poesia che ho riportato mi ha turbato molto è stato l'ultimo verso che può essere interpretato in modi diversi:


semplicemente sento
con l'immaginazione,
non uso il sentimento


...

Così, scrivo in mezzo
a quanto vicino non è:
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge.



si può scrivere senza usare il sentimento, ma solo la testa? e non sembrerebbe di ricreare effetti speciali senza contenuto per noi stessi?

Anche a me ha un po' turbato quella parte ma poi vi ho intravisto, diciamo, una luce, e il richiamo all'immaginazione l'ho sentito anche un po' mio (magari a mio modo)
Vedi,
semplicemente sento
con l'immaginazione,
non uso il sentimento


a me non turba perchè non ci vedo un lavoro "di testa", di calcolo...L'immaginazione è calcolo? Non credo, anzi, è figlia di quei voli liberi che compiamo...anzi, Pessoa usa, a rafforzare questo, il verbo sentire  (semplicemente sento/con l'immaginazione...)
Non ci vedo un calcolo...ma il fatto che non è obbligatorio scrivere spinti dal sentimento (es. l'amato che mi ha lasciato e dunque metto in versi il mio dolore, la mia rabbia, il mio annichilimento ecc), ma che sulle ali dell'immaginazione si possono toccare dei territori, si possono vestire e trascendere le proprie emozioni...sulle basi, come dicevo, di un sentire che in me è presente e -nella sua particolarità- è comune ad ogni essere umano...esempio: senza voler togliere nulla alla specificità di ogni fatto, l'amore assume svariate forme (quello verso l'altra metà, verso la famiglia...) ma l'amore, di base, è in me, così come attraverso il dolore che è in me perchè sono un essere umano, posso comprendere e sfiorare quello altrui e le varie forme che assume...un po' come il principio "il simile conosce il simile"
non vedo tutto questo come fingere.

Di più mi turba la seconda strofa che hai riportato, ma, se ricordo la prima, mi riallaccio a quella spiegazione e posso tranquillizzarmi...

Just my two cents :D
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Lunedì 27 Aprile 2009, 19:46:58
Grazie Chiara, sei stata quantomeno illuminante (sarà il nome?!  ;D )
 
l'arte poetica vola sulle ali della fantasia. il mio citare Pessoa è stato più che altro una provocazione, in quanto è ovvio che il poeta parli un linguaggio universale, crei dal nulla o meglio trasfiguri la propria verità per interpretarla nuovamente.
 
posso parlare di cose che non ho mai vissuto senza fingere, e cioè posso "immedesimarmi" nel contesto, entrarci dentro e provare determinate emozioni, posso parlare di felicità anche se nel momento in cui scrivo sono distrutto dal dolore, per ricrearmi un mondo nuovo del quale in quel momento ho bisogno, un'isola fittizia sulla quale approdare nei momenti di sconforto, ma alla base deve esserci quella verità interna a noi stessi che è sentimento, che è emozione (provata o immaginata) ma che deve essere già in noi.  questa non può definirsi finzione in terrmini negativi, ma finzione letteraria, quella necessaria all'atto della creazione. altrimenti ogni poesia o ogni romanzo dovrebbe essere autobiografico?! ovviamente non è così. :)
 
poi posso descrivere i miei sentimenti utilizzando la fantasia e l'immaginazione, creando ad arte immagini che li esemplifichino o che li rievochino... anche questa, non la chiamerei finzione.
 
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Lunedì 27 Aprile 2009, 19:49:45
in realtà, credo che il fattore discriminante sia l'uso si fa di ciò che scriviamo.
se la scrittura, così come l'arte in genere, è strumentale alla conoscenza di se stessi, oppure se la "finzione" è strumentale alla semplice sperimentazione poetica, o alla trasmissione di un pensiero o di un ideale, che ben venga, se i risultati sono buoni. quello che mi preoccupa è l'utilizzo subdolo dell'arte, quando cioè si scrivono cose ad hoc facendo leva sulle emozioni della gente per attirare la loro attenzione.
questa sì è finzione nel senso peggiore del termine e, purtroppo, i casi in cui ciò avviene non sono pochi (ma magari sul perchè indagheremo poi!).

da qui nasce il discorso sull'interpretazione delle poesie.
è necessario capire ciò che una poesia racconta? che cosa il poeta volesse esattamente descrivere con quella immagine? oppure è importante l'emozione che ci trasferisce e basta dare una interpretazione che può essere anche differente dall'intento iniziale del poeta?
ovviamente dipende dai casi... una poesia didascalica deve trasmettere un insegnamento e per questo dovrà parlare a chiare lettere, una poesia ermetica dovrà trasmettere un sentimento che arrivi attraverso immagini da interpretare di volta in volta e così via...

la frase di Pessoa "sentire? senta chi legge" la voglio interpretare a modo mio perchè credo riassuma il mio modo usuale di scrivere: io scrivo delle mie impressioni, vedo delle immagini, compio il mio volo scrivendo, sta però anche a chi legge volare insieme alle mie parole che potranno assumere significati differenti di lettura in lettura a seconda degli stati d'animo del lettore.

tra l'altro, anche le poesie dei più celebri poeti sono state interpretate dai critici letterari, tenendo presente la biografia, la storia umana e il pensiero di ciascun autore, ma nessuno potrebbe dirci se ciò che leggiamo è stato interpretato correttamente, se l'autore si riferisse esattamente alla tale vicenda, o alla tale donna... ;)
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Lunedì 27 Aprile 2009, 22:50:10
Anche tu lo sei stata non di meno, cara Zima   ;D

Sono completamente d'accordo con te.

Il fattore discriminante è l'uso che si fa di ciò che scriviamo, dici...E parli dello scrivere subdolamente solo per attirare l'attenzione del lettore...interessante. Mi viene in mente, anche se non è poesia -ma neanche letteratura  ;D- quei libri commerciali tipo Moccia che catturano gli umori di una certa fetta di pubblico, di un certo target, in modo strumentale e con intento strumentale. Il discorso si potrebbe estendere anche al mondo televisivo ecc...
Restando nella poesia...mi vengono in mente quei casi in cui si bada più al sentimento espresso (o meglio che si vuole esprimere) che alla poesia nella sua totalità. E' facile attirare consensi ad esempio con un componimento contro la violenza sui bambini o sulle donne, chi si ferma a questo livello non potrà che plaudere allo scritto. Ma dovremmo guardare -sarebbe auspicabile poi avvenisse in questo sito- alla totalità, ovvero: è stato fatto bene? il messaggio mi è arrivato?  
E' un po' il discorso che avevamo toccato in un altro topic visto da un'altra angolazione.
In questi casi, però, non posso non dubitare della genuinità delle intenzioni dell'autore: fare centro è questione di abilità/esperienza/cultura/talento...
Perchè mi fa rabbrividire il fatto che qualcuno si metta a scrivere poesie per attirare l'attenzione della gente :o
Quindi mi chiedo, tu pensavi a questo?
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Lunedì 27 Aprile 2009, 22:50:47
Sulle interpretazioni...anche io penso che una poesia si debba innanzitutto sentire (fatti salvi i casi che citavi in cui, direi, è parimenti importante anche capire...)
Un po' come le canzoni, che diventano di tutti, si prestano a raccontare varie storie, varie vite, varie emozioni, varie anime...Una volta create prendono vita propria. Ciò non toglie che a monte ci sia una soggettività che l'abbia messe alla luce, una miccia che le ha fatte esplodere...
Anch'io tuttavia mi interrogo sul fatto se l'abilità di un vero poeta non consista nel far trapelare sempre quanto intendeva...mi sto rispondendo che non è così...
Che anzi saper parlare a tante anime è una forza della poesia e ne è la bellezza, attraverso cui possiamo anche scoprirla sempre diversa. La poesia deve parlare all'anima.
Poi, nel mio caso, molto spesso neanche io so dove voglio arrivare (e si vedeXD) : mi viene l'ispirazione, e la lascio parlare. Concepisco lo scrivere anche come un mettersi a nudo dell'anima, dunque io stessa mi metto ad interpretare quanto nasce in me. Come in una sorta di autoanalisi, un mettersi in ascolto di tutto...

Se mi chiedo (e chiedo ;D) l'interpretazione originaria è perchè sono curiosa di vedere cosa c'è dietro, di scoprire questa interpretazione autentica (per usare un termine giuridico ;D) e quindi nello scoprirla di rileggere i versi con occhi nuovi e fare assumere ad essi un nuovo sapore e un nuovo senso (se non coincideva con la mia), di conoscere nuove letture della realtà...
Una cosa che forse farà sorridere: se alle parole di una canzone do un'interpretazione che poi scopro essere differente da quella con cui è nata, mi è capitato di restarci un po' male, ma poi mi sono detta...beh, a me ha parlato in questo modo, significa che è libera dai vincoli di verità e contingenza...

Hai ragione sulle interpretazioni dei poeti celebri. A dirla tutta poi a me pare che da una parte insistere su queste cose tolga poesia...
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: cipreacalend - Martedì 28 Aprile 2009, 00:37:29
Perchè mi fa rabbrividire il fatto che qualcuno si metta a scrivere poesie per attirare l'attenzione della gente :o
Quindi mi chiedo, tu pensavi a questo?

In effetti fa rabbrividire pensare che qualcuno possa scrivere dei testi solo per attirare l'attenzione della gente... come si potrebbe definire un comportamento del genere? Mi vengono i brividi solo a pensarci. Certo, non sarà qualcuno normale... sicuramente dovrà avere dei problemi psichici, chissà.... ;D
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Martedì 28 Aprile 2009, 10:12:46

Anch'io tuttavia mi interrogo sul fatto se l'abilità di un vero poeta non consista nel far trapelare sempre quanto intendeva...mi sto rispondendo che non è così...
Che anzi saper parlare a tante anime è una forza della poesia e ne è la bellezza, attraverso cui possiamo anche scoprirla sempre diversa. La poesia deve parlare all'anima.



vedi, per quanto me lo chieda, non trovo una risposta. ci sono poesie di una semplicità e linearità disarmanti, tanto che sembrano scritte da un bambino eppure emozionano tantissimo, ci sono poesie che inseguono virtuoismi poetici che lo sono parimenti, poi ci sono quelle di cui si può apprezzare la tecnica, e che emozionano per la bravura!  ;D

però se, riprendendo la frase di Stefano, "l'arte è verità" allora la cosa più importante che un poeta debba mettere nei suoi scritti è l'anima sua, come per regalarla al componimento e farlo vivere di vita propria.
ciò consentirà alla poesia di rivelarsi ai lettori ma prima ancora a noi stessi, per divenire strumento di conoscenza. (contorto?)

per quello che riguarda le strumentalizzazioni dell'arte, bhe, certo, la strumentalizzazione ai fini commerciali è una delle tante. ma, d'altra parte, quando si decide che si vuole vivere di arte, spesso si scende ad un compromesso che incontri i gusti del mercato o di una particolare fetta di mercato abbastanza ampia da consentirti di guadagnarti il pane. lo fanno molti scrittori, musicisti, pittori. c'è chi non ha bisogno di farlo perchè è stato tanto fortunato da riscontrare successo senza dover modificare il suo modo di intendere la sua arte, c'è chi non lo fa perchè decide che farlo vorrebbe dire rinunciare alla propria identità e allora preferisce morire di fame... io sarei, se mai decidessi di commercializzarmi, tra questi... e morirei di fame!  ::)

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Martedì 28 Aprile 2009, 10:13:19
per quello che riguarda le poesie sui fatti di cronaca, o sulle violenze sulle donne, o su tutti quegli argomenti che toccano inevitabilmente il cuore del lettore, bhe... io voglio sperare che non si scriva solo per avere tanti commenti, ma che quelle parole, seppur mal scritte, sgorghino dal cuore, dalla pancia, dall'anima. non è facile affrontare determinati argomenti, ma a volte ci prende una rabbia tale che abbiamo assolutamente bisogno di mettere nero su bianco. credo comunque che ogni cosa scritta vada sempre rivista e limata qualora ci accorgessimo che l'impulso emotivo ha prevalso sulla necessità di esporre un buon lavoro!

ma sai, quello che mi fa rabbrividire, è leggere scritti che non partono dal cuore ma dalla testa, che vengono composti solo per essere letti (un po' come alcune canzoni, un po' come quei pessimi libri di cui si parlava, ma senza un intento commerciale che almeno lì è per i soldi!). è chi scrive per ispirare compassione, è chi scrive per reperire favori, è chi scrive per far credere alla gente che sia scritto per loro, è chi scrive per fare innamorare, per abbindolare, per depredare.
sarà malattia mentale o perversione? odio nei confronti del prossimo o egocentrismo? egoismo o cattiveria? dolore o solitudine? bho... di certo il motivo è losco assai e quantomeno ingiusto!

è per questo che, sia quando leggo le poesie degli autori celebri, sia quando leggo le poesie in questo o in altri siti, decontestualizzo e scindo (almeno ci provo) sempre l'autore dallo scritto. questo mi aiuta ad essere oggettiva, ad entrare nel testo per apprezzarlo, a trarne una verità solo mia. ho stabilito che meno conosco della vita di un autore ma più so del suo percorso poetico e meglio riesco a leggerlo!  ;D
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Maurizio Spaccasassi - Mercoledì 29 Aprile 2009, 01:05:20
L'argomento in oggetto lo trovo molto interessante,anche per il fatto che può essere sviscerato in molte altre argomentazioni prettamente connesse alla poesia.
Ho letto molte considerazioni in questo topic ,a mio avviso molto illuminanti a riguardo dei versi finali di Pessoa,

osì, scrivo in mezzo
a quanto vicino non è:
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge.

Mi ha colpito molto in particolare un verso:"libero dal mio laccio"
Riflettendo su questo verso devo supporre che forse l'autore in un certo modo  inganna anche se stesso immaginando solamente, di fingere di essere solo vicino,forse egli sapeva che se quelle emozioni le avesse sentite sue, lo avrebbero fatto soffrire o illudere,in quel modo ha creato un sistema indolore per essere solo un semplice spettatore(ma questa è una mia semplice supposizione senz'altro sbagliata).Per questo il laccio che lui sta menzionando credo sia il collegamento alla sua personalità.Non è forse quello che capita anche a noi?
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Maurizio Spaccasassi - Mercoledì 29 Aprile 2009, 01:07:03
Un poeta in un certo modo è anche attore di se stesso,per rappresentarsi,deve inventarsi uno scenario e se parla di sè, deve confondersi fra cose luoghi e persone, perchè gli automatismi di autodifesa sono sempre all'erta,ma agendo in modo subdolo sono irriconoscibili, persino da chi scrive.Mi sembra di aver letto molto raramente poesie che descrivono nel dettaglio ogni singola verità sull'ispirazione della poesia.
Se nessuno aveva il problema di risultare vero,allora non ci sarebbero stati tanti nomi finti.Chi si sognerebbe di scrivere un atto di cornificazione in una poesia sapendo che il proprio consorte è un assiduo lettore di poesie?
Devo essere sincero nel mio caso i miei testi partono sempre da uno stimolo vero,ma molte volte vengo trascinato altrove e finisco per scrivere versi  che inizialmente non erano stati pensati..allora di chi sono questi versi?Non li  ho predeterminati,ma li ho scritti,sono falsi o sono veri?Sono forse spezzoni di un karma  smarrito rimasti nell'aria?
Penso che a forza di vivere una parte di se stessi nell'immaginazione si esca in parte da se stessi,ed è qui la magia.Manipoliamo i versi perchè siamo a cavallo di due mondi paralleli o siamo semplicemente a cavallo di qualcosa d'indefinito.
Poi per carità ,ognuno di noi è diverso,ma  devo ammettere che ho scritto anche io una poesia che possiamo definire "finta", il testo descriveva la visione degli occhi di una madre che aveva perso un figlio nella scuola di San Giuliano.
Ma per me è stato diverso, quell'impulso era mio, perchè ho sentito piangere il mio cuore a vedere una certa scena,la mia vita in particolare per vari motivi mi ha lasciato vicino al dolore e questo ti fa partecipe per comprenderlo fino al punto di saperlo rappresentare,perchè in un certo senso quel dolore è diventato tuo e ti appartiene.
Forse data l'ora sto dilagando in varie assurdità, ma come ha detto Mirella  Crapenzano e S.Toschi ,un attore è costretto a recitare il vero ,anche per questo molti di loro prima di fare un film si adeguano di proposito, a vivere nei gesti,nei modi e nell'ambiente e in  tanti altri aspetti al  personaggio che devono personificare.
Ci sono testimonianze che dicono che certi attori hanno avuto problemi a ritornare alla personalità iniziale.





Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: ascolto - Mercoledì 29 Aprile 2009, 09:56:52
Un optional, una facoltà ?
Ineluttabile , incancellabile ?
Forse che istiga o forse sussurra?

Di certo non fu mai vela
spiegata al cielo che a stento osiamo
sulle nostre zolle assetate di seme,
senza saper per chi sarà pane.


Ciao. Mi chiedo spesso cosa sia la poesia e la prima immagine che mi viene sempre in mente per prima è un abbraccio. Già, mi vedo cieco e bisognoso di tutto , ed ecco la poesia è li,  mi abbraccia. E mentre mi abbraccia mi regala una confezione di pastelli e pochi fogli, i fogli della mia vita, e senza dire una sola parola mi ritrovo , pur perplesso, a disegnare quel profumo . Mi dico che sono cieco, che non potrò mai  fare un bel disegno, che non potrò mai carpire il senso delle cose , eppur mi ritrovo per la strada dei miei giorni a scarabocchiare i baci che mi giungono , incredibili, da dove mi sembra ci sia uno stagno senza acqua limpida, un giardino recintato senza poterci rotolare.

E poi mi vedo alla fine dei tempi, con tanti fogli disegnati, da me , cieco al sapere pur bramandolo. E finalmente li guardo e non poso che dire che si, le mani del mio animo disegnarono tutto ciò, che si, gli occhi del mio animo raccolsero….  Eppure, non io sono l’autore di quei disegni ma la poesia. Senza quell’abbraccio , senza quei fogli, senza quei pastelli, sarei vissuto, ma non sarei esistito.

Grazie per quanto ho letto e buona giornata a tutti-
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Mercoledì 29 Aprile 2009, 13:42:10


così, scrivo in mezzo
a quanto vicino non è:
libero dal mio laccio,
sincero di quel che non è.
Sentire? Senta chi legge.

Mi ha colpito molto in particolare un verso:"libero dal mio laccio"
Riflettendo su questo verso devo supporre che forse l'autore in un certo modo  inganna anche se stesso immaginando solamente, di fingere di essere solo vicino,forse egli sapeva che se quelle emozioni le avesse sentite sue, lo avrebbero fatto soffrire o illudere,in quel modo ha creato un sistema indolore per essere solo un semplice spettatore(ma questa è una mia semplice supposizione senz'altro sbagliata).Per questo il laccio che lui sta menzionando credo sia il collegamento alla sua personalità.Non è forse quello che capita anche a noi?



come dici tu, siamo pieni di barriere, che ci difendono e che ci limitano anche inconsapevolmente.
io credo che quel laccio sia proprio il laccio al quale si scioglie il nodo dell'appartenenza con i sentimenti e le parole. è come se l'autore, per evitare coinvolgimenti, decidesse di scrivere di pura fantasia, inventando un mondo diverso dal proprio. ma... è realtà o illusione?
si può scrivere senza metterci del proprio?

c'è chi evidentemente riesce davvero a slacciarsi, c'è chi a volte ci prova, per nascondersi anche a se stesso, c'è chi ritiene che ciò non sia possibile.
Ma in ogni caso, la poesia dovrebbe prescindere da storie vere o presunte di corna (solo per citare il tuo esempio) o di altre cose che poco hanno a che vedere con lei, e dovrebbe essere pura espressione di noi stessi, nudi da ogni vincolo, sciolti da ogni laccio che ci concateni alla realtà.


come hai detto tu

Citazione
ho scritto anche io una poesia che possiamo definire "finta", il testo descriveva la visione degli occhi di una madre che aveva perso un figlio nella scuola di San Giuliano.
Ma per me è stato diverso, quell'impulso era mio, perchè ho sentito piangere il mio cuore a vedere una certa scena,la mia vita in particolare per vari motivi mi ha lasciato vicino al dolore e questo ti fa partecipe per comprenderlo fino al punto di saperlo rappresentare,perchè in un certo senso quel dolore è diventato tuo e ti appartiene.

e questa NON è finzione!  :)

nonostante la tarda ora, Maurizio, le tue non sono assurdità! la riuscita di una buona finzione sta nel fare in modo che essa cessi di esserlo e diventi la realtà, in quel limbo di magia in cui ricadiamo ogni volta che scriviamo, quando la penna va da sola e segue il cuore, non la mente, non una storia, non la tecnica, ma quelle parole nascoste dentro l'anima che escono da sole e macchiano il foglio!

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Mercoledì 29 Aprile 2009, 13:49:06
Citazione
E poi mi vedo alla fine dei tempi, con tanti fogli disegnati, da me , cieco al sapere pur bramandolo. E finalmente li guardo e non poso che dire che si, le mani del mio animo disegnarono tutto ciò, che si, gli occhi del mio animo raccolsero….  Eppure, non io sono l’autore di quei disegni ma la poesia. Senza quell’abbraccio , senza quei fogli, senza quei pastelli, sarei vissuto, ma non sarei esistito.


ecco... quello che dice Ove è quello che avrei voluto dire io...  :)


grazie ragazzi!!!  :-*

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: scarlatto - Mercoledì 29 Aprile 2009, 16:57:30
E poi mi vedo alla fine dei tempi, con tanti fogli disegnati, da me , cieco al sapere pur bramandolo. E finalmente li guardo e non posso che dire che si, le mani del mio animo disegnarono tutto ciò, che si, gli occhi del mio animo raccolsero….  Eppure, non io sono l’autore di quei disegni ma la poesia. Senza quell’abbraccio , senza quei fogli, senza quei pastelli, sarei vissuto, ma non sarei esistito.

Mi riconosco in queste parole, sono quelle della Poesia, non quella di parole, forme, stili, ma quella che nasce dall'urgenza di far vivere le cose, insufflando l'anima dentro di esse.

siamo pieni di barriere, che ci difendono e che ci limitano anche inconsapevolmente.
io credo che quel laccio sia proprio il laccio al quale si scioglie il nodo dell'appartenenza con i sentimenti e le parole. è come se l'autore, per evitare coinvolgimenti, decidesse di scrivere di pura fantasia, inventando un mondo diverso dal proprio. ma... è realtà o illusione?
si può scrivere senza metterci del proprio?

Ma si possono evitare i coinvolgimenti, si può escludere il sentimento, l'emozione di chi scrive, lasciando alla parole di vivere indipendentemente dal loro autore?
E' come se i versi prendessero una natura propria, come i personaggi in cerca di autore di Pirandello. E riuscirebbero quei versi a comunicare emozione, quel sentire, di cui il poeta vuole liberarsi? Forse nella creazione esiste un disegno, una necessità, un'ansia di immedesimazione, una catarsi... chissà... nell'atto creativo ciò che conta è il dono, la capacità di offrirsi, di essere, di lasciare un segno.
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Giovedì 30 Aprile 2009, 00:52:37
Ma certo che si può, mio caro nerino! :)
Anzi, ritengo che la poesia riesca nel suo intento quando assume una propria anima indipendentemente dall'autore, quando sia capace di trasmettere emozione al lettore.
In buona sostanza credo che la poesia viva in due momenti particolari e distinti ma legati da un unico filo, l'anima che si tramanda da autore a lettore: l'atto della creazione, durante il quale il poeta si ispira e si libera, si dona completamente alle sue parole, e il momento in cui la poesia è ormai libera di tramandarsi, indipendentemente dal proprio autore, a chi la leggerà e la farà sua, interpretandola, sentendola e "ricevendola" secondo la propria sensibilità.

Alla fine però, se ho capito bene quello che vuoi dire, concordo con te e ritorniamo al punto di partenza: perchè tutto ciò avvenga, il sentimento del poeta deve essere sincero, egli deve denudarsi e offrire la propria anima così com'è.

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Marina Como - Venerdì 1 Maggio 2009, 00:59:34

come dici tu, siamo pieni di barriere, che ci difendono e che ci limitano anche inconsapevolmente.
io credo che quel laccio sia proprio il laccio al quale si scioglie il nodo dell'appartenenza con i sentimenti e le parole. è come se l'autore, per evitare coinvolgimenti, decidesse di scrivere di pura fantasia, inventando un mondo diverso dal proprio. ma... è realtà o illusione?
si può scrivere senza metterci del proprio?

c'è chi evidentemente riesce davvero a slacciarsi, c'è chi a volte ci prova, per nascondersi anche a se stesso, c'è chi ritiene che ciò non sia possibile.
Ma in ogni caso, la poesia dovrebbe prescindere da storie vere o presunte di corna (solo per citare il tuo esempio) o di altre cose che poco hanno a che vedere con lei, e dovrebbe essere pura espressione di noi stessi, nudi da ogni vincolo, sciolti da ogni laccio che ci concateni alla realtà.


come hai detto tu

e questa NON è finzione!  :)

nonostante la tarda ora, Maurizio, le tue non sono assurdità! la riuscita di una buona finzione sta nel fare in modo che essa cessi di esserlo e diventi la realtà, in quel limbo di magia in cui ricadiamo ogni volta che scriviamo, quando la penna va da sola e segue il cuore, non la mente, non una storia, non la tecnica, ma quelle parole nascoste dentro l'anima che escono da sole e macchiano il foglio
concordo in pieno con gli interventi di Maurizio e Zima, vorrei far riflettere anche su una questione (o forse due) che non è ancora stata trattata. Quanto di quello che non ci succede non è reale? Non sono forse reali le nostre paure? Io che ho conosciuto solo mio marito e non mi sono mai lasciata, quando scrivo di abbandono metto sul foglio le mie paure, rappresento una scena che mi ha colpito, o sono permeata dall'empatia per qualcosa che ho vissuto passivamente?
Sicuramente il laccio per me rappresenta la ragione, il presente, la storia. Si lascia il giorno per entrare nel mondo dei sogni, inconsci ma reali come le parole che ci sovvengono. A questo proposito, perchè a volte si vuole mandare un messaggio e si scrive col cervello, mentre altre volte ci appaiono le parole come fossero nate frasi da luce propria e quando si asseconda la penna ed il flusso di pensieri, ci si ritrova spesso in mano una considerazione non passata attraverso il canone razionale ma inconscio?
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Lunedì 4 Maggio 2009, 20:58:51
a marì ma che sta' a dì?!  :P

mah, tanto per spremermi il cervello ancora un pochino...
i sentimenti sono tutti reali, le paure lo sono e scriverne, anche se quel determinato fatto non ci è accaduto, significa concretizzarle, sviscerarle, portarle alla luce. non sempre si scrive avendo già deciso quale sarà il messaggio che vogliamo trasmettere, ma io sono dell'idea che ci sia sempre un messaggio, che ognuna delle nostre parole abbia un significato preciso, anche quando non è veicolato dalla nostra mente direttamente.
a me per esempio capita molto più spesso di scrivere senza sapere cosa voglio dire, che non di avere in testa un messaggio e di strutturare le parole perchè questo arrivi. io scrivo e poi rileggo e ci trovo dentro tutti i possibili significati, a partire dalle percezioni che la lettura delle immagini, dei suoni, della disposizione delle parole, mi trasmette.


Maurizio prima portava l'esempio degli attori, raccontando di come ci sia bisogno di entrare in un ruolo e vestirlo come se fossimo noi stessi, per riuscire a trasmettere le emozioni allo spettatore, ma anche di come a volte sia difficile uscire dal ruolo che si è indossato.

secondo voi è possibile rimanere incastrati nella maschera che ci cuciamo addosso quando scriviamo? e non è pericoloso tutto questo? non si finirebbe per trasformare la finzione letteraria in un inganno vero e proprio che coinvolge noi stessi e gli altri?!  ::)

oddio... NOOOOOOO!!!!!!! help me!!! ;D


Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Mercoledì 6 Maggio 2009, 13:41:39
Altre cose interessantissime avete scritto, tutti! <3

Bene ha fatto Marina a porre l'accento sulle paure e sul mondo del sogno, toccando un altro punto importante.
Zima, anche a me la stragrande maggioranza delle volte capita così, che le parole arrivino come dal cielo e io stessa devo mettermi a trovare un senso, un filo rosso che le leghi, una spiegazione...

Maurizio mi ha fatto riflettere molto su un punto: quello di uscire da sè attribuendo ad un io lirico sentimenti e pensieri che forse sono intimamente nostri...volutamente (perchè non vogliamo svelarci del tutto) o inconsciamente (e questo secondo me è più interessante) Ed è a questo proposito, Zima, che a mio parere potrebbe prendere forma quell'incubo (perchè è un incubo! :o) che paventi...
Secondo me però non è possibile rimanere incastrati in questa maschera, se non per il tempo che si scrive. Un attore deve entrare in un ruolo per molto tempo, prima studiando il personaggio, poi interpretandolo durante le tante prove e messe in scena (tutto questo detto in soldoni, senza scendere nei vari particolari e nelle varie tecniche recitative, ad esempio c'è chi pensa si debba recitare come se io fossi il personaggio, altri facendo il personaggio) . Un poeta invece scrive la sua poesia e poi passa anche a scrivere altro, no?
Oppure può diventare un meccanismo per cui non guardiamo più in noi stessi ma diventiamo tutti tesi soltanto a porre in atto una messinscena...che probabilmente è quello che intendevi. Però secondo me è raro che accada! Oddio, se si ricorda sempre di guardare in se stessi, serbando questa volontà e aspirazione, questo rischio dovrebbe essere scongiurato...!

Ritornando più indietro, chi scrive con intenti loschi che non partano da un sentimento, da una sincera spinta interiore, semplicemente non è un poeta -nè grande nè "amatoriale"- ma un millantatore, ridicolo e indegno (e sento ancora d'avergli fatto un complimento ::)) Il ventaglio di motivi per cui uno può farlo -dalla solitudine alla cattiveria, all'egoismo e aggiungerei alla stupidità- l'hai già illustrato e in ogni caso, sì, è sempre qualcosa di ingiusto.

"meno conosco della vita di un autore ma più so del suo percorso poetico e meglio riesco a leggerlo!" interessante questo punto! Ma siamo anche umani quindi può capitare di sentire di più ad esempio la poesia di un amico che parla di un qualcosa che l'ha toccato, essendo a conoscenza dei retroscena. Ma è vero, si dovrebbe sempre scindere il lato emotivo da quello "oggettivo" se si vuole fare una buona critica e andare davvero a fondo della Poesia. Lo dicevamo prima, si può avere tutto l'apprezzamento per la spinta emotiva quando è sincera ma tuttavia conservare delle riserve su come questa è espressa, su quanto questa spinta ha generato. Ed evviva chi sa fare questo, e rendertene partecipe, direi! :D

(segue)
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Mercoledì 6 Maggio 2009, 13:53:28
(continua)


Le strumentalizzazioni dell'arte per fini commerciali, altro punto interessante, su cui si potrebbe dire tantissimo. E' vero, quando essa diventa un lavoro, spesso diventa inevitabile scendere ad un compromesso. Nel campo della poesia, poi, è davvero difficilissimo vendere... -__-' Siamo poi in una società in cui regna la moda, la gente non è educata al bello. Capisco benissimo quello che dici, secondo me però l'unica soluzione per mantenere integra la propria identità non è sottrarsi: un artista del resto vuole esprimere sè stesso, vuole comunicare...ci sono artisti (mi viene in mente nel campo della musica) che non si sono venduti tradendo sè stessi eppure ci sono...già alcuni fans parlano di tradimento se vanno a fare la promozione in tv ma secondo me quello fa parte del gioco -o meglio del lavoro- così come lo fa il lancio di un brano più orecchiabile come singolo quando nell'album in uscita ci sono canzoni ben più profonde...dispiace anche a me ma posso accettarlo in quest'ottica (molti non sono d'accordo con me, ma sono arrivata a pensarla così), e poi non dimentichiamo che sta anche all'ascoltatore non essere un consumatore passivo ma andare al di là a scoprire altro e non solo quello che il mercato ti offre come piatto forte (e unico)...nel campo della musica come in quello della letteratura ecc...

Cmq tornando al "poeta fingitore" mi è venuto in mente un verso della canzone di De Gregori la meravigliosa "Le storie di ieri" (una delle mie preferite) che dice:

"Mussolini ha scritto anche poesie
i poeti che strane creature
ogni volta che parlano è una truffa.


in questa versione l'aveva cantata De Andrè, poi lo stesso De Gregori l'ha cantata cambiando quello "strane" in "brutte".

Direi che calza! ;D
E questo verso per me simboleggia qualcosa che mi ha sempre in qualche modo colpito...il fatto che a volte chi scrive dovrebbe avere una certa sensibilità che trasuda dalle sue poesie/prose ma la sua storia testimonia altro...mi viene in mente D'Annunzio che ha aderito al fascismo come anche Pirandello che addirittura -era sulla terza pagina del Corriere di recente- sembra fosse violento con le donne di casa... Sono solo due esempi, che ho citato perchè quei due "artisticamente" per un motivo o per l'altro li adoro (D'Annunzio anche solo per "La pioggia nel pineto", e mi piace il suo estetismo, Pirandello è semplicemente un genio per la sua filosofia con le sue maschere, identità, trappole della società...un genio!!! <3)  non voglio fare analisi spicciole e superficiali e trascurare lo specifico contesto storico di quella scelta 
Che ne pensate? E' dunque possibile scindere in questo modo vita concreta e letteraria? Non è una forma d'inganno anche questa?  (c'è in questo stupore cmq una forma di idealizzazione, me ne rendo conto, e sarà puerile questa domanda ma inutile nascondere che me la sono posta!)
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Marina Como - Mercoledì 6 Maggio 2009, 17:57:05
  :D  sai a me viene in mente il detto popolare (che non ricordo ma lo cito -?- lo stesso) di sentire la predica e non guardare il prete... (ahhahhah!  credo di non averne stravolto il senso!). Vuoi vedere che 'sti popolari avevano già capito tutto? Strano che le domande più ricorrenti non trovino mai risposta.
Io come te non credo che un poeta possa cadere nella finzione (tranquillizzati Zima non sarai mai schizzofrenica) ma sicuramente credo che il pericolo reale sia quello di indossare la maschera stessa di poeta! Godere anche nella sofferenza poichè possiamo raccontarla? Dimenticare che si avrebbe bisogno di un nostro contributo materiale ed invece offrire solo sogno o conoscenza dell'animo? Consoleremmo il nostro sfortunato amico sviscerando il nostro dolore per una sua tragedia senza pensare che avrebbe bisogno di un nostro agire? Si potrebbe essere così maledettamente fasulli?
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Alessio J - Mercoledì 6 Maggio 2009, 19:03:59
Uno dei fenomeni più affascinanti di arte come finzione viene dal citato Pessoa, con la sua molteplicità di eteronomi. Personalità costruite per dare libero sfogo alle mille sfacettature dell'anima del Poeta, vere o immaginarie a seconda dello stato d'animo avuto nello scontro con la realtà instabile della sua vita.

Sicuramente chi ha postato prima di me conosce il documento nel quale Pessoa racconta e spiega la nascita dei vari "nick" ai quali dette una "vera identità". Per amore dell'argomento cito comunque il link

http://www.railibro.rai.it/antologie.asp?id=212
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: arostàzazzà - Mercoledì 6 Maggio 2009, 22:12:55
Gentili signore, egregi signori,
tutte le forme d'arte sono basate sulla finzione intesa come non realtà o come realtà immaginifica da attagliare ai nostri bi-sogni.
Dal cinema, al teatro, alla televisione (ma dubito questa sia arte), alla pittura, alla scultura, tutto è rappresentativo di una realtà modificata o modellata secondo i gusti di chi scrive o di chi legge, di chi dipinge, di chi scolpisce. La non realtà appunto, la finzione, il divenire scenico, l'esigenza di una strutturazione formalizzata delle azioni. Una concatenazione di situazioni, di intrecci, di concause che portano alla definizione di un testo(nel caso della poesia).
Ecco che allora si può spostare la domanda sul significato di finzione nella poesia; alla possibilità che la poesia stessa diventi veicolo di finzione (intesa come menzogna) o addirittura agente patogeno con cui diventare portatori sani di non verità.
La poesia, al pari delle altre arti, non può prescindere dalla finzione. Nella poesia non si rappresenta la realtà per come essa è, ma per come appare o meglio per come la si percepisce o per come vorremmo che fosse. Ma se è la percezione il veicolo principale di un testo poetico, allora proprio perché la percezione non è univoca in chiunque lo legga, rappresenta un limite evidente per la rappresentazione della realtà e dunque di per se stesso un testo poetico è già inficiato dalla diversa percezione dei sentimenti individuali.
Da questo si potrebbe dedurre che lo stesso testo rappresenta più realtà differenti tra loro, ma dando per asserto che la realtà (intesa come razionalità oggettiva) è unica, una necessariamente sarà finzione per l'altra.
Non dimentichiamo poi le trasposizioni poetiche (delle varie epoche) che nelle intenzioni dei loro autori avrebbero dovuto avere il compito di colmare unicamente l'esigenza (ritenuta una debolezza tutta femminile) di sentirsi apprezzate e corteggiate. Eccellente esempio di finzione poetica mirata a secondi fini.

Credo di poter concludere, signore e signori condensando il mio pensiero nella seguente massima del compianto Stanislao Moulinsky:

La finzione nell'arte è arte essa stessa; l'arte senza finzione è un surrogato del quotidiano; la finzione senz'arte è menzogna.




"Intelligenti pauca" ;)

Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Mercoledì 6 Maggio 2009, 22:43:38
cara Chiara, hai portato bene l'esempio di Pirandello e D'Annunzio,  che per me restano due massimi geni dal punto di vista artistico, ma per i quali nutro molto meno stima dal punto di vista umano... parrebbe infatti possibilissimo scindere la vita concreta dal proprio percorso letterario e artistico in generale, come ciò sia possibile io non saprei dirtelo, ma forse fa parte di quel processo di "finzione" del quale si parla.

ognuno di noi ha -evidentemente- una personalità complessa, talmente tanto complessa che è possibile individuarne molteplici all'interno di una sola. la nostra anima ha tante sfaccettature e a seconda del punto di vista di chi ci guarda, delle circostanze che ci si presentano, dell'umore della giornata, ne mostriamo una oppure un insieme di esse, tanto che è difficile separarle ed individuarle con precisione.

se ci riusciamo, però, possiamo addirittura giocarci e sfruttarle, facendone prevalere una al posto di un'altra, questa volta non a livello inconscio, ma volontario. questo è quello che anche Pessoa ha fatto (vedi lettera - grazie Alessio per avercela linkata), quando si è creato, o meglio, quando ha dato un nome alle sue tre identità poetiche.

qual è l'uso che si fa di questa capacità: resta confinata all'ambito poetico? si fa uno scherzo ad un amico? si reprime la parte di noi che non ci piace? bhe, anche questo potrebbe essere positivo, infondo, se servisse per migliorarsi non solo agli occhi altrui, ma anche e soprattutto intimamente! :)

in ambito strettamente poetico, il problema è del lettore che interpreta, che idealizza l'artista, credendo che la bellezza delle sue opere, frutto di "illuminazione", possa combaciare con la bellezza della sua anima, della sua integrità morale, delle sue azioni nella vita quotidiana. ed è per questo che è importante scindere arte e vita, senza pensare che una persona che scriva d'amore sia necessariamente innamorata, o una che scrive cose tristi sia per forza sempre triste, ecc ecc.

altro punto che trovo interessante è quello riportato da Marina: rimanere incastrati nella maschera del poeta, quello che trova soddisfazione anche nelle sciagure perchè gli portano ispirazione, quello che resta impigliato nelle parole -vittima e carnefice di se stesso- e dimentica che l'uomo è fatto di spirito, ma anche di carne e che è votato al pensiero, sì, ma anche all'azione.
è un rischio che il poeta corre, nel suo egocentrismo e nel suo egoismo, dove la finzione non è più letteraria, ma diventa inganno.


Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Mercoledì 6 Maggio 2009, 22:47:04


Credo di poter concludere, signore e signori condensando il mio pensiero nella seguente massima del compianto Stanislao Moulinsky:

La finzione nell'arte è arte essa stessa; l'arte senza finzione è un surrogato del quotidiano; la finzione senz'arte è menzogna.




"Intelligenti pauca" ;)




me gusta!!  ;D

e da dove sbuchi, o tu, pericolo generico?! non dovrò preoccuparmi come per l'influenza suina?!  ::) ;D ;D ;D
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Mercoledì 6 Maggio 2009, 23:44:10
E' vero Zima, questa scissione/incoerenza è possibilissima a quanto è assodato, anche se ancora non riesco a trovare una spiegazione che mi soddisfi davvero, e sono consapevole che in questo stupore che consegue ci sia appunto una percentuale -più o meno considerevole, conscia o inconscia- di idealizzazione da parte del lettore, e forse anche una certa dose di ingenuità.
Allora mi chiedo, se il problema è della parte del lettore, perchè egli si crea queste aspettative? Bisogno di credere che esista un faro in un mondo buio, che vi sia una persona migliore degli altri, in primis di lui, priva di certe bassezze e mancanze che in noi e nella gente odiamo??
Semplicemente per una visione romantica dell'arte e dell'artista?
Un inconscio vederlo come un super-uomo che crea cose che noi non possiamo realizzare??

Interessantissimo il nuovo punto toccato da Marina. Rifletto però su un fatto: davvero in questo caso il soggetto indosserebbe la maschera di poeta, o piuttosto darebbe sfogo ad una certa attitudine che è presente in lui? E in quest'ultimo caso non sarebbe forse se stesso, seppure uno dei tanti se stesso che poteva essere? Mi spiego meglio: nasciamo con dati tratti nel temperamento, se poi questi si attivano o meno dipende dalle circostanze, dall'ambiente. Insomma, la scelta di cui stiamo parlando non sarebbe frutto di una deliberazione volontaria del soggetto "Ora indosso la maschera del poeta!" ma un qualcosa che lui fa perchè da qualche parte nella sua natura è portato a farlo.
Troppo contorto?   
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Mercoledì 6 Maggio 2009, 23:48:14
Parlo in generale e prendo in considerazione il caso di persone comuni. Pessoa (ringrazio anche io Alessio del link) ha fatto questo volutamente, ma io credo che questo sia un gioco poetico che difficilmente potrebbe capitare fra le mani di una persona comune.
Seppur credo sia raro, non posso però escludere che il rischio che paventi abbia una qualche realtà, ma secondo me è marginale.
Escludo il caso che toccavamo prima di qualcuno che si mette a scrivere volutamente con intenti loschi...mi sembra che adesso parli di un rischio di restare imprigionati nel gioco della finzione letteraria, senza volerlo.
Rischio che certamente si corre. Ma, ricollegandomi a quando dicevo prima, secondo me una persona rischia di eliminare l'azione se ha una natura eccessivamente contemplativa, di crogiolarsi nelle sciagure se ha una tendenza al masochismo, alla tristezza...insomma indossa la maschera del poeta, come dite, in conseguenza di questo. Non fa questo perchè, al contrario, ha indossato la maschera di poeta.
Quindi, in un certo modo, mostra una parte di se stesso, non mente. Uno diventa ciò che è, potrei dire.

Ritornando alle mille personalità, mi sembra che tu hai guardato a questo dato con un certo timore (paventando quel rischio) io invece guardo a questo -con inquietudine, sì, quella data dall'assenza di certezze- come una risorsa: ritorna l'amato/odiato  ;D Pirandello che diceva definirsi è racchiudersi in forme, e dunque morire, e ci informava che siamo uno, nessuno e centomila (Pessoa ne ha dato una dimostrazione, potremmo dire)  a seconda dell'angolazione da cui guardiamo, noi stessi e gli altri. Credo che abbiamo troppa ansia di definirci, di rinchiuderci in forme, crediamo di essere in un dato modo e se ci scopriamo per certi versi diversi ci spaventiamo, ma l'identità è più fluida di quanto crediamo...

Citazione
La finzione nell'arte è arte essa stessa; l'arte senza finzione è un surrogato del quotidiano; la finzione senz'arte è menzogna.
Piace anche a me, e mi fa riflettere
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Giovedì 7 Maggio 2009, 01:18:24
ti quoterei in toto, eliminando dalle frasi i punti di domanda!...si può? ;D
abbiamo bisogno di idealizzare l'artista perchè l'arte ci appare pura e scevra dalle brutture del mondo che viviamo e che noi stessi creiamo. l'artista deve in qualche modo apparirci come un faro nel buio, come un modello da seguire!
ma non è così. guardando le vite di molti artisti, ci accorgiamo di come queste siano state difficili, travagliate, piene di sofferenze... non può derivare allora la bellezza dalla sofferenza?... bhe, sì... e per varie ragioni che qui sarebbero o.t.

concordo con te ancora sulla maschera che indosserebbe il poeta, dove quella non è altro che una delle sue tante facce. e ciò non è visto da me come un timore, o almeno non solo... il tutto dipende sempre e soltanto dall'uso che si fa delle risorse che abbiamo a disposizione.

l'avere tante facce, l'essere complessi, è una cosa di per sè affascinante, bellissima e anche molto utile, ma può essere anche un'arma (a doppio taglio).
restare intrappolati in una delle tante identità vorrebbe dire sopprimere le altre, a vantaggio di quella dominante... in un certo senso sarebbe come tornare ad essere se stessi! ma magari un sè che avevamo cercato di annullare o nascondere. oppure invece potrebbe voler dire dare un nome ed una forma fittizia, un aspetto immaginario, una vita immaginaria (magari quella che ci soddisferebbe e che desideriamo), così, per gioco, restandoci poi impigliati dentro senza la possibilità di tornare indietro. ovviamente questo sarebbe un paradosso, è un'esagerazione, quasi improponibile, ma mi capita di farmi domande così, sono più che altro contorsioni mentali, curiosità personali nate dal fatto che mi piace guardare le cose da ogni punto di vista, anche il più nascosto ed irrealistico, ma che non definirei "timori"! ;)

e sicuramente hai ragione... abbiamo sempre bisogno di razionalizzare tutto, di dare spiegazioni e soprattutto di definire forme, classi, generi per ogni cosa, abbiamo così bisogno di catalogare, di trovare un posto e un nome per tutto, che facciamo questo anche per la nostra anima, una cosa, in realtà, così fluida e informe che non può trovare alcun compartimento stagno...
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: cipreacalend - Giovedì 7 Maggio 2009, 12:50:00
Interessante leggere lo stralcio della lettera di F. Pessoa ad Adolfo Casais sugli eteronimi (a proposito, come non ringraziare Alessio ;D di questa opportunità), in quanto mi permette di aggiungere ancora qualcosa a questo topic, peraltro abbastanza esaustivo sull'argomento "arte come finzione".

Come ha già detto Zima, il lasciar parlare altre voci di noi è funzionale alla crescita intima di una persona e quando lo fa un artista, allora, la meravigliosa scoperta ha in sé il frutto della creazione. Mi spiego meglio.
Come umani siamo esseri complessi e straordinari, fin da piccolissimi possediamo in nuce grandi potenzialità di espressione dei nostri talenti, che vanno dalle caratteristiche ereditate da una selezione genetica importante a una che oserei dire animica, fatta di storia, di secoli di culture diverse, di caos e ordine, di leggi plasmate sulla pelle. Siamo tutto questo e altro. Poi, l'educazione, l'ambiente, la nostra storia personale ci conduce a limitare, a fare delle scelte,  una selezione che non è naturale, ma, piuttosto, come dicevo prima, è funzionale alla nostra crescita, anche se, nel peggiore dei casi,  è la sopravvivenza a guidarci.
Nella selezione operata dimentichiamo le altre voci interiori, che spingono per poter arrivare anch'esse al posto di comando e farsi largo tra le altre. Queste voci interiori hanno gusti, sapori e odori differenti, ognuna delle capacità nascoste, il pittore, il poeta, la ballerina, la cuoca, il falegname. Ognuna di queste voci potrebbe persino, se le riconoscissimo, avere nomi diversi, potremmo chiamarle, farle arrivare quando serve. Sono delle vere e proprie personalità dentro di noi. A volte i conflitti interiori partono proprio dalla diversa relazione, dalla diversa visione che ognuna di queste ha con la realtà e tra di loro... credo proprio che l'origine della schizofrenia sia questa incapacità di cominicazione, di relazione, proprio come due persone che  decidono di  non parlarsi più, addirittura di cancellarsi reciprocamente l'esistenza, così quando c'è una non c'è l'altra e alla fine non ne hanno nessuna delle due il ricordo.
(continua)
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: cipreacalend - Giovedì 7 Maggio 2009, 12:50:45
Ecco, che allora, gli eteronimi di Pessoa, sono non più solo una finzione artistica, anche se nata come uno scherzo, ma l'apertura di qualcosa che  probabilmente nemmeno il poeta conosceva, dare voce ad altro, a un nuovo poeta, addirittura il "Maestro" che poteva possedere e aveva uno stile diverso dal suo.

Dalla Lettera:

"Cominciai con un titolo, O Guardador de Rebanhos. E quanto seguì fu la comparsa in me di qualcuno a cui subito diedi il nome di Alberto Caeiro. Mi scusi l’assurdità della frase: era apparso in me il mio Maestro. Fu questa la mia immediata sensazione. Tanto che, non appena scritte le trenta e passa poesie, afferrai un altro foglio di carta e scrissi, di seguito, le sei poesie che costituiscono Chuva Oblíqua di Fernando Pessoa. Immediatamente e totalmente… Fu il ritorno di Fernando Pessoa-Alberto Caeiro al Fernando Pessoa-lui solo. O meglio, fu la risposta di Fernando Pessoa alla propria inesistenza come Alberto Caeiro.

Apparso Alberto Caeiro, mi misi subito a scoprirgli, istintivamente e subcoscientemente, dei discepoli. Estrassi dal suo falso paganesimo il Ricardo Reis latente, gli scoprii il nome e glielo adattai, perché allora lo vedevo già. E, all’improvviso e di derivazione opposta a quella di Ricardo Reis, mi venne a galla impetuosamente un nuovo individuo. Di getto, e alla macchina da scrivere, senza interruzioni né correzioni, sorse l’Ode Triunfal di Alvaro de Campos: l’Ode con questo nome e l’uomo con il nome che ha. (…)"

"E, all'improvviso, mi venne a galla impetuosamente un nuovo individuo..." la sottolineo, questa frase, perché credo sia qui il nocciolo della questione, l'arte che nasce come finzione può dare nuove possibilità se da corpo, aria e voce a ciò che abbiamo dentro, ai mondi interiori inesplorati...
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Alessio J - Giovedì 7 Maggio 2009, 19:43:51
L'argomento Pessoa mi riporta indietro nel tempo, alle ricerche nella biblioteca nazionale di Lisbona e al confronto con artisti contemporanei e studiosi di letteratura nel cercare di dare una spiegazione plausibile alle molteplici personalità del Poeta portoghese. Sono giorni che cerco del materiale poco noto ai più scoperto quasi per caso tra i vari volumi. Se riesco a trovarlo e se l'argomento sarà sempre d'interesse pubblico lo posterò. Intanto, metto qua due link, secondo me interessanti proprio perchè forniscono ulteriori particolari sulla vita di quell'uomo, tanto misterioso quanto geniale nella sua complessità.
Per capire meglio i perchè degli eteronimi suggerisco di "indagare" sul privato, sui rapporti familiari e amorosi che hanno impresso tracce indelebili nella mente e nella personalità, spingendo verso una reazione emotiva controllata ( ma per certi versi ingestibile) sfociata nell'esplosione poetica.
 
 
http://www.clubautori.it/fernando.pessoa
http://ilmestieredileggere.wordpress.com/tag/fernando-pessoa/
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: cipreacalend - Giovedì 7 Maggio 2009, 22:36:00
Devo dire che indagare sulla vita di Pessoa, mi ha turbata ancor di più che leggere le sue poesie, che fanno parte di un mondo interiore estremamente ricco di sfaccettature e di interrogativi, che forse a me rimarranno insoluti, in quanto non riesco a comprendere come un uomo così apparentemente di basso profilo, nelle abitudini, nell'aspetto, nella vita privata, arrivi a mimetizzarsi, come un camaleonte, fino a nascondere a tutti ciò che ha dentro. Qui, posso solo cogliere l'incapacità di accettarsi, di riconoscersi e per farlo ecco che al buio della sua tana - dimora rinasce, attraverso la bellezza delle sue opere, la poesia, l'arte e la finzione recitano diversi copioni, come una danza solitaria dell'anima.
Un anonimo impiegato, trascurato nel vestire, ma dalla personalità straordinaria, tanto da inventare con tanto di schede anagrafiche e storie di vita i suoi personaggi.
Ma perché un uomo di così grande levatezza spirituale, così ricco interiormente "deve" creare altre vite a se stesso? Perché quella che ha non gli basta e anzi la tiene celata?La delusione, l'amore sfortunato, la solitudine? Forse è questa la finzione, è proprio questa oncapacità a vivere la propria vita che crea inquietudine e tristezza, come una sorta di condanna  a una vita irreale, tanto da pensare di poter essere lui stesso il creatore di altri se stesso, attraverso figure da lui inventate, generate, quielli che oggi potremmo definire dei moderni cloni... chissà...
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Zima - Venerdì 8 Maggio 2009, 11:52:14

Ma perché un uomo di così grande levatezza spirituale, così ricco interiormente "deve" creare altre vite a se stesso? Perché quella che ha non gli basta e anzi la tiene celata?La delusione, l'amore sfortunato, la solitudine? Forse è questa la finzione, è proprio questa incapacità a vivere la propria vita che crea inquietudine e tristezza, come una sorta di condanna  a una vita irreale, tanto da pensare di poter essere lui stesso il creatore di altri se stesso, attraverso figure da lui inventate, generate, quielli che oggi potremmo definire dei moderni cloni... chissà...


già, questa finzione è condanna a vita, è prigione ed è una cosa terribile che non auguro a nessuno.

il problema è che questo mondo, la nostra cultura, è basato sull'apparenza, sull'esteriorità che spesso crediamo essere lo specchio della nostra interiorità. una bella persona risplende di luce e di bellezza, una persona grigia non può contenerne, è questo quello di cui spesso siamo erroneamente convinti.
ed è così che una persona apparentemente anonima è quasi costretta a rimanerlo per sempre, non ha spazio.

ma le persone sono quello che hanno dentro e che spesso non si vede.

quanto dolore porterà dentro di sè chi viene visto con questi occhi dal mondo? quanta rabbia, quanta intolleranza per i suoi simili? quanta voglia di riscatto? e al contempo, quanto bisogno d'amore...

tutto questo deve sfociare da qualche parte, necessariamente... ognuno di noi ha un mondo interiore profondo e voglio pensare, anzi, ne sono sicura, che la nostra vita condizioni il modo di esternare i sentimenti che proviamo, trovi modo di alimentarli diversamente nel dolore o nella gioia, costruisca mostri o poeti o poeti-mostri.

c'è chi per evadere dall'anonimato commette un reato, uccide, si suicida per un peso che la sua fragilità non può sostenere, c'è chi si inventa un personaggio al buio della propria tana e in esso rivive, di un'altra luce, in un mondo che non esiste e che è solo suo.
eppure, non tutti sono legati solo all'apparenza, ma scorgono la luce nel fondo degli occhi... la bellezza che abbiamo dentro va mostrata al mondo attraverso la nostra faccia, combattendo l'anonimato mettendoci in gioco con l'unica arma che abbiamo: il cuore e la Verità!

...c'è sempre un cuore aperto alla verità...



mi è piaciuto questo topic che mi ha dato modo, grazie anche ai vostri interventi e posizioni, di tirare fuori pensieri che non riuscivo ad articolare, ma anche di riflettere meglio, di scoprire nuove cose. mi ha affascinato e turbato, mi è stato utile.

grazie a tutti voi. :)
Titolo: Re: L'arte come finzione... in che senso?
Inserito da: Chiara Catanese - Venerdì 15 Maggio 2009, 22:43:08
abbiamo bisogno di idealizzare l'artista perchè l'arte ci appare pura e scevra dalle brutture del mondo che viviamo e che noi stessi creiamo. l'artista deve in qualche modo apparirci come un faro nel buio, come un modello da seguire!
ma non è così. guardando le vite di molti artisti, ci accorgiamo di come queste siano state difficili, travagliate, piene di sofferenze... non può derivare allora la bellezza dalla sofferenza?... bhe, sì... e per varie ragioni che qui sarebbero o.t.
l'avere tante facce, l'essere complessi, è una cosa di per sè affascinante, bellissima e anche molto utile, ma può essere anche un'arma (a doppio taglio).
restare intrappolati in una delle tante identità vorrebbe dire sopprimere le altre, a vantaggio di quella dominante... in un certo senso sarebbe come tornare ad essere se stessi! ma magari un sè che avevamo cercato di annullare o nascondere. oppure invece potrebbe voler dire dare un nome ed una forma fittizia, un aspetto immaginario, una vita immaginaria (magari quella che ci soddisferebbe e che desideriamo), così, per gioco, restandoci poi impigliati dentro senza la possibilità di tornare indietro. ovviamente questo sarebbe un paradosso, è un'esagerazione, quasi improponibile, ma mi capita di farmi domande così, sono più che altro contorsioni mentali, curiosità personali nate dal fatto che mi piace guardare le cose da ogni punto di vista, anche il più nascosto ed irrealistico, ma che non definirei "timori"! ;)

e sicuramente hai ragione... abbiamo sempre bisogno di razionalizzare tutto, di dare spiegazioni e soprattutto di definire forme, classi, generi per ogni cosa, abbiamo così bisogno di catalogare, di trovare un posto e un nome per tutto, che facciamo questo anche per la nostra anima, una cosa, in realtà, così fluida e informe che non può trovare alcun compartimento stagno...

Concordo con tutto!
Le biografie degli artisti -spesso così talmente dense di sofferenze- sono qualcosa che ha sempre colpito anche me.

Trovo molto interessante anche il discorso che hai fatto nel tuo ultimo post in merito alla società, e a come ognuno di noi è percepito...

Citazione da: Zima
eppure, non tutti sono legati solo all'apparenza, ma scorgono la luce nel fondo degli occhi... la bellezza che abbiamo dentro va mostrata al mondo attraverso la nostra faccia, combattendo l'anonimato mettendoci in gioco con l'unica arma che abbiamo: il cuore e la Verità!

...c'è sempre un cuore aperto alla verità...

Bellissime parole che riempiono il cuore di luce!! :)
Magari tutti pensassero e agissero in questo modo...ma sono felice di sapere che in qualche parte del mondo, in quel di Napoli, c'è qualcuno che ragiona così! ;)

Grazie a te per aver proposto il topic!