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Responsabilità sociale
Franca Pistellato
Quand'ero piccola disegnavo.
Finché la psicologa non disse alla maestra che dai miei disegni si evinceva la mia convinzione che i miei genitori volessero più bene a mio fratello gemello che a me.
Le maestre d'una volta non sapevano che certe cose non si dovevano dire ai genitori d'una volta.
Ma una volta non si sapeva che quel tempo era "una volta". E lei lo disse.
E io divenni colpevole di "sentire".
Alle medie "sentivo" così tanto che facevo dei lunghissimi temi sul senso del dolore e sulla morte che facevano il giro della scuola per mano del professore di Lettere.
Credo che i miei familiari non ne abbiano mai letto una riga.
Credo anche che nessuno abbia, all'epoca, mai parlato di depressione adolescenziale.
E in casa mia eravamo in troppi e tutti troppo soli.
Alle superiori, i miei temi d'Italiano continuavano a migrare lungo i corridoi.
Continuai a disegnare. Diventai insegnante di "Arte della xilografia, calcografia e litografia". Cioè un'insegnante di serie "B", per i più.
La mia vita è stata un'inerzia di piani diversamente inclinati, con velocità continuamente diverse. O lo sprofondamento di Alice nella tana del Bianconiglio: gli eventi erano apparizioni più o meno realistiche della rappresentazione di me. Anche il disegno.
Il matrimonio. Due figli. E la frenata della separazione. Finalmente.
Vivo la fatica di vivere, sì. Ma finalmente padrona di scorticarmi le unghie scavando nella MIA terra. Che non è sempre nota. E forse è una fortuna.